La decisione di lasciarsi e il senso di colpa

D – Al di là del fatto che è vero che non c’è la “persona giusta” o la persona sbagliata, però chiedevo se esistono delle persone che sono più affini, più in sintonia.

Diciamo che ci sono delle persone con cui riuscite più facilmente a mettervi in sintonia, non è che “siano” in sintonia; e questo mettersi più facilmente in sintonia molte volte – quasi sempre – dipende da contatti avuti in vite precedenti, dipende da esperienze vissute in comune, per cui c’è una parte di “sentire” in comune.

D – E queste, quindi, fanno parte del Disegno?

E quindi certamente fanno parte del Disegno. Attenzione, però, questo è un punto importante: voi pensate che se incontrate una persona con cui siete in sintonia, è perché questo vi deve completare, e dovete star bene in questa situazione; ma ricordate che se incontrate persone che avete già incontrato in vite precedenti e si instaura un legame più o meno ravvicinato di qualche tipo, significa che c’è qualche cosa che dovevate comprendere con quella persona e che non avete capito; quindi significa che è un rapporto che vi deve insegnare qualche cosa, non può essere un rapporto passivo.

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D – E se, a un certo punto della vita, ci si accorge che con quella persona lì non si va più d’accordo e si dice addirittura: “Beh, andiamo uno per parte”, allora cosa significa? Che per la mia evoluzione o per la sua, oppure per un cambiamento proprio scritto dalla vita… perché anche questo succede!

Certamente può succedere e, tutto sommato, è anche giusto che succeda perché non è detto che sempre l’altra persona possa aiutare a comprendere. È necessario cercare dentro se stessi e arrivare a comprendere fino a che punto ci si rende conto che l’altra persona non ci è più di nessun aiuto, non c’è più nessuno scambio reciproco e allora avere anche il coraggio – in certe situazioni in cui la vita diventa un cristallizzarsi – di poter dare un taglio alla situazione. Certamente è possibile, accade, è sempre accaduto e accadrà sempre.

D – E poi a volte ci si danno delle colpe, si dice: “E’ colpa mia” ma la colpa non è mai solo di una persona; però questo è il punto più difficile da affrontare, in queste decisioni.

Ma vedi, cara, la situazione reale in cui questo può accadere – cioè dare un taglio alla situazione – quand’è che si può arrivare a comprendere quando è giusto o non è giusto farlo? Proprio quando non vi sono sensi di colpa.
Se vi sono sensi di colpa vuol dire che non è una cosa spontanea e sentita e vuol dire che c’è ancora qualche cosa che lega, qualcosa da comprendere da quella situazione.
Se non ci fossero ancora questi legami, allora le persone si lascerebbero tranquillamente senza nessun problema.

D – Quindi il senso di colpa è utile in qualche modo! Come si può usare questo senso di colpa, in generale, nella vita?

Ah, voi lo usate tantissimo! Principalmente facendolo sentire agli altri! Siete dei maestri, in questo senso!

D – E’ vero. E come si può usarlo in modo da “crescere”, questo senso di colpa?

Osservando i vostri sensi di colpa e cercando di capire perché vi sentite in colpa, cercando di andare alle radici del vostro senso di colpa.

Ma non limitandovi a dire, che so, “mi sento in colpa perché sono un egoista”. Così è troppo facile risolvere la situazione!
Dovete andare più a fondo e dire: “Mi sento in colpa perché mi sono comportato egoisticamente in questa situazione perché volevo questo invece di quest’altro” e allora, lì, arrivare a capire cosa volevate; e dal momento in cui arrivate a capire che cosa volevate, dovete ancora scendere più in profondità e andare a comprendere perché lo volevate e fare praticamente tutto il cammino a ritroso per arrivare a comprendere le vostre vere intenzioni.

Tutto quello che vi succede – non soltanto i sensi di colpa – è mirato a questo scopo, tutto è un elemento che è messo lì per farvi arrivare a comprendere ciò che siete veramente dentro; e ciò che siete veramente non sono le brutture che pensate di scoprire dentro di voi, ma son le bellezze che sono più sotto, invece.

D – Quindi riuscire a tenere insieme il “più” e il “meno”.

Certamente. Rendervi conto che è tutto un equilibrio. Voi siete – tutti noi siamo stati, siamo e saremo ancora, specialmente io – un equilibrio tra cose belle e cose brutte.
Non si tratta neanche di spezzare questo equilibrio e diventare soltanto belli, non è neanche questo il punto; si tratta di riuscire ad accettare le proprie cose brutte e, nel momento che si accettano le proprie cose brutte, queste cose brutte diventano cose normali, accettate, e non provocheranno più problemi. Quindi, non provocando più problemi, saranno vissute come cose belle; perché già la divisione in “cose brutte” e “cose belle” non ha una realtà di essere, sono soltanto proiezioni vostre. È un po’ il discorso del bene e il male, no? Georgei


4 commenti su “La decisione di lasciarsi e il senso di colpa”

  1. ……un equilibrio tra cose belle e cose brutte. In queste settimane sto lavorando con i miei alunni sul tema dell’ombra, le parole di Georgei mi hanno ricordato quelle di C G Yung: -Ognuno di noi è seguito da un’ombra, tanto meno questa è integrata nella vita conscia degli individui tanto più questa è nera e densa. Parole diverse per dire che l’equilibrio è frutto dell’integrazione, che a sua volta è possibile indagando le intenzioni che ci spingono ad agire. Come dire che “ il diventare noi stessi” non sia un diritto, piuttosto un dovere.

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  2. La rilettura a distanza di giorni, ha messo in luce una prospettiva differente e molto illuminante. Sono certa che questo discorso possa applicarsi non solo nel rapporto a due, ma anche quando riguarda un’insieme di persone.

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  3. Cercare la vera intenzione… è uno smascheramento continuo possibile solo attraverso una onestà di fondo, un’analisi in cui il soggetto non può esserne in nessun modo partecipe.

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