Dinamiche del sentire e dei processi del corpo akasico [IF42-2]

È il concetto di “famiglia” che voi di questa razza state cercando di modificare, con tutte le difficoltà che chiaramente potete incontrare. Il discorso del futuro sarà quello della famiglia allargata, ma allargata tanto da comprendere l’intera società.

D – A livello però pratico di gestione della famiglia come sarà? Cioè questo allargamento riguarda quindi anche responsabilità nei confronti di tutte le persone, di tutti gli individui?

Ma non può essere che così. Dal momento che il sentire si è evoluto e l’individuo si rende conto di essere responsabile, non sarà più responsabile soltanto di chi gli sta vicino ma si sentirà responsabile anche per gli altri.

D – Saremo uno per tutti e tutti per uno.

Ma certamente! Il concetto, poi, potrebbe benissimo essere questo.

D – Scusa Scifo, allora i primi archetipi sono nati in quel modo e, dopo, il legame che unisce questi archetipi attraverso le varie razze è appunto una continua modifica, un continuo cambiamento, ampliamento?

Direi un aggiornamento, perché – come ho detto prima e non lo avete notato abbastanza bene perché porta delle conseguenze – questo aggiornamento segue l’andamento del sentire della razza. Però non riuscite a vedere le conseguenze di questo!

[…] Molto più semplicemente, se faceste attenzione al discorso che abbiamo fatto, vi rendereste conto che è implicito in quanto io ho affermato che la seconda razza parte necessariamente da un sentire più ampio rispetto alla prima razza. Questo significa che la seconda razza in realtà si può considerare con un’evoluzione maggiore di quella che ha la prima razza; la terza con un’evoluzione maggiore di quella che ha la seconda razza, e via e via e via, e questo vi sbalestra completamente!

Però, se abbiamo detto – come ho detto prima – che nel corso del cammino evolutivo di una razza gli archetipi di questa razza seguono l’andamento del suo sentire, è evidentissimo che alla fine del cammino di questa razza il suo sentire avrà una certa evoluzione non indifferente, quindi questo archetipo sarà di un certo tipo. Questo significa che se la seconda razza fa suo in qualche modo questo archetipo, vuol dire che, quanto meno, ha saltato parte dell’evoluzione della prima razza, altrimenti non potrebbe logicamente, per sentire, farla sua.

D – Riferendoci al sentire: il sentire quattro contiene il sentire 1, 2, 3 …

Sì, certo; quindi il discorso significa che il sentire finale della prima razza sarà inferiore al sentire finale della seconda razza, della terza, della quarta, della quinta…

D – Sarà “dentro”, il successivo sentire.

“Ma allora – e questa è la domanda che vi pongo io – la prima razza ci arriva al superuomo o no?”.

D – Sì, ma ci arriva un’ottava sopra. E’ come la tastiera di un pianoforte: le note son sempre quelle, però un’ottava sopra.
D – Non ci arriva, come prima razza; non sembrerebbe.
D – E allora cosa fa? Si perde per la strada?

Pensateci durante l’estate, creature.

D – Questo spiega anche la differenza numerica che F. prima notava tra la prima razza e le razze successive?

Mah, anche se non è così consistente, diciamo che in parte può essere vero; ma di questo parleremo.
Ho sentito che avete fatto un po’ di confusione col discorso dell’akasico, a un certo punto, e questo che voglio dire si riallaccia a quanto ho detto la volta scorsa sull’Eterno Presente.

Voi vi chiedevate, a ragione: “Quando l’individuo che ha lasciato il corpo fisico e, ad esempio, si trova ormai consapevole sul piano mentale, e si trova a poter studiare tutto ciò che gli interessa, che cosa succede a questi elementi che acquisisce?”. Era questa, più o meno, la domanda; non riuscivate a capire queste acquisizioni di conoscenza fatte dal corpo mentale dell’individuo che fine avessero, che scopo avessero, come potessero venire gestite in qualche modo.

Ora voi, nel fare questo discorso, avete come sempre dimenticato una parte importante: il corpo akasico abbiamo sempre detto che è collegato al corpo astrale, corpo mentale e corpo fisico dell’individuo che si incarna, ed è collegato a queste tre componenti dell’individuo fino a quando l’individuo non finisce di compiere la sua evoluzione all’interno dei piani inferiori, o meglio per tutto il suo ciclo incarnativo.

