Censura, psicosomatismi e conseguenze della rimozione [IF4a]

Ma perché ho detto che tutto questo sarà importante per pensare e per discutere per quanto riguarda gli psicosomatismi? Perché questo è un meccanismo fisico di spiegazione di quella che è la genesi di uno psicosomatismo, vero? 

Un desiderio, una emozione, un pensiero che non riesce ad arrivare alla coscienza, sono tuttavia vibrazioni: continuano a cozzare contro i corpi dell’individuo finché trovano una vibrazione in qualche misura – anche minima – simile, e attraverso questa vibrazione simile arrivano a manifestarsi sul piano fisico.
Però, non si manifestano così com’è la loro essenza, nel manifestarsi attraverso qualche cosa – diciamo così – di parallelo, qualche cosa di contiguo che sta accanto e che magari, essendo diverso, porta fuori strada, è dunque difficile esaminare e comprendere che cosa possa essere. 

Però, col tempo, a forza di lasciar passare in qualche modo questi stimoli simili, queste vibrazioni simili, l’individuo si troverà davanti alla possibilità di comprendere il sintomo psicosomatico quale genesi, quale causa interiore ha, e quindi aprire la strada verso un miglioramento ed un ampliamento della propria coscienza. 

D – A questo proposito, quando si dice che il corpo ha in sé dei processi di autoguarigione, può anche essere inteso in questo senso: cioè, se comprende, se lascia passare questi stimoli in qualche modo, riesce anche automaticamente a guarire quei sintomi psicosomatici che lo affliggevano?

I sintomi psicosomatici guariscono soltanto allorché avviene la comprensione: non c’entra niente con lo stimolo, se non indirettamente.
La comprensione avviene all’interno del corpo akasico: nel corpo akasico viene presa coscienza, si comprende ciò che l’individualità in quel momento deve comprendere; allora lo stimolo non ha più nessuna necessità di influire e quindi anche il sintomo si va piano piano spegnendo, anche se magari resta per qualche tempo una certa eco nel corpo fisico, perché i tempi di reazione sono diversi da situazione a situazione.

D – Allora che funzione ha questa consapevolezza del sintomo che l’individuo realizza sul piano fisico?

Certamente ha la funzione di attirare l’attenzione sul sintomo e su ciò che esso rappresenta, e cercare di fargli aprire quei canali che possono permettere al vero stimolo di arrivare alla luce, quindi poterne prendere coscienza nel modo giusto, senza più alcun travisamento fissato dal dover necessariamente aggirare le barricate mascherandosi da altre cose.

D – Perciò l’inibizione del sintomo può essere negativa?

Ah, questo senza alcun dubbio: non soltanto “può” essere negativa, ma “è semprenegativa; ed inoltre, oltre a provocare un maggior aumento delle tensioni all’interno dell’individuo in cui il sintomo viene inibito, toglie degli elementi all’individuo per poter comprendere, perché inibire il sintomo significa semplicemente far sì che l’impulso, che sta cozzando contro le censure del suo corpo, si sposti verso altri punti del corpo per riuscire a manifestarsi, con il famoso spostamento di cui parla – se non vado errato – il nostro amico Freud.

D – Pure il medico fa un’azione negativa, a volte…

Direi, in questi casi, quasi sempre: anche perché dall’esterno è difficile che chiunque possa veramente fare qualcosa; in quanto, nel caso degli psicosomatismi, l’unica persona che può guarire se stessa è la persona malata.
Non si tratta di un virus, di una causa esterna che agisce nell’individuo, e che quindi può essere in qualche modo compresa e guarita da altri, ma è qualcosa che soltanto quella creatura può veramente comprendere e guarire; e lo sanno bene gli psicanalisti e gli psicologi in genere, che cozzano sovente contro il loro senso di impotenza nel cercare di guarire le persone psichicamente malate, in quanto in realtà i casi di guarigione sono veramente molto pochi e sono dovuti a comprensione da parte del cosiddetto malato.

D – Questo che ci hai spiegato ora, cioè questa vibrazione, che tenta di passare attraverso questo corpo, a livello mentale potrebbe essere intuizione, oppure è quell’aspetto aggressivo che tu dicevi, che anziché meccanismo di difesa è meccanismo di attacco? 

