Essere se stessi e l’uso consapevole delle maschere

Domanda – I Maestri dicono di essere sempre se stessi, però a volte con certe persone si rende necessario mettersi come delle maschere e cambiare il proprio atteggiamento per venire incontro ai bisogni degli altri, mettersi al loro piano per aiutarli…

Ecco forse qua c’è una sfumatura che non è mai stata toccata, mi sembra, negli insegnamenti. L’essere se stessi, secondo il mio modesto punto di vista, va interpretato in un’ottica un po’ particolare. Quando i Maestri dicono “dovete cercare di essere voi stessi”, penso che si riferiscano al fatto che dovete essere voi stessi ai vostri occhi e non agli occhi degli altri: non è necessario che agli occhi degli altri voi mostriate le vostre più grosse miserie, l’importante è che siate voi stessi con voi stessi e che voi vi riconosciate. Georgei

D – Quindi uno può anche mentire, dire una bugia per affrontare un problema con una persona che ne ha bisogno?

Certo, ricordate sempre che sarebbe sempre meglio riuscire a vivere e ad agire nella correttezza, nella limpidezza e nella sincerità ma, vi sono dei piccoli momenti in cui è necessario uscire da questa via di completa correttezza. Allora a quel punto confrontatevi un attimo cercando di vedere l’intenzione con cui lo fate, perché l’intenzione con cui fate le cose è sempre l’ultimo moto che conta nel giudizio di voi stessi. Georgei

D – Quindi in quel caso non si possono definire maschere, le maschere sono quelle fatte dall’Io, però in quel caso non sono vere e proprie maschere?

Diciamo che si può parlare di maschere negative e di maschere positive, c’è sempre l’ambivalenza così cara al nostro amico Scifo nelle varie cose. Georgei

D – L’importante è essere consapevoli…

“Consapevoli di avere le maschere”! Ecco, su questo argomento in particolare mi sembra che ci fosse proprio un messaggio ben preciso. Georgei

D – Mi viene in mente quando si dice “Quello mente sapendo di mentire” la cosa può apparire come un fatto negativo ma per chi mente invece può essere una cosa positiva; mente sapendo di mentire, quindi è consapevole.

Certo, certo, buona osservazione. Georgei


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7 commenti su “Essere se stessi e l’uso consapevole delle maschere”

  1. La propensione a dire la verità, mi accorgo a volte, che è più immediata del fare un ragionamento sulla convenienza a dirla. Poi, mi chiedo, ma avrò fatto bene? Sarà stato opportuno? Non so, ma meglio per me non portarmi il peso di una bugia. Poi ci sono momenti in cui comprendo la necessità di proteggermi o di proteggere e non mi pesa non essere completamente sincera. Il dubbio, nell’uno e l’altro caso e sempre presente. Monitoro lo stato che mi procura l’uno o l’altro atteggiamento e, se sento che non sono tranquilla, correggo il tiro. Non ho quasi mai la certezza di aver fatto la cosa giusta. Mi accorgo, che non è l’altro che ostacola il processo di svelamento le proprie maschere, la difficoltà maggiore è nel saperle riconoscere e abbandonarle.

  2. Non so se ho ben capito la questione delle maschere ma, l’immagine che è emersa, riguarda me al lavoro in negozio e le “modalità che attivo” nel relazionarmi, con le diverse tipologie di clienti. In ogni caso, sono io o meglio esprimo le diverse sfaccettature che sono. Grazie per la riflessione.

  3. La maschera a volte è una forma di protezione necessaria e nel tipo di lavoro che svolgo è vitale. La vedo e ne faccio uso consapevole perché dietro c’è sempre uno scopo positivo, un’ intenzione che muove dal sentire allo scopo che, attraverso l’impegno quotidiano, porti buoni frutti.

  4. Interessante stimolo alla riflessione.
    Non ho dubbi sulla liceità e fisiologicita’ delle maschere. Conciliare la maschera con la sincerità di chi vuole che il proprio parlare sia “sì sì, no no”, per rifarmi alle parole evangeliche, può essere una sfida.

  5. non so che dire ma qualcosa non mi torna.
    gia il fatto di dire maschere positive e negative mi sembra molto grossolano
    anche l’indossare una maschera consapevolmente non mi torna come espressione, se sono consapevole non puo esistere la maschera, casomai una messa in scena che reputo funzionale alla situazione.
    insomma, i concetti di base sono piuttosto chiari, ma la comunicazione e’ molto approssimativa e confusionaria

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