L’errore di decodifica nei corpi [A105-simboli13]

Per farvi comprendere l’essenziale dei nostri concetti abbiamo, talvolta, dovuto usare una terminologia che voi poteste accettare e fare vostra per poter comunicare e intendervi tra di voi e con noi.

Questo è accaduto, per esempio, con l’uso del termine psicosomatismo che, dopo gli attuali ampliamenti che vi abbiamo portato, risulta evidentemente limitato e poco preciso, al punto che, se esaminato nella sua accezione corrente, può indurvi a errori di concetto rispetto all’analisi più approfondita degli elementi che vi stiamo portando: il prefisso” psico”, infatti, può portarvi a pensare che il nucleo centrale e principale della questione possa essere il corpo mentale, mentre così non è: ogni somatismo è composto da un insieme di fattori riferibili ai vari corpi dell’individuo e scaturisce da una sinergia tra questi fattori, sinergia che, se venisse a mancare, farebbe perdere all’individuo la capacità di modificare e ampliare la sua comprensione.

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Abbiamo, così, preferito adottare il termine più generico somatismo, per descrivere l’espressione delle incomprensioni dell’individuo all’interno del piano fisico nel corso della sua esistenza. Certo, anche questo termine non è, a ben guardare, del tutto soddisfacente: per essere più precisi avremmo dovuto adoperare più di un termine che tenesse conto, ognuno, del particolare ambito di espressione delle incomprensioni (ad esempio psicosomatismi, emosomatismi e fisicosomatismi) in relazione alla posizione del nucleo principale del somatismo nei corpi inferiori dell’individuo, ma ciò ci è sembrato una complicazione che avrebbe portato più confusione che utilità.

Vorremmo, però, sottolineare l’accezione particolare ed estensiva in cui usiamo tale termine: esso infatti ingloba le reazioni psicologiche, emotive e fisiche conseguenti allo scontro tra incomprensione ed esperienza, ma è riferibile anche, dal momento che siamo nella sfera d’azione dell’Io, ai comportamenti che tali reazioni possono indurre nell’espressione dell’individuo.

Risulta evidente, da quanto abbiamo detto fin qui, che la vera genesi dei somatismi risiede nel piccolo ciclo corpo akasico/corpo fisico in cui ogni individuo sperimenta la vita nelle comprensioni che non ha ancora acquisito, e sulle quali il corpo akasico richiede dati e verifiche attraverso il percorso vibrazionale che porta l’individuo incarnato a sperimentare le esperienze, raccogliendo elementi attraverso la sua manifestazione e le sue reazioni a quanto l’esistenza, di volta in volta, gli pone dinnanzi.

È altrettanto evidente che il campo di battaglia sul quale tutto ciò viene compiuto è costituito principalmente dalle reazioni dei corpi transitori dell’uomo (fisico, astrale e mentale) e, in ultima analisi, da quel processo interiore che porta alla formazione reattiva che abbiamo definito Io, da noi sempre definito un illusione, in quanto percepito erroneamente dall’individuo come un’entità reale con la quale tende a identificarsi e non come un processo, in continua trasformazione, che gli permette di sperimentare le esperienze che affronta nella maniera più completa e più utile possibile in relazione alle richieste inviate dal corpo akasico. Ombra

L’errore di decodifica

A questo punto cominciamo la nostra manovra di avvicinamento al modo in cui può essere usato, nella pratica, tutto quanto abbiamo detto fino a questo punto. Senza ombra di dubbio, la formazione e lo sviluppo sia di somatismi che di cristallizzazioni trova il suo riscontro nella teoria della decodifica che fin qua vi abbiamo presentato.

Infatti, viene spontaneo (almeno secondo me, forse un po’ meno secondo voi) pensare che alla base dei somatismi ci sia un errore di decodifica delle vibrazioni che arrivano all’akasico e che, da esso, vengono trasmesse ai corpi inferiori, portando a intoppi vibratori e a comunicazioni in qualche misura errate tra i vari corpi.

Queste errate decodifiche trovano difficoltà a transitare da un corpo all’altro, in quanto le vibrazioni che le costituiscono sono in parte dissonanti – proprio come conseguenza dell’inesatta decodifica – con le vibrazioni che, invece, decodificate correttamente, fluiscono nel sistema vibratorio dei corpi inferiori.

Questo lo ritroviamo, detto in maniera più semplicistica, in quanto affermato parecchi anni fa, laddove definivamo, per esempio, le cristallizzazioni come nuclei vibratori vorticanti in maniera rigida su se stessi nei corpi inferiori dell’individuo. Questo concetto è valido sia per somatismi che per cristallizzazioni: in entrambi i casi la decodifica è non sufficientemente esatta, tuttavia vi è una differenza essenziale tra di loro: nel caso di somatismi la vibrazione con una decodifica inesatta riesce, comunque, a compiere il percorso fino alla sua manifestazione sul piano fisico, riuscendo, in qualche modo, anche a completare il suo percorso di risalita verso il corpo akasico; mentre nel caso della cristallizzazione, la decodifica non soltanto è inesatta con le conseguenti difficoltà di comunicazione tra un corpo e l’altro, ma trova anche un ostacolo molto più forte: l’Io, che avverte il forte disagio che la cristallizzazione gli procura e, come suo primo meccanismo di difesa, decide di ignorarlo facendo come se essa non fosse presente.

È per questo motivo che, come avevamo detto, le cristallizzazioni non vengono riconosciute come tali dall’individuo e, quindi, egli non può, dal momento che non le riconosce, cercare di operare su di loro, e soltanto nel momento in cui le cristallizzazioni incominceranno a modificare il loro vortice vibratorio in conseguenza di altre comprensioni raggiunte, l’individuo incomincerà a riconoscerle, a prenderne consapevolezza provocando, in questa maniera, la graduale trasformazione della cristallizzazione in somatismo sul quale sarà possibile in qualche modo intervenire.

Fino a quel momento niente, dall’esterno o dall’interno, sarà in grado di convincere l’individuo che il suo manifestarsi in una certa maniera all’interno del piano fisico è il sintomo di una cristallizzazione interiore in quanto se l’ammettesse, l’Io vedrebbe crollare tutte quelle che ritiene sue certezze e sicurezze.

Credo che tutti voi abbiate provato a convincere qualcuno dell’erroneità di un suo comportamento senza riuscire minimamente a convincerlo, senza scalfire minimamente la sua idea di essere nel giusto. In questi casi, a meno che non vogliate arrivare a un testa a testa inutile come lottare contro i mulini a vento, bisogna che sappiate accettare il fatto che l’altro non ha proprio la possibilità, fino a quel momento, di rendersi conto dei suoi errori di espressione. Scifo

Annali 2008-2017

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