La felicità: accettare quel che si è, non combattere contro (2f)

“Come mai, adesso che mi accetto nella mia condizione fisica così come sono e posso guardarmi allo specchio senza inorridire e dirmi: ‘Mamma mia come sono brutto, che brutti capelli che ho… e via e via e via’, tuttavia non sono ancora felice?”

Perché, chiaramente, non basta l’accettazione dell’involucro fisico, l’accettazione deve essere qualcosa che va al di là, oltre, deve essere qualcosa di più della semplice accettazione, e questo ‘oltre’, questo ‘in più’ è quello che riguarda il vostro modo di essere.

Quanti di voi pensano di accettarsi così come sono interiormente? Non rispondete, creature: nessuno! Anche perché altrimenti nessuno di voi sarebbe qua, perché qua vengono tutti coloro che hanno desiderio di modificarsi, di cambiare e, quindi, indicano con questo desiderio il fatto che non si accettano come sono. Giusto?

Cosa significa accettarsi come si è interiormente?
Significa fare come fate spesso, cioè dire ‘io sono egoista, lo so, lo dico, lo ammetto sono egoista’? No creature, sarebbe troppo semplice, perché dire ‘Io sono egoista’ significa spesso fare in modo di non andare oltre.

Accettarsi per come si è significa conoscere i propri limiti, riconoscere il proprio egoismo, riconoscere i momenti in cui agisce il proprio Io, accettare questi momenti, osservarli, aspettare l’occasione di modificarli e non combattere con essi.

Ecco l’infelicità da dove nasce: dal fatto che voi non siete mai in pace con voi stessi, perché solo per il fatto che non vi accettate vi mettete in lotta con ciò che siete, e mettendovi in lotta con voi stessi provocate inevitabilmente degli squilibri interiori, e questi squilibri interiori provocano delle reazioni di vibrazioni, e queste reazioni di vibrazioni provocano quelle sensazioni dolorose che voi siete abituati a interpretare con il termine ‘infelicità’.

Sì, lo so, malgrado io abbia contrabbandato queste mie parole come il bandolo della matassa per giungere alla felicità, tutti voi vi rendete conto che questo bandolo di matassa è fatto di cotone e se solo uno tira un po’ perde il filo.

L’importante è riuscire a trovare sempre degli equilibri, procedere sì magari nella sofferenza, nell’infelicità cercando di raggiungere un nuovo stato di equilibrio, però senza necessariamente combattere, soltanto avanzando poco poco, piano piano.

Non credete a coloro che hanno raggiunto la felicità o l’illuminazione nel giro di un attimo: questo è ciò che appare, questo è ciò che sembra a chi osserva!
In realtà, la felicità, la pace, l’illuminazione sono state raggiunte dopo vite e vite e vite e vite di semi messi uno sopra all’altro, fino a creare un intero granaio da cui l’individuo ha attinto per creare la sua felicità. E voi che osservate, e anche l’individuo stesso che sta osservando il suo mutamento è consapevole in quel momento soltanto del brusco passaggio che vi e stato per l’apertura della comprensione, senza essere consapevole di ciò che ha portato a quell’apertura.

Aspettatevi quindi sempre, speratelo, credetelo siate fiduciosi nel fatto che, da un momento all’altro, voi sarete felici, perché saperlo, crederlo, sentirlo vuol dire già provocare delle condizioni buone per cui la felicità possa da voi essere trovata, ma siate anche consapevoli che essa verrà soltanto nel momento in cui l’ultimo granello sarà messo nel granaio.

Certo vi saranno delle felicità transitorie, dei momenti di felicità che riempiranno le vostre giornate come d’altra parte – credetemi – vi sono anche ora pur se non ve ne rendete conto, pur se soffocati da momenti di tristezza – ma l’importante è non macerarsi, come siete soliti fare, nel vittimismo, ma abbandonarsi a ciò che siete, accettarvi per ciò che siete e non cercare di combattere come guerrieri che lottano inutilmente contro mulini a vento che non riescono a fermare.

Allora finalmente, senza neanche bisogno di guardarvi allo specchio per convincervi, potrete affermare di fronte agli altri: ‘Io sono tranquillo, io sono felice’ e gli altri non avranno nulla per poter contestare quanto voi state dicendo, anzi il vostro esempio, la vostra immagine, ciò che voi mostrate loro sarà lo stimolo per arrivare e seguire il vostro stesso cammino. Scifo


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4 commenti su “La felicità: accettare quel che si è, non combattere contro (2f)”

  1. Accettare di avanzare poco poco, piano piano, accettare i propri ritmi di crescita e quelli altrui serenamente ha come risultato lo star bene con se stessi e con gli altri. Come dire: accoglienza!

  2. Passettino dopo passettino sono consapevole che alcune comprensioni sono raggiunte. Vedo anche tuttavia, da diverso tempo, alcuni limiti che dovrebbero essere superati, ma nonostante mi osservi vedo di esserci ricaduta solo dopo aver agito e questo mi crea frustrazione e a volte sofferenza. Non posso fare altro che fidarmi che il cambiamento avvenga.

  3. Quando mi osservo, già creo uno spazio. In quello spazio, l’identità si incrina, affiora compassione, a volte accettazione.

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