Sessualità, morale comune, evoluzione (IF31)

Insegnamento filosofico 31
I due sessi, nel mondo spirituale non esistono e non possono esistere, perché il sesso lo possiamo definire un attributo morfologico e fisiologico di quella che è la struttura del corpo fisico.
Quindi il sesso è qualcosa che riguarda la materia fisica, tuttavia il concetto di sesso o meglio ancora di sessualità non è strettamente legato alla struttura fisica ma, soprattutto quando il corpo fisico raggiunge la sua maturità sessuale (sempre da un punto di vista fisico, anatomico) incomincia ad interagire sia con la sfera emozionale che con la sfera mentale.

A questo punto, quando cioè il corpo fisico è nel pieno della sua maturità sessuale e la sessualità inizia ad interagire con le altre sfere, è chiaro e logico che il tutto si rifletta inevitabilmente anche sugli altri piani di esistenza, sugli altri corpi di cui l’individualità che è incarnata è formata, tanto è vero che è possibile affermare l’esistenza di una sessualità “emotiva” e di una sessualità “mentale”.
Tutto ciò si può verificare nella realtà osservando un certo tipo di omosessuali i quali, pur avendo una struttura fisica ben definita, emotivamente sperano, desiderano appartenere all’altro sesso, e mentalmente si convincono e quindi credono di appartenere al sesso opposto a quello che in quel momento è il loro.

Lasciato, però, il corpo fisico, tutto questo non esiste più, e si può quindi affermare che una buona parte delle componenti sessuali viene abbandonata, mentre restano ancora vive ed attive le componenti emotive e mentali che, tuttavia, se si potessero tradurre, diciamo, in comportamento umano, si tradurrebbero semplicemente come abitudini di comportamento, abitudini di atteggiamenti, abitudini di pensiero, non essendo più legate agli stimoli ed ai bisogni strettamente sessuali che si hanno quando si ha ancora un corpo fisico.
Tutto questo per arrivare a dire che non vi è nessuna differenza per quanto riguarda l’attrazione per simpatia tra due o più entità, sia che esse siano state tutte maschietti o femminucce o che siano state sia l’uno che l’altro.
Ciò che invece fa attrarre diversi disincarnati tra di loro è un certo tipo di affinità evolutiva; voglio però precisare una cosa per non essere frainteso: tutto questo è riferito ai piani di esistenza più “bassi”, quelli che sono più vicini a voi, poiché oltre a questi il discorso, pur restando ancora valido, è totalmente diverso.

Limitiamoci dunque a parlare dei piani di esistenza più vicini al vostro, ricordandovi che il soggiornare in questi piani è relativo e dipendente da individuo a individuo e soprattutto dal livello evolutivo che l’individuo stesso ha raggiunto; quindi tutto questo discorso è limitato a relativo, e serve solo per farvi comprendere come anche il fatto che noi ci presentiamo con delle personalità maschili o femminili dipende solo dal fatto che voi avete bisogno di una identità sessuale di chi sta parlando, e in secondo luogo perché magari alcuni di noi, quelli che vivono ancora nei piani più vicini al piano fisico, risentono ancora di questa loro sessualità emotiva o mentale. Francesco

Vorrei parlarvi del tema predominante di questo ciclo di incontri, ovvero l’evoluzione.
No, non è il caso che vi spaventiate: non ho intenzione di fare discorsi molto difficili, molto lunghi o “soporiferi” come qualcuno a volte può anche pensare, ma voglio semplicemente esaminare un attimo un aspetto dell’evoluzione che così facilmente viene trascurato, anche perché solitamente l’individuo si pone – com’è giusto – domande per quello che riguarda la sua esistenza e quindi il suo tipo di evoluzione, ma difficilmente tende a chiedersi quali sono i problemi di coloro che sono innanzi a lui.

