Tutto è in Dio, ma Egli non è la somma del tutto (r3)

Prima o poi, in qualunque individuo, di qualunque razza, di qualunque epoca, si presenta la concezione di qualcosa che è al di là della sua portata di conoscenza, di esperienza diretta.

L’indigeno osserva le paure che la natura gli prospetta, e queste sue paure si proiettano nella speranza che esista un’entità al di sopra di tutta la natura, che in qualche modo governi la realtà e quindi gli possa essere da guida, da faro, da aiuto, da benefattrice.

L’individuo più civile, pur sommerso – come ad esempio siete voi – dalla vita di tutti i giorni, dai problemi, dai perché che quotidianamente vi assillano, in un modo o nell’altro arriva sempre ad incontrare il dolore; e, come sempre accade, nel momento stesso in cui il dolore si avvicina all’individuo, ecco che l’individuo – anche il più ateo, il meno credente, colui che più si è sempre professato non credere in Dio – manifesta in qualche modo, nelle azioni, nei pensieri o anche soltanto nei sentimenti o nei timori, la speranza che un Dio esista.

Ma, ahimè, il concetto di Dio nel corso dei secoli è sempre stato un concetto usato ed abusato dalle varie organizzazioni, che si sono fatte – spesso autonominandosi tali – portatrici della sua parola, costruendo immagini che tornavano comode a quelli che potevano essere i loro interessi terreni e facendo sempre in modo da rendere il concetto di Dio il più antropomorfo possibile, in modo tale che coloro che lo accostavano si riconoscessero in questo concetto, lo introiettassero e quindi si sentissero in qualche modo in soggezione ed in sua balia, in quanto (figli, credeteci!) è molto più facile essere messi in soggezione (ed assoggettati) da un Dio presentato con un’immagine cui la mente possa fare riferimento, piuttosto che da un Dio, verso il quale la mente non trova appigli per poter costruire dentro di sé un’immagine di qualche tipo.

Bene, nel corso di questi anni noi vi abbiamo parlato della realtà, di quella realtà che vi circonda e che – vi abbiamo detto più volte – non è proprio come voi la vedete.
Vi abbiamo parlato della materia; vi abbiamo parlato a lungo della vibrazione, di questo movimento che pervade tutta la realtà e che si propaga attraverso i vari piani di conoscenza e di esistenza, per arrivare ad agire in voi, con voi e per voi; vi abbiamo parlato di libero arbitrio, di moralità, di libertà: però sempre abbiamo sfuggito, eluso, aggirato il concetto di Dio.

Questo, perché necessariamente, figli, per affrontare un concetto così vasto e nell’ottica in cui noi vogliamo presentarvelo, era necessario fornirvi dei presupposti, sui quali poi voi poteste ragionare, sui quali voi poteste costruire quegli appigli mentali di cui parlavamo prima, in modo tale che essi non costituissero soltanto delle catene che potessero venire usate contro di voi, bensì delle stampelle, dei supporti che voi poteste usare per avanzare meglio lungo la vostra strada.

Infatti, è difficile avvicinarsi al concetto che vi presenteremo di Dio, se non ci si rende conto, se non si è compreso, se non si è certi, se non si sente interiormente che tutto ciò che vi circonda appartiene a Dio stesso; se non si è – quanto meno – ricevuto un barlume di quella realtà che dice:

“Dio non è me, ma io sono Dio; e tutti gli altri fratelli che stanno intorno a me lo sono nello stesso modo in cui lo sono io.
E se Dio non è me, però non è detto che io, assieme a tutti gli altri miei fratelli, in realtà – in qualche modo che io non riesco ad afferrare, ma che sento come una verità perché vibra al mio interno – in qualche modo, dicevo, Egli sia tutti noi”. Moti

Ci imbarchiamo in un viaggio per scoprire questo Dio tanto ricercato dall’uomo; e nel farlo dobbiamo essere consapevoli, tutti quanti, delle grandi difficoltà che incontreremo. Una di queste difficoltà è rappresentata dal linguaggio che siamo costretti ad usare per farci comprendere da voi: esso infatti ha dei limiti non indifferenti, che ci costringeranno – in alcune occasioni – ad essere anche imprecisi.

