Il maschio, la femmina, la stupidità dell’Io

Cos’è che costituisce la differenza tra il maschio e la femmina, soprattutto dal punto di vista sociale?
Ora, che esistano delle differenze fisiche, fisiologiche e biologiche è indubbio e nessuno può contestare questo fatto. Che esistano delle differenze «spirituali» legate più che altro ad un diverso tipo di sensibilità, questo potrebbe anche essere vero (badate bene, ho detto «potrebbe»), ma che esista una superiorità maschile rispetto alla femmina, questo non è assolutamente vero e fa parte senza dubbio di quella «stupidità» umana di cui vogliamo parlare.
Un uomo adultero, ad esempio, un uomo infedele pur avendo giurato alla compagna fedeltà, nella maggior parte dei casi viene ampiamente giustificato; e non solo viene ampiamente giustificato, ma a volte addirittura la colpa viene data alla sua compagna, la quale non è stata in grado di «tenersi» il proprio uomo.
Una donna adultera – nella migliore delle ipotesi – viene considerata una donna «poco seria».
Un padre che culla il proprio piccolo, che gli cambia anche i «patelli», che lo imbocca e gli dà il biberon è un padre eccezionale e additato da tutti quale esempio di «evoluzione». Una donna che compie tutto questo (e ricordate che sono migliaia di anni che la donna compie tutto questo) non fa altro, a detta di molti, che adempiere al proprio dovere e a quella che è la sua funzione biologica. Ma la sua funzione biologica è quella di partorire i figli e non sarebbe obbligata, in teoria, a tirarli su, sacrificando magari in alcune occasioni se stessa, i propri bisogni e i propri desideri.
Un uomo, un maschio che dice la più assurda «stupidaggine» di questo mondo, viene tenuto in considerazione; una donna, una femmina, che dice la cosa più saggia che qualcuno abbia mai detto, solo per il fatto di essere una donna, è capace d’essere derisa, e se questa non è stupidità, ditemi voi come la possiamo chiamare!
«D’accordo, – voi potrete dire – ma migliaia di anni di condizionamento, di educazione, migliaia di anni di vita di questo tipo hanno portato l’uomo a considerarsi sotto certi punti di vista superiore alla donna.»
Tutto questo poteva essere vero fino a quando il livello evolutivo delle persone era ancora basso, e non credete che le cose che ho appena detto facciano parte di un remoto passato perché, purtroppo, le possiamo incontrare ancora ai giorni nostri e magari anche in ambienti come questo, di persone, cioè, che si dedicano alla spiritualità.
Ma persone che hanno raggiunto un certo grado evolutivo (e voi stessi lo potete accertare in modo chiaro data la sensibilità per certe cose, per la natura, ad esempio, la musica o l’arte) perché continuano intimamente a fare questa distinzione tra maschio e femmina?
Io direi (e non esito a dirlo) che questa non può essere altro che stupidità!
E’ ovvio quindi, a questo punto, che qualcosa non procede per il giusto verso e che, se ancora esistono queste differenze, queste «preferenze» potremmo anche chiamarle, è perché l’individuo ha ancora qualcosa da comprendere; tanto più che oggi è opinione comune che certe differenze «sociali» tra maschio e femmina siano frutto di anni e anni di condizionamento.
Ragione in più, dico io, per far cadere queste barriere!
Cerchiamo quindi di capire da dove nasce questa «superiorità maschile».
Come ho detto prima, vi è certamente una differenza a livello fisico, fisiologico, per cui il maschio (avendo – che so io – la muscolatura più sviluppata o una struttura scheletrica in genere più robusta) è più portato per un certo tipo di attività. Ma questo non può bastare, da solo, a giustificare la supremazia maschile.
A livello intellettivo differenze non ne esistono e se vogliamo parlare di intelligenza possiamo affermare tranquillamente che, stimolati allo stesso modo, il maschio e la femmina arrivano ad avere lo stesso quoziente intellettivo, il famoso Q.I.
