Perché non ricordiamo le vite precedenti?

Molto spesso ci si chiede perché il ricordo delle vite precedenti non accompagna l’individuo nel corso delle sue incarnazioni, e questo, potrebbe in un primo momento anche apparire non giusto, in quanto il fatto di avere dei ricordi degli errori compiuti potrebbe aiutare a far sì che quegli stessi errori non vengano più compiuti.

Ma, in realtà, non è così, esiste la legge dell’oblio che fa dimenticare, al momento della nuova incarnazione, tutto ciò che si è stati, e questo è molto giusto: infatti se si ricordassero tutte le azioni compiute nel corso delle vite precedenti, se si avesse coscienza di tutte le cattiverie, di tutte le meschinità che si sono commesse, dei tradimenti, degli omicidi, delle violenze e via dicendo, l’individuo vivrebbe la sua nuova vita o con grandissimi sensi di colpa che impedirebbero di agire, oppure tormentandosi continuamente nel dolore e nella sofferenza.

Mentre invece non sapendo quello che è costata la propria evoluzione, cioè tutti i passi necessari (anche se brutti e dolorosi) che si sono dovuti attraversare, si può vivere la vita partendo da una base di serenità, affrontando tutte le esperienze come se fossero nuove.

Se non vi fosse la legge dell’oblio, di fronte ad ogni esperienza che proponesse una scelta dolorosa di qualche tipo, inevitabilmente, l’individuo si fermerebbe e il fermarsi è sempre un danno per l’evoluzione: è molto meglio sbagliare piuttosto che non sbagliare non facendo nulla.

Lo scopo delle vite è quello di prendere coscienza di un determinato stato interiore, e per far questo è necessaria l’azione, azione che verrebbe inibita, bloccata, frenata dal ricordo di esperienze negative vissute in epoche precedenti.

Soltanto quando l’individuo avrà raggiunto una buona evoluzione e di conseguenza un certo equilibrio interiore, allora, qualche ricordo potrà affiorare, anche se questo affiorare sarà soltanto a livello di sensazione; d’altra parte bisogna ancora considerare che certe attrazioni per epoche storiche, per determinati paesi e paesaggi molto spesso sono motivati dal fatto di aver vissuto in quell’epoca o in quel paese, e questi sono i primi pallidi riscontri dei ricordi che stanno affiorando. Andrea

Sta scritto nelle parole della Bibbia una piccola frase, piccola ma densa di significato, una piccola frase che rispecchia perfettamente l’insegnamento che noi vi andiamo dicendo.
Questa piccola frase così dice: “Non v’è memoria alcuna dei giorni che innanzi a noi sono stati, così come non vi sarà alcuna memoria nel tempo avanti per coloro che appresso a noi verranno”.

Questa piccola frase racchiude in sé l’essenza dell’insegnamento riguardante il tema della reincarnazione, e in particolare la “legge dell’oblio”. Infatti la misericordiosa legge dell’oblio permette alla goccia divina, all’atma buddhico, di poter proseguire nel proprio cammino evolutivo senza il timore di grossi sconvolgimenti interiori.
Infatti se non vi fosse la legge dell’oblio, quanti problemi sorgerebbero per ognuno di voi, problemi che si aggiungerebbero a quelli non indifferenti che la vita di tutti i giorni vi para innanzi!

Il pensare, magari, di essere stati dei compagni di viaggio infedeli, di essere stati degli assassini, dei truffatori, di essere stati degli arrivisti, il pensiero di essere stati degli individui dediti alla sola materialità, senza scrupoli e rispetto per gli altri, renderebbe pesanti i vostri giorni che già sono minati dalle difficoltà che la vostra società, il vostro mondo, il vostro stesso modo d’essere vi propongono.

Ed anche il non sapere quello che vi aspetterà, ha in sé lo stesso senso, e non solo, ma permette alla goccia divina, all’atma buddhico, di trattenere dentro di sé tutto quello che oggi ha raggiunto, per poterlo poi verificare nel momento giusto, nell’occasione giusta, quando le condizioni si mostreranno adatte e sarà possibile compiere l’intero ciclo evolutivo. Michel


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2 commenti su “Perché non ricordiamo le vite precedenti?”

  1. Di grande aiuto. Ho pensato a volte alla questione della legge dell’oblio un po’ come al concetto dei cattolici del mistero della fede…ora invece è chiarissimo!
    La parte in cui si afferma che certe attrazioni per posti o epoche storiche, sono motivati dalla probabilità di averci vissuto, l’avevo già letta. Personalmente ho vissuto un paio di esperienze, in Paesi che ho sempre avvertito vicini, quando ancora non credevo nella reincarnazione. Le avevo quindi semplicemente etichettate come esperienze “particolari”. Una avvenne nel sito archeologico di Delfi, in Grecia, ad un certo punto c è stata necessità di sedermi e contemplare. Sensazione forte,intensa anche perché all’epoca nulla sapevo di contemplazione e meditazione.
    A Parigi invece, mentre attraversavo il ponte Alexander III, davanti Les Invalides, improvvisamente sono sgorgare lacrime copiose che non riuscivo a trattenere.. .va beh, mi scuso per questa divagazione poco rilevanti ai più ed anche per la mia evoluzione in questa vita!

  2. La tua testimonianza invece Nadia mi permette di collegarle alle mie. Non legata a luoghi, ma a situazioni. Il coinvolgimento e la commozione che sorge quando vengo a contatto, per lettura, visione o esperienza di alcune specifiche situazioni è qualcosa che spesso mi stupisce, perché forse eccessivo rispetto al fatto in sé. Mi osservo e mi chiedo da dove scaturiscano le mie emozioni e a volte penso, chissà se nelle vite precedenti tali situazioni mi avranno coinvolto. Sto attenta a non dare forma all’idea immaginifica che ne potrebbe seguire, ma contemporaneamente credo che non vada negato ciò che affiora, senza necessariamente voler dargli un senso.

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