La giurisdizione dell’akasico su una porzione di materia [IF51-1.1]

[…] I corpi servono per acquisire esperienza ma, contemporaneamente – perché nulla, all’interno di un cosmo, serve mai a una causa soltanto – contemporaneamente servono a tenere in vita il cosmo, e contemporaneamente ancora permettono il modificarsi della materia in modo da far ottenere la disponibilità della materia giusta ai bisogni incarnativi dei corpi akasici.

[…] Il corpo akasico prende contatto con un certo tipo di materia che gli serve per la sua evoluzione, ma il corpo fisico che si va creando – secondo il vostro punto di vista della relatività – si creerebbe lo stesso.

Letture per l’interiore: ogni giorno, una lettura spirituale breve del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77, su Whatsapp e su Telegram.

[…] Il vostro corpo fisico si creerebbe lo stesso perché rientra nella legge della natura, nella legge dell’evoluzione della materia del cosmo, e così via, che, a un certo punto, si formi un determinato tipo di corpo per poter proseguire poi l’evoluzione; ma non è il corpo akasico, la Scintilla, o che vuoi tu, che crea quel determinato tipo di corpo poiché, in realtà, vi è un mettere sotto la propria giurisdizione quella porzione di materia che costituisce quel corpo; la quale però è costituita da materia astrale, fisica, mentale ed è collegata, per buona parte della sua materia akasica, a quello che è il sottopiano più basso, inferiore, che accomuna «tutto» l’esistente all’interno del Cosmo.

Il sottopiano più vicino a voi del piano akasico, è quel sottopiano che è collegato a tutta la materia del cosmo. È soltanto dopo questo sottopiano che incomincia a esservi – e qua poi ne dovremo parlare a lungo, per farvi comprendere questa cosa – quelle che poi, un po’ alla volta, diventano individualità, per ritornare poi a essere di nuovo, in un sottopiano akasico superiore, unite in una massa unica.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è corpi.jpg

Ricordate, creature, quando abbiamo parlato, anni fa, del concetto della «clessidra»? Avevamo detto che potevamo considerare il corpo akasico in qualche modo come il punto centrale di una clessidra, con la parte bassa che si allargava verso il piano fisico e la parte alta verso i piani spirituali, no?

Ecco, in qualche modo potremmo usare, sfruttare lo stesso concetto per quello che riguarda questo discorso sul piano akasico: il sottopiano centrale del piano akasico potrebbe essere considerata, ancora una volta per analogia, la strozzatura della clessidra mentre i piani inferiori si allargano verso il piano fisico e quelli superiori si allargano verso l’Assoluto.

Ecco, la parte più bassa del piano akasico, il sottopiano più basso, è quello che, allargandosi, unisce in un primo approccio, in un primo indirizzo evolutivo tutta la materia che costituisce i piani inferiori e quindi anche la materia fisica e, se ricordate bene, avevamo detto che era quel sottopiano dove incominciava a esserci l’imprinting; e questo poi avrà una consecuzione logica per quello che diremo in seguito. Considerate che nei piani successivi vi sono gli archetipi … quelli permanenti o gli altri, creature?

D – Gli archetipi transitori.

Gli archetipi transitori; e poi, negli altri sottopiani, ci sono gli archetipi permanenti; e qua ci sarà da lavorare tantissimo.

D – Sembrerebbe che esista soltanto l’evoluzione della materia e non della forma; che la forma sia un discorso di percezione, per cui illusione, o sbaglio?

Diciamo che l’illusione consiste nel ritenere «propria» la forma, ma la forma in realtà si costituisce.
Eh, come posso trovare degli esempi per farvi comprendere questo concetto? Immagino la vostra difficoltà perché in qualche modo modifica in modo sostanziale i concetti che avevamo insegnato fino ad adesso; e, come tutti gli studenti bravi, desiderosi d’imparare, siete attaccati ai concetti perché dite: «Quando ormai li ho acquisiti, questi non me li toglie più nessuno!»; invece, ahimè, la verità ha bisogno di allargarsi sempre in cerchi concentrici, che non cambiano la verità ma la modificano, la rendono più ampia e quindi, in qualche modo, la rendono percettibile di un’osservazione diversa da quella che era stata fatta in precedenza. Scifo
Continua