Bisogni del sentire e bisogni del’Io [IF55-9focus]

Ci addentriamo adesso ad analizzare, dopo aver fatto un ampio panorama sul corpo astrale, partendo dalle caratteristiche della materia che lo compone per arrivare a farvi rilevare l’importanza dei desideri e delle emozioni ed i loro modi di esplicarsi, alcuni aspetti piuttosto complessi dell’Io, ovvero i suoi bisogni.

Qualcuno potrebbe semplicemente dire che i bisogni dell’Io non possono che rispecchiare le necessità evolutive di quell’individualità incarnata attualmente in quell’Io. Ebbene, non sempre i bisogni dell’Io rispecchiano questa realtà.

È ovvio che osservando il tutto secondo un’ottica più vasta, quella del Grande Disegno, ogni esperienza, anche quella mossa dai bisogni più gretti dell’Io, fa parte delle necessità evolutive di quell’individualità. Tuttavia, osservando invece nel particolare, anche se occorre usare molta cautela in questa osservazione, si può arrivare a rendersi conto che alcuni di questi bisogni sono legati alla famigerata ricerca di gratificazione da parte dell’Io, punto e basta.

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Si rende necessario, quindi, da parte di ognuno di voi che volete arrivare a conoscere voi stessi, una particolare attenzione alla lettura delle vostre azioni e della relativa interpretazione. Anche perché, e soffermatevi a pensarci un attimo, se ogni bisogno dell’Io fosse sempre e solo motivato dalle necessità evolutive, tutto sarebbe giustificato e nessuno potrebbe sindacare sulle decisioni prese dall’Io stesso in una determinata situazione.

Proprio per la sua peculiare struttura, l’Io non sempre è lucido e vigile nella scelta delle sue azioni, e lo stimolo che proviene dal corpo akasico, preposto come sapete a governare le informazioni necessarie per addivenire al conseguimento delle comprensioni, non arriva pulito al piano fisico e, quindi, le azioni compiute poi dall’Io non sempre rispecchiano ciò di cui l’akasico avrebbe invece bisogno.

Ecco: anche questa può essere considerata una delle cause del ripetersi della stessa esperienza. Se fino a oggi, infatti, si era parlato del ripetersi dell’esperienza come di una necessità da parte del corpo akasico di andare per tentativi allo scopo di ricavare la giusta indicazione per completare una comprensione ancora incompleta, aggiungiamoci oggi anche l’interpretazione errata da parte dell’Io dello stimolo proveniente dal corpo akasico.

Ovvero lo stimolo proveniente dal corpo akasico, potrebbe in qualche modo entrare in contrasto con il corpo astrale (visto che abbiamo parlato di questo nel corso dell’attuale ciclo) che in quel momento, magari, è particolarmente turbato o sottosopra, e da questo attraverso un lavoro svolto in contemporanea con il corpo mentale (di cui parleremo nel prossimo ciclo) viene adattato alle necessità dell’Io in quel momento.

Questo non deve farvi pensare che il tutto sia allora un lavoro inutile, in quanto nulla nell’universo va sprecato ma tutto è utile, quindi anche lo stimolo mal interpretato dall’Io che porta a un’azione che apparentemente non risulta necessaria all’akasico in quel momento, non va comunque perduta, ma potrà essere – a seconda dei casi ovviamente – una conferma per qualcosa di già acquisito, l’aggiunta di una piccola sfumatura, a quanto già “compreso”, o addirittura aprire un nuovo aspetto che non era stato preso in considerazione.

Come capire quindi, quando l’azione estrinsecantesi nel piano fisico, appartiene a un bisogno “vero” e quando a un bisogno “adattato” ai bisogni dell’Io in quel momento?

È difficile districarsi nei labirinti che l’Io costruisce, ma una cosa resta comunque certa: nel primo caso non vi sarà una grossa sofferenza, ma l’azione verrà compiuta con una certa fluidità e anche tranquillità, nel secondo caso, proprio a causa dell’opposizione dell’Io al fluire dell’azione, si soffrirà di più a causa di ostacoli sia esterni che interni. Sarà, poi, proprio questa sofferenza che porterà alla lunga – e il tempo necessario dipenderà sempre e solo dalla resistenza da parte dell’Io – al fluire in maniera più limpida dello stimolo originario.

