Archetipi transitori e archetipi permanenti [IF48-1focus]

L’argomento in sintesi
Archetipi transitori che si modificano con le esperienze e archetipi permanenti che sono delle pietre miliari di riferimento per il corpo akasico nella sua evoluzione.

[…] Ora, effettivamente, per chi esamina – come avete fatto quasi tutti voi, con attenzione – quello che è stato detto negli incontri precedenti, può apparire che vi siano delle contraddizioni tali per cui tutto il castello si regga su basi talmente fragili che soltanto impiegando un mezzo migliore, cioè dicendo “in realtà è così perché è l’Assoluto che l’ha fatto”, si può salvare “capra e cavoli”.

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Il fatto è, creature, che tendete a correre troppo, tendete a voler andare molto velocemente avanti nell’insegnamento senza rendervi completamente conto che l’argomento è veramente talmente vasto, complesso e difficile che, se seguissimo i ritmi che il vostro Io vorrebbe venissero dati al nostro parlare, non capireste veramente più nulla di quanto stiamo dicendo.

Ecco perché stiamo andando molto piano e molte volte ritorniamo su argomenti già presentati per mostrare qualche sfumatura nuova o qualche elemento che è stato perso per strada e che, tuttavia, era importante da considerare.

[…] “Ma il nostro amato-odiato Scifo incomincia evidentemente ad andare un po’ fuori di testa, in quanto prima parlava, all’inizio, di archetipi che si vanno formando, quindi in qualche modo dinamici e in evoluzione, e in un secondo tempo di archetipi preesistenti.
Qua o l’una o l’altra cosa” avete detto voi, giusto? E a nessuno è venuta la brillante idea che, in realtà, siano vere sia l’una che l’altra cosa; e qua, ahimè, devo toccare un argomento che vi confonderà ancora un pochino di più le idee e che va rapportato al discorso del “così in alto così in basso”. 

Voi sapete che il vostro piano fisico è stato classificato (per quello che riguarda la materia e la sua composizione) come una parte di materia in quaternario e una parte di materia in ternario, ovvero come una parte di materia che può essere classificata, secondo la densità, molto simile, e poi un’altra parte di materia che, pur facendo parte del piano fisico, tuttavia ha delle caratteristiche che la differenziano dall’altra materia.

Se ricordate, non molto tempo fa, parlando del piano mentale, avevamo accennato all’esistenza di un piano mentale inferiore e di un piano mentale superiore; lo ricordate?
Ora, “così in alto così in basso” diceva il saggio, questa divisione in “inferiore” e “superiore” (che, intendiamoci, è una suddivisione data per la vostra possibilità di comprensione concettuale) ha la sua validità anche per quello che riguarda il piano akasico; vi è cioè una parte di piano akasico che può essere definita superiore e una parte di piano akasico che può essere definita inferiore; in cui, pur essendo presente – in entrambe le parti – lo stesso tipo di materia, vi è però una diversità di azioni e di reazioni, e di combinazioni, tra il superiore e l’inferiore.

Ora, quegli archetipi di cui io parlavo all’inizio, che sono in via di formazione (e che poi vedremo con più tranquillità) provengono come diretta conseguenza dagli istinti, appartengono alla parte del corpo akasico inferiore, quella “più vicina a voi”; mentre invece gli archetipi di cui parlavo le ultime volte, quelli preesistenti, quelli a cui (suggerendo l’immagine di uno scalatore che cerca di scalare una montagna) l’individualità cerca di aggrapparsi, strato dopo strato, per arrivare in cima al piano akasico, quelli invece appartengono al piano akasico superiore.

[…] Quelli fissi appartengono ai sottopiani superiori, quelli più vicini ai Logos, per darvi un’idea; invece quelli modificati, che – ripeto – provengono direttamente, come conseguenza dell’imprinting che continua ad agire, questo processo che continua ad agire attraverso l’istinto, appartengono invece ai sottopiani inferiori.

