L’efficacia delle forme pensiero e i fantasmi della mente [IF65focus]

Direi che, prima di tutto, vi è da chiarire qualcosa di essenziale per comprendere se i due concetti sono assimilabili o no e se sono la stessa cosa o se si differenziano e in cosa si differenziano. Dove sono situati i fantasmi della mente, dove sono situate le forme pensiero?

D – Sul mentale inferiore?

Diciamo sul mentale, senza complicarci la vita, per questa volta. Sono situati (i fantasmi vibratori, ndr) sul mentale dove nascono dal fatto che certe esperienze vissute non trovano una risposta, mancando di una incognita, non riescono a trovare una soluzione, quindi certi bisogni di comprensione, certi movimenti vibratori all’interno dell’individualità cercano di trovare una risposta a quello che maggiormente preme a livello d’incomprensione e di necessità evolutiva, e non avendo tutti gli elementi giusti non la trova.

Quindi è qualcosa di essenzialmente intrinseco e tipico dell’individuo, gli appartiene, è suo, nasce dai suoi bisogni, e non ha una vita propria, né può avere una vita propria, proprio perché vive grazie a queste non comprensioni dell’individuo, uniche che possono far sì che questi fantasmi si sciolgano.

Per quanto riguarda le forme pensiero, intanto, c’è da dire che il termine «forma-pensiero» è abbastanza fuorviante, perché induce a pensare che si tratti di forme di materia mentale, giusto? Mentre non è assolutamente necessario e indispensabile che si tratti di questo, anzi dirò di più: perché una forma pensiero abbia una certa validità e una certa durata è necessario che sia strutturata il più possibile sia come materia mentale sia come materia astrale.

Ora come farvi capire come nascono e come si differenziano le forme pensiero dai fantasmi della mente? Le forme pensiero nascono sotto la spinta di un’incomprensione. Voi direte: «ma è la stessa cosa identica per quello che riguarda in fantasmi della mente! ».

Certamente, la genesi d’altra parte non può che essere la stessa, perché colui che volutamente o non volutamente emette delle forme pensiero, lo può fare soltanto per delle incomprensioni. La diversità sta nel fatto che queste forme pensiero non sono intrinseche all’individuo ma sono, in qualche modo, più esterne all’individuo, non fanno parte delle sue meccaniche.

Genesi di una forma pensiero

Vediamo se riesco a spiegarmi ancora meglio: prendiamo Giove, Giove il dio. Il dio Giove è nato come forma pensiero, tutti gli dei dell’antichità sono nati come forme pensiero, e sono nati dal bisogno dell’individuo di comprendere una realtà trascendente che sfuggiva alla sua comprensione. Questo perché, magari, vedeva certe forze della natura in atto e non capiva le sue meccaniche, presupponeva così che vi fosse una forza superiore che mettesse in moto queste meccaniche e aveva bisogno di trovare una soluzione a questa incomprensione.

Siccome non aveva niente di palpabile, supponeva che esistesse un Giove, ad esempio: ecco così che l’individuo cominciò a pensare a un dio Giove che governava determinate cose. Gli accaddero fattori positivi, fattori negativi, e il suo Io rivestì questa idea di un dio Giove, con gli elementi, le vibrazioni positive o negative che gli nascevano dallo scontro con queste realtà dando, un po’ alla volta, una connotazione a questa idea che si era andata formando dell’esistenza di questo dio. Naturalmente voi sapete che non siete soli, siete a contatto con altri, e come accade sempre, quando un’idea fa comodo passa da uno all’altro.

Ecco così che altri individui cominciarono a pensare che era molto più bello dare le colpe all’esterno che cercarsele all’interno, ecco così che tutti dissero: «Che furbo quello, ha trovato a chi dare la colpa, la colpa è di Giove», allora in due, in tre, in dieci, in cento, in mille e via e via e via, incominciarono a immaginarsi questo Giove, partendo da una base comune chiaramente.

Questo insieme di pensieri, di desideri, di sensazioni, diedero vita, forma a un’atmosfera collettiva, all’interno della quale la materia andava plasmandosi sotto le spinte di tutti questi pensieri, di tutte queste idee (poi vedremo da dove nascevano queste idee, e questo è forse il punto più importante di tutta la questione), creando un po’ alla volta una forma pensiero che si andava via via consolidando in quanto veniva fornita di un carattere, di un’emozione, di una personalità, diventando un dio vero e proprio, ovvero una forma che esisteva all’interno degli altri piani al di là di quello fisico, che aveva una sua densità, che aveva una sua caratteristica, anche se poi, alla fin fine, era sempre governato dalle pulsioni, dalle tendenze, dai pensieri, dai desideri, dall’Io di tutti coloro che credevano che esistesse.