Se voi aveste tempo – e così non è, visto che ve ne lamentate così spesso! – di poter leggere le biografie di uomini famosi dell’umanità, vedreste che buona parte di questi uomini famosi, oltre che essere stati tali per le opere compiute (vuoi un’opera musicale, un dipinto, uno scritto, una poesia, un dramma e via e via e via), sono stati anche famosi all’epoca  – e meno famosi per questo in seguito perché, solitamente, si tende a nascondere quest’aspetto – per il fatto di aver destato scandalo ai loro tempi.
Prendete, che so io, un filosofo riconosciuto come importante da chi è addentro alla filosofia, ovvero un tal Nietzsche; costui, balza evidente agli occhi leggendo la sua biografia, ha condotto una vita – secondo la morale comune – certamente non irreprensibile. Infatti il binomio così spesso temuto, stigmatizzato e considerato repulsivo, ovvero sesso e droga, faceva parte integrante del suo modo di esistere, di vivere e di pensare tanto da destare scalpore alla sua epoca.
Certo, qualcuno di voi dirà che in fondo, però i filosofi si sa che non hanno il cervello del tutto a posto. Questo può anche valere per certi filosofi, tuttavia la stessa cosa si riscontra in altri campi.
Prendiamo, ad esempio, in campo letterario un tale Oscar Wilde. Costui, non molto conosciuto da tutti, è stato un artista che ha scritto commedie, libri, poesie e via e via e via senza dubbio è stato una figura di un certo spicco all’interno della letteratura dell’umanità.
Tuttavia, ogni suo biografo riconosce che la sua vita è stata un insieme di scandali che han fatto raggelare, inorridire, rabbrividire gli occhi di coloro che puntavano lo sguardo sull’ambiente letterario dell’epoca. E anche in questo caso si può osservare che, uno dei punti principali di questo scandalo, era proprio dovuto a fattori tipicamente sessuali.
Naturalmente, se questo è valido nell’ambiente filosofico, se questo è valido nell’ambiente letterario, si possono trovare altrettanti esempi nell’ambiente teatrale  (e un Rodolfo Valentino insegna), nell’ambiente musicale (e basta osservare un Tchaikowsky), nell’ambiente della danza (e basta fermarsi al giorno d’oggi, senza andare poi tanto lontano nei tempi), nell’ambiente della politica (e qui è forse meglio non fare nomi), e nell’ambiente ecclesiastico (e qua lasciamo stare ché altrimenti mi tacciano di anticlericale!).

Questo cosa sta a significare?
Sta a significare che molte di queste persone che hanno lasciato un segno di qualche tipo nell’umanità, hanno condotto una vita, secondo la morale comune, certamente non irreprensibile, ed anzi hanno cozzato a più riprese contro quella che viene considerata la “normalità”.
Oh, sarebbe facile, creature, a questo punto chiedersi cosa sia la normalità ma lascio eventualmente ad un altro momento la disamina di questo termine.

Voi direte cosa c’entra tutto questo con l’evoluzione e, se aspettate un attimo, ci arriviamo.
Quello che volevo arrivare a significare è il fatto che l’individuo allorché evolve, allorché cioè passa da un sentire meno ampio ad un sentire più ampio, si trova da un momento all’altro ad essere posto di fronte a una morale che, in qualche modo, si discosta da quella che è la morale comune.
Vedrò di spiegarmi meglio, anche perché questo è un discorso molto delicato che può essere frainteso, mal compreso e quindi portare ad errori di comportamento!

Quello che intendevo dire, è che l’individuo che ha raggiunto un’evoluzione superiore alla media, si rende inevitabilmente conto, ad esempio, che tutti i tabù sessuali che vengono considerati come una cosa normale, in realtà sono assolutamente, senza dubbio e senza timore di affermarlo, assurdi e senza senso.
Questo, inevitabilmente, anche soltanto per quello che riguarda il semplice aspetto sessuale, fa sì che l’evoluto venga a discostarsi dalla media, a discostarsi, quindi, dalla normalità. Ma non un discostarsi dovuto semplicemente ad un atteggiamento mentale, ad un atteggiamento dovuto ad una moda; bensì un discostarsi dovuto a qualche cosa che si sente come vera interiormente.
Naturalmente, se egli palesasse questo suo nuovo acquisito sentire, verrebbe immediatamente ritenuto pazzo o anormale o antisociale da coloro che ancora non sono arrivati alla stessa comprensione. Ed è proprio per questo – riallacciandomi a quanto detto prima – che molte delle figure storiche ritenute tali, in realtà, erano tali soltanto perché così venivano considerate dalla norma, della “normalità” dell’umanità.
Voi direte: “D’accordo, questo può anche essere vero sotto un certo punto di vista. Ciò non toglie che se l’individuo è veramente evoluto allora a quel punto non può comportarsi in modo amorale tale da danneggiare altre persone!”.
Certo: questo è perfettamente vero.
Però voi dimenticate, creature, se affermate questo, che l’evoluzione viene acquisita lentamente, gradatamente; non è che un individuo – da un momento all’altro – si trovi da ignorante a super evoluto: vi è sempre un passaggio per gradi; vi è, cioè, prima la scoperta del nuovo sentire, poi la sua comprensione e poi, infine, la sua acquisizione.

Ecco così che l’individuo che avanza di “sentire”, deve passare attraverso queste varie fasi e la fase più delicata è proprio quella dello scoprire questo “sentire”. Questo è abbastanza comprensibile anche dal punto di vista psicologico; infatti, colui che scopre di pensarla in modo diverso dalla norma rispetto a certi argomenti, si trova – per lo meno nel corso di una vita – in una posizione alquanto delicata. Infatti, interiormente sente che certe cose non sono da stigmatizzare così come altri fanno, pur tuttavia si scontra con la realtà della società in cui è inserito, che non accetta o non accetterebbe un comportamento diverso, col risultato di ottenere al proprio interno dei contrasti, perché non sa più se agire secondo il proprio sentire o se è giusto conformarsi alla normalità, ripudiando ciò che interiormente sente come giusto.
Se voi, infatti, osservaste quelle biografie di cui parlavo prima, notereste che tutte queste persone che hanno tenuto un comportamento certamente non irreprensibile agli occhi della norma, non l’hanno mai tenuto a cuor leggero, ma sono sempre stati preda di problemi, di drammi, fino ad arrivare a volte addirittura al suicidio, proprio perché non riuscivano a risolvere interiormente questa dicotomia.