È un po’, rapportato molto idealmente, quello che può essere il discorso sui corpi dell’individuo: i tre corpi inferiori, che sono quelli che cambiano a ogni incarnazione, e invece il corpo akasico e quelli superiori che restano gli stessi per tutta l’evoluzione dell’individuo. Siamo d’accordo? La stessa cosa si ripete, in piccolo, all’interno del piano akasico, e all’interno poi, in realtà, di tutti i piani, anche se questa sfumatura è diversa per i corpi non permanenti.

[…] Vi è una parte di piano akasico, la parte di materia più sottile del piano akasico, in cui esistono questi strati orizzontali di vibrazioni che costituiscono gli archetipi che faranno poi la trama per l’evoluzione individuale e quindi della razza; vi sono poi, invece, gli archetipi che vengono modificati che appartengono a una porzione di piano akasico diversa, che è quella più grossolana, più vicina al piano mentale, al piano astrale e al piano fisico; ed è quella che è sottoposta alle mutazioni provenienti dalle esperienze fatte dall’individuo nel corso dell’incarnazione. Sto andando molto molto piano, ma è difficile trovare le parole per non confondervi ancora di più.

D – Quindi c’è una differenziazione tra l’archetipo relativo alle individualità e gli archetipi riferiti alla razza?

No, non proprio, non direi così. Diciamo che gli archetipi che si modificano sono archetipi che sono stati creati dalle esperienze di una parte della razza, quindi dallo scontro della razza con l’ambiente fisico in cui si trova a fare esperienza e che si modificano a mano a mano che l’evoluzione della razza cambia; mentre quelli fissi sono gli archetipi che fanno da aggancio, da indirizzo per il proseguire, l’indicare la meta, la via a quello che è il vero cammino che la razza deve compiere.

Questo cosa sta a significare? Sta a significare che gli archetipi che si modificano, che possono essere modificati, che cambiano a seconda delle epoche, degli ambienti, dei costumi sono qualche cosa di mutevole, sono qualche cosa che l’individuo a un certo punto si trova a sperimentare (perché ricordate che vi è sempre questo passaggio, poi, di vibrazione tra il piano akasico e l’individuo che deve incarnarsi) però non vi è la certezza che sia un archetipo giusto. È un po’ assimilabile, in qualche modo, alle risultanze nel corpo akasico di quello che ha compreso.

Non so se sono riuscito a spiegare quello che voglio dire; cercherò di farlo meglio: noi avevamo detto in passato che il corpo akasico dell’individuo cerca di comprendere le cose e quindi di aumentare il proprio sentire, e quello che acquisisce, quello che ha compreso, lo rimanda poi come vibrazione per fare nuova esperienza, per comprendere se ciò che ha compreso lo ha compreso veramente nel modo giusto o meno.
Ora, questi archetipi che si modificano sono delle idee, delle conclusioni del corpo akasico che però non hanno avuto una verifica, quindi possono non essere delle comprensioni; ecco perché si modificano un po’ alla volta.

I veri archetipi sono quelli che, invece, appartenendo alla materia akasica ed essendo già strutturati come vibrazione, sono delle certezze.
Quando vengono raggiunte, il corpo akasico è sicuro di aver raggiunto questa certezza; ed ecco allora che, se pensate un attimino con attenzione, riuscirete a comprendere che dal passaggio attraverso questi archetipi in evoluzione, in formazione, attraverso lo scontro con la realtà, con l’ambiente dell’individuo, ecco che l’individuo riesce a mettere a posto qualcosa nel proprio sentire e questo mettere a posto qualcosa nel proprio sentire corrisponde al raggiungimento di un archetipo fisso all’interno del piano akasico.

D – Scusa, è sempre impossibile avere un esempio dell’uno e dell’altro?

Penso che non ci riuscirei neppure io! Scifo
Continua.


3 commenti su “Archetipi transitori e archetipi permanenti [IF48-1focus]”

  1. Penso che la sintesi contenuta all’inizio del post sia di grande aiuto per comprendere l’argomento, assai complesso.

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