La genesi dello psicosomatismo [IF6]

Il corpo akasico, proprio per il fatto di essere centrale tra i corpi inferiori e quelli spirituali, automaticamente diventa un meccanismo di censura senza per questo essere necessario che – come dicevo l’altra volta – egli si difenda da qualche cosa.

Infatti il “difendersi da qualche cosa” significa “aver paura” di qualche cosa, aver paura di ciò che quella cosa può fare a se stessi. Ma il corpo akasico non può aver paura di nulla, perché la parte di se stesso che non conosce qualcosa, proprio per il fatto di non conoscerla non può averne paura; e la parte di se stesso, invece, che ormai conosce la cosa, proprio per il fatto di conoscerla arriva a comprenderla ed essendo compresa non può più fare paura.

Né gli fa paura l’ignoto, altrimenti non cercherebbe di scoprire ciò che non sa. Giusto? Quindi il corpo akasico non si difende e, pur non difendendosi, ha una funzione di censura all’interno dell’individualità, in quanto, automaticamente, proprio grazie alla sua struttura, alla sua composizione, alla sua comprensione, a ciò che ha compreso o meno, alle vibrazioni che sono insite al suo interno, opera una selezione tra ciò che riesce a filtrare e ciò che invece non lascia filtrare direttamente, volutamente, ai piani inferiori. Mi sono spiegato su questo? Avete qualche domanda da fare? E’ un argomento – secondo me – stimolante, e anche abbastanza importante.

D –  Cosa succede agli impulsi che non passano attraverso la strozzatura della clessidra (ndr: si fa riferimento a uno schema della Realtà fornito dalle Guide)?

Beh, questo era già stato abbastanza chiaramente spiegato, anche se non del tutto compreso, forse. Questo perché tendete sempre a prendere quegli schematismi che noi facciamo e a ritenerli “veri in assoluto”, come il famoso “esempio dell’ombrello”. Detto così, quell’esempio sembra non avere alcun senso e, effettivamente, come logica, non ne ha in quanto non esiste una stratificazione reale tra i vari corpi dell’individuo: non esiste uno strato akasico, e sotto uno strato mentale, e sotto uno strato astrale, e sotto uno strato fisico ma esiste, invece, una compenetrazione. D’accordo?

Quindi non è possibile che uno stimolo che cerca di passare attraverso il corpo akasico arrivi ai piani superiori se non passa attraverso la materia akasica, questo è indubbiamente vero.
Non ho parlato di quello che succede di questi stimoli che non trovano la corretta vibrazione nel corpo akasico e non riescono, così, ad andare oltre. Questi stimoli sono quelli che vibrano attorno all’insieme di tutta l’individualità toccando, via via, i punti, le vibrazioni, di tutto questo insieme costituito da corpo akasico, astrale, mentale e fisico fino a quando non trovano una vibrazione simile. 
(Questo periodo, e quello che segue, non sono di semplice comprensione e l’esposizione non è chiara.
Ci sono stimoli che dai corpi spirituali “scendono” verso l’akasico, il mentale,l’astrale, il fisico; e ci sono stimoli di ritorno, conseguenti all’esperienza compiuta, che attraversano l’astrale, il mentale e dovrebbero trovare una collocazione nell’akasico per poi passare ai corpi spirituali: questo è quanto rappresentato nello Schema della realtà.
Il lettore vada oltre senza bloccarsi su questi passaggi: l’esempio della granita, tra alcuni paragrafi, renderà chiarezza. Ndr)

E’ risuonando con questa vibrazione simile che cercano di penetrare all’interno fino ad arrivare a manifestarsi sul piano fisico provocando molte volte (questa è la genesi) il sintomo psicosomatico, spostato in una direzione diversa da quella che era la direzione iniziale e, quindi, apparentemente incomprensibile: non si capisce perché, magari, uno è egoista e di punto in bianco gli venga il mal di denti… ma questo accade semplicemente perché lo stimolo che doveva comprendere, non essendo riuscito a trovare una corrispondente vibrazione all’interno del corpo akasico, è passato attraverso quella più simile o, per lo meno, ha vibrato in armonia con essa arrivando ad un punto che era distante da quello dove sarebbe dovuto arrivare. E’, in qualche modo, una specie di “errore di mira”.

D –  Si può parlare di interferenza?

