Il senso di colpa e il vizio nella sessualità (6s)

[…] Ma veniamo a quei due concetti di cui parlavo all’inizio del mio intervento. Se io chiedessi a voi cosa intendete col termine colpa voi cosa vi sentireste di dire? Rodolfo
D – Penso possa essere un’infrazione a delle leggi che ci sono state date dall’esterno, vuoi la legge divina, la legge data dalla chiesa, dalla morale. Il pensare di aver commesso un’infrazione e, quindi, aspettarsi una punizione.

Diciamo, per non mettervi troppo in difficoltà, che è possibile parlare di due tipi essenziali di colpa: la colpa indotta dall’esterno (dalla società, dai condizionamenti, dalle abitudini mentali di un’epoca, dalle mode e via dicendo) per cui colui che si discosta da questa presunta normalità viene osservato e giudicato come colpevole da parte di coloro che osservano il suo agire e il suo comportamento; questo non significa, però, che l’individuo che viene giudicato colpevole si senta colpevole al suo interno, giusto?

Vi è poi, invece, un altro tipo di colpa, quella che (rivolgendosi a persone con una certa evoluzione) secondo noi è più importante, ovvero la colpa che l’individuo sente al proprio interno. Certo, questa colpa, in buona parte dei casi, risale alle stesse motivazioni dell’esempio precedente, ovvero risale all’introiezione di quelle norme etico-morali che la società gli ha proposto fin da quando è nato, che fanno parte delle tradizioni e della cultura in cui è inserito e che quindi, in qualche modo, lo hanno influenzato o tendono a influenzarlo, a meno che egli non abbia saputo svincolarsi da esse costituendosi una propria morale e un proprio modo di vivere autonomo e giusto per se stesso.
Ma per colui che è a un certo punto dell’evoluzione e, quindi, si presume sia riuscito ad andare in qualche modo al di là della morale convenzionale che va bene per la massa che segue la corrente storica della società, la colpa che nasce dal suo interno sorge principalmente dal rendersi conto di aver avuto la possibilità di comportarsi nel modo giusto e, tuttavia, di non averlo fatto. Rodolfo

D – Mi sono reso conto di essermi comportato male spesso verso me stesso, verso il mio corpo. Questo può dare senso di colpa?

Certamente è possibile sentirsi in colpa anche per questo motivo: quanti sono gli individui che sono appesantiti fisicamente oltre misura per la loro età perché non sanno rinunciare al dolce o al gelato o a qualcosa che senza dubbio fa loro male e si sentono in colpa per questo loro cedere alla golosità… tuttavia continuano a farlo.

Ma ritornando a quanto stavamo dicendo, la colpa nell’individuo di una certa evoluzione, nasce al suo interno dalla consapevolezza di essersi trovato nella possibilità di compiere un’azione giusta e, tuttavia, pur sapendo quale sarebbe stata l’azione più giusta da compiere, non l’ha compiuta.
Naturalmente la colpa non è mai da sola: assieme alla colpa viene il rimorso, assieme al rimorso viene il pentimento, assieme al pentimento viene il dispiacere e questo porta ad un acuirsi di tutte le varie vibrazioni negative che ha l’individuo al suo interno, portando un disequilibrio e quindi conducendolo alla sofferenza.

Ora noi, ultimamente, vi dicevamo che per cambiare voi stessi, per riuscire finalmente a trovare il bandolo di quella matassa che passa dalla vostra parte più esterna per arrivare al vostro interno, e quindi trasformarvi in qualche cosa di diverso, dovreste riuscire ad arrivare all’accettazione in primo luogo di voi stessi.
Ecco, l’individuo evoluto che riesce ad accettare se stesso, riesce ad accettarsi così com’è, cioè ad essere consapevole che lui, in realtà, non ha fatto una certa azione non perché l’azione non sarebbe stata possibile, ma perché lui, per il suo sentire, non sarebbe stato in grado di farla. Questa consapevolezza, questa accettazione, di per se stessa, fa sì che l’individuo accetti il suo modo di essere e, quindi, non si senta in colpa con se stesso.

Ma attenzione: questo non significa che l’individuo diventa insensibile di fronte all’errore che ha fatto o all’azione omessa; significa invece che l’individuo è consapevole di ciò che ha fatto e sa che quella è la direzione in cui dovrà muoversi per modificare il suo modo di essere.

Quindi l’individuo che ha accettazione di se stesso deve riuscire ad accettare non soltanto i propri pregi ma anche i propri difetti, e nel momento in cui li accetterà questi difetti incominceranno già, immediatamente, ad essere meno evidenti e meno nocivi, quanto meno fornendogli la possibilità di osservarli con maggiore lucidità… e questo è già un passo per arrivare a superarli.
Sviscerato dunque, per quanto possibile questa sera, questo concetto sul quale sarà il caso di ritornare ancora più avanti nel corso dell’insegnamento, passiamo ad un altro concetto importante e, forse, non chiaro, non ben compreso da tutti.