Questa è una delle difficoltà. Un’altra difficoltà risiede nel fatto che la vostra mente è strutturata in modo tale ed abituata (per condizionamento, per abitudini di pensiero), a considerare “reale” ciò che in qualche modo è percepibile e tangibile; invece dovreste essere capaci di andare oltre e considerare che la realtà non è soltanto quella che appare: anzi, quella che appare ai vostri sensi è soltanto un’illusione.

Per anni, infatti, vi abbiamo parlato della percezione soggettiva della realtà, ricordandovi che il mondo in cui vivete è soltanto un’illusione, anche se il fatto di percepire questa illusione non esclude l’esistenza di questa realtà.
E così voi, che vivete in questo mondo, nel mondo dell’illusione, siete abituati appunto a considerare reale ciò che potete vedere, toccare, odorare, e via e via e via…
Tuttavia noi vi abbiamo spiegato che tutto esiste al di là della vostra percezione soggettiva e che tutto quello che voi percepite, anche a livello di tempo, esiste contemporaneamente in quello che abbiamo definito l’eterno presente.
Cosa accade, a questo punto?

Accade che voi – che siete abituati a vivere un attimo dopo l’altro, che siete abituati a percepire il passaggio da una situazione ad un’altra – siete immersi in quel mondo, che a suo tempo avevamo definito il mondo del divenire.
Parlare di Dio, invece, significa parlare di qualcosa che “è”, che esiste: parlare dell’essere.
Questa è la terza difficoltà che incontreremo: riuscire a conciliare il vostro mondo, il mondo del divenire, col mondo di Dio, cioè il mondo dell’essere. […] Fabius

[…] Noi avevamo, in passato, dato una timida – anche la nostra era timida – definizione di Dio, dicendo che Dio è assoluto sentire, Dio è amore assoluto, Dio è l’Assoluto. Infatti, nei termini del vostro linguaggio (il linguaggio umano), “assoluto” è l’unico attributo, che possiamo dare a Dio, che renda pienamente l’idea di come Egli è; infatti, “assoluto” nel vostro linguaggio significa “essere al di fuori di ogni condizione e di ogni limite, condizionamento e via e via e via”.
Quindi, Dio è assoluto, è tutto quanto esiste; e tutto è in Lui.

Dio è in ogni cosa, ed ogni cosa appartiene a Dio.
Ogni cosa – che è separata da Dio e che fa parte del mondo della materia ecc. – è una frazione di Dio: è un frazionamento, virtuale naturalmente, che ognuno di voi può incontrare osservando gli altri.
La somma di tutti questi relativi, però, non dà Dio; se – mettiamo – Dio si frazionasse in dieci persone, tanto per intenderci, la somma di queste dieci persone, uno dice, dovrebbe dare Dio: no, in realtà non è così, perché Dio trascende la somma dei suoi relativi, è qualche cosa di più, va oltre tutto questo.
Perché Lui è assoluto, è uno, immutabile, eterno, senza principio e senza fine: Egli è Colui che E’, è sempre stato e sempre sarà.

Come si può, però, far comprendere questi concetti alla vostra mente, in modo che usciate veramente convinti di quello che è stato affermato e di quello che vi diciamo? Certo, detto così, sembrerebbe quasi che vi costringiamo – in un certo senso – ad accettare quanto vi raccontiamo per atto di fede; invece, lo scopo del nostro parlare di Dio, da questa sera in poi, è proprio quello di farvi arrivare a comprendere che per spiegare Dio, bisogna passare attraverso la logica, perché la definizione di Dio è estremamente logica, così come estremamente logica è tutta la realtà che vi circonda (per quanto voi la viviate soggettivamente, quindi frammentariamente).


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