La simbologia del 7, e una sintesi dell’insegnamento [IF8]

Eccoci, dunque, all’ultimo incontro per questo ciclo di insegnamento, riprendendo le fila di quanto è stato detto fino a questo punto e che costituisce – ahinoi! – soltanto un’infarinatura, un’introduzione, a quello che riguarda la problematica dell’inconscio.

Sentendovi discutere questo pomeriggio si sono messi in evidenza tutti i punti sui quali avete le idee poco chiare, ed anche i molti punti sui quali speravamo arrivaste a comprendere – dopo aver ragionato – da soli, senza bisogno del nostro aiuto.
D’altra parte, se siamo qui, è giusto che ci prendiamo la nostra croce, ci incamminiamo sul nostro Calvario e andiamo – dandovi “presenti” – verso il culmine della montagna, sperando che voi ci seguiate, naturalmente, magari anche senza croce: la portiamo noi per voi, non vi preoccupate!

Vi siete mai chiesti, creature, (in tutti questi anni in cui noi, più di una volta, abbiamo detto che ciò che vi diciamo è schematizzato, razionalizzato, codificato e qualche volta espresso in categorie soltanto per la vostra possibilità di comprensione) come mai abbiamo parlato di sette piani di esistenza?

Secondo logica parlare di 7 piani di esistenza, di 7 sottopiani, di 7 materie, di 7 sottomaterie e via e via e via, tutto sommato, sembra una grossa complicazione: poteva già essere in parte più semplice parlare di un piano di esistenza unico costituito ad esempio da 49 tipi di materia che si intersecavano fra di loro dando il via a quella che voi percepite come realtà, è giusto? Certo, ricordare 49 tipi di materia poteva esservi difficile, però non sarebbe stato poi così necessario starvi a tediare con 49 differenziazioni della composizione della materia!

Allora, se è stata fatta questa suddivisione in 7 piani, forse – oltre alla possibilità di offrirvi uno schema mentale logico-razionale di qualche tipo, a cui applicare la vostra capacità di seguire ciò che dicevamo – poteva essere per un motivo simbolico: lo sapete che non diciamo mai una cosa con un solo significato, in una sola direzione!

E allora, tutti insieme, adesso, da bravi ragazzi, tirate fuori il simbolismo che può esserci in questo parlare di sette piani di esistenza.
So che chi ha seguito gli incontri delle favole di Ananda vive ormai… quotidianamente con il simbolismo e quindi sarà facilitato, tuttavia sentiamo tutti quanti, diamo a tutti la possibilità di cercare un simbolismo in questi sette piani di esistenza; non soltanto, ma occorre un simbolismo che possa tornare utile per aggiungere qualche cosa di nuovo.

D –  Quattro più tre è uguale a sette, no?

E allora? Anche cinque più due!

D –  Adesso mi spiego meglio: da una parte c’è la trialità, c’è questo tre come aspetto della manifestazione dell’Assoluto e da una parte c’è il quattro che potrebbe – sempre con il condizionale, perché non è che ho un’idea chiara – rappresentare i corpi inferiori, un aspetto di come l’Assoluto si emani attraverso il settenario, i sette piani.

Una cosa che più o meno è già stata detta. Non aggiunge nulla di nuovo, né spiega, in fondo, perché parlare di sette piani.

D –  Perché se sono sette non sono otto, e non sono sei…

Ah, su questo non vi è ombra di dubbio!

D –  Tu parlavi di simbolismo, noi stiamo parlando di struttura, non di qualcosa che può essere…

“Tu” parlavi di struttura, “io” parlavo di simbolismo: è un altro discorso, un discorso diverso. Quindi dammi una risposta in chiave simbolica, non in chiave di struttura, altrimenti la dialettica, la discussione, non ha alcun senso: è un cieco che parla a un sordo!

D –  Sette non è il numero del nostro cosmo?

Anche.

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D –  Sette è un numero che torna spesso nel…

Il sette è un numero che ha delle caratteristiche particolari. Vi avrei potuto fornire una traccia ricordandovi che anni addietro vi avevo parlato di un linguaggio filosofico-metafisico che avevo portato dalla mia esperienza in seno ad Atlantide.
Il sette, dicevo, ha una caratteristica particolare: considerando le sette unità, una di queste costituisce il centro del tutto, con tre unità da una parte e tre unità dall’altra, anche perché, per far contento il nostro amico L., tre più tre più uno fa sette. Andate avanti voi, a questo punto: vi ho dato una strada, un indirizzo su cui incamminarvi.

D –  Beh, la dualità… l’equilibrio, quindi…

L’equilibrio può già andare bene, in qualche modo, ma vi è qualche cosa di più, riferito naturalmente (ricordiamoci i punti di partenza) a qualche cosa che era presente nella vostra discussione di oggi pomeriggio.

D –  I tre corpi materiali, i tre corpi superiori e il quarto, cioè il corpo akasico che fa da tramite tra queste due terne.