Proprio per non darti sempre torto diciamo di sì!

D –  Non è per non darmi torto, ma per dire le cose come stanno.

Allora mi costringi a dirti “no”! Interferenza è qualche cosa che influisce, positivamente o negativamente, su qualcos’altro, però al di fuori della logica di ciò che sta succedendo. Qua, invece, quanto accade rientra perfettamente nella logica, nella necessità evolutiva di un individuo, quindi non è un’interferenza non voluta.

D –  Perché viene colpito un organo, invece di un altro: c’è un’attinenza di qualche tipo?

Certamente: l’attinenza vi è nei casi in cui la vibrazione dal corpo akasico passa per corrispondenza di vibrazione nella materia più densa. Questa corrispondenza tra vibrazione e sintomo, fra vibrazione e manifestazione, deriva “semplicemente” dai bisogni che ha l’individuo, dalla strada che egli deve seguire per arrivare a comprendere cos’è che deve comprendere.

Nei casi in cui, invece, arriva a manifestarsi come sintomo psicosomatico spostato, questo accade perché è arrivato, appunto, spostato in quanto non ha seguito il percorso ottimale, ma solo un percorso alternativo che lo ha portato a manifestarsi in un punto diverso da quello in cui si sarebbe manifestato se avesse potuto seguire il percorso ottimale fatto di corrispondenza vibratoria tra le varie materie dei vari corpi.

D –  Ma che colpisca un organo oppure un altro è casuale, non ha importanza?

Non può essere assolutamente casuale.

D –  Dal punto di vista storico si ha spesso una malattia preponderante come incidenza rispetto ad altre in certi periodi storici, quindi anche l’ambiente ha influenza nell’esprimere la manifestazione di queste vibrazioni?

Diciamo che spesso il sintomo o il tipo di malattia sono in relazione con l’ambiente sociale mentre, invece, la parte psichica della malattia resta costante nel tempo, vero figlia P.?

D –  Certo. E’ quello che ho tentato di dire oggi. L’organo fisico bersaglio è importante, ma relativamente. Rispecchia un po’ quello – secondo me – che può attirare l’attenzione di chi è intorno, e così far assumere importanza per l’individuo. Però la realtà è quella psicologica, ed è il problema vero, non tanto il fatto di dire che uno ha mal di stomaco, o la tachicardia, o cose diverse.

D’altra parte se fosse principalmente importante quello che succede nel corpo fisico non ci sarebbe lo spostamento del sintomo ma questi resterebbe sempre nello stesso organo mentre, invece, voi sapete che molte volte il sintomo si sposta da un organo all’altro, apparentemente senza alcun motivo.

D –  Però l’origine non è mentale, o astrale, è sempre…

Se proprio volessimo dare un’origine – per il desiderio di etichettare la questione – si potrebbe dire che l’origine è individuale, nel senso che è un’origine legata ai bisogni evolutivi dell’individuo nella sua totalità.

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D –  Si può parlare di vibrazioni contrastanti?

Io direi di no, perché le vibrazioni contrastanti o si annullano o si respingono mentre invece qua si tratta di vibrazioni che, in qualche modo, si “sommano”, dando poi un risultato. Hanno, quindi, delle analogie. D’altra parte se non vi fossero delle catene logiche, delle analogie, l’individuo non potrebbe mai arrivare a comprendere il perché di quello che gli sta succedendo.

D –  Sto cercando di figurarmi come una serie di frecce che vanno tutte su un bersaglio, disordinate. Può dare un’immagine di quello che può essere, quello che va poi a provocare lo psicosomatismo?

Facciamo un esempio “fresco”, visto che siamo in estate!
Immaginatevi una granita, e il vostro bel bicchiere immaginiamolo rotondo, tanto per fare contento chi si immagina l’individualità come una bella sfera.
Avete questa palla di ghiaccio frantumato, grattugiato, all’interno del vostro contenitore, che supponiamo essere l’insieme dell’individualità. Il ghiaccio – lo sapete – è costituito da acqua condensata, quindi possiamo immaginare che in sé abbia tutte le densità della materia e, quindi, sia un buon esempio di quella che può essere la compenetrazione dei vari piani di esistenza. Riuscite a immaginarlo? Bene.

