Domande e risposte sulla natura del rito

Domanda – Al C.F.77 c’è stato l’apporto del pane e del vino con le parole del Cristo, qualche tempo dopo, qua nel C.I., io ho chiesto se in quel pane e in quel vino era presente l’essenza divina, mi è stato risposto “certamente” poi ha aggiunto: “guardate che la presenza divina è in ogni essenza della materia”.

Io trovo una contraddizione tra questa affermazione fatta qua, che io condivido, e il fatto che in quella sede là sia stato apportato il pane e il vino e poi diviso tra i presenti e utilizzato come lo si utilizza a livello di sacramento.

Non vi è assolutamente nessuna contraddizione in quanto è stato detto, perché io ero già presente all’epoca ed ho sentito sia quello che è avvenuto qua e quello che è accaduto a Firenze, perché ero tra le entità che seguivano quanto avveniva nel cerchio fiorentino e con questo non ho detto che ero tra quelli che partecipavano, non mi fate dire quello che non ho detto.

Non vi è nessuna contraddizione tra quanto è stato detto in questo ambito e in quell’ambito. Infatti tu ti dimentichi che quello che è successo a Firenze era in realtà un rito, e tu sai che un rito ha tutto un aspetto particolare, tu ti dimentichi che le Guide quando intervengono con le loro intenzioni e con le loro emissioni, riescono a mettere negli oggetti qualche cosa di particolare, una vibrazione particolare.

Come d’altra parte, fin dall’antichità, in tutti i riti vi era questa possibilità, questa intenzione. Il rito è fatto, non tanto per mettere all’interno del pane e del vino, in questo caso, la presenza di Dio, perché la presenza di Dio è sempre e comunque dappertutto, perché altrimenti non si potrebbe dire che Dio è il Tutto, quanto per accentrare l’attenzione di tutti i presenti su quel simbolo che diventa in quel momento il pane e il vino, il simbolo di questa unione, di questa partecipazione, a cui le Guide hanno unito le loro energie e i presenti uniranno le loro energie, magari mangiando qualche briciola di quel pane. È una specie, come si può dire, del passaggio del testimone, è una specie di godere assieme dello stesso privilegio, della stessa consapevolezza che ciò che si sta mettendo all’interno di se stessi è una parte di Dio. È un prendere coscienza di questo. Georgei

D – Ma Dio è anche nel pane.

Tu sai, mia cara, che Dio, per definizione è Colui che Tutto È, l’Assoluto, il fatto che si dica è il Tutto, è Onnipresente, significa che Dio è presente in qualsiasi cosa, che poi questa cosa sia una persona, un animale, una pianta, un oggetto non cambia niente.
Se poi accetti il discorso che le Guide fanno sull’evoluzione, e che ognuno di voi è stato prima un minerale e poi un vegetale e poi un animale per essere infine un uomo ed arrivare a riscoprire di essere Dio, perché lo è sempre stato, ma se lo è sempre stato significa che lo è sempre stato fin da quando era un minerale, e questo significa che Dio era presente anche nel minerale. Georgei

D – Sì ma gli oggetti li facciamo noi, li usiamo, li rompiamo.

Anche i figli li fate voi, li fate crescere, a volte li rompete, a volte li rovinate e via dicendo eppure sono sempre una parte di Dio lo stesso.
Anche i fiori, li fate crescere, li tagliate e li mettete nel vaso, li lasciate appassire e poi li buttate nella spazzatura, però sono sempre parte di Dio anch’essi.

Certo secondo una certa ottica, certi condizionamenti della religione a cui siete abituati, fa parte di Dio soltanto ciò è bello, appare bello e sembra magnificarlo; in quell’ottica è più normale che fa parte di Dio ciò che è bello: la natura, i grandi tramonti e via dicendo, ma in realtà anche le cose che sono brutte fanno parte di Dio, perché sono sua emanazione, perché sono suoi modi per provocare certe reazioni, per aiutare, per mettere a disposizione delle sue creature i mezzi per evolvere.
Tutto quanto è Dio, anche la cosa più brutta che voi possiate pensare. Georgei

D – A proposito di questo volevo chiedere: se durante il rito di consacrazione l’individuo non è puro, non partecipa con purezza, ma lo fa come se fosse il suo mestiere, il rito avviene lo stesso?

Questa è una domanda interessante: diciamo che vi è il rito, vi sono coloro che officiano il rito e vi sono coloro che ricevono il rito, ora tu chiedi se questo rito è valido anche se gli officianti sono in qualche modo degli abitudinari che fanno la cosa ormai per abitudine, quindi senza poi tanto rispetto, tanta voglia di farlo, tanta consapevolezza di quello che stanno facendo..

Beh, sì, quantomeno sì per quelle persone che in quel momento stanno partecipando, lo stanno osservando, sono lì per ricevere perché credono in quello che stanno facendo, ma non perché ce la mette l’officiante la vibrazione nel rito, ma perché proviene da loro stessi.
Per ognuno di coloro che crede in quello che sta succedendo, il rito ha valore e ritorna su chi crede con forza maggiore e dandogli maggiore vigore.
Non soltanto ma qualche volta può anche capitare che aiuti indirettamente gli altri.

