La connessione akasico-fisico nell’amputazione di un arto [IF51-2]

L’argomento in sintesi
L’akasico può avere connessione anche con un arto fisico non più presente, e questo per diverse ragioni. Viene ancora trattato il tema della formazione del feto e della gestione delle materie necessarie.

Voi avete parlato, ad esempio, questa sera, delle persone che perdono un braccio e avete citato il fatto che molte di queste persone continuano a sentir prudere il braccio che non esiste più. Ora, questa parte di braccio che manca non ha più della materia fisica, chiaramente, quindi non vi è nessuna possibilità che quella materia fisica possa prudere.

E allora come si può spiegare, secondo voi, questo discorso? Certo, qualcuno può dire: «È un riflesso del corpo astrale o del corpo mentale» e questo, in parte, può essere vero; però vi è anche un’altra spiegazione diversa, e la spiegazione è il fatto che il corpo akasico non si interessa del fatto che il corpo fisico sia intero o meno: lui ha percepito quel corpo come intero per i bisogni della propria evoluzione e continua, per un certo periodo di tempo, a considerare il corpo come fosse integro.

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Considerandolo come fosse integro, cosa fa? Succede che la materia fisica non esiste più però la parte di materia astrale e la parte di materia mentale che erano collegate a quella porzione di corpo continuano a essere trattenute dai bisogni del corpo akasico in quella forma che lui immagina, desidera, ha bisogno che esista per fare la propria esperienza. È evidente quindi che, a quel punto, esso continuerà a percepire la presenza di quel braccio anche se il braccio non esiste più.

D – Scifo, scusa, allora nei piani astrale e mentale effettivamente il braccio non lo abbiamo più?

Per un certo periodo di tempo la materia astrale e mentale collegata a quella porzione di materia fisica esiste ancora, perché pensata come esistente, sentita come bisogno di esistenza da parte del corpo akasico.

Un altro esempio: il discorso del bambino, che qualcuno aveva chiesto e io avevo tagliato corto l’altra volta. Avevamo detto che, nel momento in cui vi è il concepimento, il corpo della nuova creatura naturalmente ha bisogno di acquisire materia per poter arrivare a formare il corpo di cui avrà bisogno il corpo akasico che è collegato a quel corpo fisico. D’accordo?

E fino a quando non verrà alla luce, non uscirà dall’ambiente materno, la materia che verrà fornita a questo corpo in via di formazione sarà materia che passerà dall’ambiente esterno attraverso l’ambiente materno per arrivare all’ambiente del nascituro; quindi, in qualche parte, sarà materia che passa attraverso il corpo fisico della madre, giusto?

Ora, secondo la concezione che avevamo noi fino a poco tempo fa di tutto il discorso, veniva logico pensare che, se vi è passaggio di materia dalla madre al figlio, il passaggio avviene sia a livello fisico che a livello astrale, che a livello mentale, che a livello akasico, vero?

Ora riesaminiamo un attimo questo aspetto del problema secondo quanto abbiamo detto stasera: non è così, o no? Non è così, non avviene un passaggio dal corpo akasico della madre al corpo akasico del figlio, ma è proprio un insieme di cellule che fanno capo al sottopiano inferiore dell’akasico che si organizzano in un corpo, il quale cadrà sotto la giurisdizione di un corpo akasico.

Vedete, la differenza è sottile ma forse per il futuro è importante, nel discorso. Ecco, quindi, che ancora una volta, posso affermare che anche il corpo fisico del nascituro non è un «suo» corpo ma è una percezione di «suo corpo» da parte del suo corpo akasico per i suoi bisogni evolutivi, mentre in realtà il corpo non gli appartiene; tant’è vero – ripeto – che lo perderà, assieme al corpo astrale e al corpo mentale.

D – Allora non c’è nessuna connessione tra il corpo astrale del bambino e il corpo astrale della madre?

In realtà la connessione c’è, ma è una connessione a livello di akasico, guardando dall’alto; e poi la connessione vi è invece, guardando dal basso, attraverso le leggi naturali, attraverso l’esistenza e la realtà stessa del cosmo, che fornisce una base comune a tutto ciò che nel cosmo esiste; oltre, naturalmente, a esserci la connessione della «vibrazione prima» che tutto, nel cosmo, unifica e vivifica.

D – L’evoluzione della forma è in continuo cambiamento. Facevo l’esempio degli insetti, che ne continuano a nascere di nuovi e, probabilmente, a morire di vecchi; a seconda dell’impatto con l’ambiente esterno. E’ giusto questo?

