Come opera una cristallizzazione, esempio del fiume [A81]

Siamo, dunque, pervenuti, seguendo il filo logico, al concetto che un sistema chiuso all’interno del divenire del Cosmo di per non esiste, tuttavia un sistema aperto, grazie alle meccaniche messe in atto dai processi interni al Cosmo può indurre un sistema aperto in esso contenuto a diventare un sistema chiuso.

Questo ci porta a considerare che, mentre relativamente al Tutto esso è un concetto e una condizione assoluta, all’interno del Cosmo la sua esistenza può essere solo una condizione transitoria; ovvero che vi può essere il passaggio, limitato nel tempo, di un sistema dalla condizione di “aperto” (cioè attraversato da qualunque frequenza vibratoria che pervade il Cosmo) a quella di “chiuso” (ovvero impenetrabile alle vibrazioni esterne a esso e, inoltre, impossibilitato a modificare la propria somma vibratoria inviando parte delle vibrazioni che gli appartengono all’esterno di sé). La montagna ha partorito il suo topolino!

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Infatti lo scopo del mio lungo ragionare era quella di portarvi a comprendere come mai era possibile che la cristallizzazione all’interno dell’individuo incarnato fosse stata accostata al concetto di “sistema chiuso”. Certo, tutte queste considerazioni potevano essere dedotte o ricavate implicitamente da quanto detto in precedenza ma, tenendo conto del fatto che non tutti siete adusi ai ragionamenti filosofici, mi è sembrato giusto darvi una spiegazione ancorché difficile nella sua complessità che potesse giustificare e rendere valide le nostre parole.

Nel contempo, ovviamente, ho preso la palla al balzo per cercare di farvi ragionare in maniera più ampia e di farvi toccare “con mano” le enormi implicazioni che il semplice concetto del “così in alto, così in basso” porta con sé, traslando il nostro ragionamento dal microcosmo “uomo” all’intero Cosmo.
C’è, forse ancora una domanda importante a cui tentare di fornire una risposta, e la farò io prima che (e lo dico con smisurato ottimismo!) arriviate a farla voi:

“Se consideriamo la cristallizzazione un sistema chiuso, all’interno del quale le energie vibratorie restano ingabbiate e non sono modificate dall’impatto delle vibrazioni esterne al nucleo cristallizzato, com’è possibile che la sua presenza finisca con l’indurre comportamenti, per di più ripetuti e ripetitivi, dell’individuo all’interno del piano fisico, dal momento che le sue vibrazioni non interagiscono con le altre vibrazioni che lo attraversano?”

A questa domanda che, viste le premesse, sembra di difficile risposta, in realtà almeno secondo me è abbastanza facile rispondere. Lo farò con un esempio, perché immagino che, a questo punto, fareste molta fatica a seguire un’altra dose di ragionamenti strettamente razional-filosofici.

Un esempio illuminante

Pensiamo all’essere umano come a un fiume, nel quale le acque (vibrazioni) si incanalano lungo un percorso in qualche modo delimitato. Le acque scorrono più o meno velocemente a seconda dell’influenza delle piogge lungo il suo percorso fin dalla sorgente (le vibrazioni) e il loro fluire continua, governato dalle pendenze che incontra (le esperienze) fino a sfociare nel mare (la manifestazione dell’individuo incarnato nel corso della vita), con un flusso che, se le condizioni incontrate lungo il cammino sono relativamente uniformi, resta costante entro i limiti dettati dai fattori che ne costellano il percorso.

A un certo punto nel fiume le correnti creano degli accumuli di rocce che intralciano il fluire della corrente (le cristallizzazioni). Queste rocce non agiscono direttamente sul fluire delle acque per qualche loro particolare azione, ma il semplice fatto di esistere all’interno del fiume influenzano lo scorrere delle sue acque, modificandolo a seconda dello loro ampiezza e determinandone caratteristiche inconsuete nel momento in cui arriva a sfociare nel mare.

Lo stesso avviene per la cristallizzazione: è pur vero che, essendo un vortice vibratorio che ruota su se stesso, il suo movimento interno non si trasmette all’esterno di sé, tuttavia basta la sua sola presenza a creare delle conseguenze all’interno dell’individuo: ostacola le vibrazioni akasiche impedendo il loro tranquillo fluire e deflette le vibrazioni dei corpi inferiori, spingendole a interferire con le vibrazioni dei corpi transitori che portano all’esterno dell’individuo la sua manifestazione sul piano fisico.

La loro azione di disturbo, però, non è generalizzata a tutte le vibrazioni che attraversano i corpi inferiori, ma solamente a quelle che, costantemente, attraversano il settore in cui la cristallizzazione è localizzata, col risultato di alterare sempre le stesse porzioni di vibrazioni dei corpi inferiori e, quindi, di portare a un loro manifestarsi nel corso della vita tramite azioni e reazioni tendenzialmente simili e, di conseguenza, ripetitive. Scifo

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3 commenti su “Come opera una cristallizzazione, esempio del fiume [A81]”

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