Il percorso dell’individuo dopo la morte fisica (dm1)

Coloro che hanno abbandonato il mondo fisico lasciando i propri genitori, la propria compagna o il proprio compagno nella disperazione o nel dolore, hanno voluto che noi ricordassimo a tutte queste persone che nulla finisce nel momento in cui il corpo fisico cessa di vivere.

Ricordarvi ancora una volta – anche se molto spesso lo abbiamo ricordato – che la morte fisica non rappresenta certamente la fine di qualcosa che si è creato, ma rappresenta soltanto una sospensione e, in un secondo momento e in altri luoghi, si ritroverà senz’altro quello che apparentemente sembra perduto.

Ancora una volta, quindi, vogliamo ricordare a tutti voi che avete perduto i vostri figlioli, a tutti voi che avete perduto i vostri compagni di vita, i vostri genitori, i vostri fratelli, che nulla è veramente perduto ma che quando anche voi lascerete questo mondo, il mondo in cui vivete, ritroverete questi affetti lasciati in un modo diverso, più profondo e più maturo, e comprenderete veramente e non soltanto ad un livello razionale, mentale, la realtà di questo momentaneo allontanamento.

Io voglio augurare ed auguro ad ognuno di voi di trovare in questa serata la certezza che il vostro figliolo, il vostro compagno, il vostro fratello, i vostri amici saranno con voi per sempre in un’unione profonda e duratura nel tempo. Fabius

Gli esseri umani, gli esseri incarnati, solitamente si possono – sotto un certo punto di vista – dividere in coloro che credono che dopo la morte del corpo fisico non esista più nulla e in coloro che invece credono che all’abbandono del corpo fisico la vita non sia finita ma vi sia stata soltanto una trasformazione, un passaggio, un cambiamento di stato e che esista, quindi, una sopravvivenza alla pura “vita” all’interno del mondo fenomenico materiale a cui siete abituati.

Per questi ultimi io questa sera non ho nulla di particolare da dire poiché certamente la loro convinzione, la loro fiducia, li ha portati a sentire interiormente la presenza di un mondo che va al di là di quello tipico delle percezioni fisiche, cosicché – senza dubbio – saranno riusciti a trovare certezza, fiducia e anche una parte di quella serenità che, in occasione della perdita di una persona cara, così facilmente viene a mancare.
Io vorrei invece, questa sera, rivolgermi a coloro che credono (o pensano, o ritengono di credere) che dopo la morte del corpo fisico non esista nulla.

A queste creature io vorrei dire che se davvero ciò che compiono nel corso delle loro vite – le azioni altruistiche, gli atti d’amore, l’andare verso gli altri, l’aiutare, il comprendere, il tendere le mani verso chi soffre – nasce dal loro interno pur credendo che non vi è una sopravvivenza al corpo fisico, e quindi non vi può essere alcuna speranza di una ricompensa di qualsiasi tipo, allora codeste persone sono veramente da ammirare sino in fondo, ed è a queste persone che bisognerebbe sempre guardare con attenzione, con profonda ammirazione e con la speranza di riuscire ad acquisire lo stesso vero “sentire”, lo stesso vero trasporto, la stessa vera presa di coscienza verso il contatto con gli altri.

Se, invece colui che non crede nella sopravvivenza al corpo fisico lo fa soltanto seguendo un ideale, una concezione di parte, allora a questa persona io vorrei porre alcune domande, esporre alcuni dubbi in modo che possa meditare più attentamente su ciò che realmente al suo interno sente.

Io dico a queste creature: se davvero pensate che non vi sia qualcosa dopo la morte, allora che senso pensate possa avere la vita?
Siete davvero, fino in fondo, sinceramente, sentitamente convinti che la vita non abbia alcuno scopo, alcun significato, alcun senso? E se è così, perché continuare a vivere qualche cosa che – come dicevo poc’anzi – è privo di un vero significato, di un vero perché?
La vita che un individuo conduce acquista un suo valore e un suo senso soltanto se vista in prospettiva, se vista inserita in un significato, in un contesto che travalica la vita dell’individuo stesso, la vita transitoria e momentanea dell’individuo.

