Realtà oggettiva e realtà soggettiva condizionata dall’evoluzione del sentire (IF12)

Insegnamento filosofico 12
Il pesciolino rosso nella sua vasca chiamò a sé il figlio e gli disse: “Oggi è una giornata noiosa, facciamo una cosa assieme: andiamo a fare un giro e vediamo cosa stanno facendo gli uomini chiusi nel loro recinto di cristallo!”. Billy

Questa favola è esemplificativa di quella che è la percezione soggettiva della Realtà; infatti il pesce rosso che viveva la sua vita in un mondo fatto d’acqua e racchiuso in una boccia di cristallo, filtrando l’immagine attraverso la sua concezione della vita, era giunto alla conclusione che in realtà erano gli esseri umani che, al di fuori della boccia di cristallo, vivevano chiusi in un recinto di vetro.
La Realtà quindi può essere soggettiva al massimo.
Voi direte: “Questo può anche essere vero, ma mi piacerebbe cercare di comprendere meglio, attraverso ad un esempio che mi renda evidente come la stessa cosa possa essere percepita in modo diverso e da persone diverse”.
La stessa cosa, in quanto sempre identica a se stessa, dovrebbe essere percepita, in quanto Reale, allo stesso identico modo. Se voi, figli, prendeste cento specchi e li metteste in fila l’uno accanto all’altro e poi aveste la possibilità di misurare esattamente la vostra immagine riflessa in questi specchi, vi rendereste conto che questi specchi, che pure non pensano, che pure non hanno nessun motivo per travisare la realtà, riflettono l’immagine di voi stessi sempre in qualche modo diversa l’una dall’altra, e non soltanto questo accade per quello che riguarda specchi con deformazioni, o concavi o convessi, ma anche con gli specchi che a prima vista appaiono normali. Dunque ognuno di questi specchi riflette un’immagine diversa del vostro corpo.
Ma allora qual è la Realtà? Quale di questi cento vostri corpi riflessi è davvero quello reale?
E ancora: se voi confrontaste l’immagine che voi avete di voi stessi, del vostro corpo, con l’immagine che vedete nello specchio, col passare del tempo vi accorgereste che neppure queste immagini sono simili.
Qual è allora la Realtà? L’immagine data dallo specchio, o l’immagine che voi avete dentro voi stessi del vostro corpo?
Può essere, figli, che la realtà non sia nessuna di quelle immagini che voi vedete riflesse, ed è proprio per cercare di dare una risposta di qualche tipo, è proprio per cercare di dare una risposta a questa domanda che noi siamo qua tra voi a portarvi le nostre parole. Moti

