Le copie imperfette dell’archetipo permanente bene-male 4 [sf27]

Per comprendere in maniera più dettagliata le conseguenze sull’individuo incarnato derivanti dall’esistenza dell’archetipo bene/male, è necessario esaminare alcuni altri importanti elementi che scaturiscono dalla sua esistenza all’interno dello sviluppo della Realtà così come è sperimentata dell’uomo.

Se avete letto con attenzione quanto abbiamo detto in precedenza ricorderete certamente che avevamo sottolineato il fatto che l’influenza dell’archetipo permanente ha delle “ricadute” sulla vita dell’uomo, individuabili in primo luogo negli archetipi transitori che di volta in volta si formano e che costituiscono una copia imperfetta dell’archetipo permanente di cui sono la ricaduta.

È un discorso difficile da spiegare così come, credo, è difficile da capire veramente, quindi proverò a spostare quanto stiamo dicendo a livello di archetipo transitorio, in maniera da fornirvi una specie di esempio di quello che, a ben vedere, non è altro che il ripresentarsi di un nuovo ciclo vibrazionale che ha il suo inizio all’interno dell’archetipo permanente, trova la sua risonanza all’interno della coscienza dell’individuo che, nel tentativo di adeguarsi a esso crea, con le vibrazioni delle proprie supposte e teoriche comprensioni, un archetipo transitorio, immagine parziale e, ovviamente, insufficiente, della totalità delle vibrazioni emesse dall’archetipo permanente.

L’archetipo transitorio diventa, per l’uomo incarnato, il territorio, a livello di sperimentazione delle proprie comprensioni, entro il quale si modificano le risposte del sentire dell’individuo alle sollecitazioni dei nuovi dati provenienti dall’esperienza che egli compie nel corso della sua vita arrivando a portare briciole di comprensione al corpo akasico di ogni individuo che si muove in quello spettro di supposte convinzioni esatte, aggiornandone la costituzione e chiudendo il ciclo vibrazionale con il suo inconsapevole confronto con la vibrazione proveniente dall’archetipo permanente che mantiene così intatta la sua funzione d’indicatore del percorso da compiere.

Letture per l’interiore: ogni giorno, una lettura spirituale breve del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77, su Whatsapp e su Telegram.

[…] Cerchiamo adesso di trovare un archetipo transitorio che potrebbe essere considerato una delle ricadute dell’influenza dell’archetipo permanente bene/male (e ci limitiamo a un solo archetipo transitorio per semplicità, ma tenete sempre ben presente che solitamente le ricadute sono molteplici).

Io suggerirei che l’archetipo transitorio più evidentemente derivante dall’archetipo permanente bene/male sia quello di giustizia/ingiustizia (e sì, anche per quanto riguarda gli archetipi transitori è meglio abituarsi a pensare a essi come a una dicotomia di apparenti opposti rispetto alle cui gradazioni l’individuo fa riferimento per sperimentare la propria maggiore o minore aderenza alle vibrazioni dell’archetipo permanente).

Voi direte: ma non potrebbe, l’archetipo giustizia/ingiustizia essere, invece, semplicemente un archetipo permanente? Cos’è che gli fa acquistare l’attribuzione di “transitorio”, invece di “permanente”? Ombra

Il concetto bene/male è evidentemente ben diverso, nella sua qualità, rispetto a quello di giustizia/ingiustizia: infatti l’attribuzione bene/male è un’attribuzione che (e questa d’altra parte è una caratteristica peculiare dell’archetipo permanente) ha la sua stessa validità in tutto l’ambiente del Cosmo, al punto che si potrebbe affermare che ciò che l’archetipo permanente definisce come bene o come male è valido e identico su qualsiasi pianeta abitato da razze in evoluzione all’interno dell’intero Cosmo di cui il pianeta Terra fa parte.

Certamente, come dicevamo all’inizio, la confusa percezione che l’uomo ha del concetto bene/male (e la conseguente applicazione nella vita di tutti i giorni di tale idea che egli cerca di mettere in atto) diventa, nella sua applicazione da parte dell’individuo, qualcosa di strettamente relativo che si discosta grandemente dalle vibrazioni emesse dall’archetipo permanente. Ma il punto di partenza, la vibrazione dell’archetipo permanente, è sempre e comunque immutabile e a essa porterà qualsiasi percorso faccia per raggiungerla, qualsiasi essere in via di evoluzione.

Ciò non succede, invece, per l’attribuzione di giustizia o d’ingiustizia: essa (e questa, come ormai dovreste sapere, è una caratteristica peculiare dell’influenza degli archetipi transitori) varia non soltanto da punto a punto del Cosmo ma da tipo di società a tipo di società e, persino, da essere umano a essere umano.

Non dimentichiamoci, infatti, che è agli archetipi transitori che fanno capo le varie civiltà, società, confraternite e così via che, proprio per questo, hanno un percorso limitato nel tempo anche nei casi in cui (vedi la civiltà egizia) attraversano un periodo temporale di vari millenni.

Per fare un esempio ancora più semplice e in termini più facilmente accessibili a tutti voi, potremmo dire che la differenza sostanziale tra un archetipo permanente e gli archetipi transitori che ne costituiscono la ricaduta sull’insieme di elementi che determinano l’ambiente in cui si manifesta e sperimenta l’evoluzione, è la stessa che esiste tra i termini “odore”, “profumo” e “puzza”: certamente il profumo e la puzza sono definibili genericamente come odori ma non è vero in senso assoluto il contrario in quanto l’attribuzione a un odore della qualificazione “puzza” o “profumo” deriva non da intrinseche qualità dell’odore, bensì da qualità intrinseche a chi cerca di definirlo.

L’odore di un’essenza, per esempio, può essere definito come profumo o come puzza in dipendenza da vari fattori variabili: dalla capacità olfattiva di chi li percepisce, ad esempio, o dalle convenzioni sociali o, persino, da una qualsiasi moda.

Si può quindi affermare che l’archetipo transitorio risulta indubbiamente essere strettamente dipendente dalla relatività e, perciò, dalla percezione soggettiva del percipiente e il fatto che, magari, un gruppo di percipienti lo definiscano in una certa maniera invece che in un’altra diversa non lo rende, per questo, meno relativo.

Questo sta a significare che, a differenza dei dettami dell’archetipo permanente, i dettami degli archetipi transitori possono venire superati, dimenticati o enormemente trasformati a mano a mano che l’evoluzione degli individui procederà nel suo cammino. Cosa che, lo ripetiamo, non avviene né può avvenire per ciò che è “sussurrato” dagli archetipi permanenti. Vito

Dal ciclo Sfumature di sentire 2002-2007

Print Friendly, PDF & Email
0 0 votes
Valutazione dell'articolo
Subscribe
Notificami
guest

1 Commento
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
Vedi tutti commenti
Natascia

Archetipo permanente, emanazione dell’Assoluto.
Archetipo transitorio, il tentativo dell’umano, relativo alle sue comprensioni, di aderire alla vibrazione prima.

1
0
Vuoi commentare?x