E’ questa, l’altra faccia del meccanismo di difesa, cioè la scintilla che attacca per poter avanzare, per far avanzare l’evoluzione?  E’ questo l’aspetto di attacco del meccanismo? Diciamo che potrebbe essere di difesa da parte dell’Io, nei confronti di ciò che non gli piace vedere, e di attacco da parte della parte superiore dell’individuo per cercare invece di equilibrare la situazione; perché la scintilla tende senz’altro sempre verso una situazione di equilibrio, in quanto vuole riunirsi con Dio, e riunirsi con Dio vuol dire riunirsi con l’equilibrio assoluto, con ciò che Tutto è, ecco che così la sua condizione naturale qual è? Il perfetto equilibrio.

D – L’Io tenderebbe a cristallizzarsi, a rimanere com’è.

No! L’Io tende invece a spostare l’equilibrio completamente dalla sua parte, in modo da essere lui il centro dell’universo, e non altri: nessun altro che lui!

D – Comunque, mentre il sintomo psicosomatico sparisce, io ho compreso la cosa, però non ho consapevolezza della comprensione. 

Non è necessario, come tu ben sai, che vi sia questa consapevolezza; non soltanto, ma se certamente vi è stata questa comprensione, non vi sarà più alcun ritorno di quel sintomo o di quel tipo di problema, assolutamente.

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D – Ora, questa consapevolezza, non l’avrò mai, o l’avrò?

La consapevolezza senza dubbio la ritroverai, quanto meno, quando sarai cosciente all’interno del tuo corpo akasico. Cosciente, naturalmente.

D – Allora: la comprensione dunque l’ho raggiunta, anche se non ho avuto questa consapevolezza. Allora la consapevolezza la raggiungo dopo?

Certo. Diciamo che la comprensione e la consapevolezza le hai raggiunte comunque, anche se il tuo Io e la tua mente ed i tuoi corpi inferiori non hanno alcuna coscienza o consapevolezza di essere arrivati a comprendere o a essere consapevoli.
Senza dubbio non può venire in un altro momento; la comprensione avviene attraverso lo scontro con l’esperienza.

D – Quindi quel processo di comprensione che si descriveva in passato: conoscenza, consapevolezza, comprensione, in questo caso mi sembra rimescolato. La consapevolezza l’avrei dopo…

No… Un momento… Il discorso di coscienza, consapevolezza, comprensione non era attribuito all’essere incarnato, alla parte incarnata dell’individuo: era un processo che riguardava il corpo akasico. E, ripeto, l’individuo incarnato può in realtà non essere consapevole minimamente di quanto gli sta succedendo, se non, al limite, degli stati di coscienza, di tranquillità, di serenità o di tensione che ha al suo interno. 
E’ un po’ lo stesso motivo per cui dicevamo che nessuno di voi, all’interno del piano fisico, finché l’individuo è incarnato nel piano fisico, può veramente rendersi conto di quale è la sua evoluzione.

D – Quindi il processo di comprensione nella sua completezza avviene a livello akasico?

Certo. E quindi – aggiungo io – figurarsi voi che pretendete assolutamente di giudicare l’evoluzione degli altri…

D – Scifo, un’altra domanda: se uno si rende conto di avere determinati sintomi psicosomatici (che poi sembra che siano il 90, se non il 100 % delle malattie che esistono), per esempio, non so, se uno, supponiamo, ha dei difetti di vista; per tutta la vita che vive – dato che la scienza medica non ha trovato un sistema per risolvere, almeno attualmente, queste cose – non risolve questo problema del difetto di vista, vuol dire che non ha compreso ciò che ha determinato quello psicosomatismo?

Supponendo che ciò, naturalmente, non sia dovuto semplicemente ad una causa fisiologica o patologica.

D – E in quel caso lì?

In quel caso lì si può curare la causa fisiologica o patologica, se è possibile dalla scienza umana ancora curarla: bisogna vedere insomma se è uno psicosomatismo o non è uno psicosomatismo.
Che poi certamente si possa dire che il 90, se non il 99 % o addirittura il 100 % delle malattie in realtà è psicosomatica, questo è anche vero: però vi sono psicosomatismi per cui l’individuo può fare qualche cosa e psicosomatismi per cui l’individuo non può fare nulla. Per esempio, gli psicosomatismi di malattie dovute ad influenze karmiche sono di questo tipo.

D – Può uno psicosomatismo trasformarsi in una malattia organica?