Questo, però, solitamente, si risolve nel corso di un’esistenza. Infatti, nell’intervallo tra un’esistenza e quella successiva, l’individuo ha la possibilità di osservare ciò che interiormente sentiva al di fuori delle influenze sociali e psicologiche che influivano su di lui allorché era incarnato nel mondo fisico; in quel momento, allora, comprende qual era il modo giusto, che il suo “sentire” era quello che era nel giusto e che, tutto sommato, la norma non era vera solo per il fatto di essere “norma” e che anche una norma generale può essere sbagliata, al confronto di ciò che l’individuo sente come vero interiormente. Cosicché alla vita successiva, quest’individuo si comporterà in modo ben diverso.

Ben diverso in che modo, però? Non certamente adeguandosi alla norma (supponendo, naturalmente, che le condizioni in cui verrà a incarnarsi successivamente siano le stesse della vita precedente). Nel corso della vita successiva, infatti, l’individuo riuscirà a raggiungere la comprensione del suo sentire, riuscirà ad acquisire completamente la concezione di ciò che è giusto e di ciò che non è giusto nei confronti di certi argomenti; tuttavia il suo comportamento non sarà più volto a scandalizzare, a reagire, a dare mostra di sé con comportamenti che vanno contro la morale corrente, perché egli stesso sarà colui che frena il proprio modo di comportarsi: grande è infatti la responsabilità di colui che si rende conto di possedere un’evoluzione che, di poco o di tanto, si discosta dalla media, in quanto – inevitabilmente – i meno evoluti a lui faranno riferimento.
E a quel punto, allora, non potrà più provocare volutamente dei traumi negli altri ma, anche se il suo sentire sarà tale da fargli comprendere che certi atteggiamenti ritenuti normali in realtà sono sbagliati, il suo agire non sarà un agire violento ma sarà un agire che tenderà a cercare  di far comprendere lentamente, gradatamente, un po’ alla volta e senza scosse, quella che è la verità.
Perché, ritornando a quanto si diceva all’inizio, il vero evoluto, l’iniziato, non è colui che impone le proprie idee, pur sapendole giuste, ma è colui che aiuta e indirizza gli altri a comprendere queste idee, anche senza dar mostra di essere egli stesso a guidare gli altri. Scifo


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8 commenti su “Sessualità, morale comune, evoluzione (IF31)

  1. Interessante, di nuovo sulla morale è sulla “normalità”, concetti che se adeguatamente visti, studiati, sviscerati e respirati in profondità possono davvero portare alla liberazione da molti condizionamenti e paure.

  2. Entro un certo sentire, credo che sia difficile distinguere tra chi non rispetta le norme per gusto della trasgressione in sé o per turbe psichiche, senza avere una comprensione della loro relatività e chi lo fa perché si trova in quella fase descritta nel post, in cui ha acquisito la visione della loro limitatezza e si comporta secondo il proprio sentire, senza avere ancora sufficiente discernimento per moderare il proprio comportamento quando serve. Entro un certo sentire si fa, come si suol dire, di tutta l’erba un fascio ed è facile giudicare insane di mente persone che vanno contro corrente, perché hanno una visione della realtà che supera il dualismo dell’opinione comune.

  3. Un ulteriore contributo a demolire le sovrastrutture culturali, socialmente accettate, per approfondire la conoscenza di sé!

  4. Si, queste affermazioni indicano una modalità adulta nel gestire la sessualità in maniera chiara. C’è equilibrio.
    Indicano una strada percorribile per chi è andato oltre la provocazione, il conflitto, l’ostentazione e si ritrova a fare i conti con una espressione sessuale più libera ma nel contempo anche di rispetto verso le persone vicine e care che potrebbero subire a ricaduta i contrappolpi di una condotta considerata dalla morale comune non irreprensibile e pronta a puntare il dito anche su costoro.
    La chiusa poi di questo post indica un percorso di ‘trasparenza’ nel far comprendere senza troppa ‘visibilità’.
    La sento come una sfida, una strada matura di servizio verso il prossimo che butta cenere sul fuoco.
    Trovare un modo che non diventi tiepido per troppa prudenza ma che sappia modulare al contempo un impeto che a volte si traduce in impazienza e insofferenza.

  5. Ho trovato interessante la parte di Scifo, in particolare il mutare del comportamento di un individuo in relazione alle diverse fasi di acquisizione di un nuovo sentire.
    Grazie

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