L’operare “meccanico” del corpo akasico [A88]

Il discorso delle atmosfere, lo avete poi trasportato, senza un grandissimo successo, verso gli archetipi transitori, chiedendovi se esistono anche delle atmosfere per quello che riguarda gli archetipi transitori. Pensateci bene un attimo tutti assieme, adesso, qua con me. Pensate che sia possibile che un archetipo transitorio non produca atmosfera?

La risposta non può che essere immediata: non può che produrre atmosfera in quanto è costituito da un insieme di vibrazioni appartenenti a tanti individui, cosicché il concentrarsi, il condensarsi, il raggrupparsi, il raggrumarsi di queste vibrazioni non può far altro che creare un ambiente vibrazionale che è tipico dell’archetipo. E questo spiega, se ci pensate un attimo con attenzione, in quale maniera l’archetipo può arrivare a influenzare gli individui che sono collegati a esso.

[…] Questo discorso, se ricordate il vecchio adagio del “così in alto così in basso” alla fin fine non è che la ripetizione, in scala molto minore, più terra a terra, più vicino a voi poveri incarnati, di quello che avevamo detto parecchi anni fa, quando avevano accennato al fatto che i vari “ciccioni” (vedi il paragrafo seguente, ndr) che si formavano all’interno della massa akasica finivano con il formare delle isole akasiche, delle masse akasiche più complesse alle quali si collegavano diversi corpi akasici di diversi individui. Ricordate il discorso?

Se ci pensate è la stessa cosa, lo stesso meccanismo che, trasportato con elementi diversi in gioco, si attua per quello che riguarda gli archetipi transitori, ovvero: affinità di elementi, affinità di comprensione portano alla costituzione di un ambiente akasico comune in cui tutte le individualità collegate mettono una parte di se stesse e, quindi, contribuiscono a rinsaldare coi loro collegamenti la costruzione e i collegamenti interni della massa akasica. La stessa cosa, esattamente, avviene per la costruzione, la costituzione, il mantenimento delle qualità e della forma dell’archetipo transitorio.

La differenza principale consiste nel fatto che l’archetipo transitorio dopo che esso avrà portato tutti gli individui a esso collegati a sperimentare l’intero archetipo si scioglierà per mancanza di vibrazioni adeguate da parte dei partecipanti. Invece, le individualità che entrano a far parte di un’isola akasica, dal momento che sono tenute assieme dagli elementi di comprensione comune le quali non sono variabili ma soltanto ampliabili, resteranno per sempre unite all’interno dell’isola akasica.

[…] Ricordiamo che il numero degli individui collegati all’archetipo non è sempre lo stesso: vi è chi finisce di sperimentare e quindi si allontana, vi è chi ha ancora bisogno di sperimentare e un po’ alla volta arriva alla comprensione, e vi è chi si unisce gradatamente all’archetipo per poter sperimentare quel determinato tipo di esperienza.

Questo cosa comporta? Comporta l’ampliarsi sempre più vasto di quella che è l’atmosfera dell’archetipo transitorio, il che, a sua volta, porterà a permettere il collegamento di altre individualità che sono arrivate a quel punto, perché le atmosfere si toccheranno, vibreranno assieme e, quindi, vi sarà un confluire all’interno della vibrazione dell’archetipo, fino a quando tutti quelli che avevano bisogno di sperimentare quel tipo di archetipo l’avranno sperimentato e quindi diventerà sempre meno “potente”, fino a quando non avrà più alcuna ragione di esistere e si scioglierà.

Natura dell’operare del corpo akasico, selezione degli influssi, comprensione

D – Ma prima di sciogliersi, nel suo massimo fulgore, le persone che sono collegate a questo archetipo come ricevono le informazioni inserite in questo archetipo? Ovviamente attraverso le atmosfere, ma c’è qualcosa che fa sì che questa comunicazione avvenga?

