Preparazione, obbiettività, equilibrio nella via spirituale (VS2)

Criteri per scegliere la propria via spirituale 2

Attraversare il giardino degli incanti non è una cosa semplice, figli e fratelli: innumerevoli sono le sue meraviglie, senza fine le sue promesse e non è mai facile, per l’incauto facilone saper discernere la realtà che sta dietro all’apparente meraviglia o la trappola che si nasconde dietro alla promessa.
Vediamo assieme, questa volta, miei cari, cos’è necessario possedere per attraversare (non solo indenni ma addirittura rafforzati) il territorio fatato, e cerchiamo degli strumenti per far sì che il nostro percorso diventi non un’improbabile appagante passeggiata nell’ignoto, bensì una fonte di comprensione.
E ancora: di tutte le meraviglie che il giardino promette di mostrare, quali sono possibili e quali non lo sono, e, soprattutto, perché non lo sono?

Voi sapete, grazie all’insegnamento delle Guide, che tutto è interconnesso, che non esiste mondo spirituale e mondo materiale, ma che si ha, invece, un Cosmo in cui due realtà apparentemente diverse (quella fisica e quella ultra fisica) coesistono, si compenetrano e interagiscono tra di loro.
Se, nel vostro mondo fisico, voi spingete una grossa palla d’acciaio su per un piano inclinato, l’energia che impiegate per compiere quest’azione farà muovere la palla fino a quando avrete forza sufficiente,  è vero, figli?
Ma quando sarete così stanchi da non farcela più, che cosa succederà? Nel migliore dei casi troverete una posizione d’equilibrio nella quale la palla sarà ferma e voi sarete fermi assieme ad essa, e, nel peggiore dei casi, la vostra forza non sarà sufficiente a mantenere l’equilibrio e la palla d’acciaio vi respingerà indietro oppure, addirittura, vi rotolerà addosso.
Ora, non dovete credere che parlando di materia spirituale le cose vadano molto diversamente: in fondo le leggi che governano l’energia sui vari piani di esistenza si estrinsecano con le stesse modalità anche se, magari, certi effetti sono diversi come risultato, specialmente osservandoli dal punto di vista di chi è immerso nella materia fisica.
Senza dubbio vi è un collegamento vibratorio tra le energie esistenti sul piano fisico e quelle, più sottili, esistenti sugli altri piani di esistenza; […] quelli che vengono definiti fenomeni paranormali (siano essi telepatia, fenomeni fisici, interventi spiritici e via dicendo) sono riconducibili a fattori energetici, per i quali valgono delle regole simili a quelle che valgono per i fenomeni energetici sul piano fisico: per ottenere una situazione è necessario impiegare, consumare energia e, più si agisce a livello di materia sottile, più l’energia occorrente cresce in quantità e in qualità, cosicché le vibrazioni energetiche usate dovranno essere più forti e più vicine a quelle della materia astrale e mentale coinvolte nel fenomeno.
Questo comporta, per chi tenta questo tipo di approccio, un dispendio energetico non soltanto elevato dal punto di vista fisico ma, anche e soprattutto, dal punto di vista astrale e mentale. Non è, insomma, una cosa che si possa fare facilmente, a cuor leggero e senza correre il rischio di squilibrare le proprie energie.

Eppure, osservando la massa di pretesi maghi, occultisti, medium e via dicendo, noto che tutti costoro riescono (a loro dire) a fare le cose più improbabili ad ogni schioccare di dita, senza alcun problema.
Io vi garantisco, figli miei, che non è così: il vero mago (supponendo che ne esistano ancora) sa che per ottenere un qualsiasi risultato deve prima prepararsi energeticamente a livello interiore, ed è consapevole che, dopo aver compiuto la sua azione, sarà probabilmente stremato e avrà bisogno di un periodo di tempo più o meno lungo per poter ristabilire il proprio equilibrio energetico.
Non credete, dunque, o figli, a coloro che vi promettono meraviglie con facilità né, tanto meno, prestate ascolto a chi vi propone di intervenire su altre persone per ottenere scopi particolari: chiunque avesse veramente la possibilità di farlo consapevolmente certamente potrebbe farlo solo poche volte nel giro della sua vita, e il prezzo che ne pagherebbe sarebbe ben più alto di quello che qualsiasi credulone potrebbe pagargli in denaro sonante.
E poi, mi chiedo io, se costoro hanno davvero queste capacità e non sono solo fantasmi del nostro giardino incantato, perché si complicano tanto la vita chiedendo soldi agli altri quando potrebbero trovare o creare per sé tutte le ricchezze di questo mondo?