Cosa si può intendere per vizio? Se voi andate a cercare su un vocabolario cosa significhi vizio potete vedere che non otterrete una spiegazione soddisfacente, indicativo del fatto che è un termine non chiaramente definibile se non, forse, intuitivamente; ma il fatto che si debba far ricorso a una definizione intuitiva cosa significa? Significa che questa definizione è sottoposta alla percezione soggettiva, all’interiorità di ogni individuo che osserva il termine e, quindi, significa che ognuno di voi ha una sua concezione di vizio che non collima con quella degli altri, vuoi per le spinte del proprio Io, vuoi per “comodità”, vuoi per una diversa cultura e via dicendo. Sarebbe invece bene poter trovare una definizione che possa essere accettata e compresa comunemente da tutti. Guardiamo se riuscite voi a farlo. Rodolfo

D – Per me il vizio è un’esigenza del proprio Io, fisica o non fisica, che non rispecchia uno stato di necessità.
D – Quindi un’abitudine che ha una componente negativa…

Connotare la definizione con una componente negativa non fa che rimandare il discorso in quanto anche la negatività è un fattore molto relativo all’individuo. 
Quando noi abbiamo usato il termine vizio lo abbiamo usato in questo senso: si può parlare di vizio, secondo noi, quando l’azione, il comportamento di un individuo non è un mezzo per raggiungere qualcosa ma è il fine stesso.

Restando per un attimo nell’ambito della sessualità (visto che di sessualità oggi è stato parlato) si può parlare di sessualità come vizio quando la ricerca dell’atto sessuale non è compiuta per ricevere dagli altri, o per donare agli altri, o per trovare un contatto, o per supplire alla solitudine (ovvero per tutte le spinte, magari anche egoistiche, che l’individuo può avere) ma semplicemente per il rapporto sessuale in se stesso, il quale diviene l’ultimo e unico fine, facendo così che questo “vizio” sia quindi un sinonimo di cristallizzazione dell’individuo il quale si ferma a questo fine e da questo fine non riesce a muoversi, cosicché la sua evoluzione rimane, per un certo periodo di tempo, bloccata almeno in relazione a quella componente. Rodolfo

D –  Secondo  me ognuno di noi è omosessuale in quanto ci sono dei rapporti tra persone dello stesso sesso che non sono rapporti fisici, ma sono rapporti di intesa, di unione, di amore, di affetto in cui, secondo me, c’è uno scambio vibratorio che è lo stesso di uno scambio sessuale, solo che non coinvolge il fisico.

Sotto un certo punto di vista puoi anche avere ragione.
Il problema resta questa concezione che avete un po’ tutti voi dell’individuo formato da tanti corpi come se fossero cose separate l’una dall’altra; non dimenticate che tutti voi siete costituiti sì da più corpi ma che questi corpi formano un unico individuo, è come se fossero un unico corpo.

Sarebbe un po’ come se voi consideraste nel vostro corpo fisico il vostro braccio destro o il vostro braccio sinistro, la vostra gamba destra o la vostra gamba sinistra senza tenere conto che tutti questi elementi del vostro corpo formano un tutt’uno, sono interagenti tra di loro.
Ora, senza dubbio, la sfera sessuale comprende parecchi aspetti dell’individuo e questi aspetti provengono, come abbiamo detto, da tutti i corpi dell’individuo e quindi dal corpo fisico con le sensazioni fisiche, dal corpo astrale con le passioni, i desideri e le emozioni, dal corpo mentale col substrato di idee e di fantasie che esso può collegare a tutti questi dati che provengono dal corpo astrale e dal corpo fisico e poi anche dal corpo akasico e, addirittura, anche dai corpi più spirituali.

Questo sta a significare che la sessualità è costituita da molteplici elementi che si scambiano in continuazione vibrazioni, notizie, informazioni e spinte evolutive. Tant’è vero, come sapete benissimo anche tutti voi, che possono esservi casi di individui che pur non avendo alcuna possibilità di avere dei rapporti fisici, sessuali, tuttavia hanno lo stesso impulsi sessuali, hanno dei desideri sessuali pur non riuscendo in pratica a metterli in atto.
Questo cosa significa? Significa che la sessualità esiste al di là di quelli che sono gli impulsi del corpo fisico, delle sue percezioni e delle sue sensazioni.

La sessualità di ognuno di voi e di tutta la vostra razza è un mezzo per arrivare a quello che è l’Amore. Certamente vi può essere amore anche senza il corpo fisico: un’entità sul piano astrale può amare le altre entità, così come può farlo un’entità del piano mentale o del piano akasico e, a mano a mano che si riesce a superare queste componenti dell’individuo, ecco che ci si avvicina a comprendere quello che è l’Amore con la “A” maiuscola. Rodolfo


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