L’umano tra piano astrale e piano akasico [IF31focus]

Nella lunga discussione che avete condotto questa sera vi erano parecchi punti che potevano offrirci lo spunto per chiarire qualche confusione da parte vostra, o anche per ampliare un attimo qualche elemento dei discorsi che da così tanto tempo stiamo portando avanti.

Uno di questi punti è quello che riguarda il collegamento tra spirito e materia – se così vogliamo dire – al momento della formazione, della creazione di un nuovo individuo incarnato sul piano fisico.

Vedete, figli cari, ciò che vi porta fuori strada, che vi impedisce di comprendere nel modo giusto questo piccolo particolare è il fatto che continuate, malgrado il nostro insegnamento, a considerare il corpo akasico come se fosse colui “che fa”.

Il corpo akasico

“Il corpo akasico (qualcuno ha detto) ha ‘scelto’ il corpo in cui deve fare esperienza, il corpo akasico ha fatto questo, ha fatto quell’altro” come se avesse una sorta di propria volontà tale da poter influire consapevolmente e nel modo migliore e più giusto in quello che sarà il suo cammino attraverso l’esperienza del piano fisico. 

Ora, certamente il corpo akasico è qualcosa di molto importante per ognuno di voi, questo senza alcuna ombra di dubbio, però questa caratteristica di consapevolezza, questa caratteristica di coscienza, questa caratteristica di poter agire, di poter fare, diventa vera e pienamente effettiva in tutta la sua grandezza soltanto allorché l’individualità avrà abbandonato il piano fisico, o meglio – per essere più precisi – soltanto allorché l’individualità non si incarnerà più sul piano fisico, allorché cioè il corpo akasico avrà strutturato tutta la sua materia e sarà completamente consapevole.

Prima di questo momento, il corpo akasico può essere considerato l’antitesi dell’Io; così come abbiamo detto che l’Io, in realtà, è una proiezione del corpo akasico al punto che, osservando l’Io, ognuno di voi può arrivare a capire cos’è che il corpo akasico ha compreso o non ha compreso, allo stesso modo il corpo akasico, per ambivalenza – come direbbe il nostro amico Scifo – è ciò che l’Io dimostra, in quanto sono strettamente dipendenti, legati l’uno all’altro.

Ora, quando accade che sta per avvenire una nuova incarnazione, il corpo akasico “non sceglie” – anche se a un certo punto di evoluzione si illude magari di poter scegliere – il corpo, il luogo e il tempo in cui avverrà l’incarnazione, ma semplicemente emette una vibrazione, e questa vibrazione si va a collegare a della materia incominciando, tramite questa forma vibratoria e le sue differenziazioni, a strutturare la materia che incontra.

Non vi è quindi ancora un collegamento neanche al momento del concepimento, ma vi è una partecipazione vibratoria da parte del corpo akasico, il quale mette in questa vibrazione che ha emesso tutte le vibrazioni che sono riferibili a ciò che ha compreso o ciò che non ha compreso; ed è questa somma di vibrazioni, questo loro interagire l’una con l’altra, questo loro scambiarsi vibrazioni all’interno dei vari piani di esistenza, che raduna la materia di ogni piano che attraversa e incomincia a plasmarla, a formarla in modo tale da avere un corpo che si adatterà il più possibile a quelle che sono le più immediate esigenze evolutive di comprensione del corpo akasico

Ecco, quindi, che tutto il periodo della gestazione sarà un periodo in cui queste vibrazioni continueranno ad agire influenzando con il loro movimento la costituzione di tutti gli elementi del nuovo corpo che si va creando; ma il vero e proprio allacciamento, il vero e proprio collegamento, inizia allorché tutti i corpi sono pronti a esperire, allorché sono separati dall’ambiente protettivo materno e quindi il corpo incomincia da se stesso, da solo, a vivere la propria esperienza, scontrandosi immediatamente con l’impatto del piano fisico in cui si trova – spesso sgradevolmente – proiettato.

Ecco, è da questo punto che incominciano ad allacciarsi i collegamenti dei vari corpi: astrale, mentale e akasico. Sono stato chiaro su questo? Volete qualche delucidazione? Moti

D – Questa vibrazione segue delle leggi ben precise, con qualcosa di abbastanza tecnico, matematico?

