Non è vero che siamo quello che mangiamo

Domanda – Ho letto questa frase:”Noi siamo quello che mangiamo”. Questo mi ha colpito molto perché io fino a quel momento davo un’importanza relativa al cibo. Poi invece da quel momento ho incominciato ad interessarmi di alimentazioni tipo la macrobiotica: è veramente valida questa frase?


Tra l’altro si dice che maggiore è la salute del corpo fisico e più vi è la possibilità di generare una vita che abbia una buona salute. Più il genitore sta bene e più il figlio ha buone possibilità di avere un corpo fisico in buono stato.

Che l’alimentazione sia importante per l’individuo è fuori di ogni dubbio; è chiaro che un’alimentazione equilibrata, una alimentazione che tiene conto della fisiologia, dei bisogni dell’individuo, non può far altro che aiutare il corpo a reagire alle malattie, aiutare il corpo a trattenere a ad emettere energia nei momenti più giusti e via dicendo.

Ma da lì ad affermare la sciocchezza che voi siete ciò che mangiate il passo è veramente grande.

Vi basti pensare che, allora, questo significherebbe dire che tutti quei milioni di esseri che muoiono di fame nei vari paesi del mondo, sono tutti esseri poco evoluti per il fatto che hanno non soltanto una cattiva alimentazione ma addirittura nessuna alimentazione. Moti

D – Su quel tipo di alimentazione che usa cibi naturali, in prevalenza di tipo vegetale, con poco consumo di carni ecc.

In realtà la cosa è molto più complessa di quanto tu puoi immaginare. Se, in teoria, è sempre da consigliare e da preferire un’alimentazione sana, c’è anche da considerare il fatto che il vostro fisico ormai si è abituato a determinate sostanze, ha preparato particolari difese, particolari immunità, cosicché sostanze che potrebbero essere considerate nocive, in quanto non naturali, alla fin fine hanno finito per diventare quasi innocue per il sistema fisiologico dell’individuo.

In questo caso può accadere addirittura l’assurdo che il corpo, in una dieta priva di queste sostanze e non ricevendone più la quantità cui si era abituato, sulla quale aveva costruito il proprio equilibrio, potrebbe avere delle reazioni.

Tuttavia, certamente, è sempre meglio cercare di evitare tutti gli alimenti che contengono sostanze non naturali in modo da rendere il corpo più libero nelle sue energie, nei suoi vari fluidi, senza essere appesantito da queste sostanze.

Un altro punto avevi toccato nella tua domanda, il fatto che persone che si nutrono in un certo modo possono aiutare, anzi, creano un corpo migliore per il figlio che deve nascere.

Anche questa è solamente una teoria; infatti, certamente è compito e responsabilità dei genitori creare le migliori condizioni, non soltanto psichiche ma anche ambientali, fisiologiche, in cui la nuova creatura viene al mondo.
Tuttavia, ricordate che, comunque e sempre, la creatura viene al mondo con il corpo necessario alla sua evoluzione, perché se è vero, come dicevo prima, che non si può assolutamente affermare che l’individuo è ciò che mangia, è altrettanto vero che si può affermare che l’individuo è come è il suo sentire, in quanto il sentire è quello che forma il corpo akasico, che compenetra, che permea il corpo akasico, vero?

Ed allora il sentire è l’indice, ciò che tasta il polso di quelli che sono i bisogni dell’individualità che s’incarna ed è quindi colui che contribuisce ad inviare gli impulsi verso il piano fisico affinché l’individualità abbia a rivestirsi del corpo adatto alle sue necessità evolutive. Ecco, quindi, che è proprio dal sentire che viene in qualche modo formato il corpo fisico dell’individuo. Moti

D – Io volevo porre una domanda che si può ricollegare a quanto avevo chiesto nell’incontro scorso, a proposito di alimentazione. Praticare il digiuno (visto che, a quanto pare, può liberare il sangue dalle tossine) può essere una terapia valida per purificare l’organismo? Magari anche praticandolo una volta al mese?

Ma guarda, sembra buffo il discorso che farò perché sembra che noi, a volte, facciamo salotto… però io parlavo del digiuno ultimamente con l’amico (entità) Andrea e con l’amico (entità) Tommaso e, secondo loro il digiuno è veramente una cosa stupida, stupida perché, prima di tutto si sottopone il corpo fisico ad uno sforzo non indifferente e, come tutte le cose volutamente forzate, in realtà, esso provoca più danni che benefici.