Vi è poi, in un angolo del nostro giardino, l’immagine di colui che vi promette di mettersi in contatto con i vostri cari scomparsi, giocando sulla vostra speranza che ciò accada, sul vostro desiderio che ciò avvenga. Ma a costui, tutti voi, figli nostri che conoscete l’insegnamento, senza dubbio non darete molto credito perché sapete che ben difficilmente la persona che abbandona il piano fisico è subito consapevole di ciò che egli è sul piano di esistenza in cui è passato dopo la sua morte.
Prima di acquisirne la consapevolezza (e supponendo che possieda la quantità di evoluzione giusta perché ciò possa avvenire) deve, comunque, riesaminare la vita che ha appena vissuto (il che non avviene in un attimo del vostro tempo fisico), deve aver superato la fase in cui sul piano astrale, dà una forma per lui tangibile e vera ai desideri cercati in vita e rimasti insoddisfatti, o alle paure subite e non risolte, e via dicendo.
Solo in seguito, quando questa fase sarà passata, se ne avrà il desiderio (e non sempre esso vi è) potrebbe cercare di mettersi in contatto con le persone rimaste sul piano fisico. Ma quante volte accade, figli e fratelli, che quando egli si trova nello stato interiore adatto per poter cercare questo contatto si rende conto di non possedere le conoscenze adatte per realizzarlo come vorrebbe, oppure che il tempo, sul piano fisico, è ormai trascorso tanto che le persone che desidererebbe contattare hanno abbandonato, a loro volta, la vita fisica!

Da tutti questi argomenti si può dedurre, miei cari, che per attraversare il giardino degli incanti è necessario prima di tutto possedere:
– una preparazione a livello di conoscenza e di informazione sul cammino a cui ci si approccia e sulle questioni più generali della via spirituale;
– la capacità di essere obiettivi e non facili prede dei propri desideri e delle proprie illusioni,
– un grande equilibrio emotivo e psichico.

Senza questi attributi il viaggio nel mistero può diventare un’allucinazione dalla quale è difficile uscire, perdendo di vista quella che è la ben più importante realtà esistenziale di se stessi.
Certo, anche da un’esperienza del genere l’individuo finirà col trarre comprensione ed evoluzione, ma vale la pena aggiungere nuove sofferenze e nuovi errori a quelli che già vi accompagnano nel vostro viaggio attraverso la vostra vita quotidiana?
Io dico di no, miei cari, e lo faccio non perché intendo preservare gelosamente l’esclusività di accesso al mondo incantato, bensì perché ho scoperto io stesso, attraversando quel giardino, che il fenomeno meraviglioso lo stavo già vivendo senza un attimo di tregua ogni volta che vedevo sorgere il sole, che sentivo spirare il vento, che annusavo il profumo di un fiore, che lavoravo, che creavo qualcosa con le mie mani, che amavo un’altra creatura.
E che tutti questi misteri erano ancora, per me, sconosciuti e incompresi, ancorché incontrati quotidianamente. Baba


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12 commenti su “Preparazione, obbiettività, equilibrio nella via spirituale (VS2)”

  1. Le parole di conclusione di Babà hanno un significato pregnante, davvero il quotidiano è ricolmo di fenomeni meravigliosi e magici che in realtà vengono troppo spesso non visti nella loro sacralità perché ci arroghiamo il diritto di considerarli ordinari e scontati.

  2. Concordo con Sandra. Non credo di essermi mai sentito attratto da quello che Baba descrive come il giardino degli incanti, ma penso comunque che si cada spesso in altro genere di abbagli e illusioni.
    Meglio mantenere i piedi per terra e ben ancorati a quello che offre la realtà quotidiana.
    Grazie