Ah, non si può ridurre questo discorso, non è né tecnico né matematico! Tu considera che non si tratta di una vibrazione, ma di un’enorme quantità di vibrazioni, come è enorme la parte non compresa ancora dal corpo akasico, e come è enorme in tutti i suoi particolari, in tutte le sue sottigliezze ciò che egli invece, magari, ha compreso fino a quel momento; e ogni comprensione e ogni non-comprensione emette una vibrazione che si unisce o si fonde e arriva poi a proiettarsi fin sul piano fisico, con tutto quello che abbiamo spiegato. 

D – Quello che volevo chiedere è se c’è una realtà superiore all’akasico che preordina, diciamo regola l’attività dell’akasico.

Non può essere altrimenti che così. Quanto meno vi è “Ciò che Tutto E’”, considerandolo come Colui che ha disegnato ciò che accade; la volontà di ciò che accade è sempre Sua, alla fin fine.

D – Per questo, “matematico” nel senso alto volevo dire, nel senso superiore.

Sì, non vedo l’analogia fra i due termini, comunque se è in questo senso sì.

Il piano astrale

Un altro elemento su cui vale la pena di soffermarsi, creature, per puntare l’indice sugli svarioni che, qua e là, sono stati detti, è quello che riguarda il piano astrale, questo piano così vicino a voi, così stuzzicante, che così spesso pensate e credete di aver compreso ma del quale poi, alla fin fine, alla resa dei conti vi renderete conto che non avete compreso poi molto.

Il piano astrale – e questo è un punto fermo – è il piano che governa le sensazioni e i desideri. Bella definizione, che spiega tutto e a cui voi vi afferrate con prontezza, pronti a sbandierarla allorché qualcuno vi chiede cos’è il piano astrale, ma che, poi, non è che spieghi molto cos’è che accade sul piano astrale, vero, creature?

L’individuo che muore (questa è la parte che, chissà come mai, vi interessa più di ogni altra cosa!) abbiamo detto che abbandona il piano fisico e si viene a trovare sul piano astrale, e su questo piano astrale che cosa fa? Si crea la realizzazione di un suo desiderio.

Punto primo: qualcuno di voi ha detto che sul piano fisico c’erano le papille gustative e, quindi l’esperienza non può essere la stessa. Dico io: può darsi… però sapete che sul piano astrale esiste un corpo astrale: chi vi dice che in esso non esista l’analogo delle papille gustative del piano fisico e che gusti la materia astrale alla stessa maniera di quanto il corpo fisico gusta quella fisica? Scifo

D – Ma per questo discorso era stato detto che allora la vita nel piano fisico non avrebbe senso, perché se in astrale potessimo riprodurre le stesse sensazioni, magari amplificate… non avrebbe senso l’incarnazione, potremmo saltare un piano! E poi era stato detto che l’individuo incarnato…

Era stato detto da chi?

D – Mi sembra anche qua.

Ti sembra male: era stato detto qualcosa del genere ma, comunque, non in questi termini. E poi “era stato detto” dicevi…

D – Che quando l’individuo è incarnato nel piano fisico ha tutti i corpi collegati e, una volta disincarnato, va nell’aldilà e gli manca un corpo; e, quindi, per quanto la sensazione possa essere pura, astrale, non sarà mai completa come quando vive incarnato. Se no, appunto, si rientra nel solito discorso: non ha senso l’incarnazione.

Stai mescolando due argomenti! Il discorso del corpo fisico e, quindi, dell’individuo incarnato che ha un’esperienza più completa perché ha tutti i corpi, è riferito all’evoluzione dell’individuo: siccome ha tutti i corpi collegati e possiede tutti i corpi che può possedere, è nella situazione ottimale per andare avanti nell’evoluzione, perché ha tutti gli elementi per poter comprendere. Giusto?

Quando l’individuo non ha più il corpo fisico non fa più evoluzione, non si evolve più: tuttalpiù trae le fila di quello che ha compreso facendo esperienza sul piano fisico, ma non aggiunge più nuova evoluzione a quella che ha già acquisita, eventualmente. Sei d’accordo? Quindi è diverso il discorso: non è necessario che ci sia anche ciò che il corpo fisico ha vissuto come percezione fisiologica per costruirsi un’immagine appagante del proprio desiderio all’interno del piano astrale.

Punto secondo: pensiamo a… un gelato al cioccolato. L’individuo sul piano fisico si mangia un gelato al cioccolato: le sue papille gustative assaporano il gusto, il suo corpo astrale si sente emozionato e appagato nel suo desiderio di gelato, il suo corpo mentale dice: “Guarda che bravo: io sto mangiando il gelato e quello no, peggio per lui!”, e via e via e via.

