L’origine del trauma e il suo superamento [sf15]

Prosegue da [sf14] Il concetto di base della psicoanalisi è che i problemi psicologici dell’individuo nascono dai traumi non superati e, addirittura, nascosti completamente alla propria coscienza attraverso meccanismi di censura e rimozioni per l’incapacità o la paura di affrontarli.

Freud aveva appuntato l’attenzione sui traumi infantili, specialmente quelli a sfondo sessuale. In realtà il trauma nasce non dall’episodio in se stesso che si vive sul piano fisico, ma dallo scontro tra la “morale” proposta dall’AT e la risposta a tale morale ricevuta sul piano fisico.

In quanto alla connotazione sessuale del trauma non è, a mio avviso, l’elemento scatenante: non è l’episodio in se stesso – sessuale o meno – che scatena il trauma, ma la connotazione che all’episodio stesso viene attribuita a livello morale su se stessi o su chi è coinvolto nell’azione in questione.

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Freud aveva ipotizzato un conflitto col super-io, a cui attribuiva una funzione moralizzatrice interno all’individuo. Secondo quello che stiamo dicendo sugli AT si può invece arrivare a dire che il famoso concetto psicoanalitico di super-io sia riferibile più all’AT collegato all’individuo che a una parte dell’inconscio dell’individuo stesso, quindi qualche cosa di esterno alla manifestazione dei suoi tre corpi inferiori sul piano fisico, di esterno, quindi, al suo Io.

Cerchiamo di fare, per quanto possibile, un esempio pratico di quanto detto fino a questo punto, anche se sarà, per forze di cose, semplificato, limitato e incompleto.

L’origine del trauma

Supponiamo che l’AT a cui è collegato un bambino suggerisca che è sbagliato prendere a schiaffi le altre persone.

Nel momento in cui eventualmente accada che il bambino venga preso a schiaffi, egli subirà il trauma del dover vivere un’esperienza che, interiormente, grazie ai modelli suggeriti dall’AT, percepisce come sbagliata.

A quel punto, al suo interno viene a crearsi una vibrazione di incertezza (molto spesso legata alla paura e, quindi, al corpo astrale) che porta come conseguenza la creazione di una turbolenza vibratoria nel corpo inferiore più direttamente coinvolto nell’episodio (oltre a piccole turbolenze minori negli altri copri inferiori).

Questa turbolenza vibratoria (ricordate il concetto di fantasma?) ha la conseguenza di irrigidire il corpo interessato (in realtà non l’intero corpo, per fortuna, ma solo una sua porzione) cosicché l’Io del bambino non può più lasciare fluire liberamente i dati attraverso i suoi corpi inferiori.

Si crea, così, una sorta di frattura parziale dell’Io che vede diventare inaccessibile una parte di .

La manifestazione del trauma si manifesterà sul piano fisico attraverso il comportamento dell’individuo in questione (i cosiddetti complessi) portando a disturbi dell’affettività se il corpo interessato è principalmente l’astrale, a disturbi della sfera mentale o a disturbi fisiologici nel caso che i corpi più interessati siano rispettivamente quello mentale o quello fisico.

Per fornirvi un’immagine figurata è come se l’Io si frantumasse in porzioni diverse, alcune collegate perfettamente, altre collegate parzialmente e altre ancora impossibilitate a collegarsi.

Ovviamente i traumi possono ripetersi nel tempo, possono essere più o meno complessi o sommarsi a traumi successivi, portando così a tutte quelle forme di problemi psicologici più o meno gravi conosciuti dall’attuale casistica medica, dal più semplice sintomo psicosomatico alle gravi dissociazioni mentali.

Spero che tutto questo vi risulti abbastanza comprensibile, anche se a fatica. Immagino, comunque, che molti di voi obietteranno che quello che manca è il punto più importante, cioè come risolvere i problemi “psicologici” dell’individuo.

La risoluzione del problema

Io direi che la maggior parte di questi problemi è risolvibile con un’appropriata “igiene interiore“: può essere sufficiente, nella maggioranza dei casi, osservare attentamente se stessi e cercare di andare a fondo sui personali perché che alimentano i propri problemi.

