Il cambiamento necessario per disporsi ad aiutare l’altro

Quanto vi occorrerà meditare per migliorare voi stessi anche di poco? Per comprendere che tutti i giorni, tutte le ore, tutti i secondi, date aiuto solo a chi vi ispira sentimenti d’amore e d’amicizia, rifiutandolo a coloro che non appagano in qualche modo i bisogni del vostro Io?
Meditate un attimo: per quale motivo una persona vi risulta antipatica? Non può essere che forse non dipenda solo da lei? Non può essere che il suo comportamento e il suo parlare colpiscano qualche cosa di dolente in voi, cosicché vi rifiutate di riconoscerlo e nascondete a voi stessi le vostre ferite, facendo scaturire in voi quella reazione che siete usi definire “antipatia”?
Sapete che significato ha, all’origine, la parola antipatia? Vuole dire: “contro la sofferenza”. Ma la sofferenza di chi: della persona antipatica, o la vostra, o quella di entrambe?
Meditate ancora, se volete: non è forse più difficile riuscire a porgere aiuto alle persone più prossime che alle altre? Eppure dovrebbero essere le persone più prossime quelle meglio conosciute e, quindi, quelle alle quali meglio si dovrebbe saper porgere il giusto aiuto nel giusto momento. E allora perché questa reticenza, perché questa incapacità?
Forse che in voi c’è il desiderio di non voler aiutare i vostri genitori, o i fratelli, o il coniuge, o i figli? O forse è il vostro Io che vi impedisce di farlo, per nascondere le proprie magagne o per auto esaltarsi di fronte all’altrui difficoltà?
“Ma tu hai detto di agire secondo il proprio sentire e se il mio sentire non mi dice di aiutare certe persone cosa devo fare?”
È giusto se voi fate quest’obiezione: vi è un apparente contrasto nel mio dire. Eppure è evidente che per migliorare se stessi bisogna cambiare, e che per cambiare bisogna sempre tendere al gradino superiore del proprio sentire; e che per raggiungere questo gradino occorrono piccole violenze al proprio sentire.
Abbiamo parlato di piccole violenze. Piccole. Infatti, per dare aiuto, a volte basta una frase detta con una punta di acrimonia in meno, o un lieve sorriso d’incoraggiamento, o uno sguardo dritto negli occhi invece di uno sguardo che elude.
Meditate su quanto sforzo vi occorrerebbe per dare davvero a chiunque un po’ d’aiuto, ma meditate anche su quanti sforzi è basato tutto l’aiuto che ricevete nei vostri giorni e che siete soliti trascurare o ignorare perché a voi sì, è naturale e giusto che l’aiuto venga porto!
E l’aiuto dato per ricevere in cambio che senso ha? Non è inutile e privo di significato se è dato per ottenere un utile di qualche tipo? ‘
Distinguete: per chi riceve aiuto non ha importanza il perché lo riceve ma – se d’aiuto ha davvero bisogno – è ciò che riceve quello che conta.
Per chi dà aiuto, noi diciamo: “Se ti rendi conto di non dare per avere, sei sulla strada dell’Assoluto poiché vuol dire che inizi a conoscere te stesso; e conoscere te stesso vuol dire allargare la tua coscienza espandendola nella giusta direzione”.

Posso tendere una mano a chi soffre,
e Ti ringrazio per questo;
devo fare da stampella a chi sta per cadere,
e capisco il Tuo perché;
voglio asciugare mille lacrime con il mio sorriso,
e ogni lacrima corroderà un atomo delle mie catene. Moti


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13 commenti su “Il cambiamento necessario per disporsi ad aiutare l’altro

  1. Dare in pura perdita. Dovrei farne il mio mantra!
    Dimenticarmi di me stessa. Ma quanto raglio, ora più che mai. Questo almeno mi aiuta ad essere indulgente con gli altri.

  2. Il cambiamento e’ la parola d’ordine, il substrato del nostro esistere, l’indicazione per procedere nel cammino. Quando si ha chiarezza di questo concetto il significato degli eventi assume un valore inestimabile, prezioso che possiamo solo accogliere e benedire. E ancora oggi questo post mi interroga su un argomento, la relazione d’aiuto, su cui ho improntato la vita.
    Grazie

  3. Se l’origine della parola antipatia è anti- pathos come ci spiega Moti allora è, sempre come Moti suggerisce, verso il dolore nostro e dell’altro che andrebbe posato lo sguardo. A questo punto il termine gradualmente si trasformerebbe in cum- pathos e l’antipatia svanirebbe, portando alla compassione.