Tutti gli orpelli che accompagnano il rito sono tutti abbellimenti scenici, più che altro; mi ricordo un caso ai miei tempi di un prete di campagna che dopo aver bevuto il vino del calice prima del rito, poi ci metteva dell’acqua, lo faceva sempre ma tutti quelli che partecipavano non lo sapevano e per loro il rito aveva valore lo stesso. Georgei

D – Allora tutto potrebbe essere un rito, anche mangiarsi un pezzo di pane o berci un bicchiere d’acqua da soli?

Sì certo, ma tutto può portarci alla consapevolezza di essere parte di Dio, anche lo stesso rapporto sessuale può essere un rito, tutto quanto, tutto quanto vi circonda se fatto con consapevolezza diventa un rito, in quel momento. Georgei

D – Scusa potresti darci una spiegazione proprio del termine rito, perché io personalmente lo confondo con qualche cosa di magico, con un rituale, è un’evocazione di forze?

No, è un mettersi in vibrazione con le energie del Tutto, è il riuscire a raggiungere quella risonanza di cui si parlava anche questa sera con le altre energie, riuscire in qualche modo, anche se soltanto per un attimo, a vibrare all’unisono con la realtà che circonda l’individuo. Georgei

D – Questo conferma l’importanza delle religioni ancora per un certo tempo, fino al raggiungimento della religione universale dove non ci sarà bisogno di tanti altari perché il mondo stesso sarà un altare.

Ma senza dubbio, più l’individuo sarà sempre in un eterno rito, più le religioni non avranno più senso di esistere, e non soltanto ma non avranno neanche più la possibilità di catturare i fedeli per acquisire potere, quindi a quel punto ogni individuo sarà la religione stessa. […]

Il rito ha un significato per chi lo compie e per la simbologia che attribuisce alle varie componenti; il fuoco è sempre stato considerato sinonimo di vita, segno della luce che allontana le tenebre, che allontana le illusioni e il velo di Maya, la candela è sempre stato un simbolo magico della luce che spezza la paura della notte e quindi, senza dubbio, l’individuo che ha questo retaggio nella sua evoluzione vede un particolare significato nell’uso di questi simboli, significato che, magari, per altri non ha valore, ma se lui crede in questi significati è lui stesso che dà questa forza all’atto che sta compiendo.

È un po’ il discorso delle persone che sono malate e dichiarate inguaribili e che, invece, al di là di quanto qualsiasi medico possa aspettarsi, guariscono e non si riesce a comprendere come; questo perché l’individuo credeva veramente di poter guarire ed è riuscito a farlo. È una Grazia che si è fatto lui stesso, e non altri, perché (se vogliamo mantenere intatto l’insegnamento delle Guide, e spero di sì) se è vero che esiste la legge del karma e se è scritto che l’individuo debba passare attraverso una certa malattia per comprendere qualche cosa, allora nessuno dall’esterno gli può togliere il karma, perché nessuno gli può negare la possibilità di comprendere, nessuno gli deve poter negare la possibilità di comprendere. È invece l’individuo stesso, comprendendo, può arrivare a modificare questo karma e, quindi, a non subire più la malattia. Georgei

D – E le guarigioni operate dalla Madonna?

Le guarigioni attribuite alla Madonna sono ritenute tali perché non ci rendiamo conto di essere noi stessi capaci di fare una cosa del genere; certo, può esserci accanto un’entità che aiuta, questo sì, senza dubbio (come c’è sempre, in tutti i casi, qualcuno accanto, quanto meno lo Spirito Guida) però non può intervenire se l’individuo non arriva alla consapevolezza, altrimenti rovina il suo cammino evolutivo. Georgei

Padre mio, io non riesco a capire: c’è qualche cosa che non è chiaro; papino, stammi a sentire: qua bisogna mettere in chiaro le cose: questi tuoi cosiddetti emissari, stanno raccontando quella dell’uva!
Mi vengono a dire: “Senti Zifed, mia cara, è inutile che tu pensi che ti sia stata fatta la grazia, perché la grazia te la sei fatta da sola!” e questo è niente, mi dicono: “Nessuno ti potrà togliere dal cammino il karma che devi attraversare, soltanto tu, comprendendo, lo puoi fare!” e mi dicono ancora: “Quando si celebra un rito in cui si tenta di mettersi in contatto con l’Assoluto anche se chi celebra il rito spezza il pane e poi, magari, lo butta dietro l’altare, o fa cadere il vino o, mentre lo sta celebrando, pensa magari alla perpetua, non ha importanza, perché basta che ci credi tu e lì, in quel momento c’è Dio!”.
Ma allora scusami, Dio, toglimi una curiosità (sempre che Tu ci sia, perché ora come ora ci credo ma proprio perché me l’hanno detto, non perché ti sento veramente) che necessità, a questo punto, c’è che Tu ci sia? Nessuna!
Anzi, potrei dire ancora di più e lo posso quasi dire con una certa sicurezza, potrei dire… che non sono io parte di Te, ma sei Tu ad essere parte di me… sì, già… è vero… ma che stupida che sono: che cosa cambia?
Padre mio, non ho ancora capito niente!
Zifed

Il Pdf di alcune parole di Francois, Cerchio Firenze 77, sul tema del rito.


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4 commenti su “Domande e risposte sulla natura del rito”

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