A livello spirituale il problema non si può neppure porre perché è totalmente assurdo. Qualcuno potrebbe chiedere come mai allora i più grandi Maestri spirituali sono sempre stati uomini, e io vi rispondo: vi immaginate un Cristo donna in una cultura come quella ebraica del tempo?
Se voi, però, aveste un po’ di conoscenza della vita dei Santi e delle loro opere, potreste scorgere tra le tantissime Sante qualcuna veramente degna di essere una Maestra spirituale. Ma, poiché più umili del maschio, fors’anche mortificate dalla supremazia fallocratica, il loro dire si è praticamente perduto, tanto che si parla di Padri della Chiesa e mai di Madri.
Questo significa soltanto che, nei vari millenni passati, non è stata offerta alla donna la possibilità di mostrare le sue capacità spirituali; se solo pensate che S. Agostino, uno dei Padri della Chiesa, affermò che l’anima del maschio prende contatto subito col corpo, mentre quello della femmina lo fa dopo…!
A livello emotivo è risaputo che la femmina ha una maggiore predisposizione alla sensibilità, alla dolcezza, conseguenza della sua capacità di essere madre, cosa che il maschio, non potendo assumersi totalmente l’esperienza e vivendola solo di riflesso, non può avere.
Ma anche questo non può giustificare tali differenze.
Non esito a dirlo, ma il vero motivo sta a livello sessuale, e tutto ciò che abbiamo finora visto ne è una conseguenza. Forse questa affermazione vi lascerà un po’ perplessi, ma – in realtà – non vi può essere altra spiegazione logica, anche se, per la verità, è tanto logica quanto stupida; ma non si deve mai perdere di vista il fatto che l’Io, ambivalente, presuntuoso e accecato dal bisogno più che dal desiderio della propria affermazione, tende – in alcuni casi – a comportarsi in modo, a dir poco, stupido.
Cosicché quando, per la prima volta, l’uomo e la donna si sono ritrovati di fronte alla loro attività sessuale, il maschio si è reso conto d’avere un ruolo attivo, di supremazia nei confronti della femmina che, svolgendo il suo ruolo passivo, sottostava al maschio. L’Io del maschio, a questo punto, ne è uscito gratificato, fortificato, direi quasi esaltato ad un punto tale da creare il malinteso che ha condotto la donna per millenni a sottostare alla volontà di colui che si riteneva il più potente, proprio grazie alla propria virilità e sessualità.
La ragione di tanta supremazia, di tanta superiorità, è sorta appunto da questo originario malinteso, malinteso che ancor oggi, come dicevo prima, si può trovare, e che ha portato la donna ad accettare, per secoli e secoli, di restare nell’ombra prima di iniziare a prendere coscienza della propria uguaglianza, sotto tutti i punti di vista (tranne ovviamente l’aspetto fisico e biologico), nei confronti del maschio.
Perché vedete, figli cari, il fatto che nel corso di un rapporto sessuale, il maschio abbia apparentemente (ho detto apparentemente, poiché sarebbe da dimostrare) un ruolo attivo, non significa proprio nulla; semplicemente, essendo il maschio e la femmina complementari al fine di espletare un’attività sessuale, era logico, e non poteva essere altrimenti, che uno dei due avesse un ruolo più attivo rispetto all’altro, ma questo non può significare che colui che ha un ruolo più attivo sia anche superiore. […]
Così ritorniamo all’Io, a quell’Io che, povera creatura della mente senza pace, annaspa per valorizzarsi, per mettersi in mostra il più possibile, per sentirsi esaltare, stimare, apprezzare dagli altri, attaccandosi anche alle cose più sciocche come questa che abbiamo appena visto, nella speranza di poter continuare ancora a lungo a vivere nell’illusione; inconsapevole, forse, che qualcosa, prima o poi dovrà cambiare, e che, o con serenità o con dolore, prima o poi comprenderà che Tutto è veramente Uno.
E se Tutto è veramente Uno, è assurdo anche il solo pensare che possano esistere delle differenze morali, spirituali, intellettuali, e via dicendo, tra compagni di viaggio. Vito


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