L’esperienza personale di Dio (r2)

Infine parleremo di Dio, dell’Estremo Essere, di Colui che ci accomuna e che Tutto è. La parola “Dio”, etimologicamente, significa celeste, luminoso, ma le varie religioni di tutti i tempi hanno identificato questo termine con l’Essere Supremo che governa il mondo degli esseri umani.

Vi è stata, se vogliamo, una certa evoluzione della concezione di Dio, che si è verificata nel corso dei millenni. Dal Dio impersonale, immaginifico dell’antichità, si è passati al Dio antropomorfo, animistico dei tempi più recenti che però non regge alla logica della quale voi siete figli, in quanto un Dio con caratteristiche umane non può essere, per alcuna ragione, assoluto, onnipotente, onnipresente e con tutti gli attributi che gli vengono dati come fondamentali.

Che cos’è, dunque, questo Dio di cui noi abbiamo accennato in più occasioni dicendo che è una parte di voi, è una parte di noi, dicendo che esso è presente in tutto ciò che potete incontrare nel mondo della materia ed oltre? Viola

Il Dio che noi vogliamo proporvi è l’unica realtà oggettiva che possa esistere; è la Verità suprema, la Coscienza suprema, l’unica Realtà che esista. E questa Realtà oggettiva deve essere, necessariamente, al di là di ogni forma di divenire, in quanto la realtà oggettiva E’ e basta.
Essa è Eterno Presente, essa esiste ed è sempre esistita; non ha avuto un inizio e non avrà una fine.

Ma come, figli nostri, potremmo riuscire a farvi comprendere fino in fondo – a voi che vivete nella materia e che siete sottoposti alle leggi del tempo e dello spazio – la realtà di questo Essere, immutabile nello spazio e nel tempo?

Noi siamo convinti che con tutta la buona volontà e l’amore che accompagna le Guide nel parlarvi, riusciremo a fornirvi almeno una pallida idea di cosa sia questo Dio, questo Eterno Presente, questa Realtà oggettiva che è al di sopra di ognuno di voi ma che è, contemporaneamente, in voi.

Se Dio è veramente l’unica realtà oggettiva esistente, potete comprendere da soli quanto fosse vero quando affermavamo che Egli è dovunque, in quanto se anche voi vivete nell’illusione, una certa oggettività esiste, in contemporanea alla soggettività del vostro percepire la realtà in cui siete immersi. Moti

Ma come potremmo fare, fratelli, senza la vostra disponibilità, a farvi comprendere che questa Realtà oggettiva che chiamiamo Dio è, assieme a tutti noi, contemporaneamente?

Anche per questo, dunque, dovremo partire da molto lontano, dovremo – ancora una volta – rianalizzare quei corpi che vi compongono e farvi comprendere che anche in ogni piano di esistenza (che poi è semplicemente uno stato di coscienza diverso) esiste quel Dio, e che, quindi, è la frammentarietà del vostro percepire che vi fa distinguere sempre e comunque il percepito dal percepente, che mette in una condizione di osservatore e non di unione nei confronti di un altro vostro fratello.

Quella frammentarietà che noi, più di una volta, abbiamo cercato di significarvi essere soltanto virtuale e che deve incominciare ad essere sentita da voi come tale.
E’ per questo che vi spingiamo (e vi preghiamo di farlo veramente) ad essere interiormente il più uniti possibile, perché è soltanto con il vostro sentire, con il vostro ampliarsi del sentire, che potrete veramente arrivare a comprendere anche Dio.

Voi vivete nella soggettività, e su questo nessuno può farci nulla, ma dal vostro intimo, dalla vostra interiorità può sorgere veramente qualcosa, vuoi per comprensione, vuoi per intuizione, che vi porti veramente a capire che cosa possa essere questo Dio. Vito

Ma com’è questo Dio? Come può essere trovato, immaginato, razionalizzato, scoperto, compreso, visto, dalle menti di coloro che sono incarnati, o anche soltanto di coloro che non sono arrivati a fondersi con Lui, e, quindi, gli sono ancora in qualche parte estranei, in qualche parte appartengono ancora, alla soggettività? Scifo

Nella mia vita io ho pensato a Dio, e penso che questo capiti a tutti. Me l’immaginavo – e ve ne ho già parlato – come un grande musicista, un grande direttore d’orchestra che, con abilità estrema, impareggiabile, riusciva a muovere perfettamente tutto ciò che aveva creato, facendo sì da presentare un’armonia complessa, però indescrivibile e forse anche incomprensibile nella sua totalità, a colui che la guarda dalla sua miseria interiore. Georgei

Ancora adesso che non sono più immerso nella materia fisica ma che sto dall’altra parte della barricata ed osservo, e lavoro, e cerco di modulare le vibrazioni e l’energia perché questi semplici, piccoli incontri vadano a buon fine nel migliore dei modi, ancora adesso mi meraviglio e mi stupisco, e trovo la mia personale idea di Dio in questo continuo muoversi delle particelle elementari del piano dove risiedo, e mi stupisce come esse si combinino e provochino effetti a catena che si allargano in ampi cerchi arrivando a ripercuotersi nel vostro mondo.