  4. la relazione ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella mia vita…ma a volte la
    mia voglia esagerata di aiutare gli altri racchiude qualcosa che non so ben spiegare, .grazie

  5. Leggendo e meditando mi risuona una frase della preghiera di Viola : Padre aiutaci a donare agli altri ciò che sentiamo che da te ci viene donato.

  6. Essere di aiuto in maniera incondizionata e gratuita è ciò a cui sono chiamato ora. Questo è il primo insegnamento del setaccio attraverso cui la mia vita, e la vita di chi mi sta accanto, sta passando

  7. Il tema dell’aiuto mi riguarda e mi interroga. In passato ho sentito il richiamo ad aiutare gli altri in maniera più spiccata rispetto al momento attuale, tanto da cercare attivamente l’esperienza nel volontariato. Ho avuto chiara fin da molto giovane l’importanza dell’imparare a dare senza chiedere nulla in cambio e per diverse cose è stato naturale farlo. Col tempo ho dovuto prendere coscienza che in questo dare, spesso c’è stato anche un sacrificio delle mie esigenze, dettato da certi condizionamenti dell’identità (scarsa autostima, scarso senso della dignità del proprio esserci), non certo da un superamento dei bisogni dell’io. Attualmente sento ancora questa spinta, ma sto ancora cercando un equilibrio ed è come se in qualche modo le ponessi dei limiti per autodifesa. Vorrei veramente imparare a dare in maniera incondizionata, non solo nel senso di non mettere condizioni al mio dare, ma anche nel senso di liberare il dono di sé dalle paure e dai bisogni. So che questo è un processo lungo, che presuppone il fare chiarezza dentro di sé, e che probabilmente mi impegnerà per la vita.

  8. Post su cui devo meditare a lungo. Non mi è facile capire quando il mio dare è funzionale ad una spinta egoica o quanto è un gesto di pura gratuità. Visto che spesso mi fanno notare che ho uno sbilanciamento verso il dare. E’ plausibile che la modalità sia nata, come dire, dal bisogno di essere riconosciuta: “se sono buona, mi vorranno bene”; ma questo credo sia solo la prima lettura. E’ probabile invece che la vita, mi abbia portato a coltivare questa aspetto, forse perché prima era carente. C’è uno slancio in me verso una collaborazione, all’aiuto che precede qualsiasi calcolo di ritorno in termini utilitaristici. Non nego però che non mi è sempre chiaro. Rispetto al donare a chi non mi sta proprio simpatico, è certamente un’altra questione da dirimere. Emergono evidenti due aspetti, l’uno che è indisponente verso chi non mi aggrada, l’altro che è spinto comunque a cercare un contatto per superare l’impasse. A volte prevale uno, a volte l’altro. Ma tutta la questione non posso dire di affrontarla ora, con la dovuta chiarezza, quali sono i miei confini e quanto posso spingermi verso l’altro? Come qualcuno ha già detto, è un tema che mi impegnerà parecchio.

    • Se posso dire qualcosa, Natascia, è questo: l’altro da te impara solo se fa esperienza diretta di quello che deve imparare. Quello è il tuo confine.

    • A volte mi accorgo che la mente cerca di appropriarsi del mio andare verso l’altro in modo da trarne vantaggio: riconoscimento da parte degli altri ecc. Mi sembra che il movimento della mente sia successivo e l’andare verso invece, almeno in alcuni casi, spontaneo e gratuito.
      Credo che mi ricorderò di questo post e cercherò di avere una visione più chiara della questione la prossima volta che mi troverò in una situazione simile!

  9. Imparare ad aiutare incondizionatamente.
    Saper porgere il giusto aiuto nel giusto momento.
    Il gesto di aiutare non si confronta con i bisogni del proprio io,
    quando il gesto di aiutare si presenta ci sono solo i bisogni dell’altro.

  10. Come molti che hanno commentato, anche in me c’è lo slancio ad accorrere in soccorso, sempre più moderato col tempo però, perchè non ci sono più solo io e l’altro ma la realtà si presenta con altri cento, mille dettagli che frenano e ponderano l’agire. La mente sempre cerca in cambio qualcosa, sempre. Quando me ne accorgo rido di me! Altre volte si fa avanti la vittima che invece trova nella disposizione ad aiutare, l’abnegazione dell’io e sorge quindi il lamento…lunga la strada ma grazie per non farcela mai perdere di vista!

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