La volontà sorretta dal sentire (v4)

Egli disse: «sia fatta la luce» e la luce fu.
Fu un attimo, fratelli, un attimo di volontà, perché rendetevi conto che se esiste una volontà che può essere fermata, o deviata dai pensieri, o dalle emozioni, dai desideri, dagli accadimenti quotidiani, esiste anche una volontà a cui nulla si può opporre.

E non parlo, fratelli, in particolare di quella volontà divina che vi sembra così lontana, così irraggiungibile: la volontà di cui parlo è qualche cosa che può essere anche già in voi, e che potete trovare, costruire, immettere in voi, e che vi renderà non più grandi guerrieri di fronte alla realtà, ma attori e registi della realtà stessa.
Parlo, miei cari, di quella volontà che è sorretta dal vostro sentire, di quella volontà che è sorretta da quello che noi abbiamo definito «corpo akasico», il vostro corpo della coscienza. Poiché – vi garantisco, ne sono certa, ne sono sicura – qualunque cosa venga dalla vostra coscienza in modo veramente sentito non potrà mai essere trasformata, modificata, deviata o contrastata.

Guardate nel passato, guardate quelle figure che veramente – attraverso al loro agire – dimostravano che la loro forza di volontà era sorretta dal loro sentire! Pensate ai martiri che venivano sacrificati nei circhi e che, pure, andavano di fronte alla morte sorretti dalla loro volontà perché ciò in cui credevano era veramente così radicato e saldo nella loro coscienza e nella loro consapevolezza che neppure la morte poteva distoglierli dal compiere la loro volontà!
Ma non ho bisogno di farvi molti esempi: guardate nella storia dell’uomo e ogni pagina vi parlerà di «sentire raggiunto» e di «volontà in atto». Perla

In fondo, tutto quanto un individuo fa, purché sia fatto in buona fede, purché sia fatto non mosso da intenzioni differenti o egoistiche o personali o individuali, è sempre qualcosa di positivo: anche il gesto più semplice, anche il solo porgere una mano, un sorriso, o una carezza al proprio figlio, al proprio amico, ad un proprio caro, è veramente già un enorme passo, purché le intenzioni siano semplici e pure.

Figlio mio che piangi, figlio mio che soffri, figlio mio che vorresti vedere il mondo intero pieno di cose meravigliose, impara ad osservare veramente con gli occhi di un bambino ed a trovare dalla più piccola cosa quel contatto con quel Dio che tanto ami, che cerchi e che vorresti raggiungere. Perché non c’è bisogno di allontanarsi dal mondo della materia per incontrare Dio, in quanto il vero Dio è veramente in ogni cosa: basta saper guardare.

Non ci stancheremo mai di indicarvelo nel sorriso di un bimbo, nella mano tesa di un fratello, negli occhi, anche gonfi di pianto, di chi sta soffrendo; perché Dio è ovunque, anzi, ancora di più: Dio è dentro ad ognuno di voi, nella vostra interiorità.
Tutto sta nel riuscire a trovarlo, a incontrarlo e scoprirlo ma, soprattutto, nel lasciare che esso riesca a farvi agire, a farvi muovere, a non farvi diventare passivi nei confronti di una realtà, ma a farvi agire, quindi ad essere vivi, capaci di amare, di combattere, di avversare anche ma, comunque, attivi e vivi.

Imparare ad avere la volontà di volere, la volontà di dare, la volontà di sorridere, la volontà di piangere, la volontà di amare, la volontà di odiare, la volontà di stringere per mano, di abbracciare; la volontà – insomma – di vivere, e di essere uomini veri. Michel

Sorelle, fratelli, imparate a considerare le vostre vite, a osservare le vostre vite immerse nella grandezza dell’Amore.
Amore che potete incontrare e riconoscere, se lo volete fare, in ogni cosa.
Amore che potete scoprire nella magia dei suoni, nella magia dei colori, delle visioni, delle immagini.
Nella magia dei profumi di tutto ciò che vi circonda.
Nella magia ancora più grande di poter vedere che ciò che vi circonda è stato fatto anche per voi, ed anche a voi viene offerto allo stesso modo di come esso viene offerto a tutti gli altri vostri fratelli; senza distinzioni, senza vedere chi ne riceve una fetta in più e chi ne riceve una fetta in meno.

E se questo, fratelli, e se questo miracolo, sorelle, non è Amore, ditemi voi come poterlo chiamare, e ditemi voi come potersi rivolgere a Colui che tutto ciò ci dona se non in questi termini:

Padre nostro, Ti ringraziamo.
Ti ringraziamo per averci immersi in questa realtà fisica,
in questa realtà fisica che, in alcuni momenti,
ci fa soffrire e piangere perché sembra limitarci
nell’estrinsecazione del nostro vero Sé.
In questa realtà fisica che ci fa sorridere e gioire al pensiero
che ciò che ci viene offerto, che ciò che ci viene donato
senza volere nulla in cambio,
è per tutti noi, figli Tuoi, che siamo tutti uguali,
senza differenze d’età, di sesso, di razza, di colore, di pensieri, di ideali, di morale.
Ma perché, in fondo, mi chiedo, Padre nostro, aggiungere ancora parole,
quando, per renderTi merito di ciò che ci doni basta semplicemente ringraziarTi,
ed è sufficiente dire:
Padre nostro, Ti ringraziamo, ancora una volta, per averci fatto esistere!». Viola

 

Ed io che per Te ho pianto,

ed io che per Te ho combattuto,

ho lottato, ho versato e fatto versare sangue.

Ed io che, in Tuo nome,

ho violentato, prevaricato gli altri,

ho fatto sì che la mia volontà

la facesse da padrona su quella degli altri,

solo adesso, Padre mio,

mi rendo conto,

del male che sono riuscito a fare a me stesso. Florian


Letture per l’interiore: ogni giorno, una lettura spirituale breve del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77, su Whatsapp. (Solo lettura, non è possibile commentare) Per iscriversi

Aforismi del Cerchio Ifior, il martedì e il giovedì su Facebook

Politica della privacy di questo sito da consultare prima di commentare, o di iscriversi ai feed

Ti avviso quando esce un nuovo post.
Inserisci la tua mail:

 

5 commenti su “La volontà sorretta dal sentire (v4)”

  1. Molto profondo…..gratificante….sentito.questo post….esiste una volonta’ a.cui nulla si puo’ opporre. Se guardassimo la realta’ con altri occhi ,sarebbe tutto piu’ semplice e riusciremmo forse a sentire quell’Amore che tutto avvolge. Grazie

  2. Se il sentire raggiunto è volontà in atto, l’atto di volontà viene leggero, senza “sforzo”, potremmo dire allora che la volontà è vita in atto, ma allora a che serve chiamare il sentire raggiunto volontà in atto se coincide con la vita che scorre?

  3. Se il sentire raggiunto è volontà in atto, l’atto di volontà viene leggero, senza “sforzo”, potremmo dire allora che la volontà è vita in atto, ma allora a che serve chiamare il sentire raggiunto volontà in atto se coincide con la vita che scorre?

  4. Un’immagine di forza, saldezza, imperturbabilita’ suscita il concetto di volontà mossa dal sentire che non può essere fermata.
    Il quotidiano diventa il banco di prova del sentire che fluisce e che attraverso le azioni si incarna, a noi l’impegno di lasciare la strada libera, sgombra da ostacoli in costante manutenzione…..e la luce fu.

Lascia un commento