Ah, sì… Certamente. Questo senz’altro.

D – E l’invecchiamento normale degli organi, però?

L’invecchiamento normale degli organi, come hai detto tu stessa, è normale.
E invece è uno psicosomatismo anche quello, in quanto corrisponde alle necessità evolutive dell’individuo, e quindi è diretto e comandato da quelle che sono le sue strutture superiori. Tanto è vero che, se voi ponete attenzione attorno a voi, ci sono individui che invecchiano fisicamente molto prima o molto dopo di quella che è la norma, di quella che è considerata la norma della vostra razza del momento. 

D – C’è la possibilità che un individuo nella vita fisica, da incarnato, possa capire o sapere se il suo psicosomatismo è di quelli che nella vita da incarnato non potrà risolvere o se invece lo potrà risolvere: c’è, questa possibilità?

Mah… Guarda… Io direi che non ha nessuna importanza, che lo possa capire o no; in quanto l’individuo e l’Io stesso tendono necessariamente – per forza di cose – a stare il meglio possibile: quindi l’individuo tenterà di fare qualche cosa, e poi si vedrà se potrà, se sarà capace, se vorrà veramente cambiare le cose.

D – Quindi è una questione di volontà, di allenamento della volontà…

In buona parte, sì. Creature, serenità a voi. Scifo


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9 commenti su “Censura, psicosomatismi e conseguenze della rimozione [IF4a]”

  1. La comprensione avviene nella Coscienza. A volte capita di credere di aver compreso, quando in verità abbiamo solo afferato un contenuto con la mente. Grazie.

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  2. “Un desiderio, una emozione, un pensiero che non riesce ad arrivare alla coscienza, sono tuttavia vibrazioni: continuano a cozzare contro i corpi dell’individuo finché trovano una vibrazione in qualche misura – anche minima – simile, e attraverso questa vibrazione simile arrivano a manifestarsi sul piano fisico.
    Però, non si manifestano così com’è la loro essenza, nel manifestarsi attraverso qualche cosa – diciamo così – di parallelo, qualche cosa di contiguo che sta accanto e che magari, essendo diverso, porta fuori strada, è dunque difficile esaminare e comprendere che cosa possa essere.”
    Sono in difficoltà a comprendere in modo concreto queste righe: cos’è una vibrazione simile e cosa significa manifestarsi in modo parallelo. Avrei bisogno di esempi concreti.

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    • Il concetto espresso è che i dati raccolti dal corpo akasico attraverso le esperienze possono arrivare non direttamente dalle vibrazioni collegate all’elemento bisognoso di comprensione ma dalle vibrazioni di elementi affini (ad esempio amicizia/amore) che raccolgono fattori utili a precisare la comprensione principale. L’ampliamento del sentire avviene, quindi, comunque grazia all’interconnessione vibratoria tra i molteplici bisogni evolutivi dell’individuo.
      In accordo con il concetto che tutto è Uno o, in maniera più tradizionale, del detto che le vie del Signore sono infinite.

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  3. Le comprensioni avvengono sul piano akasico, anche se non capite sul piano mentale. Questo mi pacifica in parte, con la mia scarsa capacita’ di comprendere i fatti. In altre parole, spero che tutte le esperienze, in particolar modo quelle piu’ dolorose, di cui oggi fatico a vederne risultati, in termine di evoluzione, non siano state vane.

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  4. Mi chiedevo perchè scomparsi alcuni somatismi, non sapevo però, quali comprensioni avessi raggiunto. Ora finalmente so che non ne siamo consapevoli ma lo è solo la coscienza.

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  5. Questo post mi si è sbloccato e sono riuscito a leggerlo come un sintomo psicosomatico che non riuscivo a superare…
    Ora ho compreso
    Ora sono consapevole

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  6. Dalla lettura sorge questo concetto: la capacità di lasciarsi attraversare dalla vita.
    Tutte le volte che i vari corpi di cui l’individualità è costituita ostacolano il passaggio della vibrazione prima, si creano “attriti”che si manifestano sul piano fisico.
    Per chi come me opera nel campo sanitario con sufficiente esperienza e sensibilità, ha estremamente chiaro questo meccanismo: la cura, in tutte le sue forme, è la capacità di innescare, o perlomeno il tentativo di innescare nel soggetto malato una modifica del suo stato che lo costringa a rompere quel circuito vizioso in cui si è incatenato.

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