La decodifica e l’interpretazione dei simboli [A100-simboli8]

Secondo il concetto del “così in alto, così in basso” possiamo individuare un analogo processo di simbolizzazione della Realtà anche nelle varie materie che la costituiscono, anche se con alcune non indifferenti caratteristiche diverse. Esaminiamo un attimo quanto abbiamo appena cercato di chiarire osservandone le ricadute sull’individuo-uomo.

Le materie che lo compongono (ovvero quelle dei suoi vari copri) vengono attraversate dalla Vibrazione Prima nella sua interezza e, di conseguenza, anche dalle informazioni simboliche appartenenti agli Archetipi Permanenti.

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L’individuo decodifica e interpreta queste informazioni a seconda della costituzione dei suoi vari corpi, dando vita, al suo interno, a quella che abbiamo chiamato “percezione soggettiva della realtà”, modulata non dalle informazioni simboliche che riceve, bensì da ciò che può percepire di esse in relazione alle sue possibilità percettive del momento e dalla decodifica che su di esse mette in atto, condizionate in primo luogo dalle sue comprensioni akasiche e, successivamente, dalla decodifica che queste comprensioni subiscono nell’essere comunicate attraverso i corpi inferiori (mentale, astrale e fisico).

Mi sembra che risulti evidente che, se lo scopo della vibrazione e della sua parte simbolica è la comunicazione all’interno del Cosmo, ci troviamo, senza ombra di dubbio, soltanto a metà del percorso che stiamo prendendo in considerazione. Infatti, per non interrompere la comunicazione, è necessario che il circolo vibratorio si completi dapprima con la manifestazione, la proiezione all’esterno di quanto è stato percepito dall’individuo, attraverso le sue reazioni alle esperienze che affronta di volta in volta sul piano fisico, in maniera tale che l’esperienza vissuta possa apportare modifiche alle possibilità percettive e di decodifica dell’individuo nella fase di ritorno della vibrazione nel suo percorso circolare akasico/fisico.

Queste considerazioni danno ragione di quanto abbiamo sempre detto, ovvero che l’esperienza e la reazione dell’individuo a essa all’interno del piano fisico è essenziale per il processo evolutivo dell’individuo; infatti il culmine discendente del ciclo della vibrazione (ovvero l’espressione dell’individuo all’interno del piano fisico) segna il momento del ritorno delle vibrazioni dell’individuo verso il corpo akasico, garantendo a esse, pur compiendo un percorso inverso al precedente, la necessaria continuità di comunicazione con tutte le parti di se stesso e, di conseguenza, non creando intoppi in alcuna porzione delle materie cosmiche.

Ecco, dunque, che, mediante il comportamento reattivo dell’individuo all’interno del mondo fisico, nel corso del quale trasmette all’esterno di se stesso la sua personale interpretazione dei simboli con cui è entrato in contatto, avviene l’esteriorizzazione di quanto è stato decodificato, esteriorizzazione che si trasmette, nella fase ascendente del ciclo vibratorio, ai corpi che attraversa, fornendo loro nuove possibilità e capacità di decodifica dei simboli che stanno alla base dell’intero processo.

Infatti, sappiamo che la Vibrazione Prima attraversa due volte l’individuo compiendo un circolo che va dalla sua discesa verso la materia fisica e si completa con il suo ritorno verso il corpo akasico. Così come, durante la sua discesa, era stata necessaria una decodifica da parte delle materie attraversate per permetterle di compiere il suo percorso, nella fase di ritorno avverrà, per forza di cose, una seconda decodifica, quindi una seconda trasformazione in simboli, che le permetterà di completare il ciclo.

Nella fase di ritorno, però, come abbiamo appena accennato, l’interpretazione dei simboli attuata dai vari corpi sarà diversa, perché grazie alle piccole o grandi comprensioni raggiunte nel frattempo, diverse saranno le possibilità di decodifica dei corpi interessati al processo. In questo modo il processo interno all’individuo arriva a buon fine: le informazioni e la comunicazione tra i vari corpi e anche con l’esterno di se stesso ha avuto luogo, nulla si è interrotto e la coesione e l’integrità del Cosmo non subiscono danni.

Un ulteriore aggancio col concetto del “così in alto, così in basso” in tema di simbologia lo possiamo trovare nella costituzione degli Archetipi transitori, ovvero quelle masse vibratorie provvisorie che si formano grazie all’unione di vibrazioni simili comuni a gruppi più o meno grandi di individui che agganciano tra di loro parti comuni del loro sentire.

Nell’ottica con cui stiamo osservando il processo interno di comunicazione del Cosmo possiamo, infatti, concepire gli Archetipi transitori come dei piccoli dizionari limitati a particolari settori di decodifica riguardante simboli percepiti in maniera più o meno uniforme ma con una base di decodifica comune che dà vita a una comune – anche se con una certa variabilità al suo interno dettata dalle differenze di sentire degli individui collegati all’Archetipo transitorio – interpretazione di determinati simboli, interpretazione che muterà al mutare dell’esperienza individuale compiuta e alle mutate possibilità di decodifica dei simboli da parte dei vari individui, portandoli ad aggregarsi ad altri archetipi transitori allorché la loro interpretazione simbolica si sarà modificata grazie all’acquisizione di una maggiore ampiezza dello loro comprensione e al riflesso che essa induce nelle possibilità dell’interpretazione del simbolo da parte dell’individuo.

Così come avevamo individuato nell’estrinsecazione sul piano fisico dell’individuo un culmine del ciclo vibratorio interno all’individuo incarnato, possiamo dunque individuare un secondo culmine, altrettanto importante ed essenziale, che è il punto di ritorno della vibrazione nel corpo akasico. Da qui, infatti, riprenderà il nuovo ciclo vibratorio interno dell’individuo, modificato dalle nuove vibrazioni acquisite e comprese e le nuove informazioni in essere forniranno una diversa matrice interpretativa dei simboli da parte dei vari corpi dell’individuo. Scifo

Annali 2008-2017

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