Come si forma il simbolo [A92-simbolo1]

Per prima cosa cerchiamo di definire che cosa intendiamo col concetto di “simbolo”: esso è una rappresentazione della realtà – o di una delle sue molteplici componenti – espressa in maniera tale che anche il simbolo più complesso possa essere compreso correttamente da chi lo recepisce.

Sempre, ovviamente, che l’individuo che esamina il simbolo abbia la possibilità, per cultura, per capacità intellettive, per comprensione, o per evoluzione, di scorgerne la sua vera natura e di poterne decodificare le molte sfumature che gli appartengono.

Infatti il simbolo esprime non una singola cosa o un singolo concetto, ma reca in sé tutti gli elementi che concorrono a rendere quel simbolo una categoria generica di elementi decodificabili automaticamente (e, molto spesso, inconsapevolmente) da chi entra in contato con esso.

Per fare un esempio accessibile a chiunque consideriamo la parola “mela”. Come abbiamo detto in passato, il linguaggio è sempre strettamente simbolico, in quanto attribuisce il significato alle parole rendendole il più generiche possibili, e tali che chi si accosta al simbolo – nel nostro esempio la parola “mela” – tramite una sola espressione simbolica possa capire immediatamente a che cosa il simbolo si stia riferendo, e questo al di là della sua frammentazione in simboli più semplici e descrittivi che forniscono una spiegazione più ristretta e specializzata del simbolo di partenza (ad esempio, per chiarire meglio cosa intendo, l’aggiunta della parola/simbolo “renetta” alla parola/simbolo “mela” allorché si voglia parlare di quel particolare tipo di mela, e solo di quella).

Se ci pensate bene la parola “mela” che, a prima vista appare come un simbolo molto semplice da comprendere nella sua ingannevole semplicità, analizzato con attenzione porta alla sorprendente scoperta che non è poi così semplice come sembrava; infatti, esso include in sé molti altri concetti che concorrono ad arricchire e definire ciò che il simbolo trasmette: la forma della mela, il suo colore, il suo sapore, il suo profumo, il concetto che è commestibile, che è tipica di una certa stagione, che cresce sugli alberi, che il momento migliore per mangiarla è quando giunge a maturazione, che può essere mangiata cruda ma anche cotta, messa nelle torte o fatta a purea e via dicendo.

Questa piccola analisi (piccola, ma vi assicuro che con un minimo esercizio di buona volontà sarebbe molto facile trovare altri elementi che la parola mela richiama all’attenzione dell’osservatore) ci mostra con chiarezza che il simbolo “mela” è solo apparentemente semplice, mentre, in realtà, è già notevolmente complesso e denso di significati aggiuntivi che, collegati, concatenati tra di loro, forniscono una comunicazione esauriente a chi viene a contatto con questo simbolo. Scifo

Nell’esaminare un qualsiasi simbolo è facile individuare una sua caratteristica che, con molto acume, venne individua da Freud nella sua opera “L’interpretazione dei sogni”, ovvero la condensazione, per effetto della quale in un simbolo sono compresse ed espresse una molteplicità di elementi che, talvolta, rendono molto difficile la sua decodificazione completa.

La complessità di un simbolo e gli elementi che, condensati, ne formano la struttura non sono, né possono essere casuali, ma sono determinati da diversi elementi che esamineremo più avanti, quale l’influenza che gli archetipi transitori subiscono dal simbolo nella sua forma più semplice, e l’influenza che esercitano nella decodifica del simbolo, nel suo arricchimento secondo determinate direttive dettate dall’archetipo transitorio stesso e nella sua esteriorizzazione a livello di comunicazione all’interno del piano fisico.

Ma come si crea il simbolo, com’è che diventa quasi un linguaggio “universale” per esprimere concetti complessi? Ombra

Come si forma il simbolo

[…] Il simbolo, come abbiamo visto, può essere descritto come un insieme di vibrazioni associate e concatenate, tenute unite da parti comuni per affinità vibratoria delle vibrazioni costitutive, le quali permettono la costruzione di un’unica vibrazione complessa costituita da tante vibrazioni che, tramite queste onde vibratorie affini, creano dei legami che danno la coesione alla “massa simbolica”; lo so, sembra difficile da dirsi e da capirsi, ma, in fondo non lo è, ve lo garantisco, e, una volta capito il concetto di base di “vibrazione”, con un minimo di ragionamento potete facilmente crearvi un’immagine simbolica della questione!

Per poter parlare di vibrazione, come ormai dovreste sapere, è indispensabile che vi possa essere della materia di qualche tipo, coinvolta nel processo di formazione e propagazione della vibrazione stessa, altrimenti il movimento vibratorio non potrebbe avere luogo e, di conseguenza, tutta la realtà, così come voi la conoscete, non potrebbe esistere nelle sue molteplici diversificazioni.

Indubbiamente la vibrazione portante, che genera e mette in movimento tutte le vibrazioni che mettono in moto i vari processi vibratori all’interno della materia che costituisce la Realtà della manifestazione, non può essere che la Vibrazione Prima, ovvero la vibrazione che costituisce una sorta di catena genetica della realtà, dal momento che ne è il substrato, e che la indirizza verso un certo tipo di espressione e organizzazione della materia e delle sue qualità, dando luogo alla formazione dei vari Cosmi all’interno della Realtà. Scifo

È evidente che, in questa chiave di lettura, il simbolo primario (e anche, ovviamente, il più complesso e di difficile definizione e descrizione da parte delle limitate capacità di qualsiasi creatura che cerchi di precisarlo) non può essere che l’Assoluto, il Simbolo dei Simboli.

Esso, infatti, racchiude in sé, per sua stessa natura, qualsiasi vibrazione, ma questo concetto, di così difficile comprensione, esula dall’argomento che stiamo trattando, pur costituendone la premessa necessaria ed essenziale per avere un’idea, quanto meno approssimativa, del simbolo riferito al percorso evolutivo dell’essere umano e della Realtà in cui è inserito. Abn-el-Tar

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