L’inquietudine, segno di uno squilibrio interiore 1

Un errore che fate spesso è quello di svegliarsi la mattina con un senso di inquietudine addosso, con l’impressione, la sensazione, direi quasi la certezza che c’è qualche cosa che non va, eppure non fermarsi a cercare cos’è questa cosa.

Lasciate che essa continui ad agire indisturbata dentro di voi aumentando le vostre sofferenze, le vostre risposte sbagliate, la vostra mancata attenzione nei confronti di chi vi sta accanto, la vostra insensibilità, la vostra emotività ora bloccata ora lasciata prorompere in modo spropositato, la vostra razionalità superata con un balzo, oppure tenuta ferma come un’ancora nella vostra vita. 

Pensate, miei cari, quante volte vi succede questo? Sempre, tutti i giorni. Tutti i giorni ognuno di voi si rende conto che c’è qualcosa che lo turba, che lo tormenta, e non fa nulla – quasi mai nulla – per portare alla coscienza che cos’è questo stimolo. Non è così, cari?

D – Sarebbe legata al sentire, quest’inquietudine?

Certamente.

D – E’ dovuta al fatto che uno non si è comportato come il sentire suggerirebbe?

Quando esistono queste sensazioni di inquietudine è chiaramente – come dicevo in passato – una sensazione di squilibrio tra le varie componenti dell’individuo e questo squilibrio avviene perché c’è una comprensione che cerca di farsi strada, di arrivare alla completa coscienza dell’individuo, eppure si trova bloccata da… da che cosa? Cos’è che la blocca?

D – L’Io, i veicoli.

L’Io, principalmente. La paura di portare a galla qualcosa che possa danneggiarlo, il non coraggio di osservare se stesso come veramente è nel timore di perdere ai suoi stessi occhi una parte di quella grande opinione che egli tende ad avere o a far avere di sé. 

E da questo succede che, come una catena ininterrotta di dolori e di sofferenze, la vostra inquietudine, il vostro travaglio, la vostra sofferenza finisce per arrivare all’esterno portando avanti le vostre vite in modo ancora più faticoso e tormentato di quello che già sono per necessità vostre evolutive; e non soltanto, ma tutto questo finisce per riflettersi (come dicevo prima) su coloro che avete accanto, facendovi dimenticare – così come spesso accade – delle grandi responsabilità che avete nel riflettere voi stessi nel mondo che vi circonda e finendo, a questo punto, per essere degli agenti del karma che creano le condizioni di partenza per la sua esplicazione all’interno del piano fisico.

Così come, in questo caso, Ozh-en diventa un agente del karma per il figlio, il quale, a causa – forse “grazie”, sotto un certo punto di vista – al comportamento della madre incomincia ad avere i mattoni, traballanti e difficoltosi, sui quali costruire se stesso e quindi gli errori e le comprensioni che dovrà andare ad affrontare.

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Certamente, secondo l’ottica dell’insegnamento, tutto questo rientra in un ordinamento preciso della Realtà, in una necessità precisa della costituzione del Grande Disegno, senza dubbio quel bambino avrebbe comunque dovuto affrontare il suo karma, avrebbe comunque dovuto affrontare delle situazioni difficili, ma un conto è affrontarle quando interiormente si parte con una base non sufficientemente equilibrata e avendo perso la fiducia nelle persone che più sono vicine. 

Questa è una grande responsabilità di chiunque vive e, in particolare, di chiunque mette al mondo altre creature; è forse – anzi, senza dubbio – la più grande responsabilità che un individuo possa e debba avere.

E se ognuno di voi, nei vostri rapporti con i propri figli, con i propri genitori, tenesse sempre a mente queste meccaniche e si ricordasse le proprie difficoltà – facendo riferimento alle proprie difficoltà come un termine di paragone per le difficoltà che i genitori, i figli, possono aver subito – molti rapporti figli-genitori sarebbero più tranquilli, più distesi, con meno aggressività, molte minori proiezioni da parte dei genitori sui figli, e molti minori rancori o prese di posizioni dei figli nei confronti dei genitori.

D’altra parte la società, per migliorare – l’abbiamo sempre detto – è necessario che migliori in tutti i suoi componenti, in tutti i suoi elementi, poiché il grande cambiamento avviene all’interno dell’individuo, ma non all’interno della società; all’interno di ogni individuo da cui la società si è formata.

Ed è proprio – naturalmente, spontaneamente – quella la storia di questa razza: che il primo punto di incontro, di formazione della società è formato proprio dalla famiglia; ma non la famiglia come viene intesa da una certa parte della religione, come nucleo che conserva, difende a tutti i costi le tradizioni.

Come famiglia noi intendiamo qualcosa di più ampio, di diverso: intendiamo un rapporto di relazione tra degli adulti e dei bimbi, e non è detto che debbano esservi per forza dei vincoli religiosi o civili per sancire questa famiglia.

Come dicevo un giorno, il mondo sarà migliore quando ognuno di voi si sentirà il padre di ogni bambino e quando ogni bambino vedrà in ogni adulto un suo genitore senza per questo sentirsi contrapposto ad esso. Moti

Il seguito nel post di venerdì 18.9.20


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6 commenti su “L’inquietudine, segno di uno squilibrio interiore 1”

  1. Il post è illuminante sull influenza che un genitore può avere sui figli riguardo alle proprie inquietudini.
    Molto bello quello che dice Moti nell ultimo riquadro

    Rispondi
  2. Inquietudine come motore del cambiamento.

    Lo stato di squilibrio, per legge naturale, conduce alla ricerca di stabilita’. Ecco la spinta verso la modifica.

    In caso contrario dominerebbe la staticita’: “la morte”

    Tutto cio’ che trasforma e’ bene.

    La consapevolezza di questi meccanismi, l’aver interiorizzato che sempre nuove comprensioni si dipanano, alleggerisce il procedere

    Rispondi
  3. Per indagare l’inquetudine, bisogna darsi il tempo.
    Prima erano mille gli impegni che mi distinguevano.
    Ora, cercare quell’equilibrio è l’impegno principale, la priorità.

    Rispondi
  4. Siamo indiscutibilmente responsabili nei confronti degli altri, perché siamo in relazione.
    La nostra inquietudine, dunque, non è mai solo nostra nel momento in cui la portiamo nel rapporto con l’altro.
    Non carichiamo chi ci è vicino del nostro peso esistenziale.
    Grazie.

    Rispondi
  5. Un grazie infinito alle belle persone che si occupano di divulgare queste meravigliose letture. Sono nutrimento per l’anima…
    GRAZIE per questi doni.

    Rispondi

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