Però sul piano astrale – in teoria – manca soltanto la sensazione delle papille gustative perché anche la sensazione di mangiare il gelato (che appartiene al piano fisico) è costituita da che cosa? Da quello che accade anche sugli altri piani di esistenza, quindi dal piano astrale e dal piano mentale.

Pensate un attimo… che so io: a un desiderio sessuale. In realtà, la maggior parte del desiderio sessuale di solito proviene dal piano astrale e dal piano mentale, non è detto che provenga principalmente dal piano fisico, anzi, molte volte magari, la materia fisica non risponde all’impulso sessuale e questa materia verrà messa in moto allorché la parte astrale o mentale dell’individuo agirà o reagirà. D’accordo?
Quindi, come vedete, per assaporare il gelato sull’astrale non è necessario possedere il corpo fisico.

Allora qualcuno diceva: “Però, se io riesco a costruirmi un Monte Bianco di gelato e incomincio dalle pendici a mangiare questo gelato, e poi, per furbizia estrema, a mano a mano che mangio lo rifaccio, mi costruisco un sogno così grande e così bello, un appagamento così piacevole che non ne uscirò mai, non sarà mai detto che io esca da questo appagamento di desiderio”, vero?

Allora qualcuno ha tirato fuori la teoria (la nuova teoria) della “sazietà”: quando uno arriva alla prima pendice del Monte Bianco, e la pancia astrale è abbastanza piena, incomincerà a sentire un certo dolore (indigestione di gelato astrale) allora dirà: “Basta, non ne posso più di gelato” e interromperà l’appagamento del suo desiderio. Più o meno era questo che dicevi, no?

Io dico che non è così: l’abbandono di un sogno – perché tale è e altro non può essere – all’interno del piano astrale costruito dall’individuo per appagare un suo desiderio, viene a perdere importanza, quindi a offuscarsi, quindi a non avere più abbastanza forza per sostenere la creazione di quel tipo di realtà con la materia astrale, a mano a mano che la vibrazione di consapevolezza e di comprensione prenderà a circolare più fluidamente fra il corpo astrale e il corpo akasico.
Quindi non sarà una sensazione di sazietà (e, quindi, di rifiuto di appagamento) che darà l’abbandono della creazione astrale, ma sarà invece la consapevolezza di ciò che ha motivato questa creazione.

In parole più semplici, anche se più inesatte, ciò avverrà allorché le esperienze che l’individuo ha fatto sul piano fisico si trascriveranno nel corpo akasico – e, naturalmente, ogni cosa ha un suo corso perché ciò avvenga -; allorché questo sarà fatto, accadrà che la comprensione attuata si ripercuoterà come vibrazione sui piani inferiori, quindi anche sul piano astrale; così l’individuo, avendo compreso, non avrà più quel tipo di desiderio e il desiderio si scioglierà come… gelato al sole!

D – Ma allora la comprensione avviene anche a un livello astrale, c’è un’evoluzione anche dopo.

L’ho appena detto! Allorché ciò che è stato compreso all’interno del piano fisico viene inscritto nel corpo akasico, totalmente, in modo fisso e definitivo, ecco che questa comprensione emetterà una vibrazione che renderà inutile al corpo astrale avere quel tipo di desiderio.

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D – E’ possibile che gli istinti, per esempio della sessualità… mettiamo che non sia compreso e, quindi, come avviene poi il disfacimento di questo…

Ora arrivavo anche a questo punto. Il dubbio che sorge e che ha cercato di esternare il nostro amico è che, però, può accadere che l’impulso così forte, questo desiderio così forte che ha creato il sogno personalizzato all’interno del piano astrale, non abbia avuto, nel corso della vita fisica, una comprensione adeguata e che, quindi, dal corpo akasico non arrivi la risposta di dissoluzione di quel desiderio e, perciò, accada che l’individuo si possa trovare prigioniero di questo sogno che si è creato sul piano astrale.