Questa, e soltanto questa idea di perfezione, quest’idea di passaggio da un piano di esistenza all’altro secondo me, per la mia capacità intellettiva e comprensiva, può fornirmi il supporto mentale per comprendere – o cercare di comprendere, o avvicinarmi a comprendere – che cosa sia Dio. Andrea

Dio. Dio, Dio, Dio, Dio… come lo vedo Dio?
A parte che non lo vedo, ma se proprio lo dovessi vedere, secondo me – non vorrei essere irrispettosa come mio solito! lo vedrei tanto bene come un gran Giullare (in senso buono, s’intende)… nel senso che ha un’enorme fantasia, una enorme capacità di autoironia, una enorme capacità di saper miscelare la tragedia e la commedia… insomma, veramente un grande commediografo che sa dosare tutti gli elementi affinché lo spettatore – che poi è il vostro Sé – riesca a comprendere la trama di quello che sta succedendo. Zifed

Il mio Dio, invece, non era un Dio solo, ma erano tanti: c’erano gli dei, poi c’erano i semidei, e direi che la concezione che personalmente io avevo di Dio non era poi tanto diversa dall’idea che avevano gli uomini ai miei tempi. Purtroppo ero un pagano, e c’erano queste credenze, ma direi che forse, tutto sommato, questi duemila anni sono serviti per fare arrivare a comprendere che Dio è un essere unico. Gneus

Il mio Dio, come quello dei miei antenati, era una grande tartaruga. E come poteva essere altrimenti, quando io e tutto il mio popolo ci guardavamo attorno e nella natura che ci circondava riconoscevamo una volontà superiore che guidava l’esistenza di tutto ciò che ci circondava? Quale migliore specchio, per i miei occhi e per quelli del mio popolo, di una cascata, di una foresta, di un branco di bisonti? Hiawatha

Il momento in cui più riuscivo a scorgere Dio nel corso della mia esistenza era quando compivo le mie opere, a volte pitture, a volte miniature, e ancora adesso, osservando la mia vita e osservando il mio intervento tra di voi, il piacere e la gioia che mi dà creare per voi quei piccoli e semplici disegni che a volte vi porto, ancora adesso sento che in quelle immagini, in quei colori, nella fantasia e nella creatività, io sempre ho trovato la mia idea di Dio. René

In alcuni momenti, figli, io posso dire di sentire con assoluta certezza e di riconoscere l’esistenza di Dio attraverso quel fremito interiore che fa comprendere che anche soltanto per un attimo l’hai sentito e che anche soltanto per un attimo ti rende certo della Sua esistenza.

Questo capita nelle occasioni in cui vedo ad esempio un essere tendere la mano non per ricevere, non per chiedere, ma per dare; questo accade nel momento in cui l’Io viene messo da parte per asciugare una lacrima o per rialzare gli angoli di labbra che altrimenti sarebbero rimaste incurvate verso il basso. Questo accade nel momento in cui vedo una creatura che si dimentica di se stessa e dei propri interessi per andare incontro ad altre creature che hanno bisogno. Questo accade nel momento in cui un bimbo prende un fiore tra le mani, e alza gli occhi meravigliati, con un sorriso. Moti

Questo non è certo il Dio che la maggior parte delle religioni propone. Non è forse quantificabile. Non è forse definibile come immagine. Non è forse legato ad altro che ad impressioni, a sentire, a sensazioni, a qualcosa che, quindi, a voi appare inesprimibile, indescrivibile, irraggiungibile.

Pur tuttavia, al di là di qualsiasi immagine sacra, vera o non vera, al di là di qualsiasi grande Maestro, vero o presunto, al di là di qualsiasi dottrina religiosa, al di là di qualsiasi discorso, al di là di qualsiasi immagine individuale, l’esistenza di Dio viene sempre recepita, prima o poi, da un individuo nella sua Realtà, e a volte questa esistenza compenetra così la realtà che voi vivete in modo così soggettivo da farsi presente, da farsi sentire nei momenti meno prevedibili, più inaspettati.

