Formazione e scioglimento degli archetipi transitori [IF76focus]

Una cosa non dovete dimenticare: come è stato detto, gli archetipi possono essere situati, come posizione, all’interno del piano akasico, giusto? Ora non stiamo a domandarci se sul primo sottopiano, o il secondo, il terzo, il quarto o il quinto e via dicendo, perché non ha poi molta importanza.

Però il fatto che essi siano situati all’interno del piano akasico cosa significa? Significa che sono costituiti di materia akasica; giusto? Noi sappiamo che la materia akasica è quella materia che è strettamente collegata… a che cosa? 

D – Al sentire.

Al sentire; allorché vi è collegato, chiaramente, un individuo.
Ora, essendo la materia akasica strutturata fatta di sentire, essendo il corpo akasico di un individuo formato dal sentire (in quanto formato da materia akasica che si struttura attraverso la comprensione), questo significa che cosa? Che anche gli archetipi sono fatti?

D – Di materia akasica.

Certamente. E, in qualche maniera, sono anche strettamente collegati a quello che è il sentire. Ora, se vi è stata la necessità da parte nostra di fare una distinzione tra archetipi permanenti e archetipi transitori, significa che volevamo sottolineare qualcosa di particolare, perché avremmo potuto limitarci a dire: “Esistono gli archetipi, a cui fa capo la Realtà, e questi archetipi sono quelli che menano le danze nel corso dell’evoluzione della razza”; sarebbe bastato semplicemente questo, senza entrare in dettagli, giusto?

In realtà, una spiegazione di tal fatta non ci avrebbe permesso poi di esaminare la Realtà attraverso le sue meccaniche – come abbiamo fatto in tutti questi anni – permettendoci così di vedere la sua evoluzione, i suoi cambiamenti, la sua trasformazione, e di vedere, a questo modo, in che maniera questi archetipi influenzano la società ma, principalmente, influenzano la vita di ognuno di voi.

Perché certamente gli archetipi permanenti sono le grandi campane che mandano le vibrazioni che muovono le società, i gruppi, però non dimentichiamo mai che, comunque sia, le società e i gruppi sono formati da individui, i quali, a loro volta, hanno una loro evoluzione; e ricordate che per noi l’individuo resta sempre il cardine e il punto d’interesse di quanto va esaminato.

Ora, abbiamo dunque distinto tra archetipi permanenti e archetipi transitori. I termini stessi che abbiamo usato mi sembrano abbastanza evidenti, però, malgrado questo, ho l’impressione che non abbiate ben chiara la distinzione tra le due cose.

Gli “archetipi permanenti”: sono permanenti in quanto rimangono sempre; esistono fin dal primo anelito di vita all’interno del Cosmo e, quantomeno, perdurano fino a quando non vi sarà più vita nel Cosmo. 
D – Sempre gli stessi?
Se son “permanenti” non può essere che così! Il discorso delle razze eventualmente lo vediamo tra un attimo.

Quelli “transitori”, invece, sono archetipi che si creano “transitoriamente” (come dice la parola stessa) ma, al momento in cui non sono più necessari, si sciolgono, non esistono più; non è che vengano abbandonati e magari restino all’interno del piano akasico in qualche maniera; la materia akasica, che sotto la spinta del sentire che li aveva formati era stata raggruppata per creare un archetipo transitorio, si disgrega e l’archetipo transitorio in questione non ha più motivo, ragione, spinta per esistere ancora.

[…] Per certe loro strutture, per una certa formazione, per la stessa meccanica formativa degli archetipi si può fare un parallelo coi fantasmi, però, in quanto alla loro durata, il discorso è diverso perché gli archetipi si sciolgono completamente, praticamente istantaneamente, allorché non sono più sorretti dal sentire, se il sentire che li aveva creati viene superato; non è che si modifica quell’archetipo transitorio, ma si crea un nuovo archetipo differente, e quello, immediatamente, si scioglie. 

D – Quando si sciolgono, si sciolgono per l’intera razza o solo per un individuo, o alcuni individui?

Si sciolgono per tutti gli individui che hanno contribuito a crearlo.

D – Certo, non necessariamente per tutta la razza.

No, un momento, un momento, qua stai facendo un attimo di confusione. Allora, ritorniamo alla genesi dell’archetipo transitorio: l’archetipo transitorio si crea allorché più individui arrivano a comprendere qualcosa di particolare, ritengono che questa comprensione sia giusta, tutti hanno raggiunto un certo tipo di sentire che rende in qualche maniera operativa al loro interno questa comprensione e, grazie a questa forza che viene reiterata, che si accumula tra questi sentire che hanno lo stesso tipo di vibrazione, sul piano akasico si va a formare questo archetipo transitorio che guida, fa da punto di riferimento a questo gruppo d’individui che hanno raggiunto un sentire comune, ma non è che questo archetipo transitorio influenzi tutta la razza comunque sia: influenza il gruppo che l’ha formato.