Voi senza dubbio non ve ne ricorderete, ma ne avevamo parlato già tanto tempo fa, allorché avevamo spiegato che sul piano astrale vivono molte creature oltre alle persone che abbandonano il piano fisico e che si trovano a vivere temporaneamente sul piano astrale, e alcune di esse (che noi avevamo chiamato “aiutatori”) sono entità di una certa evoluzione che collaborano con il buon andamento del disegno facendo sì, a poco a poco, da distogliere il corpo astrale ingabbiato, cristallizzato in questo suo sogno, dal sogno stesso, intrufolandosi all’interno del sogno, infilando in essi degli elementi che, un po’ alla volta, lo smuovono dalla cristallizzazione, fino a quando l’individuo esce da questo bozzolo e può continuare il suo cammino. Questo può prendere molto del vostro tempo, e può accadere che delle entità si fermino in questa fase per un lungo periodo.

D – Una curiosità: la realizzazione del desiderio l’entità la vive dentro di sé, la sviluppa in sé, oppure ha un’esplicazione esterna? Ha davvero il gelato, oppure…

Ha proprio il gelato in mano. Tant’è vero che, se tu fossi consapevole e andassi sul piano astrale con occhi che son capaci di vedere la materia astrale, vedresti quest’individuo che si sta mangiando pacificamente il suo gelato!

D – Mi pare che ne avevamo parlato in conseguenza all’incontrarsi con certe persone nel dopo morte.

Certo, però avevamo detto che se il desiderio è così forte, può capitare che ognuno di voi si crei l’immagine di quella persona che vuol vedere grazie proprio all’intensità del suo desiderio.

D – Ecco, è l’immagine, ma non è che questa persona viene? Oppure questa non ti vuole proprio incontrare, è in un altro piano e non può…

Potrebbe essere un’immagine ma potrebbe anche essere la persona stessa. Però, per te che vedi l’altra persona, è come se questa fosse la realtà: tu, verso quella persona, provi lo stesso amore, lo stesso piacere o, al limite, lo stesso odio…

D – Ma se mi accorgo che è un’illusione ci resto male!

No, tu non ci resti male, perché non ti rendi conto di quello che sta succedendo: tu vivi talmente l’esperienza che non ti accorgerai praticamente mai di quella che è la situazione. Non soltanto, ma nel momento il cui ti accorgessi che è un’illusione, vorrebbe dire che hai superato l’illusione e allora non potresti più restarci male perché capiresti che essa era necessaria per indicarti qualche cosa che stavi completando di comprendere.

D – Posso chiedere qualcosa sul rapporto che legherebbe il piano astrale al piano fisico? Cioè le sensazioni e i desideri realizzati e sviluppati ed espressi sul piano fisico, cioè i miei desideri, se io li coltivo, se io li nutro, si realizzano e si realizzano come? Attraverso una vibrazione che va dal piano astrale all’akasico e l’akasico li rimanda al fisico, o la modalità è diversa? Comunque è possibile una cosa di questo tipo?

Dipende molto da dove tu situi il punto di partenza di questo discorso: se tu parti dal piano fisico, come mi è sembrato di capire che tu partissi…

D – Dal piano fisico per ritornare al piano fisico.

Non basta desiderare perché il desiderio si avveri: tu non puoi, nel piano fisico, creare la realizzazione del tuo desiderio sul piano astrale o, meglio: tu sul piano astrale crei anche delle forme di materia astrale sotto la spinta del tuo desiderio, però non ne sei consapevole e, quindi, a te non servono assolutamente a niente; serviranno ad altre cose di cui non è il momento di parlare in questo ambito. Quindi, il tuo desiderio non è una garanzia per la realizzazione di esso, se è questo che volevi sapere.

D – Sì, però entra a far parte di un progetto di volontà e di eventuale successo e realizzazione della mia intenzione.

Certamente il desiderio è una spinta necessaria, perché altrimenti non esisterebbe, no? Necessaria a spingerti verso ciò che tu desideri perché è ciò che “desidera” (tra virgolette) anche il tuo corpo akasico, ed è ciò di cui ha bisogno il tuo corpo akasico, il tuo sentire, o meglio: verso ciò di cui “crede” di aver bisogno il tuo corpo akasico, poiché non è detto che il tuo corpo akasico “sappia” veramente ciò di cui ha bisogno! Lui sta andando – ricordalo sempre! – per tentativi, quindi il tuo desiderio potrebbe (come accade quasi sempre, d’altra parte) essere un desiderio sbagliato.

