Il complesso edipico, e i limiti della visione di Freud [IF11]

Questa sera potrei anche evitare di intervenire, in quanto tutto quello che posso dire in qualche modo l’avete già detto; o meglio, il modo in cui avevamo programmato di parlare del “complesso edipico” traspare in molti punti di ciò che avete toccato.

È però meglio parlare lo stesso, in modo da cercare di dare un ordine a questo argomento che, come avete notato, è piuttosto complicato.
D’altra parte, tutto questo ciclo e anche quello che succederà in seguito sarà sempre altrettanto complicato, e questo dà anche una spiegazione al perché delle riunioni di insegnamento così diradate e, tutto sommato, anche così corte, in quanto mettere troppa carne al fuoco su questi argomenti non farebbe altro, senza dubbio, che creare maggior confusione in tutti voi.

Allora: il complesso edipico.
Prima di tutto c’è una domanda che era stata posta e che è meglio affrontare subito: “Esiste sempre e comunque o no?”.
Certamente no, in quanto gli stessi studi fatti hanno constatato che in certe società  (in particolare società poco “civilizzate”) non si è riscontrata traccia, presenza del complesso edipico. Che spiegazione dare, allora, a questo?

Questo significa che, allora, il complesso edipico non è una cosa assolutamente necessaria, indispensabile alla crescita dell’individuo, altrimenti si presenterebbe senza dubbio da qualsiasi parte, in qualsiasi situazione, ma nasce sotto la spinta di particolari condizioni. Quindi non si può dire (come qualcuno di voi affermava) che nasca da bisogni del bambino e, in fondo, neanche da bisogni del genitore; questo per lo meno in senso generale, valido per tutti. 

Ciò non toglie che, nella maggior parte delle vostre società, si riscontra la presenza di questo fattore definito “complesso edipico”, al quale il nostro amico Freud ha però dato alcune connotazioni che, secondo il nostro punto di vista, non hanno poi quell’importanza preminente che è stata loro attribuita.
Queste connotazioni sono l’aspetto sessuale e l’idea della competizione.
Sul primo forse sarete d’accordo; sul secondo, penso, un pochino meno. O sbaglio?

D – Dipende da cosa intendi per “complesso di Edipo”.

Allora, andiamo avanti con calma: è un argomento complesso, tanto per fare un gioco di parole, e abbastanza difficile da schematizzare; quindi cerchiamo di stare attenti e perdonatemi se potrà esserci qualche momento di confusione. D’altra parte, c’è anche una condizione fisica dello strumento non ottimale e, quindi, gli apparati che uso non mi permettono di essere perfetto come al solito (modestia a parte)!

Dunque: dicevo che, secondo il nostro punto di vista, nell’ambito del complesso edipico la sessualità non può avere quel posto così importante e preminente che le è stato attribuito dalle correnti psicanalitiche e freudiane in particolare.
Consideriamo dunque il bambino.

Il bambino, quando nasce, ha certamente la sua base evolutiva, certamente ha un inizio di personalità che sarà quella che dovrà avere, per cui si sarà strutturata già in partenza su certi schemi; però, senza alcun dubbio, non ha una vera e propria sessualità; ovvero per il bambino certamente esiste (non dai 3 anni ma da prima) addirittura una sensazione di piacere che può essere associata anche agli organi sessuali, tuttavia da lì ad affermare che il bambino si comporta in un certo modo nei confronti dei genitori in quanto si sente attratto sessualmente dall’uno o dall’altro genitore, il passo è molto lungo!
Infatti questo significherebbe dare alla sessualità del bambino di pochi anni un’attività in qualche modo cosciente, consapevole, e non è affatto così.

Letture per l’interiore: ogni giorno, una lettura spirituale breve del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77, su Whatsapp. 
(Solo lettura, non è possibile commentare) Per iscriversi

La sessualità del bambino – quella parte di sessualità che nel bambino per lo meno si manifesta – è ancora una sessualità epidermica, fisiologica, quindi non indirizzata verso un oggetto sessuale particolare ma indirizzata e manifestata nei confronti di tutte le cose che gli suscitano certe sensazioni: anche mangiare, essere appagato come stomaco, essere accarezzato sono tutte sensazioni di piacere.
È una situazione, è uno stimolo che in qualche modo può essere paragonato, nel bambino a uno stimolo sessuale, però non ha connotazione né maschile né femminile. Siete d’accordo su questo? Bene, mi fa piacere.

Quando nasce, il bambino ha dunque questa capacità, queste sensazioni di piacere che poi chiaramente, con il passare del tempo, si fisseranno in una direzione più prettamente sessuale.
Egli tuttavia nasce un po’ come una pagina su cui scrivere, quindi come un insieme che deve andarsi formando sotto la spinta di ciò che lo circonda, e sotto la spinta anche di ciò che proviene dalla sua parte nascosta, “esoterica”.