  3. E’ bellissimo quanto detto, importante e profondo. Ma mi chiedo una cosa: quindi non esistono persone con dei doni medianici che esplicano la cosiddetta medianità affettiva?
    Io personalmente ho conosciuto una splendida Signora che ha fatto l’insegnante per più di trent’anni e che dopo la perdita del figlio ha “scoperto queste doti in lei” che in realtà le erano sempre appartenute ma che la perdita del figlio ha solo fatto innescare in lei. E non parlo di una persona x ma di una scrittrice affermata con prove e controprove di identità, conosciuta a livello nazionale, seguita da medici, psichiatri, teologi e quant’altro si possa cercare nell’avere l’identificazione di chi si supponeva stesse parlando.
    Non mi risulta che i nostri cari “trapassati” abbiano difficoltà temporali per raggiungere chi è rimasto “in terra” per portare quel conforto e far sapere che esiste ancora e che non è andato via, ma è solo passato nella stanza accanto.
    Ho grande rispetto di questa scuola, ma a volte, come in altre scuole, ho avuto la vaga impressione che tutto ciò che è al di fuori della scuola stessa sia poco attendibile, pericoloso e ammantato di illusione.
    Ma davvero l’infinito e le sue strade non possono manifestarsi in mille e più modi per far giungere una voce d’amore che asciuga una lacrima, una volta e da il conforto per far sapere che la separazione è solo momentanea, e che anzi, la separazione non c’è affatto se non per noi con i nostri sensi limitati?
    Se ho compreso male chiedo scusa a tutti. La mia è solo la condivisione di una realtà che ho studiato a fondo e che mi ha toccato per un momento donandomi calore.
    Buon lavoro amici.

    • Guardando al corpo complessivo dell’insegnamento trasmesso, direi che il pericolo di una sua qualche esclusività non sia presente, almeno per chi, nel corso dell’approfondimento del cammino, abbia saputo mantenere attivo l’apparato del dubbio e sia munito di sufficienti strumenti culturali per i necessari raffronti e verifiche.
      Guardando ai singoli frammenti di esso, direi che si presentano diversi problemi:
      – di ampiezza di visione;
      – di profondità di visione.
      Essendo l’insieme più ampio delle parti, e non la semplice sommatoria di esse, l’impressione che se ne ricava è di un impianto coerente ed esauriente in relazione al fine perseguito: fornire strumenti per la conoscenza di sé e per l’interpretazione del reale.
      È quella coerenza d’insieme che ci permette di considerare l’insegnamento come valido e autentico: dunque non solo l’inspiro, non solo l’espiro, ma un ciclo completo di respiro.
      Il suo limite, evidente in innumerevoli passaggi – tra cui l’insieme della comunicazione di Baba sul giardino degli incanti – ci evidenzia che la coerenza non è una linea retta, ma una sinusoide, e ci ricorda:
      – che ogni comunicante ha un suo sentire relativo acquisito, e dunque ciò che comunica va letto nel contesto di quel limite intrinseco;
      – che ogni comunicazione dipende dall’ambiente vibratorio che lo riceve, ovvero che è il ricevente che limita od espande il contenuto che il trasmittente può emettere.
      La questione che Marco pone relativamente alla “medianità affettiva” richiede una attenta meditazione, e non può essere risolta semplicemente dubitando della attendibilità dello strumento e della dimensione di sentire comunicante.
      A me sembra che la questione sia: è funzionale quella scena alla elaborazione di un determinato stato interiore dell’interpellante?
      Perché dico questo? Perché senza fine produciamo scene a noi funzionali, e dunque non si capisce perché anche una interlocuzione medianica non debba rientrare in questo ambito.
      Mai la realtà interiore è autentica, oggettiva: sempre essa è generata dal sentire personale relativo per i compiti che quel sentire persegue.
      Estremizzando: il medium farlocco assolve alla stessa funzione del medium vero, entrambi portano in scena la rappresentazione a noi funzionale.
      Mi sembra che il problema, semmai, risieda nella possibile dipendenza che si crea in quella relazione..
      Faccio un esempio: nel corso della mia attività, mi è capitato di seguire famiglie che avevano perduto figli molto giovani. Nella elaborazione di quel passaggio esistenziale così duro, ad un certo punto, e dopo aver impostato le coordinate di fondo per leggere, interpretare ed elaborare l’accaduto, ho sentito che potevo proporre a quelle persone l’eventuale esperienza con un medium che le collegasse con i loro cari.
      Quella ulteriore esperienza ha permesso a quei genitori di rafforzare la fiducia interiore, ha reso più efficace il nostro lavoro comune, ha permesso una reale elaborazione del dolore contestualizzando il loro lutto in un ambito ampio e rassicurante.
      Non ha creato dipendenza: dopo due o tre incontri, a distanza di molti mesi uno dall’altro, l’esperienza è stata conclusa.
      Ora, la mia preoccupazione in quanto loro accompagnatore, non è mai stata assorbita più di tanto dalla autenticità del fenomeno al quale partecipavano: quello che a me interessava era che avessero una somma complessiva di dati per inquadrare l’evento esistenziale accadutogli.
      Avevano a disposizione:
      i dati dell’analisi esistenziale del fatto;
      i dati delle loro reazioni interiori;
      i dati del non compreso che emergevano di conseguenza;
      i dati delle loro relazioni di coppia e familiari;
      i dati, infine, risultanti da quei colloqui con le loro creature trapassate.
      Ora, ricordo ancora, che nessuno di questa moltitudine di dati è oggettivo, ma tutti sono relativi al proprio bisogno esistenziale e alla propria soggettiva capacità di aggregarli ed interpretarli.
      Naturalmente, questo discorso non ci deve esentare dalla responsabilità di discernere con scrupolo l’attendibilità degli strumenti, e dei comunicanti, ma certamente relativizza la questione.
      D’altra parte, esistono così tante testimonianze di condizionamento, di relatività di espressione, di approssimazione di contenuto nei Cerchi più conosciuti e più accreditati, da renderci consapevoli che tutto è veramente relativo e che l’insegnamento più alto spesso convive con quello più modesto..
      Siccome questo accade a noi, ed è per noi, a me sembra che ci ricordi il dovere primo del dubbio e della laicità..