Facciamo un esempio pratico per farvi meglio capire quanto si vuole significare: se il corpo akasico ha bisogno di ancora alcune informazioni per quanto riguarda il donare agli altri, quindi l’essere altruisti nel vero senso, ovvero senza aspettarsi di ricevere nulla in cambio, invierà il suo stimolo ai piani inferiori per spingere l’individuo a compiere una qualsiasi azione altruistica solo per il piacere di compierla.

Mettiamo che in quel momento, magari a causa di un’esperienza precedente, l’individuo in questione si senta particolarmente solo e abbandonato dagli altri. Lo stimolo e lo stato dell’individuo sono in apparente contrasto; ognuno di voi comprenderà benissimo (e chissà quante volte vi sarà capitato), come in quello stato d’animo si è poco propensi ad accorgersi dei bisogni degli altri, in quanto l’Io è troppo concentrato sulla propria sofferenza o delusione provata. 

Ma lo stimolo akasico, è sempre molto forte e indurrà comunque all’azione l’individuo in questione. Arrivata la spinta, quindi, il desiderio di porre fine a quel senso di solitudine e di abbandono porterà il corpo mentale a organizzare il pensiero di compiere un’azione altruistica in modo da ricevere una gratificazione tale da porre fine a quel senso di disagio dell’Io, e in particolare del corpo astrale, in quel momento.

Ecco che allora l’azione altruistica non sarà più fine a se stessa come avrebbe dovuto essere dato lo stimolo iniziale, ma sarà fatta in “pompa magna” affinché gli altri notino la cosa e gratifichino in qualche modo, accorgendosi finalmente di lui, l’Io che quell’azione ha compiuto.

Le risultanze di questa azione non saranno ciò di cui l’akasico aveva bisogno in quel momento, ma andranno comunque a consolidare eventualmente – come si diceva prima – un qualcosa di già acquisito o ad aprire, diversamente, un nuovo aspetto del problema che magari non era stato contemplato e che dovrà essere completato, poi, in un altro momento.

Speriamo che l’esempio vi sia stato chiaro, anche se certamente espresso nel modo più semplice possibile proprio allo scopo di farvi comprendere la dinamica.

E la sofferenza di cui si parlava prima? La sofferenza nascerà quale conseguenza, in primo luogo delle difficoltà incontrate nel compiere l’azione, poiché non essendo quella giusta, necessaria all’akasico, si incontreranno ostacoli esterni per la sua estrinsecazione; nel nostro esempio potrebbe esservi la difficoltà nel farsi notare dagli altri mentre si compie l’azione per cui si vuole ricevere, invece, il plauso; in secondo luogo dal senso di incompletezza derivante a posteriori, ad azione compiuta e che è semplicemente un ulteriore impulso, sempre proveniente dal corpo akasico che non ha ricevuto lo “stimolo di ritorno giusto”, e che sarà necessario per far comprendere all’Io che non era quella l’azione che si doveva compiere.

Per concludere, quindi, attenzione ai bisogni dell’Io, o ancor meglio all’interpretazione dei bisogni dell’Io che non necessariamente sono quelli del corpo akasico, ma che, se osservati con attenzione senza lasciarsi fuorviare, possono essere motivo di meditazione e sicuramente sono molto importanti per la conoscenza di se stessi e la prosecuzione del proprio cammino evolutivo. Vito


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Catia Belacchi

Chiaro, grazie a Vito e all ‘amministratore.

Marco Dellisanti

Molto interessante, grazie

Samuele

Dal momento che l’io non esiste come possono esistere i bisogni dell’io?
Certo, sono modi di dire, scolastici ma possono ingenerare confusione in anime candide come la mia.

Anna

Non semplice districarsi in quel guazzabuglio!!

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