C’è chi, nella storia dell’uomo, ha trovato e sentito e riconosciuto e incontrato Dio durante un rapporto amoroso con un’altra persona. C’è chi l’ha incontrato sulle ali di una canzonetta fischiettata. C’è chi l’ha trovato semplicemente vivendo una giornata di lavoro, normale, come tutte le altre. C’è chi l’ha trovato nella sofferenza, chi l’ha trovato nella gioia: ogni individuo può trovarlo in mille e mille cose che sono in Lui, ed ognuna, creature, una per una, vi parla proprio di Lui stesso. Scifo

Quel Dio, cari, che voi potete intuire, partecipare, grazie ad una comune vibrazione. Quel Dio che potete incontrare mettendovi in rapporto con Lui, in relazione con Lui e che ha, tuttavia, bisogno di essere completato da una sua spiegazione razionale.

Se emotivamente il vibrare assieme a Lui anche solo per un attimo può appagarvi, è altrettanto vero che la vostra mente ha sete di una spiegazione logica che possa comprendere anche ciò che emotivamente si è provato. E’ per questo che lo sforzo che compiremo assieme a voi punterà proprio a cercare di fornirvi una spiegazione logica ma, nel contempo, accessibile alle vostre menti, affinché quel Dio vi possa apparire nella sua completezza e nella sua logicità.

Poiché se, come sempre abbiamo affermato, la verità deve essere logica, anche Dio, inevitabilmente, deve essere altrettanto logico!

Il pudore nell’esprimere ciò che provate rappresenta spesso per ognuno di voi una sorta di limite interiore che vi inibisce in alcuni momenti nel mostrarvi agli altri quando, ai vostri occhi, non rappresentate la perfezione.
Questa forma di pudore, sotto certi punti di vista, è giusta e legittima, tuttavia sarebbe bene riuscire almeno a prendere coscienza del fatto che, in fondo in fondo, anche questa è una delle tante maschere che l’Io vi fa mettere, in quanto anche il mostrarsi agli altri nel momento in cui non si è perfetti (e tanti agognano alla perfezione, pur sapendo che essa non può esistere) sarebbe in fondo un modo per comunicare agli altri qualcosa di più di se stessi.

Perché è aprendosi agli altri, è riuscendo a far sì che gli altri ti conoscano più intimamente che si inizia a far cadere quelle barriere da far sì che quel Dio di cui parlavamo possa essere percepito, ed è dall’abbandono delle maschere, dall’abbandono delle forme più esasperate di pudore, dunque che ci si unisce e che si crea la comunione spirituale degli esseri.
Un catena di vibrazioni positive che ben difficilmente, veramente potrà essere spezzata e poiché queste energie sono positive esse non possono che produrre sempre del bene per ognuno di voi. Michel


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7 commenti su “L’esperienza personale di Dio (r2)”

  1. La parte conclusiva, sul pudore, è in questo momento di grande sprone. Le considerazioni su Dio sono di aiuto e di stimolo nella ricerca e nella comprensione. Grazie.

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  2. Di grande apertura le diverse immagini che ogni Guida dona. Tutte condivisibili perchè sentite. Mentre leggevo le parole di Moti però, una lacrima è scesa.
    Infinita gratitudine.

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  3. Dalla lettura sorge sentimento di piccolezza, di limitatezza che induce più alla contemplazione piuttosto che alla ricerca attraverso il mentale.
    Lo avverto come il canale a me piu adatto

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  4. Credo sia impossibile parlare di qualcosa o Qualcuno che non esiste. E’ chiaro per me che l’idea di Dio è innata, compenetrata in noi perchè tra tutti gli attributi di Dio c’è anche l’immanenza, pertanto questa fa sì che tutto il creato ne sia compenetrato e noi con questo. Non lo dico per logica ma per comprensione. Non potrei fare a meno di sentire Dio in me. e di sentirmi in Lui, anche se a volte, stanchezza, stress, disturbi fisici ed emotivi possono “oscurare” questo sentire. Ho potuto constatare come nei momenti in cui la sfinitezza la fa da padrona,si apre uno spazio impercettibile in cui Dio si fa sentire e ti tiene saldamente con la sua destra. Se sentiamo il Dio in noi, tutte le definizioni date dai maestri sono valide ma non esaustive. ciascuno, a seconda del grado di sentire raggiunto ne fa esperienza.

    Rispondi
  5. Un grande grazie alle guide per farci partecipi del loro sentire nel tentativo di descrivere l’indescrivibile….
    In sintonia con Vito che accenna all’intuizione come canale per percepire Dio:
    “Voi vivete nella soggettività, e su questo nessuno può farci nulla, ma dal vostro intimo, dalla vostra interiorità può sorgere veramente qualcosa, vuoi per comprensione, vuoi per intuizione, che vi porti veramente a capire che cosa possa essere questo Dio.”
    Grazie!

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