  4. Le Guide non dicono certe che “non esistono persone con dei doni medianici che esplicano la cosiddetta medianità affettiva”, le loro parole sono semplicemente un suggerimento a non lasciarsi travolgere dalle proprie emozioni ma di mantenere sempre un giusto equilibrio tra emozione e razionalità.
    Purtroppo l’ambiente spiritico non è tutto rose e fiori: ci sono persone che si approfittano del dolore altrui per ottenere vantaggi personali, quasi sempre di tipo economico, e altre che, in buona fede, vengono coinvolte dall’aspettativa degli altri producendo una messaggistica affettiva/consolatoria che, molto spesso, è evidentemente una produzione inconscia.
    Fin dall’inizio dei loro interventi le Guide ci hanno detto che difficilmente avrebbero acconsentito a mettere in contatto qualcuno dei partecipanti con una sua persona cara che ha lasciato il piano fisico, sia perché fare questo non rientrava nei loro compiti e nei loro intenti, sia perché – secondo loro – farlo poteva portare a una dipendenza emotiva che potrebbe impedire alla persona incarnata di vivere la vita correttamente portando la sua attenzione sulle esperienze che gli si presentano più che sulla ricerca di un contatto, comunque labile e mai certo della sua realtà.

  5. Sono assolutamente d’accordo con quanto lei dice, il mondo spiritico non è decisamente tutto rose e fiori, tutt’altro.
    Io posso parlare solo della mia esperienza e garantisco che il frutto dei messaggi ricevuti, tutto erano, tranne che creazioni dell’inconscio, visto che la Signora in questione non mi aveva mai visto nè poteva sapere i nomi e cognomi dei miei familiari, quello che aveva caratterizzato la vita dei miei congiunti trapassati, ne poteva sapere lei, ne io al momento, cose che poi avrebbero avuto senso, mesi e anche anni dopo con una dovizia di particolari che nulla lascia al caso. Oltre a ciò si sono presentati altri “amici” passati oltre a cui io non stavo pensando, con cognomi, indirizzi, e dettagli talmente particolareggiati che io stesso poi ho dopo riscontrato andando a fare ricerche. Ricordiamo inoltre che lo stesso Roberto Setti aveva iniziato contattando il fratello Ruggero, che non era certo mancato da decenni e nei suoi libri ci sono vari episodi in cui parla di entità che si presentavano per dare prove d’identità e “consolare” chi restava nella materia.
    Se poi da qui a creare dipendenza da questa cosa, è un altro discorso,sono assolutamente d’accordo, ma non vuol dire che non ci siano canali genuini ( pochi) che hanno anche il compito di far vedere che la vita non finisce con la materia, ma che c’è un progetto più alto che alla fine collega e unisce tutto, proprio come le vostre guide insegnano. Aggiungo inoltre, cosa che si è svolta sotto i miei occhi, che a questo canale della Signora venne posta davanti la foto di una persona e quando lei tentò di “contattarla” una voce rispose: ma lui non è del nostro mondo! Effettivamente la persona nella foto era viva e chi la mise davanti alla Signora confessò che voleva metterla alla prova…beh se è una cosa inconscia, i meccanismi dell’inconscio allora sono davvero sorprendenti.
    Grazie comunque della disponibilità, siete persone straordinarie, un grande abbraccio e buon lavoro in tutto.
    Marco