Ancora vorrei osservare: se davvero è così che pensi, tu persona che non credi, che non vuoi credere o che cerchi di non credere in una vita diversa da quella materiale, fisica, allora come mai io ti scopro in certi momenti della tua giornata a chiamare col pensiero o col sentimento coloro che ti hanno abbandonato?
Pensi davvero che il tuo chiamare sia una cosa senza alcun significato?
Pensi davvero che il tuo chiamare sia soltanto un atto meccanico e non vi sia invece alla base la speranza – se non proprio la certezza – che le persone che tu chiami, che tu cerchi di raggiungere con le tue emozioni e i tuoi pensieri, in realtà sono ancora vive anche se non fisicamente accanto a te? Moti

Da parte mia vorrei parlare di quello che succede allorché l’individuo abbandona il corpo fisico, in modo tale da far comprendere meglio cosa avviene dopo il passaggio, anche perché questa fase transitoria del cammino dell’individuo di solito viene accettata per scontata, senza grosse meditazioni su qual è la realtà delle cose allorché l’individuo abbandona il piano della materia. […]

Voi ormai sapete – perché è stato ripetuto persino troppo – che ognuno di voi non è costituito dal corpo fisico così come voi lo percepite, ma anche da altri corpi appartenenti ad altri piani di esistenza. Questo mi sembra ormai un concetto acquisito e quindi non mi soffermerò su questo punto.
Insieme al corpo fisico, per ogni individuo esiste così un corpo astrale per il piano astrale, un corpo mentale per il piano mentale, un corpo akasico per il piano akasico, e via e via e via.

Vi è stato anche detto che ad ogni incarnazione ciò che muta è il corpo mentale, il corpo astrale e il corpo fisico mentre il corpo akasico e gli altri corpi si conservano gli stessi nel corso di tutto il ciclo evolutivo.

L’idea comune che chi si avvicina alla tematica del dopo morte possiede, è che l’individuo, allorché abbandona il corpo fisico, diventi – di punto in bianco – un’altra persona, un’altra creatura. In realtà questo non accade, e vorrei appunto spiegarvi il perché non accade e che cosa accade della personalità dell’individuo incarnato allorché abbandona il piano della materia.

Voi sapete che noi battiamo spesso e volentieri sul concetto di Io, concetto di Io che può in qualche modo essere rapportato a quella che è la personalità che ognuno di voi manifesta nel corso delle sue giornate.
Questo Io – diciamo noi – è una cosa in realtà fittizia: è soltanto un rendersi conto, un percepire la separazione tra se stessi e la realtà circostante. Questa separazione tra se stessi e la realtà circostante non nasce, naturalmente, a caso ma, a sua volta, scaturisce dal percorso evolutivo che l’individuo ha compiuto e, in particolare, viene creata da quello che l’individuo percepisce sul piano fisico, sul piano astrale e sul piano mentale. In poche parole, l’Io non è altro che la risultanza degli effetti dei sensi del corpo mentale, del corpo astrale e del corpo fisico.

[…] Ora voi ricordate che questi vari corpi non sono slegati tra di loro, ma costituiscono una sfera di interazione; cosicché il corpo mentale influisce sugli altri corpi, l’astrale sugli altri corpi ed il fisico stesso arriva ad influire – in qualche modo – almeno sino al corpo mentale.
La personalità dell’individuo viene data dalle percezioni del corpo fisico, dai suoi desideri, dalle sue emozioni, dalle sue sensazioni – cioè da ciò che il corpo astrale percepisce – ed infine dai suoi pensieri, cioè ciò che il corpo mentale elabora. All’abbandono del corpo fisico viene a mancare una parte di questi elementi.
Cosa manca, però? Manca soltanto ciò che il corpo fisico può dare, ovvero la percezione della materia fisica, la vista fisica, l’udito fisico; tutte cose che, in fondo, sulla personalità agiscono (anche se così non sembra) ben poco.
Cosicché all’abbandono del veicolo fisico l’individuo che si trova sul piano astrale conserva, tutto sommato, praticamente la stessa personalità, lo stesso Io che possedeva allorché era “in vita”. Ecco così che questa persona si trova senza percezioni fisiche all’interno del piano astrale.
Attenzione, però: ho detto senza percezioni fisiche, non senza altri tipi di percezione!

Infatti il corpo astrale – che ricalca la forma del corpo fisico pur essendo di una materia molto più sottile – a sua volta possiede dei sensi, sensi che in qualche modo vibrano e agiscono sulla materia del piano astrale così come il corpo fisico dell’individuo può agire sulla materia del piano fisico.
Tuttavia la materia del piano astrale è molto sensibile ed ha la particolarità di potersi modellare sotto la spinta dei desideri dell’individuo, ricordate?
Al momento della morte l’individuo si ritrova a contatto immediato con tutti i suoi desideri più nascosti, più repressi, più forti; questi suoi desideri agiscono sui suoi sensi, i suoi sensi mettono in moto la materia del piano astrale e la materia del piano astrale – come in un gioco improvviso – si trasforma, si unisce e si modella in modo tale da rendere vivo e reale su quel piano il desiderio dell’individuo stesso.
Ecco così che – come avevamo detto in passato – l’individuo che si trova sul piano astrale dopo aver abbandonato il piano fisico ha la possibilità (se il suo desiderio è abbastanza forte) di vivere, di sentire e di percepire tutte le esperienze che avrebbe desiderato compiere allorché era vivo ma che, per qualche motivo, non hanno potuto essere compiute.
Naturalmente i desideri sono di vario tipo: vi è il desiderio più legato alla Terra, oppure vi è il desiderio più “sottile” ed ogni individuo vivrà il suo tipo di desiderio, vedrà realizzata quella che è stata in vita la sua “speranza” più grande; fino a quando, almeno, non comprenderà quanto caduca e quanto governata dal proprio egoismo era quella speranza.
Per quello che riguarda l’Io e la personalità, su questo piano, ripeto, l’individuo sarà ancora lo stesso: avrà cioè ancora le proprie meschinità, le proprie debolezze, le proprie passioni, le proprie gioie, le proprie sensazioni perché son proprio tutti questi fattori che il corpo astrale promuove.

