La rabbia 7: quando perdura nel tempo [A31]

D – Noi parliamo di rabbia come il picco in cui uno si arrabbia, sì; però se parliamo poi di rabbia che si trascina, quindi che non è la rabbia del picco momentaneo, che non so cos’è: frustrazione, rabbia non espressa, oppure rabbia che uno ha con se stesso che non riesce a risolvere…

Nel momento in cui vi viene la rabbia vera e propria e reagite in qualche maniera, in maniera abbastanza forte, però ci sono anche tutte quelle rabbie che si protraggono nel tempo che, alla fin fine, non hanno mai dei grossi picchi, però restano sotto-sotto come qualcosa che continua a rosicchiare l’anima.

È che, a quel punto, non è più la rabbia l’emozione principale, la rabbia è soltanto un’emozione che accompagna tutto l’insieme delle altre emozioni che accompagnano la situazione. Questa è la differenza. Mentre per la rabbia di cui parlavamo prima, il picco è la rabbia, e la rabbia è certamente l’interprete principale di quello che sta succedendo.

Nei casi in cui la rabbia sembra che si protragga nel tempo, nei giorni, o magari anche per degli anni, questo accade perché la rabbia non è l’elemento portante di quello che interiormente si sta smuovendo, ma è un insieme di cose, nessuna delle quali riesce a prendere il predominio e che si vivono, alla fine, con una reazione di rabbia e anche come meccanismo di difesa; perché ricordate che la rabbia è anche un meccanismo di difesa, in taluni casi.

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D – Però, in questi casi in cui la rabbia è prolungata nel tempo, il ciclo di queste sostanze legate alla rabbia: si sciolgono normalmente ma non hanno effetto sul fisico, oppure sì?

Ma diciamo che nel caso di rabbia prolungata nel tempo le sostanze che si creano sono molto poche, sono quelle che si creano all’inizio ma poi, col passare del tempo, la sensazione di rabbia continua a persistere ma è più che altro un’abitudine ormai che si è creata. Si pensa a quella determinata cosa e sorge la rabbia perché si rivive la situazione, ma non è che si crei veramente una risposta rabbiosa a quello che si sta vivendo, perché non si sta vivendo in quel momento la situazione. Ciò che provoca la rabbia non è un qualcosa che hai davanti e con cui tu puoi reagire; è qualche cosa che ti porti avanti come ricordo. Quindi, la cosa è diversa dalla manifestazione di rabbia come reazione a qualche cosa che sta succedendo.

D – Quindi la rabbia del picco è più legata a un evento singolo?

La rabbia del picco è più legata a qualcosa d’immediato.

D – Esatto; mentre quella che si protrae nel tempo è ben più complicata quindi da analizzare.

Sì, a volte può complicare, perché può essere vendetta, potrebbe essere rancore, potrebbe essere delusione, potrebbe essere paura, potrebbe essere tante altre cose.

D – Anche odio?

Potrebbe essere anche odio; tante altre cose che si accompagnano a questa condizione che l’individuo preferisce definire rabbia perché, tutto sommato, gli fa meno paura che vedere tutte le altre emozioni che l’accompagnano.

D – Se non ricordo male, ci avete sempre detto che quando si hanno dei problemi, è meglio cercare di non affrontare tutta la matassa insieme, ma di prendere un pezzetto alla volta. Se io mi trovo di fronte a una situazione del genere, io come faccio a fare ordine nel cercare di capire tutto quello che c’è dietro a quella che io chiamo rabbia e che in realtà è una cosa che si protrae nel tempo?

Eh, diventa una cosa complicata, veramente complicata! Anche perché, essendoci tutto questo insieme di emozioni diverse che si uniscono tra di loro e non essendoci la situazione presente che scatena la rabbia, ma essendo basata su un ricordo – che, al limite, può essere anche un falso ricordo, perché voi non sapete in realtà se il motivo per cui siete arrabbiati è basato su qualcosa di reale, che veramente meritava la vostra rabbia, o se è stata una vostra reazione per il vostro Io ferito; allora, non avendo tutti questi elementi l’unica cosa che potete fare è cercare di tenere sotto controllo la situazione, e in che modo?

Attraverso la mediazione del vostro mentale; però questo non risolverà certamente la rabbia. Per essere risolta, bisogna che la situazione che ha provocato la rabbia – o che non l’ha provocata ma voi pensate che l’abbia provocata – venga poi vissuta direttamente in qualche altro modo.

Quando noi vi diciamo «affrontate le cose subito, direttamente», vorremmo che voi le affrontaste subito e direttamente. Se rimandate le cose, vi ritrovate poi nella situazione che non avete più la possibilità di affrontarle direttamente, e allora ecco che la vostra rabbia si protrarrà nel tempo senza poter essere sciolta, perché mancano gli elementi su cui basarsi. Ecco perché affrontare e vivere nel «qui e ora».

D – Le frecciatine che si danno alle volte alle persone, possono essere una componente di questa rabbia lasciata lì?

Sì, senza dubbio. Perché poi non c’è niente di più nocivo, nei rapporti tra le persone, che lasciare lì le cose che intanto lavorano sotto-sotto formando poi una specie di cristallizzazione interiore. Perché poi il risultato è quello: qualcosa che continua a girare, senza trovare uno sbocco di nessun tipo al vostro interno.

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