Il karma di un individuo handicappato e della sua famiglia (k4)

Tempo fa avevo affermato che quando ci si trova nel mondo fisico è praticamente impossibile riuscire a comprendere se si sta subendo un effetto karmico e che cosa questo effetto karmico negativo vuole insegnare.

Questo è vero, fratelli, questa è una realtà che dovete fare vostra, in quanto la vera comprensione può avvenire soltanto a livello di coscienza e non a livello mentale, questo voglio tornare a ripetere.
Cosicché quando avrete abbandonato il mondo fisico, quando sarete liberi dai legami della materia fisica, avrete la possibilità non soltanto di comprendere perché avete subito un karma, ma di vedere qual è stata proprio la vera causa che l’ha mosso.

Al di fuori della materia fisica, fratelli cari, avrete la possibilità di vedere le altre vostre esistenze e quindi capire, toccando «con mano», la realtà di quello che avete vissuto; solo in questo modo, solo con questa possibilità potrete ampliare la vostra coscienza e porre un mattoncino in più nel vostro corpo akasico, nel posto giusto.
Tenete conto anche di un’altra cosa da ricordare quando si parla di karma. Il discorso del karma è un discorso piuttosto difficile, non può essere generalizzato, non è come fare un’affermazione, dire «è così e così», in quanto il karma è un qualcosa di relativo e cambia da individuo a individuo, o da situazione a situazione.

Ad esempio parlando di karma restrittivi (quelli che si manifestano cioè a livello fisico vero e proprio) come la nascita di un individuo handicappato all’interno di una famiglia: ogni componente di quella famiglia riceverà un insegnamento differente da quel karma. Così come differenti sono state le cause che hanno mosso quello stesso karma.

L’individuo handicappato in se stesso, ad esempio, quando lascia il mondo fisico che non gli permetteva di esprimere la realtà di se stesso, potrà comprendere, per esempio, di aver subito un effetto karmico così doloroso per non essere stato capace o per non aver voluto, in una vita precedente (e questo è soltanto un esempio, ricordatelo), mettere a disposizione – che so – la propria intelligenza e le proprie capacità, cosa che, più cristianamente, può essere rapportata al discorso dei talenti restituiti.

Anche gli altri componenti di quella famiglia avranno l’opportunità di comprendere. Così, quando anch’essi abbandoneranno il mondo fisico, si troveranno di fronte alla possibilità di comprendere perché hanno subito un effetto karmico così doloroso, e scoprirne l’origine magari nell’indifferenza avuta verso un certo tipo di problema, o nel timore, nel ribrezzo provato verso un certo tipo di persone.
Questi sono degli esempi, spero vi rendano l’idea.

Un’altra cosa importante da ricordare: il karma agisce sempre a livello individuale. Anche quando si parla di karma collettivi, di famiglia, di razza, di nazione, di popolo o come lo volete chiamare, insegnano soprattutto a livello individuale, e se è pur vero che molti sono gli individui coinvolti nello stesso karma, è altrettanto vero che ognuno ne riceverà un insegnamento differente, magari soltanto per piccoli aspetti, o per piccole sfaccettature ma, comunque, differente.
Quindi anche il karma, come l’evoluzione, ricordatelo, agisce soprattutto a livello individuale. Baba


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4 commenti su “Il karma di un individuo handicappato e della sua famiglia (k4)”

  1. Mi è inevitabile non chiedermi se sto onorando i talenti e le possibilità che mi sono state date in questa vita.
    Sembra che nell’umano la soglia dei cinquanta a cui mi sto avvicinando sia uno spartiacque dove il compromesso diviene sempre più stridente e l’essenziale si fa strada.

  2. Quanti genitori con figli disabili si sentono in colpa. Evidentemente anche questo fa parte del karma e deve insegnare qualcosa.

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