Allorché anche il corpo astrale viene abbandonato l’individuo si ritrova sul piano mentale.
“A questo punto – penserete voi – la personalità sarà completamente diversa, ovvero chi si ritroverà a questo stadio sarà un’altra persona, non sarà più neanche la stessa e se io la incontrassi o potessi incontrarla probabilmente non la riconoscerei..”

Io vi dico, creature, che ancora una volta non è proprio così la realtà, perché anche l’individuo che si trova sul piano mentale, in fondo in fondo, conserva ancora la sua personalità. Può forse manifestare (o potrebbe forse manifestare) meno sensazioni, potrebbe essere più lucido, avere un ragionamento più coerente, tuttavia questo ragionamento è sempre basato sull’Io posseduto in vita e quindi ha ancora delle caratteristiche tali per cui potrebbe essere riconosciuto con facilità da una persona che l’ha seguito per tanti anni, in una veste o nell’altra.

Vedete, non vi è poi questa gran differenza nel “dopo-morte”: nel passare dal piano fisico fino ad arrivare all’akasico l’individuo, pur perdendo qualche traccia e subendo qualche modifica, conserva, in fondo, sempre la stessa personalità. Così se voi aveste l’occasione e la possibilità di parlare, di poter entrare in contatto con una delle persone che nel corso degli anni – come a tutti succede – avete perso, certamente ritrovereste di questa persona se non la personalità completa quanto meno gran parte delle caratteristiche che l’hanno distinta e che voi, magari, amavate.

Che succede dopo?
Chiaramente essendo l’Io – come dicevo all’inizio – legato a questi tre fattori (il corpo fisico, l’astrale ed il mentale), allorché questi tre corpi si sciolgono la personalità che voi conoscevate non esiste più.
Ma attenzione: ho detto “non esiste più”, non che non possa essere ancora ricostruita. Infatti, come se fosse un nastro magnetofonico, l’esperienza vissuta attraverso il passaggio nei tre piani inferiori viene trascritta in quello che è il corpo akasico, cosicché l’individuo che abbia abbastanza coscienza potrebbe – se ancora ne avvertisse l’impulso – ricostruire in qualche modo la sua personalità passata e venire a comunicare.

È per questo motivo che noi vi diciamo che anche se i vostri cari scomparsi continueranno – com’è giusto, logico e bello – il loro cammino, anche se abbandoneranno l’Io che possedevano, anche se si allontaneranno, teoricamente, da voi per seguire le loro strade su altri piani di esistenza, tuttavia possono ancora farsi sentire da voi così come voi li conoscete e potrete ancora trovarli e incontrarli allorché anche voi vi accingerete allo stesso tipo di cammino. Scifo


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3 commenti su “Il percorso dell’individuo dopo la morte fisica (dm1)”

  1. Tema a me caro questo, spiegato molto bene.
    C’è stato un giro di boa nella mia vita sui vent’anni, non il solo ma uno molto importante, quando mi sono imbattuto in libri che portavano testimonianze di vite passate.
    La prospettiva del mio quotidiano lì è cambiata, l’orizzonte non era più su una vita ma su un tracciato esistenziale che comporta una responsabilità sulle relazioni che si tessono, sulle azioni che si compiono, sui pensieri a cui si dà nutrimento, su quello che si lascia dopo questo fugace passaggio nel mondo della materia.

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  2. Credo che nel profondo ho sempre saputo che c’è altro, oltre questa vita fisica. Altrimenti farei fatica a capire, come posso aver accettato il dolore per la perdita dei miei affetti. Ci sono cose che un po’ mi si chiariscono leggendo, ma non è un cercare una consolazione, semmai delle conferme, qualcosa che supporti ciò che sento e mi conforti sul fatto di non essere “fuori”.

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