Siccome l’uomo è anche molto fantasioso ed ha la capacità di formare molti pensieri, un po’ alla volta venne creato tutto il Pantheon, e questo accade un po’ in tutto il mondo: ogni società, ogni razza, ogni popolo ha creato, nei tempi più antichi, un pantheon di divinità, e queste divinità non sono soltanto leggende come si può credere ma avevano una loro validità, una loro realtà all’interno dei piani di esistenza.

Voi penserete: «Ma allora se io mi metto a pensare a Giove, riesco a contattarlo in qualche modo».
Ahimè, come tutte le forme pensiero, per quanto possano essere sorrette dalla credenza e quindi dalla volontà delle persone che le hanno create, allorché questa credenza e questa volontà si va sciogliendo, anche la forma pensiero, un po’ alla volta si scioglie. Ecco, quindi, che un po’ alla volta, anche gli dei dell’antichità sono andati a finire nel dimenticatoio; e finendo nel dimenticatoio anche le forme pensiero che erano scaturite da questo pensiero, da questa forza di pensiero collettivo si sono andate sciogliendo e sui vari piani di esistenza le forme pensiero che si chiamavano Giove o Minerva e via e via e via, non hanno più una loro esistenza.

«Attualmente – voi direte – esiste una forma pensiero di questo tipo?».
Certamente che esistono, ne esistono tantissime, dovute a ogni assembramento d’individui che creano per necessità del loro Io, con la forza del loro desiderio una concentrazione di volontà che forma l’addensarsi di materia mentale, di materia astrale creando una forma-pensiero.

Intorno a questa forma-pensiero vi è una folta bibliografia che tratta delle cose più assurde e più improbabili, specialmente per quello che riguarda il campo magico; certamente è possibile che un individuo da solo si metta con la forza del suo pensiero, della sua volontà a creare una forma pensiero e la indirizzi verso qualcuno, è possibile, certamente. Che riesca, però, a mantenerla intatta e integra nella sua forma, nella sua forza per un lungo periodo di tempo, questo praticamente è impossibile. Non soltanto, ma se cercasse di farlo, come molti hanno cercato di farlo in passato, questo finirebbe col nuocere gravemente a quella che è l’esistenza di questo supposto creatore, e qua potrei spiegarvi i vari perché ma diventerebbe una cosa talmente tecnica che penso non interesserebbe nessuno.

D – La forma pensiero può avere una influenza sulle persone? 

Questo è un altro aspetto importante. Naturalmente non si può ritenere che la forma pensiero abbia una volontà propria, ma deve essere in qualche modo indirizzata per muoversi, per fare (poiché è costituita di materia, una qualche influenza all’interno dei piani in cui risiede logicamente ce l’ha, ha un’interazione con la materia di quei piani); ma per poter agire deve essere indirizzata, ripeto, dalla volontà di chi l’ha creata.

Nel caso del supposto Giove, ad esempio, questi talvolta interveniva come forza pensiero a beneficiare o a «maleficiare» qualcuno, ma questo avveniva perché vi era il desiderio di massa di quelle persone di ottenere quel determinato risultato e questo spingeva la forza pensiero a emanare quel tipo di vibrazione; non era che la forma pensiero, di per se stessa, avesse il desiderio e la voglia di fare qualcosa di particolare.

Naturalmente, anche in quei casi, molte volte la forma pensiero non sortiva nessun effetto, per il semplice fatto che tutte le persone che l’avevano creata avevano ognuna dei pensieri diversi; ecco, quindi, che se nelle linee generali la forma pensiero manteneva la sua omogeneità, la sua essenza; per quello che riguardava l’agire era ben difficile che potesse fare qualche cosa perché era come I’individuo, tirato da tutte le parti, che non riesce più a muoversi in nessuna direzione:

D – Se praticamente tanti individui pensassero che questa guerra finisca, che M prenda coscienza, magari si potrebbe anche influire?

Si potrebbe anche influire, teoricamente si potrebbe anche influire. Teoricamente sarebbe possibile formare delle forme pensiero positive da esseri umani talmente forti che potrebbero indirizzare quella triste regione del vostro globo per far sì, quanto meno, di calmarne le vibrazioni negative. Il problema resta il fatto che se anche tante persone riuscissero a formare questo tipo di forme pensiero, poi bisognerebbe vedere quali sarebbero le loro vere motivazioni interiori, se sarebbero uguali per tutti e quindi se sarebbe possibile dare una direzione e un’efficienza tale per poter ottenere un risultato.

Comunque è certo che pensare intensamente, con affetto, con buone intenzioni (e non soltanto per quelle persone ma anche per quelle più vicine a voi, in quanto a questo) può avere, comunque sia un buon risultato, come minimo non ha nessun risultato, quindi tutto quello che si ottiene in più è già un ottimo risultato, no?

