Sfumature di sentire: qualità e quantità del sentire e libero arbitrio [IF33focus]

Nel corso della mia vita sono stato ricco e sono stato povero.
Ho aiutato gli altri e non ho rivolto loro neppure uno sguardo.
Ho cantato lodi a Dio e nel mio essere blasfemo l’ho anche bestemmiato.

Ho riso e deriso la sofferenza altrui, ma ho anche sofferto con loro.
Ho intrapreso il cammino della conoscenza, ma ho perseguito anche la via dell’ignoranza.
Ho amato ricercando la gratificazione personale ma l’ho anche fatto senza aspettarmi nulla in cambio…

Tutto questo io ho fatto, e quando mi rendevo conto di sbagliare mi soffermavo ad osservare i perché del mio agire; e quando riuscivo bene nelle mie azioni aggiungevo un po’ di fiducia al mio essere insicuro, al mio essere incerto, convinto che questa fosse la strada giusta per arrivare ad abbracciare la pace e la serenità. 

Ma adesso, adesso che tutte quelle esperienze sono parte della mia coscienza, dalla quale attingo la forza e ricevo gli stimoli per andare avanti, mi sembra che pace e serenità si allontanino da me diventando mete irraggiungibili, e sento crescere in me disagio e disarmonia, quasi come se tutti i miei sforzi a nulla fossero serviti, eppure…

Eppure so che sto sbagliando, eppure so che qualcosa che potrebbe fare luce in questa mia nuova confusione mi sfugge alla comprensione e se mi chiedo: “Perché tutto questo?” da solo non so darmi una risposta. Federico

L’individuo di media evoluzione (come potreste essere attualmente voi) si incarna allo scopo non soltanto di progredire lungo il cammino evolutivo, ma anche per sperimentare e verificare se quanto appreso dalla sua coscienza è ben saldo oppure abbisogna di modifiche o di aggiunte.

Con questo si vuole dire che quando si arriva a un certo livello evolutivo le esperienze che si parano davanti possono apparire più difficili, in quanto l’individuo si trova a dover sperimentare quelle che, un tempo, avevamo chiamato “sfumature”. Si disse infatti, all’epoca, che un conto era arrivare a comprendere che non bisogna uccidere una persona a noi affettivamente legata e un conto, invece, era comprendere che non bisogna uccidere nessuna persona, financo un presunto nemico. 

Voi capite che c’è una sostanziale differenza fra le due cose. Cosa significa questo?
Significa che per modificare, per ampliare questo sentire, per allargarlo, comprendendo queste sfumature, deve entrare in gioco un qualcosa che fino a quel momento era latente.
Infatti, quando si giunge a questo punto, entra in gioco quello che è stato chiamato il “libero arbitrio”, il quale si porta come conseguenza logica il discorso delle varianti di sentire.

Non parleremo questa sera di “varianti di sentire”, anche perché è un discorso molto complesso e non avete ancora le basi per arrivare a comprenderlo, ma cercheremo invece di dare una definizione di che cosa intendiamo noi per “libero arbitrio”, una definizione tale che ci permetta di poter poi proseguire il discorso senza magari doverci ritornare sopra (anche perché, se non sbaglio, sarà l’ennesima volta che ci si ritorna sopra).

Bisogna però tenere in considerazione una cosa: quando si tratta del problema della libertà bisogna ricordare che il problema viene trattato nei suoi termini teorici e non pratici, perché voi sapete che praticamente è un discorso molto diverso e molto complesso, anche perché la tendenza al miglioramento, la tendenza al progresso spirituale è una caratteristica insita nell’individuo e quindi, qualsiasi individuo, che lo voglia o meno, progredirà.

Il libero arbitrio va considerato soprattutto per riuscire a comprendere quelli che sono i problemi, le ansie, le angosce del momento individuale in cui la scelta viene compiuta che, per chi la compie, è reale ed è vissuta nel “qui e ora” di quell’individuo in quel momento evolutivo.

Lo scopo delle incarnazioni umane è dunque quello di progredire, di andare avanti e di entrare sempre più in armonia con l’amore che governa l’intero universo e, per far questo, è necessario attraversare determinate esperienze, e per far questo è necessario che l’individuo a un certo punto eserciti la propria capacità di scegliere, di compiere, quindi, delle scelte.

Ecco che così, allora, arrivati… ma sì, diciamolo pure … al vostro livello evolutivo, la vostra esistenza non sarà più predestinata passo dopo passo, ma vi saranno dei punti che chiamiamo (come già qualcuno li aveva definiti in altri tempi e in altri luoghi) degli “spazi vuoti”, e questi spazi vuoti rappresenteranno la vostra libertà di scelta. 

Tuttavia non è che questi spazi vuoti vi faranno progredire sul cammino evolutivo, ma il progresso sarà soltanto un progresso di qualità; migliorerete cioè “la qualità” del vostro livello evolutivo (o, se preferite, lo chiamiamo “sentire”) anche perché, per compiere una scelta, è necessario che i tre corpi dell’individuo (il corpo fisico, il corpo astrale e il corpo mentale) siano in perfetta armonia tra loro, e sarà proprio grazie a questo coinvolgimento totale dell’individuo che riuscirà ad allargare, ad ampliare qualitativamente – ripeto – il proprio sentire. Quindi il libero arbitrio non è altro che una capacità che ci viene offerta di migliorare qualitativamente il nostro sentire.

