Ascoltare la coscienza [A3]

D – Abbiamo la possibilità di dire: «Io oggi non esco» quindi mi impedisco di vivere delle esperienze…
Certamente.
D – E, quindi, bisognerebbe uscire tutte le sere?!
Non è detto. Bisognerebbe fare ciò che si sente.

D – Eh, ma si sente la paura di perdere delle occasioni!
Quello non è «sentire», quello è Io.
D – Allora ciò che si sente potrebbe essere: «Starei volentieri a casa»?
È quello che si sente o è l’Io?

È qua che ritorniamo a quello che dicevo prima: non potete fare altro che cercare di comprenderlo; e cercare di comprendere questo, non con la vostra mente ma con la vostra coscienza.
E per comprendere con la vostra coscienza non dovete elucubrare teorie su teorie (anche se questo può chiaramente aiutare, ovviamente; perché se il corpo mentale l’avete, è giusto che lo usiate) però serve, più che altro, che il vostro corpo akasico possa osservare le vostre reazioni e, quindi, comprendere.

‘Ascoltare l’akasico’

D – Sì, però, dov’è che noi dobbiamo ascoltare l’akasico?

Ma non potete ascoltarlo! È troppo rarefatta la vibrazione che manda il corpo akasico perché voi, col cervello e con la vostra mente, riusciate veramente a comprendere; potete comprendere che c’è qualche cosa che vi attraversa che esula dai vostri corpi transitori, questo sì; però riuscire a precisare quello che arriva dal corpo akasico è molto, molto difficile, è qualcosa che accade spontaneamente, è qualcosa che vi fa agire in maniera tale che voi non vi accorgete neanche di aver agito, perché è una cosa «sentita».

D – Cioè ti viene fuori dall’istinto?

Diciamo che è una sorta d’istinto; con la differenza che, essendo veramente spontanea, interiorizzata e parte di te, consapevole e compresa dal tuo corpo akasico, tu lo farai senza neanche accorgertene.

D – Sì, però, quando è completo allora lo fai senza accorgerti, ma quando è ancora inquinato dalla mente, io penso che ci sia qualche scintillina che si muove…

Ma non c’è nulla che possiate fare!

D – Allora perché dici «ascoltatevi»?

Perché se voi vi ascoltate, certamente permetterete ai dati che state vivendo di arrivare alla vostra coscienza in maniera migliore.

D – Sì, ma tu hai appena detto adesso che facciamo fatica, perché la nostra mente comincia a elaborare e fa un gran caos.

Certamente; ma non è la vostra mente che ascolta, è il vostro corpo akasico. Quando noi vi diciamo «osservate», creiamo un canale tra il vostro corpo akasico e i vostri corpi inferiori – un «canale preferenziale», come dicevo prima – e, in realtà, l’osservazione vera la fa il corpo akasico, non la fate voi.

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D – Come faccio a farlo fluire? Mettendomi tranquillo, calmo…

Lasciando fluire il più possibile quello che attraverso voi fluisce, quindi cercando di accettare voi stessi, non andando a cercare elementi complicati; basta che cerchiate di essere voi stessi il più possibile; quello che voi pensate, credete, ritenete, sentite di essere voi stessi. Nel momento in cui vi comportate da altruisti mentre sapete di essere egoisti, in quel momento non aiutate il corpo akasico! Lo aiutereste molto di più se vi comportaste da egoisti rendendovi conto di essere egoisti!

D – Scifo, ci sono quei momenti che avvengono quelle improvvise risoluzioni in noi di alcune cose che magari non sospettavamo neanche in quel momento, a cui è associato un senso d’integrità, di un benessere totale, di appagamento totale, ecco, quella si potrebbe dire che è un’ondata del corpo akasico?

Potrebbe essere una conseguenza di una comprensione sul corpo akasico, certo.

D – E, quindi, un modo per avvertirlo potrebbe essere appunto in quei momenti lì, in cui l’avvertiamo.

Potrebbe essere così; però – ripeto – «potrebbe»; potrebbe anche esserci una causa più terra-terra di un Io soddisfatto per qualche cosa che è riuscito a ottenere, ad esempio.

