La persona sincera non ha bisogno di orpelli (s3)

Eh sì, creature: «Gran bella cosa la sincerità!» si è soliti dire ed io, strenuo osservatore degli esseri umani, osservo il mondo attuale, sia nelle componenti più generiche che in quelle che sono le componenti più individuali, ovvero gli uomini e le donne.

E pur ascoltando che tutte queste componenti asseriscono la necessità di essere sinceri osservando meglio che cosa scorgo? Scorgo dei governi che nascondono le notizie al fine di proteggere determinati disegni politici o determinati privilegi partitici.

Osservo la scalata al potere di uomini politici, o di grandi industriali i quali, nel corso dei loro discorsi programmatici, promettono con evidente sincerità miglioramenti e programmi futuri che poi verranno accantonati allorché quello sfoggio di sincerità e di buona volontà avrà ottenuto ciò che l’individuo in questione si era prefisso.

Osservo marito e moglie che si dicono l’un l’altro di essere sinceri eppure, quotidianamente, fin nelle più piccole cose, si nascondono negando all’altro una parte della propria realtà.

Osservo individui che pretendono la sincerità in nome dell’amicizia, che quasi si dichiarano offesi allorché pensano che questa sincerità non è stata loro data pur essendo stata richiesta e, contemporaneamente, a loro volta, non soltanto con le parole, ma principalmente con l’evidenza delle azioni, dimostrano quanto anch’essi sappiano essere poco sinceri,

Insomma, guardandomi attorno, non posso certo affermare che, nella società che osservo, la sincerità la faccia da padrona! Certo, il problema della sincerità, così come un po’ tutti gli argomenti etici, non è facile da sviscerare, in quanto presenta molte componenti, molti punti di vista e, molto spesso, anche conoscendo l’insegnamento che noi andiamo portando, non si riesce ad arrivare a capo di quale sia il giusto comportamento sincero nella fattispecie.

Ad esempio, prendendo uno dei molti insegnamenti di base che vi abbiamo prospettati, ovvero il «siate ciò che siete», viene inevitabile dire che se uno davvero è ciò che è (riuscendo cioè a comportarsi sempre secondo la propria interiorità), trovandosi ad uno stadio evolutivo non eccelso, evidentemente lo stato del suo lo è ancora tale per cui l’insincerità gli appartiene. Il che giustificherebbe il fatto che questa persona sia insincera in quanto sarebbe, appunto, ciò che è!

Tuttavia, come sempre, gli insegnamenti vanno osservati secondo vari punti di vista e nella generalità dell’insegnamento, poiché sono un po’ come le ciliegie: l’uno tira l’altro e uno da solo non basta a spiegare il tutto.
Ricordate che insieme all’insegnamento prima citato esiste quello dell’intenzione che giustifica l’azione. Come logica, allora, per decidere qual è l’atteggiamento sincero, bisognerebbe comprendere qual è l’intenzione di chi si comporta in un determinato modo e allorché quest’intenzione, dall’analisi, risulti sincera, chiaramente questo dovrebbe dare come risultante il comportamento sincero dell’individuo.

Però anche questo punto di vista si scontra col discorso dell’evoluzione: infatti l’intenzione non è sempre sincera, ma lo è relativamente al tipo di evoluzione raggiunta da quell’individuo, ma, chiaramente, le intenzioni di un individuo di bassa evoluzione saranno molto più materialistiche delle intenzioni di un individuo di alta evoluzione, cosicché anche a questo punto le cose non risultano affatto chiare.

Certo, per poter sviscerare a fondo l’argomento bisognerebbe poter esaminare caso per caso e individuo per individuo tutti i possibili comportamenti, le loro possibili reazioni e le possibili sincerità o menzogne da parte di ogni individuo… il che, naturalmente non è possibile.
Vorrei, quindi, sottolineare alcuni punti che, forse, possono aiutare a indirizzare l’essere che desidera migliorare verso quell’ideale comportamento sociale che noi pensiamo possa venir raggiunto da ognuno.

Prendiamo un individuo qualsiasi ed osserviamolo.
Noi sappiamo che, al di là del discorso esoterico, ovvero delle sue componenti sugli altri piani di esistenza, egli è costituito da un corpo fisico e, principalmente, come pulsioni interne, da un Io al quale, in gran parte, soggiace.
Reich, uno psicologo dalla vita alquanto tormentata, diceva che l’individuo non si mostra praticamente quasi mai così com’è in realtà, ma tende a nascondersi dietro strati e strati di ciò che egli definiva «corazza» interposta tra sé e il mondo, in modo tale da mostrare un’immagine esteriore diversa da ciò che è la sua interiorità.