Questo include fino a quando l’individuo non abbandona il piano fisico, il piano astrale e il piano mentale. D’accordo? Quello che invece non vi è venuto in mente è che il corpo akasico è “sempre” collegato non soltanto con quell’individuo ma con tutti gli individui che è stato; o meglio ancora, mi spiego in modo più chiaro.

Abbiamo sempre detto che nel corpo akasico si trascrivono le esperienze e non le vite, abbiamo detto che se voleste andare a vedere cosa ha fatto il 3 di maggio di un certo anno l’individuo non potreste risalirci nel suo corpo akasico, però ci sono altri modi per risalirci perché il corpo akasico è collegato sempre, in permanenza, per sempre direi, con tutti i fotogrammi che l’individuo ha vissuto sul piano fisico, sul piano astrale e sul piano mentale perché, in realtà, tutto quanto fa parte dell’Eterno Presente e l’akasico – ricordatevelo bene – è in contatto con l’Eterno Presente. Quindi il corpo akasico dell’individuo è sempre in contatto con tutto ciò che riguarda l’individuo nei suoi piani di esistenza.

Certamente, le risultanze di piano fisico, astrale e mentale che gli hanno dato comprensione andranno a iscriversi in lui come esperienza; quando si troverà sul piano astrale i suoi desideri di quel momento non potranno andarsi a iscrivere come esperienza perché gli mancherà l’altra componente necessaria, quella dell’esperienza fisica.

Certamente quando si troverà sul piano mentale, quell’attività non potrà andare a iscriversi in lui come esperienza perché gli mancherà l’esperienza fisica e astrale assieme; però, per il fatto che il corpo akasico continua comunque a essere collegato a quei fotogrammi del mentale – anche avendo abbandonato gli altri piani d’esistenza – quei dati sono sempre lì, pronti, a disposizione del corpo akasico che li potrà completare, usare, aggiungere alle risultanze di un’altra esperienza incarnativa allorché arriveranno le somme di altre esperienze fisiche, astrali e mentali.

D – Oppure andare a verificarle, poi, anche.

Oppure a tenerle come verifica; anzi, potrebbero essere quelle le spinte che lo inducono a indagare – poiché gli danno la sensazione di non aver completato qualche cosa; non sempre nella vita successiva (come avete detto voi) ma in una delle vite successive – a dirigersi in quella direzione per sperimentare con tutte le sue componenti, quindi nel pieno delle sue possibilità, quel tipo di comprensione di cui aveva soltanto gli accenni mentali per il suo studio fatto all’interno del piano mentale.

D – Quindi è una conoscenza che rimane in sospensione, pronta per essere usata?

Pronta per essere usata, ma non viene iscritta da nessuna parte; è proprio lì perché è sempre e comunque collegata a quel corpo akasico.

D – Quindi, scusa, è possibile che in questa vita un individuo riconosca in certi momenti anche un certo moto dell’anima, un modo dell’essere di una vita passata?

Certamente, è possibile ma – anche se possibile – non è sempre così facilmente individuabile o riconoscibile o tale da esserne certi, perché ricordate che molto spesso ci sono poi tutti i castelli di illusione che l’individuo si crea su questa cosa. Per esempio, potrei dire al nostro amico G. che la vita scorsa era stato una bellissima fanciulla (come in realtà è stata) che ha fatto una vita praticamente monastica, e questo non gli servirebbe a niente saperlo.

Lui potrebbe fantasticare su questo discorso e cercare di vedere intorno a sé, nelle persone che gli sono accanto – sulle quali proietta qualche cosa magari – delle sorelle di monastero, ad esempio; però queste sarebbero delle proiezioni sue, non è detto che siano davvero il recupero di un sentire comune, di un affiatamento comune di una vita precedente; non soltanto, ma molto spesso queste idee portano a condurre degli errori molto pericolosi perché inducono in sogni che, alla fin fine, fanno allontanare da quella che è la realtà.