Per quanto riguarda invece la quantità, il discorso può essere molto diverso; diciamo che la quantità di sentire (scusate la terminologia imprecisa, ma non troviamo altro per poterci capire) la quantità dicevo potrebbe essere rappresentata dal numero di scelte che l’individuo si troverà di fronte. E’ come dire facendo un esempio molto semplicistico ma, ritengo, efficace – che se io avessi un “sentire 3″ avrei davanti a me le possibilità di scelta, che rappresentano il sentire 1, il sentire 2 o il sentire 3; oppure, se possedessi un sentire 8, avrei davanti a me 8 possibilità di scelta, che andrebbero ovviamente dal sentire 1 al sentire 8. Quindi il libero arbitrio ha la funzione di migliorare qualitativamente il nostro sentire e non è necessariamente e strettamente legato alla quantità di questo sentire. E con questo, credo di avervi confuso di più e … pace a voi! Vito

La libertà può essere però anche intesa come assenza di limitazioni. Infatti l’individuo, l’uomo, nel corso del suo cammino evolutivo avrà all’inizio delle grosse limitazioni e le perderà via via che riuscirà ad andare avanti lungo la strada della sua evoluzione.

Le limitazioni possono essere sia di origine esterna che di origine interna: quelle di origine esterna sono ovviamente legate strettamente al karma, e quindi alla legge di causa-effetto; quelle interne, invece, pur essendo anche queste legate in taluni casi al concetto di karma, possono esistere proprio grazie a una disarmonia tra i tre corpi inferiori dell’individuo e questo, anche se apparentemente può non sembrare così, è un punto molto importante da comprendere perché è necessario che ci sia uniformità nell’azione, nel desiderio e nel pensiero.

Per farvi comprendere, però, quanto siano necessari questi impedimenti, queste limitazioni, immaginate che cosa potrebbe accadere, ad esempio, a un individuo inevoluto il quale potesse avere un’ampia libertà di scelta: certamente le sue azioni sarebbero profondamente egoistiche, tenderebbe a ricercare la gratificazione, il bene personale, ed egli resterebbe in questo modo talmente invischiato nelle leggi di causa-effetto che i famosi 50.000 anni a sua disposizione per progredire spiritualmente sarebbero ben poca cosa.

Ecco quindi che la limitazione e, di conseguenza, l’impossibilità, quasi, a compiere delle scelte, lo tutelano dal restare impastoiato dalle sue scelte e gli forniscono la possibilità di poter sperimentare gradualmente la sua crescita spirituale e la sua tendenza al bene.

L’individuo medio-evoluto, invece, avendo già in sé i sintomi di questa disposizione, di questa tensione verso l’amore che governa il creato, avrà maggiori possibilità di compiere scelte individuali, anche se ancora vi saranno per lui delle limitazioni.

L’individuo evoluto, invece, non avrà più limitazioni, sarà libero di scegliere, avrà la più completa e totale libertà perché le sue scelte saranno in perfetta armonia con l’amore che governa il creato e che tende al bene di questo. La luce sia con tutti voi, carissimi. Fabius

Mi ha colpito molto questa cosa qua, del fatto che ci deve essere una perfetta armonia tra corpo fisico, astrale e mentale, e quindi ci deve essere un’uniformità di finalismo; e quindi mi è venuta in mente una cosa buffa, però mi sembra che possa rendere l’idea: ad esempio, il corpo fisico vuole mangiare che so, le lasagne al forno, e il corpo astrale desidera i ravioli, e il corpo mentale sogna i pizzoccheri, allora significa che non ci sarà libertà e che sarà costretto a mangiare – che so – la pasta all’amatriciana!

Se invece tutti i tre corpi sono uniformati e tendessero tutti allo stesso fine, vuol dire che l’individuo potrà avere la possibilità di scegliere fra i quattro piatti che abbiamo detto prima! No? Non vi sembra che possa essere cosi? E’ un po’ sciocco come esempio, non lo metto in dubbio, però pensateci un po’. Gneus


1 commento su “Sfumature di sentire: qualità e quantità del sentire e libero arbitrio [IF33focus]”

  1. “Tuttavia non è che questi spazi vuoti vi faranno progredire sul cammino evolutivo, ma il progresso sarà soltanto un progresso di qualità.”

    Questo passo mi sembra essenziale: il libero arbitrio non ci fa progredire più velocemente, le comprensioni da attraversare sono obbligate, non si fa salti nel sentire.
    Ma può migliorare la qualità del sentire stesso, la nostra stessa percezione che si ha di esso.
    Mi piace chiamare il libero arbitrio “discernimento”che spunta a un certo punto nella vita del sentire di una coscienza e che è la conformità dei tutti i corpi della coscienza all’intenzione che dalla coscienza stessa sorge.
    Conformità che è anche e sopratutto armonia tra i corpi e dunque “consapevolezza”.
    Dalla consapevolezza dell’unitarietà nasce il discernimento.
    Grazie.

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