Il desiderio di evolvere 10

Il desiderio di evolvere e di modificare in meglio la propria esistenza, è un elemento intrinseco ed inevitabile, sotto tutti i punti di vista, dell’interiorità umana. Perché «intrinseco ed inevitabile», fratelli?
Prima di tutto bisogna rammentare che la spinta verso il cambiamento, verso l’evoluzione, verso il ricongiungimento con la Prima Fonte, con l’Assoluto, viene portata, all’interno della Realtà, da quella che abbiamo definito la Vibrazione Prima, ovvero quella vibrazione iniziale che, modulata in maniera particolare, costituisce il substrato dal quale la Realtà di ogni Cosmo acquisisce forma e struttura.
Essa, proveniente direttamente dall’Assoluto, mantiene sempre il contatto con il Grande Architetto e costituisce il canovaccio sul quale la Realtà si intesse conservando intatta in sé l’attrazione verso la riunione con l’Uno.

In secondo luogo perché l’Io personale possiede una duplice funzione dal punto di vista della spinta evolutiva dell’individuo:
– da un lato contrasta e resiste al cambiamento cercando di affermare se stesso come centro preminente e insostituibile dell’universo in cui vive,
– dall’altro è indotto a modificare se stesso dall’incontro-scontro con la realtà a lui esterna (spesso sotto forma di sofferenza) che limita e deturpa l’immagine che ha di se stesso, spingendolo a compiere le più incredibili azioni pur di poter continuare a mantenere l’alta concezione che ha di sé quale perno assolutamente importante della Realtà.
Volenti o nolenti, insomma, l’Io è indotto alla trasformazione, al mutamento e all’evoluzione, e detta trasformazione rispecchia quelli che sono i bisogni evolutivi della coscienza dell’individuo.

A livello filosofico mi sembra che questa concezione non faccia una grinza e, anzi, possa dare felicemente spiegazione a molti dei perché che assillano l’essere umano: dal suo senso di insoddisfazione e di incompiutezza, alle situazioni più difficile nelle quali, così spesso, sembra volersi gettare spontaneamente quando la ragione, invece, suggerirebbe di scappare da esse a gambe levate! Rodolfo

Vi è, poi, la parte che riguarda personalmente l’individuo, specialmente quando egli arriva a contatto con queste concezioni che lo mettono di fronte ad una concezione della vita che va oltre la visione egocentrica ed egoistica che aveva seguito preminentemente fino a quel punto.
Costui nutre in sé il desiderio di evolvere, si sente pronto a farlo, si emoziona al pensiero di poterlo fare, si concentra nel tentativo di compierlo… però, in definitiva, si sente frustrato perché non riesce a trovare la maniera per ottenere ciò che vuole.

Ed ecco, allora, nascere la ricerca del “sentiero”, sperimentando di volta in volta strade diverse nella speranza di imboccare il percorso per ottenere il premio più importante: l’evoluzione.
Povera creatura, in balia dei sogni, delle illusioni e dei desideri del suo Io!
Non esiste una dottrina, una filosofia, una religione che possa insegnare l’evoluzione e, molto spesso, chi si addentra lungo questi percorsi finisce col diventare ancora più egoista degli altri, perché ciò che più diventa importante per lui è il fine della sua ricerca rispetto all’esterno di se stesso e all’altro da sé, dimostrandosi sovente più che disposto a sacrificare qualsiasi cosa sull’altare della ricerca stessa.

L’unico, vero, fattivo, concreto sentiero verso l’evoluzione è quello che attraversa la propria interiorità ed è ad esso che, se davvero volete scoprire qualche cosa di importante di e per voi stessi, dovete in continuazione fare riferimento.
«Mi dispiace, devo lasciarti: è importante per me che segua la mia strada!».
«Non posso fare altrimenti: i miei bisogni evolutivi mi inducono a comportarmi così!»
Quante volte si ascoltano frasi di questo tipo?
E quante volte esse sono solamente delle scuse dell’Io per giustificare un proprio comportamento egoistico, rivestendolo di una poco credibile spiritualità?
Non vi preoccupate mai dei vostri bisogni evolutivi: essi esistono in voi comunque e vi spingono verso le esperienze di cui necessitate. Scifo

Se volete aiutare il vostro cammino evolutivo osservatevi nei vostri bisogni e cercate di discernere tra quelli che sono i bisogni dettati dal vostro Io e i bisogni dettati dalle necessità di comprensione della vostra coscienza, cercando di abbandonarvi più a questi che agli altri.
Ma come fare per distinguere i bisogni dell’Io da quelli evolutivi? E’ davvero possibile farlo?

Se nel percorrere la vostra strada finite col dimenticarvi dei bisogni degli altri, ricordate che quello è il segnale che il vostro bisogno, pure essendo, magari, reale, è ammantato di egoismo. Cercate, dunque di mediare nel modo migliore tra le vostre necessità e quelle altrui e avrete compiuto un passo in avanti nella vostra evoluzione.
Basta, in fondo, questa piccola avvertenza, per darvi già la possibilità di migliorare (e non di poco) voi stessi. Moti

E poi verrà il giorno, fratelli,
giungerà l’attimo, sorelle,
in cui vi renderete conto che i vostri bisogni non sono la cosa più importante dell’universo;
in cui comprenderete che non basta voler essere evoluti per diventarlo;
che accetterete di essere come siete e non come il vostro Io vuole credere che siate.
Sarà a quel punto, fratelli,
sarà in quel momento, sorelle,
che scoprirete di essere molto di più di ciò che il vostro Io sognava che foste
anche nei momenti in cui più ambiziosi erano i suoi sogni.
E sarà allora che, guardandovi alle spalle, vi accorgerete che, inavvertitamente,
non solo stavate già percorrendo il sentiero che tanto cercavate
ma che, addirittura, siete ormai giunti alla sua fine. Viola


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5 commenti su “Il desiderio di evolvere 10”

  1. Questa lettura,come quella tratta dal capitolo 1 dell’Essenziale suggerita per l’incontro di oggi, mi rasserena e mi spinge a coltivare un atteggiamento di fiducia, sempre. Tutto concorre al bene. Vorrei tanto abbandonarmi a questa certezza e tornare a sorridere con una consapevolezza nuova

  2. Volenti o nolenti, quello è il cammino!. Questo a volte, constatando i propri limiti, consola. Non solo perché da’ speranza al nostro cammino, ma anche perché, osservando i comportamenti di certi soggetti, così lontani per modi ed idee, riesci ad ammantarli di un po’ di compassione!

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