È giusto, però è giusto anche quello che diceva l’altro nostro amico; ovvero senza dubbio l’evoluzione della forma non è che cessi; certamente finché vi è necessità evolutiva all’interno del cosmo vi è una necessità anche dell’evoluzione della forma, tuttavia va rallentando nel tempo e cesserà nel momento in cui il cosmo stesso cesserà la sua evoluzione. Se andaste indietro – che so io – di 20.000 anni trovereste che l’evoluzione della forma era molto più rigogliosa di quella che esiste alla vostra epoca.

D’altra parte, pensate un attimo alla vostra umanità attuale e, se considerate con attenzione, vi accorgerete che l’evoluzione della forma dell’umanità si va sempre più appiattendo; vi è sempre meno differenziazione, in realtà, dal punto di vista fisico dell’individuo e si arriverà poi, andando avanti, a sempre meno differenziazione per ottenere non dico un appiattimento però un livellamento di corpi fisici entro certi parametri meno estesi di quello che erano in passato.

D – Ritornando all’uomo che perde un braccio: il corpo akasico di questa persona ancora si considera con il braccio, almeno astralmente e mentalmente, no? Allora la materia astrale e mentale, che in realtà compenetra la parte fisica del braccio che è stata eliminata, che fine fa? C’è anche lì una parte astrale e mentale.

Certo, certo; però ricordate che la materia fisica che muore, queste cellule che muoiono nel loro ciclo, muoiono ma si ritrasformano in altra materia, quindi rientra tutto in circolo. Diciamo che è la prima, essendo la più grossolana, la materia strettamente fisica, che si scioglierà e ritornerà nel ciclo della vita fisica del cosmo e, un po’ alla volta, si scioglierà anche poi la parte di materia astrale e di materia mentale che, per il momento, viene trattenuta ancora nell’ambito di quell’idea di corpo fisico che il corpo akasico possiede.

Però, col passare del tempo, succede sempre, in tutti i casi comunque, che allorché il corpo akasico non avrà più bisogno di considerare integro il corpo fisico questa sensazione di possedere il braccio nella sua totalità sparirà ed ecco quindi che anche la materia astrale – la prima, perché è più pesante – si scioglierà e ritornerà nel ciclo evolutivo all’interno del cosmo; e lo stesso la materia mentale, che si scioglierà anch’essa e ritornerà a far parte dello stesso ciclo.

D – Allora la sensazione dell’arto mancante dovrebbe degradare col tempo?

Solitamente degrada, però ci sono alcuni casi in cui non degrada e ciò avviene nei casi in cui la perdita del braccio costituisce in modo prepotente una conseguenza karmica per il corpo akasico, quindi una conseguenza necessaria alla comprensione.
Questo significa che è necessario per il corpo akasico, per poter comprendere, vivere in modo più forte, più prepotente la menomazione e quindi possedere ancora quella parte di corpo astrale e di corpo mentale legate a quella parte mancante perché essi mandano ancora delle informazioni importanti per far sentire la sua presenza e ricordare al corpo akasico le conseguenze della perdita di quell’arto. Scifo


5 commenti su “La connessione akasico-fisico nell’amputazione di un arto [IF51-2]”

  1. Buongiorno, vorrei fare una domanda….Quando una persona muore è dona i suoi organi cosa succede? È cosa accade nella persona che lò riceve? Grazie sé mi risponderete

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    • Ci sembra che questa domanda specifica non sia mai stata fatta.
      Possiamo provare a risponderti noi seguendo il filo dell’insegnamento (ma è una nostra ipotesi, quindi va presa con le pinze!).
      Il nostra ragionamento è partito su quanro è stato detto per la persona che ha perso un braccio ma che continua a percepirlo. Questo deovrebbe voler dire che la materia perduta è solo quella fisica mentre la corripondente materia astrale che era collegata ad essa continua ad appartenete al corpo astrale dell’individuo.
      Conseguentemente il trasferire materia fisica da un corpo all’altro mette in contatto la materia fisica “estranea” col corpo astrale della persona a cui è stata aggiunta e, probabilmente, poco alla volta la materia astrale dell’individuo si collegherà alla materia fisica “estranea” ripristinando la condizione ottomale.
      Forse i casi in cui vi è in rigetto sono dovuti a bisogni evolutivi dell’individuo che deve subire le problematiche collegate ai problemi fisici di partenza,,,
      Speriamo di essere stati chiari e di non aver dtto solo sciocchezze!
      Gian e Tullia

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