D – Ma si ha un risultato se dall’altra parte c’è una ricezione, oppure no?

Dipende da che cosa intendi per risultato.

D – Cioè si potrebbe avere un risultato positivo, buono, di pace se dall’altra parte c’è anche la voglia di avere la pace, oppure no?

Si potrebbe ottenere d’influire in parte su questo desiderio di pace di chi ha questo desiderio di pace, chiaramente. Però pensate un attimo, creature: anche la persona più cattiva che si riesca a immaginare, pensate davvero che, alla fine, sotto sotto, non abbia un pensiero buono. Quindi, in teoria, si potrebbe raggiungere chiunque.

D – Anche con un pensiero cattivo, penso?

È forse qua un po’ diversa la cosa, perché il pensiero «cattivo» deriva da una incomprensione dell’Io dell’individuo che lo emette, e quindi, derivando da una non comprensione, arriva da un sentire non acquisito, e il sentire non acquisito è tipico di quella persona ed è difficilissimo che trovi un riscontro; mentre invece l’amore è tipico di tutti, per esempio.

D – Un pensiero cattivo può ritornare indietro come un boomerang o no? 

Ma, diciamo che teoricamente, figurativamente sì. In realtà non è così che avviene la cosa: il pensiero cattivo ritorna indietro come un boomerang come effetto in chi l’ha emesso nel momento in cui vi è quel piccolo scatto di comprensione che gli fa comprendere l’errore che egli ha commesso, in quel momento nascono in lui sensi di colpa, di vibrazioni contrarie, ed ecco così che vi è un effetto boomerang, ma non nel pensiero cattivo stesso, quanto nella vibrazione interna che ha l’individuo.

D – Quindi allora anche le fatture non funzionano, perché anche lì c’è dietro un pensiero cattivo, la volontà di nuocere a un determinato individuo.

Certamente, certamente, diciamo che in linea di massima non funzionano. 
Possono funzionare (e questo lo abbiamo sempre detto negli anni) soltanto nel momento in cui viene inviata una forma pensiero (perché poi si tratta di una forma pensiero in questo caso) che vibri dello stesso tipo di vibrazioni che vi è all’interno dell’individuo che la riceve.

A quel punto non è che la forma pensiero inviata faccia del male a quella persona, però quella persona riceve al suo interno un aumento di forza di quell’idea che già possedeva e, quindi, magari segue quest’idea, cosa che altrimenti avrebbe seguito con meno entusiasmo. Che so io: immaginiamo una persona che all’interno ha il desiderio di suicidarsi e si trova in piedi su un balcone. Se in quel momento, qualcuno gli manda una forma pensiero che gli dice «suicidati», invece di metterci tre secondi a buttarsi magari ce ne metterà uno solo.

D – Però la colpa è anche di quello che ha emesso questo pensiero?

Ma sarebbe comunque responsabilità sua, anche se l’altro non si buttasse, perché il fatto di aver desiderato e di aver mandato quella forma pensiero significa già aver compiuto l’atto, anche se poi l’atto non ha buon fine. 

Per capire meglio si può tirare fuori a questo punto il discorso delle «atmosfere»: il pensiero cattivo può avere un’influenza allorché le due atmosfere si incontrano e le vibrazioni che vengono a contatto hanno la stessa lunghezza d’onda così si sommano e la vibrazione diventa più forte di quello che era in partenza.

Mi sembra chiaro ed evidente a questo punto che la forma pensiero e il fantasma della mente sono due cose molto diverse, tant’è vero che si può formulare una legge generale su questo discorso: non esiste forma pensiero a cui non è associato un fantasma della mente, ma non necessariamente a un fantasma della mente è associata una forma pensiero.

Ora vediamo ancora un attimo il discorso della provenienza del fantasma della mente; è evidente che qualcosa deve far scaturire questo fantasma della mente: certo abbiamo detto che è un bisogno di comprensione, e via e via, ma questo bisogno di comprensione deve ben nascere da qualcosa di particolare, anche perché si riverbera all’interno dell’Io.

È ovvio, ovvissimo anzi a questo punto, che il fantasma della mente non può nascere altro che dagli stimoli provenienti dagli archetipi inferiori: «In che maniera?» chiedete voi… lo saprete al prossimo ciclo! Scifo

1 commento su “L’efficacia delle forme pensiero e i fantasmi della mente [IF65focus]”

  1. Mi vien da dire che allora l’idea di divinità è una forma pensiero e non un archetipo permanente o transitorio rispetto a come di periodo in periodo si pensa alla divinità?
    Che sono forme pensiero le varie apparizioni Marianne o determinate convinzioni collettive mi è chiaro

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