L’inconscio della psicologia del profondo e quello reale [sf9]

Ogni individuo è composto, come sapete, da vari corpi: il corpo fisico, il corpo astrale, il corpo mentale e il corpo akasico o corpo della coscienza. Ogni corpo ha le sue funzioni, le sue necessità, la sua ragione di esistere all’interno dell’individuo.

Nessun corpo è a stante, ma tutti sono collegati tra di loro, in maniera tale che l’attività di un corpo alimenta quella dell’altro facendo sì da creare una simbiosi di reazioni tale per cui la somma delle azioni di tutti i corpi dà un risultato più grande di quello che può apparire e che è il costituirsi della coscienza dell’individuo, ovvero il suo arrivare un po’ alla volta a prendere contatto con la sua vera essenza e ritrovare quel legame che non riconosceva con Colui che l’ha creato.

Per mettere in atto questo grandioso spiegamento di materia, si è reso necessario dare degli strumenti da poter mettere a disposizione dei vari corpi affinché, attraverso questi strumenti – taluni creati dall’Assoluto stesso, talaltri scaturenti dalla stessa interazione dei corpi dell’individuo – fosse possibile arrivare a compiere il percorso dal di fuori di se stessi fino al se stesso più profondo, per essere traghettati poi all’incontro con il .

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Così, ecco che nasce dall’azione dei corpi inferiori quella reazione, quel meccanismo che è stato definito “Io, il risultato indispensabile del lavorio della coscienza.
È l’Io quello che dà all’individuo incarnato la sensazione di esistere e di vivere allorché ha la sua consapevolezza legata al piano fisico, in quanto tende a identificarsi con quello che appare di

Questa – come hanno detto coloro che vi vengono a parlare – è una mera illusione; nessuno di noi, quando siamo immersi nella materia, è ciò che appare; ciò che appare è soltanto una maschera, un’ombra, una delle famose ombre di Platone che si proiettano nella caverna ma che non hanno più alcuna consistenza allorché la luce della conoscenza e della comprensione rischiara l’antro oscuro.

Grazie al lavorio dell’Io, al corpo akasico arrivano elementi di comprensione, attraversando i vari corpi dell’individuo e i vari meccanismi che questi corpi mettono in atto; meccanismi che, d’altra parte, sono stati usati ed esplorati dai vari psicologi che nel tempo hanno cercato di comprendere l’interiorità dell’uomo.

Quello che è stato definito “inconscio” da coloro che si occupano di studiare la psicologia del profondo, il più delle volte era una semplice trasformazione di quello che è il lavorio dei corpi inferiori; di ciò che anche nei sogni traspare, ovvero l’attività individuale del corpo astrale e del corpo mentale unito alle richieste della coscienza, che essa invia per avere comprensione attraverso all’esperienza.

L’inconscio reale, invece, è quello che va al di là di ciò che è cosciente all’individuo incarnato; è qualcosa che sta alla coscienza, ovvero al suo corpo akasico; è tutta la parte non soltanto che appartiene come comprensione già acquisita al corpo akasico stesso, ma che anche appartiene al corpo akasico e non è stata ancora compresa. 

Al di sopra del corpo akasico, Colui che Tutto È ha creato quella fonte di richiamo verso se stesso che sono gli archetipi permanenti, i quali continuano a cercare di attirare a la coscienza di ogni individuo incarnato sul piano fisico. Nel far questo, il corpo akasico, sotto la spinta di queste “attrazioni” – termini apparentemente tra loro in contrasto, ma in realtà complementari – cercano, attraverso l’esperienza, di acquisire comprensione.

E, così, la grande ruota dell’evoluzione va avanti all’interno del piano fisico e – non conosciuta, ma non meno importante – anche all’interno degli altri piani di esistenza; non per un individuo solo ma per tutti gli individui incarnati.

Tutti, quindi, tendono verso l’Assoluto e aumentano gradatamente quella che è la loro comprensione, i tasselli messi a posto all’interno del corpo delle loro coscienze.

Col passare del tempo, sempre più individui raggiungono una gradazione di “sentire” simile a quella di un altro – ma attenzione: non uguale, soltanto simile – poiché gli elementi compresi son fatti anche di sfumature e non si comprendono tutti le stesse sfumature, non contemporaneamente quantomeno. Questo significa che i corpi della coscienza dei vari individui raggiungono tutti una certa quantità di comprensione e vi sono delle comprensioni che, tra loro, sono comuni. Ombra

Dal ciclo Sfumature di sentire 2002-2007

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Samuele

Molto chiaro e coerente con gli insegnamenti appresi al Sentiero Contemplativo.
Il concetto o la realtà dello “individuo” (da non confondersi con individualità che è altra cosa) è ciò che descrive le nostre persone.
Quando io Samuele parlo o scrivo o penso, o cago, lo faccio come individuo, verso altri individui alla stessa maniera costituiti.
Quando le Guide si rivolgono a noi, si rivolgono ai noi individui.
Questo a me sembra e in tal modo mi risuona e mi quadra con gli insegnamenti.
Quando si fa il giochetto di distinguere identità e coscienza, mi sorgono mal di pancia, difficoltà a comprendere, se non resto ancorato alla definizione di individuo che qui viene esposta.

Leonardo

Molto chiaro, grazie.

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