Mediare l’espressione delle emozioni [sf35]

Un altro problema che si pone, questa volta non a livello filosofico ma, principalmente a livello etico, è il seguente: fino a che punto è lecito manifestare sul piano fisico le proprie reazioni emotive, visto che molto spesso sono fatte di aggressività e d’intrinseca violenza?

È un problema di non facile soluzione, perché se da un lato, secondo l’insegnamento, sarebbe meglio, ai fini della comprensione della coscienza, manifestare senza freni tutto ciò che si prova, dall’altro resta il fatto che la convivenza accanto ad altre persone, il vivere sociale, le leggi del paese in cui si vive e, non ultimi, il buon senso e i dettami della parte compresa dalla coscienza impediscono che ciò possa essere messo in atto.

Letture per l’interiore: ogni giorno, una lettura spirituale breve del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77, su Whatsapp e su Telegram.

Al vostro Io non posso che dire:
“Se non vuoi soffrire, se non vuoi avere ripercussioni sociali e legali che sminuirebbero la considerazione di te stesso, se vuoi tenerti stretti i rapporti con chi ti è accanto, non puoi far altro che mediare l’espressione delle tue emozioni per renderle il più accettabili possibile dall’ambiente in cui sei inserito, lasciandole uscire in maniera più aperta e manifesta con chi sai che può capire senza condannare ma, anzi, può aiutarti a cercare la mancata comprensione che sta alla radice della tua reazione. 

Solo in questa maniera otterrai il giusto equilibrio tra ciò che vivi e ciò che, intimamente sei, tra i tuoi bisogni e i bisogni degli altri, tra il tuo desiderio di essere importante e l’accettazione di ciò che veramente sei.

Non fare però l’errore di convincere te stesso che il tuo modo di manifestarti sia veramente ciò che sei: quasi sempre non è così… 

Cerca, quindi, qualunque sia la tua manifestazione, di essere sincero con te stesso, di comprendere quello che avresti veramente voluto fare anche se la realtà della vita non ti ha permesso di farlo, senza illuderti di essere buono, altruista, evoluto anche quando ti dimostri tale non per sentire acquisito ma per convenienza del tuo Io.

Solo in questa maniera esprimerai te stesso nel modo migliore e più utile per la tua crescita senza, nel contempo, essere di danno agli altri.” Rodolfo

Dal ciclo Sfumature di sentire 2002-2007

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Alberto C.

Sempre Importante.
❤️

Luisa

Messaggio importantissimo e di grande utilità! Fa chiarezza su come comportarsi tenendo presente sia i bisogni dell’io, sia i dettami della coscienza. Grazie.

Samuele Deias

Quando ti accosti ad una via spirituale, sei alla ricerca di una vita “piena”, di qualcosa che tenga assieme “via, verità e vita” come nel caso di Gesù che in tal modo si proponeva.
Pensi quindi a lui che, caspita, ha preso un bastone e ha fatto da matti nel tempio, incurante di mediare le proprie emozioni; pensi che ha avuto il fegato di offrirsi alla morte e alla tortura.
Pensi che tra i suoi discepoli aveva gente che veniva chiamata “figli del tuono”, tanto era impetuosa e focosa.
Ti fai l’idea che per seguire una “Via” servano pertanto degli attributi di prim’ordine, mica roba da poco.
Vero è che in qua e in là ci sono inviti anche alla mitezza, ma il prototipo di un viandante della via spirituale sembra più uno affatto tiepido ma ben determinato, forte, vigoroso, ecc.

Poi ti capita un brano come questo, molto pragmatico, ispirato a buon senso, quasi terra terra, del tipo di un qualcosa che avrebbe potuto scrivere anche un miserabile come me.
Uno che quello che è scritto già lo fa, di norma, salvo deprecabili eccezioni.

Meno male allora che c’è spazio anche per gente ordinaria, a volte tiepida, timorosa e non solo per i temerari testosteronici alla superman.

Meno male!

Anna

Grazie

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