D – Potrebbero essere un esempio di archetipo transitorio le chiese, che infatti adesso si stanno un po’ modificando nel loro modo di essere e che – come tu hai accennato – dovrebbero essere destinate a sparire.

Potrebbe essere un ottimo esempio.

D – Comunque a popoli differenti archetipi differenti.

Certamente. Vi sono tantissimi archetipi che si formano sul piano akasico e si formano – ripeto – allorché un gruppo d’individui più o meno vasto (solitamente per poterlo formare deve essere anche abbastanza vasto, alla fin fine, se no la cosa si limita alla formazione di fantasmi vibratori all’interno del piano mentale, in realtà), acquisisce una porzione di comprensione e la struttura di questa porzione di comprensione è talmente complessa, acquista una somma di forze tale che una certa quantità di materia non strutturata del piano akasico si condensa e si struttura, dando luogo a questo nucleo di comprensione che noi abbiamo definito archetipo transitorio.

D – Però non pensiamo che a popoli diversi corrispondano archetipi diversi e quindi sentire diversi. I sentire sono interconnessi. Ci può essere un sentire identico in un popolo…

Fermati, fermati, perché ti perdi anche tu per strada in questo discorso.
Perché, certamente, l’archetipo transitorio è formato dal raggiungimento di un sentire, ma è formato dal raggiungimento di un sentire d’individui che fanno esperienza all’interno del piano fisico; quindi questo archetipo transitorio è collegato sì al sentire raggiunto, ma al sentire raggiunto attraverso quel tipo di esperienza comune, quindi attraverso quella sfumatura di sentire che quel gruppo ha sperimentato.

D – Una volta costituito l’archetipo transitorio, questo permane finché tutte le persone a esso collegate hanno concluso la sua funzione, oppure no?

Diciamo che l’archetipo transitorio ha la caratteristica di tendere a essere sottoposto a trasformazione allorché c’è una trasformazione delle particelle di sentire che lo stanno formando. Quando gli arriverà una certa quantità di trasformazione di queste particelle di sentire, allora l’archetipo si scioglierà e si trasformerà in un archetipo diverso.

D – L’archetipo transitorio è solo di un gruppo piccolo oppure può anche essere di un gruppo più grande, come ad esempio una nazione, ad esempio l’Italia?

Più il gruppo che forma l’archetipo transitorio è consistente e più sono le persone che raggiungono quel sentire comune, più forte e strutturato risulta l’archetipo transitorio che viene a formarsi; ed è anche più difficile poi, però, superarlo.
Non dimenticate che c’è sempre il rovescio della medaglia: certamente raggiungere un sentire può essere un traguardo di una certa importanza, di una certa rilevanza, però superare quel sentire e andare oltre non è sempre cosa del tutto facile.

A un certo punto l’archetipo transitorio può anche costituire una catena, perché non si riesce ad andare al di là di quello che si è raggiunto in quel momento e non vi si riuscirebbe se non vi fosse l’archetipo permanente che, comunque, suona le sue campane e la loro vibrazione continua ad attirare l’attenzione per indurre l’individuo a muoversi in altre direzioni. Ecco il perché della necessità dell’archetipo permanente.

D – Allora lo scioglimento non è uno scioglimento di per sé, ma è sempre una trasformazione in archetipo diverso?

Ma, sai, purtroppo dobbiamo adeguarci alle vostre parole. Sotto un certo punto di vista sarebbe giusto, osservando la cosa da un certo aspetto, dire che – come ho detto prima – l’archetipo transitorio si scioglie immediatamente e se ne ricrea subito un altro. Se, però, si guarda dal punto di vista del relativo, dal punto di vista dell’individuo, si vedrebbe la successione di tempo in cui questo accade e sembrerebbe che, in realtà, l’archetipo transitorio si trasformi nel tempo con la trasformazione delle particelle di sentire che lo tengono in vita. Scifo

2 commenti su “Formazione e scioglimento degli archetipi transitori [IF76focus]”

  1. Una certa cultura politica in Italia e relativo consenso elettorale, mi fa pensare che certi archetipi transitori (“patria”, “fede”, “prima noi poi loro”) vanno sotto il segno della contrapposizione e della divisione.

    Evidentemente esiste un sentire diffuso che genera quegli archetipi che alcune figure politiche sanno intercettare e trasformare in consenso.
    
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