Ora, cosa succede? Succede che il bambino non è ancora completo, non è ancora un essere unito, ma un essere che si sta formando, che si sta creando, che si sta plasmando attraverso le varie spinte e i bisogni che si vanno sviluppando; attraverso, anche, ai contatti con i vari corpi che lo costituiscono.

Voi sapete (qualcuno lo ha anche accennato) che fino ai 7 anni non vi è ancora neppure il completo allacciamento del corpo astrale, quindi non vi è ancora una coscienza, una consapevolezza completa delle sensazioni e dei desideri; tuttavia sensazioni e desideri sono le cose principali che smuovono, che fanno parte della vita della coscienza del bambino, e questo lo potete constatare tutti i giorni, a quest’età.

Le figure dei genitori, per il bambino, sono quelle che devono fornirgli i modelli per creare il proprio “Io”, per creare la propria manifestazione all’interno dell’ambiente fisico.
Egli, quindi, guarda ai genitori (senza esserne consapevole, naturalmente, è un meccanismo che avviene spontaneamente) per prendere da essi ciò che egli reputa “buono” al fine di costituire se stesso nel modo migliore.

Infatti pensateci bene: il bambino non osserva mai i genitori per prendere da loro i loro comportamenti sbagliati (magari a volte lo fa, perché non si rende conto ancora di ciò che è giusto o sbagliato) però principalmente cerca di prendere da loro ciò che a lui piace nei genitori.
Ecco, quindi, che i genitori stessi hanno una funzione molto importante per il bambino, il quale conglobando gli aspetti migliori che rileva nei genitori, conglobandoli dentro di sé, dovrebbe arrivare a formare quell’individuo unito che poi crescerà, maturerà e darà il via a tutte le sue esperienze.

A questo punto entra in gioco, nella vostra società, quello che viene definito complesso edipico. Perché dico “nella vostra società”? Perché, in realtà, il complesso edipico non nasce da un bisogno del bambino, non nasce neppure come poteva sembrare ad alcuni di voi discutendo la favola di Ananda, dai bisogni dei genitori, ma nasce invece dal modo stesso in cui è strutturata la vostra società.

E’ la vostra società che crea il complesso edipico, come reazione alla sua strutturazione (“della società” ndr). Infatti, la vostra è una società in cui l’individuo è scisso, l’individuo è maschio o femmina, e basta osservare i ruoli che il maschio e la femmina hanno nella società per rendersi conto di questa dicotomia (non tanto reale quanto voluta e, in qualche modo, condizionante) è imposta alla persona.

Ecco così che il bambino che, come avevamo detto, prende a modello i genitori, invece di diventare nelle vostre società un individuo unito, parte già fin dall’inizio come un individuo scisso, un individuo separato, in quanto le due figure vengono vissute diversamente perché diversamente si comportano, diversamente sono inserite, diversamente agiscono e sono considerate all’interno della società, ed egli non riesce ad unire questi punti che vive come contrastanti, pur rendendosi conto che vi è del buono sia nell’uno che nell’altro.

D –  Quando parlavi prima di “nostra società”, intendevi dire forse la società occidentale, più che altro?

Non soltanto quella occidentale.

D – Ci sono dei gruppi, ancor oggi, che non hanno questa differenziazione dei ruoli.

Sono molto pochi e in via di estinzione. D’altra parte, non dimentichiamoci una cosa: questa è una constatazione che sto facendo, però ricordate che avevamo detto in passato a proposito della sessualità, che è l’elemento base che serve allo sviluppo della vostra coscienza, all’evoluzione della vostra razza, pertanto è anche un punto necessario da attraversare.

Quindi è stato necessario che la razza si evolvesse in questo modo ponendo queste basi, perché attraverso esse poi nascono i conflitti sessuali, i problemi sessuali e, quindi, si sviluppa l’evoluzione attraverso questa modalità, questa via, questo impulso

D – Mancando uno o ambedue i genitori, com’è che si sviluppa nel bambino un modello?

Giustamente avevate detto che non fa nessuna differenza, perché il bambino ha bisogno comunque di introiettare in se stesso quegli aspetti che gli mancano e, allorché non trova vicinissimo una persona che gli offra quelle parti mancanti, allora volge il suo sguardo altrove e, quindi, prende da persone un pochino meno vicine quello che può servire, quello che lui ama, quello che giudica importante o interessante.

D – Il fatto di nascere praticamente maschio o femmina non è già una scissione?

Volevo arrivare anche a questo.
Questa è un’idea sotto un certo punto di vista sbagliata, in quanto certamente fisiologicamente un individuo nasce già maschio o femmina in teoria, quanto meno però il bambino non ragiona ancora in terminologia di maschio o femmina; ecco perché dicevo che attribuire un carattere sessuale a questo complesso edipico non ha alcun senso: il bambino non ragiona in questi termini, ma nei termini di ciò che gli piace, di ciò che desidera avere in se stesso e che gli altri che gli stanno attorno hanno.