Osserviamolo quest’individuo e vediamo se si può trovare – partendo dalla sua esteriorità – qualche cosa che possa essere definito «sincero».
Basta guardarlo con attenzione per accorgersi di quante maschere, di quanti strati di corazza diversi, sovrapposti egli frappone fra sé e il resto del mondo.
Ad esempio la parola, quel grande dono che diventa molto spesso, invece, un grande difetto: com’è facile che l’individuo nasconda se stesso dietro un fiume di parole, riuscendo così ad occultare ciò che pensa veramente, riuscendo così a non mostrare quali sono le sue idee, le sue intenzioni, i suoi slanci, i suoi affetti, i suoi bisogni, i suoi perché.

Oppure osserviamo il suo abbigliamento, ecco, guardate quella persona: le sue vesti saranno veramente sincere oppure, come diceva l’amico Vito, il sessantenne vestito all’australiana si veste in quel modo per apparire più giovane, si veste in quel modo per essere ben accolto presso un certo tipo di ambiente, oppure si veste in quel modo perché in quei panni si sente più se stesso o più a suo agio?
Io direi che la gran parte delle persone che seguono le mode, e non solo l’abbigliamento, lo fanno per nascondere se stessi o per cercare di tramutare se stessi in ideali che vogliono (o vorrebbero) raggiungere senza riuscirvi.

Osserviamo poi la parte più complessa, forse, dell’individuo, ovvero il suo comportamento. Guardate come l’uomo che stiamo osservando gesticola, come le sue mani si muovono nell’aria, come si tocca gli occhiali o il mento o i capelli e, così facendo, crea una specie di paravento fra sé e chi gli sta dinnanzi… inconsciamente tentando di portare l’attenzione di chi lo sta osservando non tanto su ciò che dice, quanto su ciò che le sue mani cercano di disegnare nell’aria.
Anche.questo, in fondo, non è altro che un ulteriore tentativo di opporre uno strato di corazza tra sé e la realtà.

E la sessualità, creature? Basta vedere più individui assieme, allorché sorgono argomenti di tipo sessuale, per notare come anche per quello che riguarda questo aspetto dell’individuo e della società l’insincerità sia la base principale.
Ed ecco allora affermare da persone (che magari sono molto timide) tutto un insieme di avventure amorose e di grandi colpi sensazionali… oppure, per converso, sentire dire da persone sole e tristi che vivono la loro sessualità nei recessi silenziosi e solitari delle loro camere, dire con sicurezza, e quasi facendolo come un vanto, che per loro la sessualità non ha poi molta importanza e che vivono bene senza un compagno o una compagna.
Naturalmente questi strati di corazza che il buon e tormentato Reich ha proposto a suo tempo possono essere indicati in qualsiasi attività dell’individuo, e non è il caso di dilungarci eccessivamente.

Ma io voglio soltanto dire: come si può pensare e affermare di essere sinceri se non si riesce ad essere sinceri neppure nell’immagine che si dà di se stessi?
Per essere sinceri bisogna mostrarsi agli altri così come si è, buoni o cattivi, positivi o negativi e via e via e via; la persona sincera non ha bisogno di orpelli per modificare se stessa agli occhi degli altri. La persona sincera, quindi, è quella che riesce a comportarsi spontaneamente con gli altri, mostrando magari anche le proprie magagne, i propri difetti, non cercando di nasconderli dietro a una corazza.

Già, perché voi, creature, solitamente pensate che la persona bugiarda sia quella che usa l’insincerità per perseguire chissà quali scopi nefandi! Invece l’insincerità più nefanda è quella più sottile, quella che tende ad autoesaltare l’Io mascherandolo, magari, dietro l’umiltà, perché è quella che più difficilmente si riesce ad osservare, a comprendere e ad aggirare.

Forse con tutto questo mio parlare non vi ho chiarito le idee su cosa si debba fare per essere veramente sinceri, ma ritorniamo sempre allo stesso punto, creature, il punto più importante e senza il quale tutto il resto del discorso va a carte quarantotto: infatti non vi può essere sincerità nell’individuo se l’individuo non è principalmente sincero con se stesso.
E questo, creature, non è certamente una cosa di poco conto. Scifo


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3 commenti su “La persona sincera non ha bisogno di orpelli (s3)”

  1. Tutto racchiuso in questa frase in chiusura : “non vi può essere sincerità nell’individuo se l’individuo non è principalmente sincero con se stesso”. E’ così.

  2. La sincerità si esplica nel libero fluire dei sé. La sua piattaforma è il conosci te stesso….più ci si addentra e più i concetti si semplificano e ci si accorge che sono sempre gli stessi. Tutto diventa piu semplice del previsto

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