Ecco perché siamo così restii a dire a ognuno di voi ciò che siete stati in passato e lo diciamo soltanto nei casi in cui siamo sicuri che questo non possa provocare danni.
Pensate se dicessimo a ognuno di voi quante persone ha ammazzato nella sua vita: se foste veramente sensibili, come condurreste la vita che conducete adesso?!

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D – A volte, secondo me, può anche essere utile proprio per ricondurre alla storia attuale, cioè dare un significato alla vita attuale, un filo logico.

Non è necessario, perché ciò che vivete nella vita attuale ha già tutti i germi per comprendere ciò che dovete comprendere. Che poi sia lo stesso problema che si è presentato nella vita precedente, quello può anche essere vero, ma si è presentato nella vita precedente e si ripresenta anche in questa, quindi basta osservarlo mentre si presenta in questa; non è necessario andare a cercare l’Io della vita precedente che, tra l’altro, con voi poteva avere delle distanze a volte chilometriche magari!

[…] Tu pensa che tutto ciò che muove l’individuo dall’akasico verso le incarnazioni sono le necessità di esperienza e quindi le non-comprensioni che l’individuo possiede.
Quella è la molla che fa muovere l’individuo. Questo significa che, avendo abbandonato il piano fisico e attraversando gli altri piani astrale e mentale, ciò che lo spingerà saranno sempre e comunque i suoi bisogni e le sue non-comprensioni; quindi, certamente, saranno essi stessi i limiti entro i quali egli si potrà muovere.

D – Benissimo, forse non avevano compreso questa strada abbastanza obbligata che noi siamo costretti a seguire nel nostro percorso di esperienze.

Sì, anche se “obbligata” dà molto l’idea di una catena, ma rendetevi conto che è sì una catena, ma una catena posta da voi stessi.

D – Infatti; che abbiamo scelto noi.

Certamente … beh, scelto magari proprio voi no, ma diciamo che è una catena che deriva dai vostri stessi limiti, è una conseguenza di come voi siete; non è che vi siate scelti la catena: “Oh, che bellezza!”. No, certamente avete bisogno di percorrere un certo cammino, quindi avete bisogno di raggiungere certe comprensioni, e queste comprensioni per voi sono dei limiti, e questi limiti sono i binari sui quali vi muoverete perché dovrete abbattere quei limiti per arrivare a comprendere ciò che non avete compreso.

D – Ancora una precisazione: quindi sul piano astrale e sul piano mentale noi possiamo attingere a quella che è la “biblioteca” dell’astrale e del mentale solo in funzione dei nostri limiti e quindi del ritorno all’akasico di un certo tipo di acquisizioni?

Sì, diciamo solo in funzione dei vostri bisogni di comprensione.

D – Ma non t’importa neanche di andare fuori del seminato!

Sì, diciamo che non ti viene neanche in mente.

D – Non ci serve in quel momento.

È come se tu avessi davanti una luce rossa, una luce verde, una luce gialla, una luce blu, però soltanto quella gialla t’interessasse; e quindi cosa sono le altre luci non ti attira neanche andare a vedere da vicino la loro vera natura. Ti dirigeresti, comunque sia, verso la luce gialla.

Bene, creature, penso che per questo ciclo cose ne abbiamo dette; ci sono ancora tantissime cose da dire, il prossimo ciclo sarà – se non più faticoso – faticoso per lo meno quanto questo. Vi auguro di metterci tanta buona volontà e di aver tanta pazienza con noi che annaspiamo nel tentativo di farvi comprendere le cose, ma mettetevi per un attimo nei nostri panni: non è molto facile riuscire a farvi comprendere concetti che sono così lontani dal vostro modo di sentire e dalla vostra immaginazione, dai simboli mentali che voi potete usare, e abbiate per questo un po’ di compassione per noi, povere creature, che veniamo presuntuosamente a cercare d’insegnarvi qualcosa. Scifo


4 commenti su “Dinamiche del sentire e dei processi del corpo akasico [IF42-2]”

  1. Forte il senso di questa affermazione: “…ciò che vivete nella vita attuale ha già tutti i germi per comprendere ciò che dovete comprendere”.
    Condivido dunque il commento di Anna.

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