Alla fin fine il tuo corpo akasico (parliamo in termini spiccioli e molto semplici) quand’è che smetterà d’incarnarsi? Quando si accorgerà che non ha più nessun altro desiderio che quello d’immedesimarsi nell’Assoluto. Tutto il resto non conterà più niente, sarà soltanto un corollario, piacevole quanto vuoi, ma nulla che valga la pena essere trattenuto, catturato, rubato agli altri, o conquistato, o prevaricato e via e via e via.

D – Quindi anche le cristallizzazioni che a volte si verificano nel corso della vita, danno certe esperienze, e non è detto che poi queste cristallizzazioni possano sciogliersi nel corso di un’esistenza.

Non è detto anzi, forse è più difficile scioglierle nel corso di un’esistenza da incarnati che allorché ci si trova sul piano astrale o sul piano mentale, perché nel corpo dell’essere incarnato, per poter sciogliere la cristallizzazione, è necessario che intervenga la sofferenza e che ci sia l’interazione di altri individui incarnati come voi, mentre dall’interno del piano astrale o del piano mentale ci sono entità preposte a fare tutto questo; e inoltre sul piano fisico avete una struttura molto più ben protetta, ben corazzata, in quanto siete l’insieme di “tanti” corpi ed è più difficile smuovervi dalla vostra cristallizzazione se “non volete essere smossi”.

D – Spiegami bene questo concetto, per favore: “se uno non vuole essere smosso”…

Vedi, la volontà di uscire dalla cristallizzazione nasce allorché – al di là della situazione in cui si è cristallizzati – si è stati lo stesso in grado di comprendere qualche cosa.
Questo “qualche cosa” cosa ha fatto? Ha fatto sì da inscrivere dei dati sul corpo akasico, un piccolo elemento di sentire; l’inscrizione di questo piccolo elemento di sentire cosa fa?
Fa sì che venga rimandata una vibrazione leggermente diversa, all’indietro, verso il piano fisico; e lì bisogna vedere se poi l’individuo sa approfittare di questa leggera vibrazione diversa che lo può mettere in condizione di attuare una volontà diversa e, quindi, uscire dalla cristallizzazione.

Però è tutta responsabilità dell’individuo uscirne o meno, non può essere altrimenti, non può essere fatto uscire, ad esempio, da un’entità che intervenga direttamente facendolo uscire dalla sua cristallizzazione: non è possibile che questo accada come accade sul piano astrale perché sul piano astrale farlo uscire da un sogno cristallizzatore non provoca danni alla sua possibilità evolutiva in quanto non si sta più evolvendo, mentre sul piano fisico l’entità che interverrebbe smuovendo l’individuo da una situazione da cui non si vuol smuovere danneggerebbe la sua evoluzione, perché gli impedirebbe di essere lui stesso a comprendere che deve smuoversi.

D – Sì, però l’aiuto esterno può essere utile, qualunque sia?

Certamente: quante parole noi vi diciamo, che voi non capite e sembrano gettate al vento! Ma ognuna di esse è qualche cosa che serve da stimolo, da vibrazione, per cercare a volte di farvi uscire da situazioni di stallo, ripetitive o continuative, da cui non trovate la forza di reagire o di uscire. Questo perché non possiamo scrollarvi e dire: “Piantatela di fare così!”, perché non sarebbe giusto per voi. Scifo


4 commenti su “L’umano tra piano astrale e piano akasico [IF31focus]”

  1. Ho capito che l’evoluzione continua anche dopo la morte del piano fisico. Sia nel piano astrale che mentale forse.
    Non nego che molti concetti rimangono.complicati, non per come vengono spiegati, ma perché li sento cosi lontani, che mi sfuggono.
    Sicuramente una lettura più attenta mi aiuterebbe, ma l’ora non aiuta. Grazie alle guide e a coloro che questo materiale lo mette a disposizione.

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  2. Molti temi e tutti molti interessanti.
    La permanenza sul piano astrale quando si abbandona il piano fisico dipenda dal grado di evoluzione della coscienza: più questa possederà un sentire ampio più rapida sarà la comprensione e più velocemente arriverà la vibrazione dal corpo della coscienza che renderà inutile quel tipo di desiderio e dunque la stessa permanenza nel piano astrale.
    Grazie.

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  3. Non semplice introiettare tutti i concetti.

    Resta il concetto di interazione con tutti i corpi che prendono parte al processo evolutivo: non possono essere saltati ” pezzi” se così vogliamo chiamarli.

    E di fondo il meccanismo in grado di agevolare i passaggi è quello della consapevolezza.

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