Oh, benissimo! Quindi si può individuare nella struttura della materia che abbiamo dato dell’individualità un corpo centrale che è il corpo akasico il quale costituisce il perno dell’equilibrio dell’individualità costituita inoltre, come sapete, da tre piani di materia spirituale e tre piani di materia inferiore… anche se è solo una schematizzazione di comodo, tanto che oggi, quando vi ho sentito fare una distinzione tra materia spirituale dei piani superiori e materia non spirituale dei piani inferiori, se avessi avuto una pelle mi si sarebbe accapponata, perché  la materia dei piani inferiori è materia spirituale quanto quella dei piani superiori! Ma forse era soltanto uno sbagliato modo di esprimersi.

A questo punto, abbiamo il nostro corpo akasico al centro dell’individualità il quale, come abbiamo esaminato ultimamente, riceve gli impulsi provenienti dalla scintilla che tende a cercare di far sì che questo corpo akasico riconosca la propria struttura, il proprio modo di essere e la propria natura e poi si ricongiunga a lei e via e via e via; e, contemporaneamente, abbiamo gli stimoli che provengono dai piani inferiori i quali, a loro volta, servono da materiale, da substrato, da impulso affinché il corpo akasico recepisca della comprensione e, quindi, aumenti il proprio sentire; e, di conseguenza, aumentando il proprio sentire, si avvicini sempre più alla scintilla, al ritrovare la sua unione con l’Assoluto.

Questo sta a significare che questo corpo akasico costituisce in qualche modo un limite, una barriera molto importante. Su questo non vi erano dubbi, naturalmente.
Voi avevate chiesto, tra di voi, se nel corpo akasico esiste una censura e la domanda, sotto un certo punto di vista, può essere considerata legittima ma, forse, sarebbe stato più giusto porla in altri termini: “non è possibile che il corpo akasico, nella sua totalità, abbia la funzione di censura?”.

D –  Quindi faccia da filtro?

Fa sempre da filtro, volenti o nolenti. Scifo

Chiudiamo così, questa sera, un ciclo di insegnamento difficile, difficile per tutti voi e difficile per gli strumenti, ma speriamo utile per ognuno di voi, preso individualmente.
Io spero veramente che tutto questo vi possa essere utile. Florian

Ricordatevi che in quest’epoca in cui tutti i valori sembrano crollare, in cui veramente la speranza sembra essere diventata una cosa senza alcun valore, in cui chi parla, parla soltanto al fine di un vantaggio personale, e chi tace, tace soltanto perché, tacendo, nasconde il suo operato… Anonimo

… in quest’epoca, figli, in cui le vie della spiritualità sembrano a poco a poco inaridirsi e diventare sempre più difficili da percorrere, noi ci auguriamo che ognuno di voi – che conosce almeno una parte della Verità – non la tenga chiusa o nascosta, non impedisca che essa in qualche maniera fluisca per arrivare fino agli altri, alle altre creature, e sia consapevole della responsabilità che ha stretto tra le mani allorché ha accettato di venire a contatto, a conoscenza di queste Verità.

Soltanto in questo modo, figli, ognuno di voi può dare il suo contributo affinché il mondo diventi veramente ciò che deve diventare, ovvero un mondo, finalmente, nuovo. Anonimo


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16 commenti su “La simbologia del 7, e una sintesi dell’insegnamento [IF8]”

  1. La lettura dei simboli non è immediata per me, e pur avendo letto il simbolismo del n. 7 non lo ricordavo. Utilissima pertanto questa rilettura. Mi ha colpito invece, perchè accennato anche in un altro post, che il corpo aKasico funziona da censura facendo passare dagli altri piani ciò che in effetti possiamo gestire e lavorare. L’opposto della censura in chiave psicoanalitica.

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  2. Un post di chiusura che invita a gettare uno sguardo indietro e a riflettere su nuovi concetti: psicosomatismo, censura, ecc. Altri tasselli che integrano una visone del Reale sempre più raffinata e sottile. Grazie.

    Rispondi
  3. Concetti complessi, da digerire. L’ultima frase, mi ha colpito ” ovvero, finalmente, un mondo nuovo”. Ho associato quel nuovo a migliore, ma così non può essere, perché il meglio ed il peggio sono concetti di una visione duale, mentre nell’Essere esiste solo unità. Quindi quale è l’accezione a quell’aggetivo?

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  4. Sapere che il passaggio di conoscenza, di esperienza, sono così fondamentali per un mondo nuovo, mi conforta e mi incoraggia.

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  5. Due concetti mi sorgono

    Saper amare ciò che siamo: anche se l’interferenza di tutti i corpi filtrano e schermano l’Assoluto, non si può dimenticare che SEMPRE siamo un aspetto di Esso.
    Quell’Amore verso sè diventa Amore Assoluto.

    La responsabilità che nasce dall’avvicinarsi a quell’Amore obbliga, senza lasciare scelta, ognuno a farsi dono per il mondo

    Grazie

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