Il rapporto tra sentire e malattie

D – Senti, io mi occupo di medicina e volevo chiederti se sarà possibile curare con la mente.

Ma è già possibile, quanto a questo, eh! Voi vi curate tutti i giorni con la mente, poi, alla fin fine. Quello che accade è che voi non ne siete consapevoli.
Tu pensa a tutti quei piccoli esserini, virus e cose varie che sono nell’aria; se voi pensaste quanti milioni di questi esseri “nocivi” esistono, vi dovreste meravigliare in continuazione di essere vivi, un giorno dopo l’altro.

Questo dà la misura di quante possibilità ognuno di voi abbia di morire da un momento all’altro perché è continuamente sottoposto a questo bombardamento d’influenze batteriche che possono essere pericolose e addirittura mortali.
Ora, certamente vi sono all’interno del corpo fisico, proprio per la sua struttura, determinate contromisure proprio a livello fisiologico, nel fisico dell’individuo, tuttavia vi è anche poi l’influenza di quello che la mente fa alla totalità del corpo.

Il corpo non è mai una cosa separata di un elemento dall’altro, ma è tutto gestito da questo grandioso strumento che è il vostro cervello, che poi non è altro che il terminale a cui il vostro corpo mentale manda sul piano fisico ciò che pensa, ciò che decide, ciò che fa e via dicendo.

Ora, se – come accadrà in futuro, perché accadrà senza dubbio col passare del tempo e con il migliorare dell’evoluzione di una parte della razza incarnata adesso – i vostri corpi mentali, quando vi incarnerete, diventeranno composti da materia sempre migliore, sempre più rarefatta del piano mentale, ecco che vi sarà sempre più la possibilità di entrare in contatto direttamente con il proprio corpo e quindi d’indurlo a reagire in determinate zone, in determinate situazioni – consapevolmente, però questa volta – in modo tale da eliminare determinati problemi fisici e psicologici.

Certamente non sarà sempre e comunque, perché poi vi sono gli influssi karmici per cui, su questi, chiaramente, neanche la mente potrà avere un’influenza vera e propria; però molte malattie sarà possibile che vengano eliminate, o quanto meno attenuate attraverso a una predisposizione mentale e, d’altra parte – come dicevamo prima – avere un’igiene mentale predispone già a fare una prevenzione nei confronti delle malattie e degli psicosomatismi, e questo è già un modo per arrivare a prevenire e a curare le malattie usando quello strumento meraviglioso che voi possedete e che usate così spesso male, per creare malattie invece che per eliminarle.

D – Scusami, il rapporto quindi tra sentire e malattia, o disturbo, perché tu hai parlato di mente: la mente fa ancora parte dei piani inferiori…; il punto di raccordo tra i piani inferiori e il passaggio attraverso la mente di queste sollecitazioni a guarire è il sentire?

Sì, senza dubbio; sempre per quello che un individuo vive sul piano fisico il punto di riferimento è il sentire; o, meglio ancora, è sempre la comprensione o la non-comprensione del sentire.
E’ chiaro che se vi è una comprensione del sentire determinate cose verranno evitate proprio per questa comprensione, perché non avranno alcuna utilità per questa comprensione; mentre invece determinate situazioni o malattie non potranno essere evitate perché saranno proprio quelle che forniranno gli stimoli di esperienza per cui il sentire potrà comprendere ciò che non aveva ancora compreso. Quindi il punto di riferimento è quello lì.

D – Quindi bisogna andare oltre quel dato meramente fisico in cui noi poniamo la mente, il cervello.

Diciamo che non è indispensabile andarci coscientemente sul piano fisico, però può essere utile farlo, senza dubbio.

D – Per aiutare una persona con problemi mentali qual è la strada migliore?

Questa è una risposta difficile da dare perché bisognerebbe esaminare le persone caso per caso. Come dicevo prima, ognuno di voi ha un’evoluzione diversa, ognuno di voi ha bisogni diversi e quindi per poter dire qualche cosa su un argomento del genere bisognerebbe esaminare la persona coi suoi bisogni e la sua evoluzione.

Certamente il modo migliore, come punto di partenza, è quello di arrivare a un’accettazione dell’altro, cosa che è già molto difficile per ognuno di voi perché quando vedete una persona con dei problemi mentali la cosa migliore che accade è che evitate di andarle incontro o cambiate strada; la cosa peggiore che accade è che vi mettete a ridere, ad esempio.

D – Ma quando si tratta di una persona di famiglia, che coinvolge poi anche altre persone?

Quando si tratta di una persona di famiglia, indubbiamente, proprio per il rapporto stretto che vi è tra le persone, il punto di partenza migliore è considerare che, se questo accade, accade perché la situazione di quella persona – oltre chiaramente a insegnare qualche cosa a quella persona – serve principalmente per insegnare qualcosa a ognuno di voi.

Intanto serve a mostrare a voi stessi come siete veramente poiché la situazione può essere difficile e quindi, dalle vostre reazioni, potete capire molto di voi stessi; serve a insegnarvi l’esercizio di quella dote che dimenticate così spesso che è la pazienza, ad esempio.
Quante volte vi spazientite quando non è il caso di farlo con le persone “normali” e ancora di più con le persone che magari non si rendono conto di mettere alla prova la vostra pazienza.

Insomma, considerate già in partenza che quello è un modo per mettervi di fronte al vostro egoismo e da cui potrete trarre tantissimo. Vi è poi il problema più difficile – che è quello morale, “etico” – di poter veramente fare qualcosa per l’altra persona, bene, in quei casi tutto quello che in realtà si può veramente fare è cercare di far sentire all’altra persona che, comunque sia, è amata.

Quella è senz’altro, se non praticamente l’unica, la principale cosa che l’individuo possa fare. E poi, su quel rapporto, su quella sensazione che molte volte può aiutare anche a diminuire certe reazioni, forse con la pazienza e con l’aiuto un po’ di tutti si può riuscire a ottenere qualche miglioramento. Senza dubbio non sono situazioni facili da attraversare. Georgei


6 commenti su “Il rapporto tra sentire e malattie”

  1. Le cosiddette “situazioni difficili” sono un’inesauribile fonte per l’analisi della vera intenzione che ci muove.
    Emergono resistenze e nascondimenti dell’io che altrimenti rimarrebbero velati.
    Grazie.

    Rispondi
  2. Quel che accade non è un caso. Vivere la sofferenza di una persona cara, di certo parla anche a me. Dei miei limiti e della necessità di vivere l’esperienza che solo poi, con non poco tasso di dolore, può essere compresa.

    Rispondi

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