È “dopo” che viene l’identificazione del ruolo sessuale ed è quindi “dopo”, a quel punto, che si smuoverà tutta la tipologia sessuale, dall’adolescenza in poi.
Ma il bambino, almeno fino a una certa età, non pensa a se stesso come maschio o femmina; a meno che, naturalmente, in famiglia non lo condizionino ad osservare la vita in quella determinata prospettiva fin dalla più tenera età. 

D – Però la situazione fisica lo condizionerà poi a scegliere un determinato ruolo.

La situazione fisica, certamente, dopo lo porterà ad assumere un suo ruolo nella società, che però ricalcherà i ruoli che ha osservato nella famiglia.
È a quel punto che nascono i problemi sull’identificazione sessuale.

Ricordate che la parte fisiologica dell’individuo è un conto, e come vive interiormente l’individuo il suo modo di essere è ben diverso; e che la parte fisiologica non sia neanche poi così importante è vero proprio per il fatto che può esistere una parte fisiologica maschile e una componente interiore, invece, tendenzialmente femminile, anche se poi il discorso tra maschile e femminile forse andrà esaminato in seguito con più calma, perché è sempre più un condizionamento, una dicotomia imposta, che una realtà dei fatti.

Certamente, ricerche moderne sembrano voler porre una base all’essere maschio e all’essere femmina non soltanto a livello fisiologico ma anche a livello di cervello, a livello genetico e via dicendo. Sì, potrebbe essere vero e, in buona parte, è anche vero, ma vi è qualche cosa però al di là ancora, al di sopra di tutto questo, qualcosa che non è né maschio né femmina, e che influisce su questi aspetti; questi aspetti che la scienza genetica sta “a valanga” scoprendo sono, in realtà, ancora degli effetti secondari di tutta la situazione.

D – Vorrei dire un piccolo pensiero su quando ai bambini vengono imposti dei giocattoli per i maschi e giocattoli per le femmine, quando magari loro hanno la piacevolezza di scegliere giocattoli intercambiabili, senza assolutamente seguire determinati ruoli.

Certamente; è proprio per questi motivi, per questi fattori che davo la paternità della nascita del complesso edipico nella vostra società ai condizionamenti della società e quindi alla società stessa, non a un bisogno reale del bambino.

D – Quindi sarebbe possibile avere un individuo somaticamente scisso e interiormente unito?

Certo. Anzi, è esattamente quello a cui volevo arrivare.
La condizione ideale, quella che l’individuo, la vostra razza, dovrebbe arrivare a raggiungere, a compiere, è proprio quella di essere non scisso interiormente ma unito: riunire in sé gli aspetti maschili e gli aspetti femminili senza farsi condizionare da ciò che la società gli impone o da ciò che anche il suo fisico, in realtà, gli impone.

Quante volte voi osservate una donna e dite: “è’ molto dura, si comporta come un maschio” o quante volte deridete un uomo perché magari si commuove guardando uno spettacolo alla televisione!
Questi sono certamente condizionamenti e null’altro, ma all’interno di ognuno di voi in realtà (e questo l’abbiamo sempre detto, fin dall’inizio dei nostri interventi) c’è una parte maschile e una parte femminile; e inoltre pensateci un attimo: come potrebbe essere altrimenti quando voi, nel corso delle vostre varie esperienze, siete stati ora maschi ora femmine, ora magari né maschi né femmine, e le esperienze che avete tratto da queste vite si sono inscritte nel vostro corpo akasico, fanno parte di voi.

Quindi avete in voi stessi entrambi i poli della sessualità individuale (e poi si dice sessualità individuale ma in realtà non è soltanto un polo sessuale, ma è un insieme di fattori, una costellazione di fattori che costituisce un certo tipo di esperienza, un certo tipo di personalità e via dicendo).

D – Nel caso che ci fosse un’individualità che avesse avuto solo incarnazioni maschili, avrebbe comunque anche gli elementi femminili?

Non accade. Tu puoi dire: “Ma uno che è alla terza incarnazione ed ha avuto tre incarnazioni maschili?
Però dimenticate alcune cose. La prima cosa che dimenticate è che, prima di essere uomo, è stato animale e quindi già come animale ha avuto la possibilità di essere maschio o femmina; un’altra cosa che dimenticate  (proprio voi, che siete così bravi ad andare a cercare i concetti spiegati da altre fonti applicandoli a quanto noi andiamo dicendo, e così spesso lo fate impropriamente!) è il discorso dei “sentire” simili che mettono nel calderone le esperienze vissute (Scifo fa riferimento alla fusione dei sentire equipollenti, ndr), tanto che a volte accade, come dicevamo, che è possibile non vivere direttamente un’esperienza ma acquisirla dall’esperienza di altri, fatta da altri, ad esempio per quanto riguarda le sfumature dell’essere maschio, dell’essere femmina.