Applicando, in altre parole a voi più abituali, il famoso “conosci te stesso” così spesso citato dalle Guide: se esercitato con pazienza, costanza e continuità, senza lasciare accumulare i traumi, si riesce da soli a ricostruire i collegamenti interrotti all’interno dei propri corpi, aiutati in questo dalla naturale tendenza all’equilibrio connaturata alla materia che li compone.

In questa maniera l’Io si ricompone, le vibrazioni riprendono a circolare in maniera costante e l’intera personalità diventa più armonica e in grado di reagire positivamente anche alle più grandi disavventure conseguenti alle esperienze fatte.

Si può così considerare giusto il concetto freudiano di riportare alla coscienza gli episodi traumatici: riportandoli alla coscienza fin nei minimi particolari (reazioni fisiche, emozioni, pensieri) essi perdono gran parte di quell’energia che li costringeva a restare sepolti, dando modo, attraverso l’esame del trauma portato a livello cosciente, di mettere in atto una mediazione consapevole tra:
– i modelli di comportamenti suggeriti dall’AT,
– quelli “sentiti” come indubitabilmente giusti dal corpo akasico
– e le necessità della vita quotidiana che richiede continui adattamenti dell’individuo alla realtà che lo circonda. Ombra

Dal ciclo Sfumature di sentire 2002-2007

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Natascia

Frantumazione dell’Io.
Mi riporta alla bioenrgetica, in cui si afferma che il trauma ha come conseguenza l’irrigidimento in alcune parti del corpo con la conseguente difficoltà a far fluire respiro, sangue e linfa in maniera naturale. Creando quindi delle fratture nel corpo.
Lavorando su sul corpo, è possibile che riemergano traumi che è possibile lavorare sul piano psicologico.
L’intento è riportare la persona ad un sostanziale equilibrio.

Anna

Chiarissimo

Elena

Possiamo considerare il lutto un AT?

Catia

Cos’è un AT?

Catia

Ho trovato la risposta. Archetipo Teansitorio. Scusate.

Catia Belacchi

Come dice Ombra, un trauma può avere origine dall’introiezione di un AT, e ne fa un esempio.
Mi vien da pensare, tuttavia, che non sempre un bambino è consapevole degli archetipi transitori, sociali e familiari, quindi non possono recargli danno.

Penso che traumi profondi nascano dal non rispetto dei bisogni innati del bambono:affetto, cura, protezione, rispetto. Quando uno o più d i questi bisogni non vengono soddisfatti o vengono soddisfatti male, nel bambino si crea un buco, una ferita.

Leonardo Properzi

C’è una questione da considerare. L’AT influenza il bambino prima dell’esperienza stessa, cioè prima della nascita, dunque non si tratta solo di un processo d’introiezione.

Cito da SF [14]:
“Abbiamo visto, dunque, che gli AT influenzano i corpi inferiori dell’individuo e, quindi, danno un’impronta all’Io dell’uomo incarnato con un processo, direi, simile a quello dell’imprinting, ma non vorrei complicarvi troppo le cose.”

[…]

“Quando e come avviene quest’influenza?

Essa avviene già nel momento in cui l’individuo si avvia verso l’incarnazione, in quanto la vibrazione in partenza dall’akasico attraversa la fascia vibrazionale di un AT e ne resta influenzata, al punto da averne le vibrazioni orientate in maniera tale che la materia che raccoglierà sui piani inferiori per costruirsi il corpo mentale, quello astrale e quello fisico, sarà materia che gli permetterà sia di esprimere quanto l’AT propone come modello ideale di comportamento, sia di sperimentare sul piano fisico la giustezza o meno del modello stesso.”

Dunque, quando nasciamo, non siamo una “tabula rasa”, ma una già siamo equipaggiati di un correndo di comprensioni e non comprensioni, di una certa attitudine nel rispondere all’esperienza, che poi, certo in un secondo momento verrà plasmata anche dall’ambiente in cui ci troviamo a crescere.

“Penso che traumi profondi nascano dal non rispetto dei bisogni innati del bambino:affetto, cura, protezione, rispetto. Quando uno o più d i questi bisogni non vengono soddisfatti o vengono soddisfatti male, nel bambino si crea un buco, una ferita.”

Questo per dire che non tutti rispondiamo allo stesso modo rispetto all’essere appagati o meno nei bisogni innati, al di là della consapevolezza o meno del bambino rispetto agli archetipi transitori.

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