Ad un certo punto ecco che si avvicina la barista con la sua bella bottiglia di succo di arancia che possiamo supporre essere l’impulso che la nostra “scintilla-barista” cerca di inviare verso le altre parti dell’individualità per fornire loro comprensione. Prende la bottiglia, versa alcune gocce su questa massa di ghiaccio frantumato e… cosa vedete? Riuscite a visualizzare?  A quel punto le gocce di arancia non scendono direttamente verso l’interno della materia, ma incominciano a muoversi sulla superficie fino a quando non trovano un varco in cui poter passare e da lì si diramano non toccando tutta la materia del ghiaccio fino a quando arrivano a un punto in cui si fermano.

Ecco, questo è proprio il modo di propagarsi dell’impulso all’interno dell’individualità dal corpo akasico in poi. L’impulso arriva dalla materia akasica e cerca qualcosa che lo lasci penetrare, qualcosa, quindi, di simile a lui a cui si possa collegare e, attraverso questo cammino che trova all’interno delle materie compenetrate (mentale ed astrale, ndr), un po’ alla volta procede verso il piano fisico che supponiamo essere il punto centrale di questa palla di ghiaccio.

Quindi non una linea retta, non una freccia né niente del genere, ma qualcosa di diffuso che vibra all’interno di una certa porzione di materia. Se il ghiaccio fosse troppo compatto, succederebbe che le gocce d’arancia non troverebbero, magari, il punto in cui passare e allora scivolerebbero intorno al ghiaccio (lo so che vi fa venire sete la cosa, creature, ma abbiate pazienza!) fino ad arrivare alla parte più bassa dove, magari, c’è più caldo e, di conseguenza, la palla è meno compatta ed ecco che riuscirebbero – in qualche modo e per una certa parte, anche se piccola – a penetrare all’interno della palla di ghiaccio.
E questo può rappresentare l’esempio dello stimolo non accettato, non compreso (nel/dal corpo akasico, ndr) che, però, trova una vibrazione (nei corpi inferiori, ndr) a lui in minima parte simile e riesce, in un punto distante da quello in cui sarebbe dovuto accadere, a penetrare.

D –  Questa differenza di organi che lo psicosomatismo va a colpire e la scelta di questi organi riguarda il fatto che abbia più o meno risonanza nel contesto? Cioè, ad esempio: un’ulcera richiama l’attenzione di tutta la famiglia, un mal di testa invece riguarda solo l’individuo che lo prova, una malattia più importante riguarda, forse, un numero maggiore di persone… è forse questo il senso del perché va a colpire un organo anziché un altro?

E’ una risposta che non si può generalizzare, ma andrebbe esaminata caso per caso, anche perché tu hai dimenticato, ad esempio, che la malattia – essendo di origine karmica – invece potrebbe colpire un determinato organo per una questione risalente ad una vita precedente.

D –  Al di là, insomma, della risonanza che ha nell’ambiente dove questo personaggio vive.

“Al di là” no, ma  “comprendendo” anche questo. Non vi è una sola sfaccettatura nello psicosomatismo. Molte volte, ad esempio, uno psicosomatismo porta con sé una gran parte di vittimismo, di desiderio di attrarre l’attenzione degli altri.

D –  E, quindi, per l’individuo il sintomo deve diventare un campanello d’allarme indipendentemente che sia un’ulcera o un mal di testa.

Certamente, e non soltanto: l’esaminare il sintomo così com’è, dove si manifesta e, principalmente, in che occasione, può fornire l’indicazione di quale sia la motivazione interiore che lo alimenta. Potete immaginare il sintomo che voi avete sul piano fisico come l’amo a cui potete appendervi per salire lungo la lenza per arrivare fino al pescatore. Scifo


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4 commenti su “La genesi dello psicosomatismo [IF6]”

  1. Davvero molto interessante e altrettanto denso. In questo periodo così particolare queste parole sembrano presentarsi come un ammonimento e un’importantissima chiave di interpretazione. Bisogna approfondire la questione. Grazie.

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  2. Molti dettagli su come gli psicosomatismi si formano. Forse anche troppi. Memorizzo come la censura, cioè la capacità da parte del corpo akasico a lasciar filtrare le vibrazioni indirizzate ai piani inferiori si organizzi andando a bersagliare parti dei corpi inferiori che sviluppano una sintomatologia ad hoc in base alle esigenze di comprensione di ogni singola individualità.

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