Quindi, se voi avete avuto tre incarnazioni come esseri maschili, avete però un sentire che è pari a quello di altri individui che sono stati anche femmine e, quindi, partecipate in qualche modo di questa femminilità… ma riparleremo di questo argomento allorché parleremo di Jung e degli archetipi.

Come vedete, sarà un discorso molto lungo e complesso, e vi porterà via – penso – alcuni anni. Sempre che non scappiate prima o che non veniate dalla nostra parte!
Siete d’accordo su tutto? Volete qualche spiegazione più approfondita? Scifo


Politica della privacy di questo sito da consultare prima di commentare, o di iscriversi ai feed.


9 commenti su “Il complesso edipico, e i limiti della visione di Freud [IF11]”

  1. Avevo letto questo capitolo alcuni giorni fa, direttamente dal libro. Mi è parso molto pertinente il modo in cui Scifo ci presenta il quello che Freud chiamò complesso edipico. In realtà non c’entra niente la sessualità, visto che in quegli anni (dai tre ai cinque) il bambino ha sì un concetto di piacere ma non di piacere sessuale, e non c’è rivalità, in tal senso, col genitore dello stesso sesso, ma c’è, come giustamente ci fa notare Scifo il genitore come modello da cui il bambino prende quello che gli sembra buono.Ill bambino attinge questi aspetti che gli piacciono da entrambi i genitori o da quello che più si presta allo scopo.

    Rispondi
  2. Interpretazione molto interessante. Anche se credo che la teoria della sessualità nei bambini, così come la concepì Freud, sia stata già messa in discussione. Mi documenterò.
    D’altra parte, fa pensare quanto l’esperienza personale, connotata culturalmente, socialmente e privatamente, per non parlare delle spinte del “sentire”, possa essere determinante nel concepire una teoria. Del resto lo stesso Freud ha utilizzato la propria “esperienza personale” nelle sue elaborazioni teoretiche, operando una scelta metodologica cosciente e ben precisa, senza considerare che il proprio vissuto non può rappresentare qualcosa di “oggettivo”, bensì esso è gravato da presupposti impliciti che condizionano l’esperienza stessa.
    Uno su tutti, appunto, proiettare nel bambino una struttura mentale che appartiene all’adulto, quella sessuale. A volte i condizionamenti sono talmente “trasparenti” e “ovvi” da risultare invisibili.

    Rispondi
  3. Conoscevo abbastanza l’interpretazione di Freud, , visione comunque dubbia sul concetto edipico che lui illustra , po o attinente alla sessualita’ del bambino

    Rispondi
  4. Una lettura che mi lascia un po’ perplesso.
    A tratti mi pare di scorgere aspetti discutibili dal punto di vista logico.
    Altre parti, più profonde, risultano di grande insegnamento.
    Ringrazio.

    Rispondi
  5. Quando viene detto che il bambino prende ad esempio, per la costruzione del proprio io, gli atteggiamenti che ritiene “giusti” dei propri genitori, mi fa riflettere.
    Il bambino quindi, non vive la dicotomia nella sfera sessuale, come invece la letteratura afferma e la cultura di una certa società orienta, ma ha in sé la capacità di introiettare i comportamenti sulla base di una scelta: questo è buono, questo no.
    Non mi è chiaro ora, ma ho credo che questo passaggio vada approfondito.

    Rispondi
  6. Ho sempre pensato all’incarnazione tra maschio e femmina, come un alternanza logica e funzionale agli apprendimenti evolutivi. Per questo motivo non ci sono mai stati grandi interrogativi sulla questione, inoltre da che ricordo, ho trovato più interesse per il mito di Edipo che per il complesso elaborato successivamente da Freud.
    Come sempre, c’è di che ringraziare per questi scritti..

    Rispondi
  7. Elementi di conoscenza sempre molto interessanti.
    Da sempre ho avuto uno sguardo prudente riguardo ai condizionamenti sociali e famigliari.

    Rispondi
  8. Ritorna il tema del condizionamento.
    Ogni condizionamento, anche quello operato sul bambino, direi quasi sempre inconsciamente, è mezzo di apprendimento.
    Se il condizionamento è all’interno della società, esso è sicuramente fattore di spinta verso un’evoluzione societaria.
    Quello che mi colpisce di più è la definizione di scissione dell’individuo da parte di questo tipo di condizionamento. Quindi una sorta di dualità di cui la società è impregnata e che perpetra in maniera inconsapevole

    Rispondi

Lascia un commento