  6. Ho perso mio figlio 7 anni fa. Sono passati pochi giorni dall’anniversario. Ho pensato anch’io all’indomani della sua perdita che avrei potuto rivolgermi a qualche medium per tentare di mettermi in contatto con lui. Roberto mi avrebbe indirizzato a persone serie, non mi preoccupavo degli eventuali cialtroni, ma, c’è sempre stato qualcosa che mi ha trattenuto, una sorta di pudore che fatico a descrivere. In realtà non ho mai dubitato che possa esistere un’altra dimensione. Né la possibilità di ricongiungermi alle persone che amo.
    Non ho mai indagato, perché ho intimamente intuito che non era quel fronte che dovevo approfondire. A cosa mi servirebbe avere la prova da altri che mio figlio prosegue il suo percorso in un’altra dimensione e che la Vita, non quella terrena, ha per lui un disegno utile alla sua evoluzione di cui io sono stata, nel bene e nel male, uno strumento transitorio?
    Non pensiate che questo abbia reso meno doloroso questo distacco. Tante volte mi sono osservata cercando di capire se era un mio bisogno di anestetizzami dal dolore, ma non credo sia stato così. Credo non sia giusto usare quel dolore per sentirmi vittima. Credo che lo scopo della mia indagine debba essere rivolta a come rendermi strumento utile al mio prossimo e a me. Quello per cui mi interrogo è come poter comprendere meglio il senso della mia esistenza in questa dimensione terrena. Vedo i miei grandi limiti, ma non cerco scorciatoie affidandomi ad altri con lo scopo di consolarmi.
    La Vita non mi ha spinto verso quell’esperienza, per altri è stato diverso. Ognuno secondo ciò gli è necessario. Questo forse esclude la possibilità che anche l’incontro con dei ciarlatani possa essere considerato solo come fatto negativo, ma come utile a raggiungere nuove comprensioni. D’altra parte chi può giudicare cosa sia giusto o sbagliato? Male o bene?
    Mi scuso se non sono stata chiara e se mi sono intromessa nella vostra discussione, ma il tema mi tocca da vicino e ho pensato di poter condividere la mia esperienza.
    Grazie per le vostre condivisioni.

  7. Buongiorno a tutti, nessuno secondo me si intromette, è una cerchia di amici e chiunque è il benvenuto, almeno, questa è stata la mia impressione. Io non parlo assolutamente di cialtroni, tutt’altro.
    Ho fatto una valutazione personale di alcune mie esperienze avendo affiancato la Signora Laura Paradiso per diversi anni e testimoniando che i nostri cari hanno la possibilità di comunicare con noi genuinamente e senza perdere il senso delle cose. Ovviamente qui non si parla di dipendenza, tanta gente è venuta una sola volta, ed è giusto. Ma da qui a dire che sono tutti cialtroni e che nessuno possa avere questo dono da condividere con altri come compito o missione d’amore, beh , è un po’ un azzardo. Che in giro ci siano tante persone che approfittano e fasulle, assolutamente si, ma che lo siano tutti, no. Ho avuto esperienze di persone che hanno testimoniato la loro identità poco dopo la loro “partenza ” senza per questo creare squilibri emotivi. Solo per dire non mi hai perso, sto bene, sono davvero io. Se qualcuno di noi partisse per un posto lontano e giungendo volesse solo chiamare casa e dire: sono arrivato, non soffrire per me…che male c’è? Solo che pochi in effetti hanno modo di poterlo fare. Ho visto gente ritrovare il sorriso, capire che era giusto così, questo nulla toglie al dolore che ovviamente nessuno potrà mai cancellare, questa è un’altra cosa.
    Mi scuso se mi sono dilungato, se ho messo in dubbio alcuni aspetti di questa questione, ma credo che qualunque scuola voglia un confronto e forse le cose non sempre sono come crediamo che siano. Buon viaggio a tutti.

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