Vedete il corpo akasico dell’individuo non è intelligente, anzi possiamo quasi dire che è un “idiota sapiente”. Con questo non voglio dire che siete tutti degli idioti anche se a volte fate di tutto per sembrarlo! Il corpo akasico passa, nel suo percorso evolutivo, dall’essere il corpo akasico di un individuo che non ha ancora compreso niente al corpo akasico di un individuo che ha compreso tutto. Giusto? Naturalmente, a mano a mano che questa consapevolezza, questa comprensione si amplia, il corpo akasico assume nuove potenzialità, qualità diverse, e diventa sempre più completo e strutturato fino a quando si forma quel passaggio vibrazionale armonico e fluido che porta l’individuo a non aver più bisogno dei corpi inferiori e a camminare all’interno dei piani spirituali più alti per arrivare, infine, alla fusione con l’Assoluto.

Ora il fatto che il corpo akasico agisca quasi meccanicamente per mettere assieme i tasselli della sua comprensione che cosa significa, che conseguenze ha, secondo voi? Il fattore più importante è il fatto che esso non ha nessuna possibilità di riconoscere a priori se l’archetipo che lo sta influenzando, supponendo che si ponga il problema cosa che in realtà non fa, è un archetipo permanente o un archetipo transitorio. Quindi significa che, nel momento in cui il corpo akasico dell’individuo viene investito dalle vibrazioni dell’archetipo transitorio, deve comunque tenerle in considerazione perché potrebbero dargli degli elementi di paragone per creare il suo equilibrio, la sua struttura di comprensione interna…

D – Scusa non ha nessun traduttore che gli permetta di distinguere che la vibrazione che lo sta investendo derivi dagli archetipi permanenti o dagli archetipi transitori?

E no, non può, perché la comprensione può arrivare solo dall’esperienza: l’archetipo influenza l’esperienza, quindi gli elementi arrivano al corpo akasico attraverso l’esperienza modulati anche dagli archetipi. Noi avevamo detto, se vi ricordate, che l’archetipo tende a modulare il “giusto o sbagliato” per le sue comprensioni in base alle vibrazioni degli archetipi permanenti, che fanno, in qualche modo, da elementi di riferimento per capire se è nel giusto.

Il fatto è che il corpo akasico non ha gli strumenti per capire a priori se le vibrazioni che lo attraversano sono quelle giuste e provengono da un archetipo permanente o da un archetipo transitorio: l’archetipo transitorio, infatti, ha comunque un’atmosfera vibratoria che attraversa anche il corpo akasico. Questa impossibilità di distinguere con certezza da quale tipo di archetipo provengono le vibrazioni che lo attraversano, lo porta, così, a dover comunque presumere come potenzialmente utili le vibrazioni; di conseguenza sperimenta gli elementi che l’archetipo transitorio gli può fornire e trattiene quelli che sembrerebbero giusti, confrontandoli, poi, con quelli che altre vibrazioni di altri archetipi, questa volta compresi quelli permanenti, gli propongono come esatti, basandosi sull’affinità vibrazionale. A questo punto avviene la comprensione, la presa di coscienza che è stato compreso veramente qualche cosa e quanto compreso va a inserirsi organicamente all’interno della sua struttura non più come ipotesi ma come elemento definitivo di comprensione.

[…] Che il corpo akasico sia in contatto con tutte le comprensioni d’accordo, però è “in contatto”, non è certo che la comprensione sia veramente acquisita. Fino a quando non le può inserire organicamente nella sua struttura può essere a contatto ma non le ha comprese, quindi per lui l’essere a contatto non significa nulla, significa avere un’ipotesi, una possibilità di comprensione.

D – Pensavo che questo essere a contatto gli permettesse in maniera anche “inconsapevole” di distinguere se una cosa era una comprensione vera o un qualcosa da modificare.

La decifrazione avviene, come dicevo prima, attraverso le vibrazioni emesse dagli archetipi permanenti.

D – Praticamente è un po’ come cercare la moneta sotto i tre bicchieri, devi andare per tentativi, fino a quando non trovi la moneta.

Certamente, può essere un esempio accettabile. La differenza consiste nel fatto che non c’è nessuna malizia da parte di chi sposta i bicchieri. Questa è una certezza che dovreste avere tutti voi e che dovreste riuscire a fare vostra, in modo da rendervi conto che tutto quello che trovate sotto ogni bicchiere lo trovate perché è quello che dovete trovare ed è quello che vi serve, e questo vi indurrebbe, già di per sé, a vivere la vostra vita in maniera più piacevole e meno faticosa.

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2 commenti su “L’operare “meccanico” del corpo akasico [A88]”

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