D – Ma, in questa vita, una persona cosa può scoprire di ? Che è una persona fatta in quel modo, con quelle caratteristiche, in quale momento poi?

No, qua forse non ci capiamo sulla terminologia. Il «chi siamo» può essere riferito alla persona incarnata, quindi ai corpi transitori, che cambiano di volta in volta, quindi puoi sapere per quella vita quali sono le reazioni di questi corpi transitori, ma alla vita successiva non saprai certamente se saranno gli stessi, anzi: non saranno di sicuro gli stessi; e poi c’è invece il «chi sei» riferito al tuo corpo akasico, che invece è costante per tutte le vite. È da lì che parte il «ciò che veramente sei» è dalle comprensioni che sono sul tuo akasico. 

D – Ma la consapevolezza di chi siamo però nell’akasico noi qua non l’abbiamo, da incarnati. Non è possibile. Possiamo solo sapere delle nostre incomprensioni, però, di chi siamo veramente non è possibile.

Non è possibile non è vero. Diciamo che è possibile riconoscere – o per lo meno pensare di aver riconosciuto – dal proprio comportamento e dall’analisi di ciò che si fa nel corso della vita, o dall’elaborazione di quelle che sono state le reazioni nel corso delle esperienze, si può arrivare a pensare di aver compreso quello che si è veramente capito, o quello che non si è veramente capito. Se tu ti trovassi davanti a una situazione in cui sei nel dubbio se uccidere o meno una persona, in quel momento puoi capire se il tuo corpo akasico ha compreso che non si deve uccidere.

D – Ah, sì; diciamo che però ho l’idea di quella comprensione lì, ma non di tutte.

Certamente. Puoi avere un barlume di alcune parti della tua comprensione; quel barlume che d’altra parte ti è possibile recuperare attraverso i corpi che hai a disposizione attualmente; perché ricordate, lo abbiamo sempre detto: non esprimete mai tutta l’evoluzione che avete. Questo ve lo abbiamo detto – se ricordate – come stimolo per ricordarvi che siete meglio di quello che sembrate nel corso di queste vite.
Quindi, non vi abbattete troppo perché siete un pochino meglio comunque. In questa vita, coi corpi transitori che avete, potete esprimere, lasciar fluire soltanto una certa parte di quello che già avete compreso, non «tutto» quello che avete compreso.

[…] D – Sembra quasi che, in una vita, non c’è proprio permesso di conoscere realmente chi siamo, ma semplicemente di vedere il movimento, osservare le reazioni e trasmettere i dati all’akasico, e poi farà lui.

Secondo me, non è che non sia permesso; è che le possibilità che avete di comprendere le parti più intime già sistemate di voi stessi sono tali per cui, quando vengono alla luce attraverso i corpi inferiori, si ammantano delle spinte dell’Io e quindi diventa difficile riconoscerle.

D – Quando dici «già sistemate» intendi comprensioni complete di tutte le sfumature?

Di buona parte delle sfumature. Il «sentire» è costituito quando tutte le sfumature si uniscono e diventa un’unica materia; quindi, in realtà, non c’è mai un elemento che possa essere capito da solo in tutte le sue sfumature. Per essere capito veramente, un elemento, deve essere capita tutta la coscienza.

Annali 2008-2017

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2 commenti su “Ascoltare la coscienza [A3]”

  1. “Il chi siamo è riferito si corpi i feriti, il” chi sei “al corpo della coscienza.”
    Questa distinzione non la avevo mai colta.
    Aiuta sapere che nel complesso abbiamo più comprensioni, nell’ akasico, di quante non ne mostriamo in questa vita.
    Ecco perché del comportamento dell’altro non possiamo mai dire.

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  2. Alla luce di quanto qui scritto Il “conosci te stesso” potrebbe essere declinato in un “ascolta te stesso”. Esperienza già conosciuta da Socrate fautore del “conosci te stesso”, il quale sosteneva di ascoltare il suo “demone” che gli mostrava come agire.

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