Molte strade, un’unica destinazione

Non tutti quelli che sono incarnati si rendono pienamente conto di quanto la vita che stanno vivendo sia in realtà un viaggio; un viaggio di cui quasi sempre non si ha consapevolezza della destinazione, ma anche un viaggio che, lungo il percorso, dà la possibilità, di volta in volta, di raccogliere degli elementi per precisare i suoi contorni.
Certo, il fatto che manchi il concetto di destinazione, di punto d’arrivo, può essere destabilizzante, può far sembrare estremamente faticoso il viaggio, ma se si riesce a guardare attorno con attenzione, può essere consolante il fatto di rendersi conto che non è mai, comunque, un viaggio solitario, ma è compiuto in grandissima compagnia, al punto tale che non esiste nessun uomo all’interno del mondo fisico che non stia viaggiando come tutti gli altri; e questo senso di viaggio comune, di indirizzo verso una meta imprecisata, forse magari anche, chissà, irraggiungibile, può essere uno di quei ponti che possono costituire la capacità di trovare un vivere comune che dia senso alla propria esistenza.
La capacità di trovare qualcosa che dia senso al viaggio di per sé, che lo renda importante anche soltanto per il fatto di star viaggiando, senza porsi magari la domanda di quale sia la direzione in cui si sta andando.
Certo, guardando tutti gli altri uomini che con voi stanno viaggiando, vi potrà sembrare a volte che ognuno viaggi su un treno diverso, che ognuno abbia scelto un percorso diverso, un cammino diverso; in realtà questa sensazione finirà nel momento in cui vi renderete conto che una destinazione esiste e che è uguale per tutti coloro che viaggiano; e sarà la concezione, la comprensione di questa destinazione che renderà simili non soltanto tutti i viaggi, ma anche tutti i punti di partenza e tutti i treni che ogni viaggiatore prenderà per raggiungere la destinazione. Rodolfo

“Io sono cattolico”.
“Io sono comunista”.
“Io sono … hmm … come dire? … new age”.
“Io credo nell’infallibilità del papa”.
“Io credo che gli unici papi infallibili siano stati quelli che, in qualche maniera, hanno eliminato prima che potessero sbagliare!”.
“Io credo in Buddha, Maometto, Lao Tzu, il mago di Abbiategrasso, la veggente Antonina, perché? Perché son forti!”.
“Io credo che il mondo si salverà dal brutto andazzo che ha preso nel momento in cui ci sarà il ritorno di Gesù; che, ancora una volta, nella sua immensa bontà, prenderà su di sé tutti i peccati degli uomini, ed ecco che il mondo sarà salvo”.
“Io credo che il mondo si salverà soltanto se si formerà un forte partito popolare che…”.
“Io credo che il mondo si salverà nel momento in cui tutti … ecco, sì, nel momento in cui tutti impareranno a parlare alle piante! … che è bello! Specialmente se si pensa che, magari, risponderanno, un giorno! Questo è lo sballo!”.
“Io credo, … io credo, … io credo …” Il Narratore

“Io credo”, creature, è una frase che ha accompagnato tutta l’umanità nel corso della sua esistenza. Quanti errori sono stati commessi sotto l’etichetta “io credo”; eppure quanta storia, quanta evoluzione è stata raggiunta grazie alla stessa etichetta! Ambivalenza della Realtà: nulla esiste che non possa essere usato in maniera positiva o in maniera negativa!
Come diceva Rodolfo all’inizio, qualsiasi percorso l’individuo compia, qualsiasi modo per attuare il suo viaggio egli metta in essere, alla fine – poiché la destinazione è la stessa – rende ogni modo di viaggiare giusto e utile.
Ecco, così, che il viaggio dell’ateo, del materialista, è altrettanto utile come il viaggio del fideista che, magari, vuole a tutti i costi credere in quello che gli altri dicono, senza cercare di usare i doni che ha in sé per fare più sua la Realtà.
E voi, voi che siete abituati a vivere, a pensare, a catalogare gli altri e la realtà per etichette, che siete adusi ad attaccare etichette anche a voi stessi, identificandovi di volta in volta in una credenza, in un partito politico, in un movimento di massa o anche soltanto in una squadra di calcio, pensate a quant’è buffo tutto ciò, perché non riuscite a mettere l’etichetta all’unica cosa che per voi ha veramente importanza, ovvero alla vostra coscienza. Scifo


Ti avviso quando esce un nuovo post.
Inserisci la tua mail:

 

9 commenti su “Molte strade, un’unica destinazione

  1. In questi giorni stavo proprio riflettendo sul vero assoluto e sul vero relativo. Ormai questa, per me, è la stagione del relativo, ma devo sempre guardarmi dal rischio di giudicare i percorsi degli altri.
    Grazie

  2. Ho ancora molto da imparare sul fronte del non giudizio dei percorsi altrui, ma quanto meno adesso indugio meno nel giudizio.

Lascia un commento