E, continuando, dicevano: “Invece di arrivare a fare un giorno alla settimana di digiuno per purificare il corpo e via dicendo, perché, invece, non fanno quel tanto di alimentazione giusta in modo che il corpo non abbia bisogno dello sforzo del giorno di digiuno?” Georgei

D – Quindi è un discorso di regolazione della quantità del cibo?

Sì, per cui se voi regolate la vostra alimentazione, il vostro modo di vivere giorno per giorno, non avrete bisogno, poi, di fare giorni di digiuno perché il vostro corpo fisico sarà a posto! Se poi, invece, vi fa piacere soffrire per un giorno intero, allora questo è un altro discorso.

Sempre che questo digiuno non venga fatto per far vedere come si è forti, come si è bravi o, magari, come si è ascetici.
Una volta, quand’ero vivo, avevo trovato un libretto veramente divertente, al punto che non sono mai riuscito a capire se era una presa in giro o se era una cosa seria.
Era qualche cosa che suonava più o meno in questo modo: “Come arrivare al massimo dell’evoluzione tagliandosi ogni giorno una falange di un dito”! Non sto scherzando!

Beh, può anche darsi che, in realtà, potesse essere un modo per arrivare a conquistare qualche cosa, perché, chiaramente, ci vuole una determinazione non indifferente, no?
Le vostre Guide, e io sono d’accordo con loro, dicono che è meglio far di tutto per non soffrire. Perché volere soffrire a tutti i costi? Georgei


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9 commenti su “Non è vero che siamo quello che mangiamo”

  1. Sarebbe più giù giusto dire “ ci alimentiamo , avendo la possibilità di accedere a diverse tipologie di cibo , secondo il nostro livello di comprensione “ avvertendo in maniera più o meno chiara che un certo tipo di alimentazione , una quantità eccessiva , o una qualità scadente possono ostacolare certamente i nostri processi evolutivi , energeticamente parlando e intendendo per energia le energie sottili . D’altra parte si potrebbe dire anche che abbiamo il cibo che ci serve e attraverso quello o anche la mancanza di quello dobbiamo passare .

    • Vorrei essere vegetariano; per un periodo pluriennale lo sono stato, sebbene in modo non radicale e quindi concedendomi periodicamente un po’ di carne.
      Attualmente non ho la volontà sufficiente a supportarmi in questo a fronte di un fisico che invece apprezza la carne.

  2. Dire “siamo anche quello che mangiamo” visto che il corpo fisico, quindi la sua costituzione, interagisce con gli altri corpi favorendo o ostacolando determinati processi. Allo stesso modo è vero il contrario e cioè che il livello evolutivo degli altri corpi influenza quello fisico. Di nuovo l’unità predomina….unità che in ogni dove si trova.

  3. “Perché volete soffrire a tutti i costi?”, ci dice Georgei.
    Nell’alimentazione, come x ogni altro ambito, penso sia utile l’ascolto di sé, l’ascolto del corpo fisico e di quello emozionale ad esempio. Il cibo risponde ai nostri bisogni primari, ma è anche fonte di appagamento o intasamento. Affinando l’ascolto dei miei corpi, sono riuscita a modificare le mie abitudini alimentari, in parte. C’è più attenzione nella ricerca degli ingredienti, nel comprendere l’impatto ambientale, la scelta dei prodotti. Direi che nel tempo ho imparato a sprecare meno. Aderire in maniera talebana alla dieta vegetariana o vegana, non mi ha mai convinto, anche se avverto la pesantezza, quando l’uso della carne è eccessiva. Concordo che non siamo ciò che mangiamo, ma il mangiare, come ogni altro processo, va osservato perché rispecchia il nostro modo di stare nella vita. Solo quando ho compreso delle cose di me, sono riuscita a cambiare alcune abitudini, perciò non credo che esistano ricette o modelli a cui aderire, è un percorso personale, un lavoro di osservazione, utile ad approfondire la conoscenza di sé.

    • Penso, come Natascia, che il rapporto con il cibo si evolve con l’individuo, e parla tanto di noi.
      Direi che siamo un po’ “come mangiamo’ più che “quello che mangiamo”.

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