La Realtà è una e unica, e la possiamo identificare molto, molto tranquillamente con la Verità, la quale è una e unica.
Realtà e Verità le possiamo quindi identificare con l’Assoluto, con Dio. Si può ulteriormente affermare che la Realtà è Dio stesso.
Dalla piccola infarinatura che voi avete di queste cose, sapete che, via via che ci si avvicina al piano fisico passando attraverso ai vari piani di esistenza, la Realtà, la Verità – quindi l’Assoluto stesso – tendono a frazionarsi per dare origine a delle realtà, a delle verità che possiamo definire relative.
Queste realtà e verità relative, sommate assieme, riformano e ricostituiscono l’Assoluto, il quale però è qualcosa di più della semplice somma delle parti e cercherò di dirvi anche perché non può essere la somma delle realtà o verità relative.
Voi sapete, infatti, che in realtà l’Assoluto non si fraziona, proprio perché è Assoluto (ed in quanto tale comprende anche l’illusorietà del frazionamento) quindi il dire che esistono delle realtà relative è soltanto un’ipotesi necessaria per aiutarvi a comprendere, diciamo così, che le realtà relative e le verità relative esistono soltanto nell’illusorietà.
Prendendo per buono questo frazionamento, diciamo che la Realtà si fraziona in tante piccole realtà relative e soggettive, legate cioè alla soggettività di un individuo, di un animale, di una cosa.
A questo punto, fatta questa premessa, detto cioè che esistono così delle realtà soggettive, dovrebbe sorgere dentro di voi una domanda logica che è questa: esiste allora, sempre nel frazionamento della Realtà, una realtà oggettiva?
Mi spiegherò meglio: quando si parla di realtà soggettiva si presuppone l’esistenza di un soggetto percipiente e di un oggetto percepito, d’accordo? Sul fatto poi che il soggetto percepisca secondo i propri sensi fisici non avete alcun dubbio, vero?
Allora la domanda che dovrebbe nascere spontanea è quella che dice: al di là di questa premessa, al di là di questa realtà che il soggetto che percepisce è strettamente legato ai suoi sensi fisici, esiste una realtà oggettiva? Ancora mi spiego meglio: se io guardo un lago, una montagna e la vedo in un determinato modo, quindi la vedo soggettivamente secondo il modo in cui io la percepisco, la montagna, il lago, di per sé esistono realmente, oppure non esistono e sono soltanto il frutto della mia immaginazione, dei miei sensi, della mia percezione?
Si potrebbe dire, per semplificare il discorso, che sì, effettivamente la realtà oggettiva esiste, però badate bene, il discorso a questo punto diventa molto delicato e complesso, perché affermare che esiste una realtà oggettiva è un assurdo, un controsenso!
Infatti se abbiamo affermato che la Realtà è una e unica, non possiamo limitarla ad un lago o ad una montagna, quindi la realtà oggettiva di per sé non esiste, perché non è possibile concepire la nostra montagna o il nostro lago separato dal Tutto, separato da quella che è la Realtà una e unica.
Tuttavia, direi che possiamo accettare questa ipotesi dell’esistenza della realtà oggettiva, diciamo pure, quindi, che il lago, la montagna di per sé esistono come un frazionamento (illusorio sempre) della Realtà unica, assoluta, globale comprensiva del Tutto.
Ma questa realtà oggettiva è poi tanto diversa dalla realtà soggettiva?
Bene, a questo punto mi pare che il discorso fattovi dal fratello Moti sia abbastanza chiaro ed abbia risposto a questa domanda cosicché penso che nessuno abbia più nulla da dire su questo punto.
Credo che tutti quanti abbiate chiaro che quando si parla di realtà soggettiva, ci si riferisca al modo di percepire e si capisca quindi come entri in gioco l’interiorità individuale; quindi quello che oggettivamente esiste, al di fuori dell’interiorità individuale, è – di per sé – in un determinato modo; il modo diverso, poi, in cui viene percepito da individui diversi, è derivato appunto dall’interiorità che, come voi sapete, è legata al sentire.
Qua volevo condurvi e qua volevo fermarmi, poiché l’intento di questo primo tentativo di spiegarvi qualcosa della Realtà (per lo meno un aspetto della Realtà), era quello di farvi giungere a capire che anche la Realtà soggettiva è strettamente legata a quello che è il sentire individuale.
Se due individui guardano la stessa montagna ed uno la percepisce verde e l’altro rosa, questa differenza, al di là di quelli che possono essere gli eventuali difetti fisici della vista, è legata al sentire diverso di quelle due persone.
Tutto questo potrà apparirvi assurdo, ma in realtà è proprio così ed esiste una spiegazione che cercheremo di darvi nel corso di questo ciclo, ed anche se l’esempio che vi ho portato è esagerato è anche vero che le differenze di sentire si manifestano attraverso anche cose banali e semplici come l’esempio che vi ho portato.
Siamo giunti alla conclusione che la Realtà è Una, Unica e Assoluta ma che nel mondo fisico questa Realtà viene percepita soggettivamente, si fraziona, diventando relativa. Questa diversa percezione che varia da individuo ad individuo è strettamente connessa e legata al sentire individuale.
L’esempio che più o meno aveva chiarito questa per altro semplicissima enunciazione, se vi ricordate, era così formulato: se due individui guardano una stessa montagna e uno la percepisce verde e l’altro la percepisce rosa, questa differenza nella percezione, cioè nel percepire la montagna verde o rosa è legata all’evoluzione dell’individuo.
E per chiarirvi ulteriormente questa affermazione vorrei farvi notare qualcosa di molto semplice, qualcosa che voi potrete sperimentare direttamente nella vostra vita di tutti i giorni.
Quando incontrate sulla vostra strada una persona qualsiasi con la quale cominciate a stabilire un rapporto, voi, interiormente, attraverso meccanismi che non stiamo qua ad analizzare, vi fate un’immagine precisa di quella persona.
Io vorrei a questo punto dire: ma voi siete ben sicuri che quell’immagine che voi vi siete fatti, o pensate di percepire di quella persona, corrisponda alla Realtà interiore di quella persona?
Già, perché se tutto quanto voi percepite – come già abbiamo detto – è strettamente legato alla vostra interiorità (e al vostro sentire, ndr) e quindi è soggettivato, è chiaro che anche ciò che percepite di un altro essere umano non può corrispondere alla Realtà di quell’individuo.
Cosa significa tutto questo? Questo significa miei cari – per dirlo con semplici parole – che voi null’altro potete conoscere tranne voi stessi!
Tutto quanto voi potrete dire, affermare, sentire e immaginare di un’altra persona che vi trovate davanti è soltanto una vostra proiezione.
Potete così considerare gli altri – le persone che conoscete, con cui parlate, con cui vivete – degli specchi nei quali voi riflettete tutta la vostra interiorità.
Ecco perché è così importante l’avere rapporti con tutti gli altri fratelli!
Ecco perché è così importante che voi vi apriate, che voi parliate, che voi comunichiate con gli altri, che voi scambiate delle idee, che voi viviate nel modo più intenso possibile con gli altri: proprio perché ognuno degli altri vi offre la possibilità di arrivare ad una maggiore comprensione di voi stessi!
E questa maggiore comprensione di voi stessi si riflette inevitabilmente sul vostro sentire perché permette al vostro sentire di ampliarsi; permette alla vostra evoluzione di andare in avanti.
Oh sì, so benissimo che tutto questo discorso è ridotto in termini molto semplici, molto ristretti perché si potrebbe parlare più a lungo, ci si potrebbe inoltrare in teorie su cui discutere per giorni e giorni, ma, dal momento che riteniamo che sia giusto darvi queste nozioni, questa nuova realtà, queste nuove teorie goccia a goccia, preferiamo appunto cominciare con poco, nel modo più semplice possibile, nel modo più adatto alla vostra preparazione attuale, nella speranza che la vostra preparazione diventi poi più ampia in modo che anche i nostri discorsi possano ampliarsi e così la vostra comprensione.
Giunti a questo punto possiamo affermare l’esistenza di una realtà oggettiva e di una realtà soggettiva. Questa realtà oggettiva, ovvero quella che è compresa nel Tutto, che fa parte del Tutto, che è il Tutto stesso, la realtà unica, la realtà vera, la realtà con la R maiuscola, è la realtà dell’essere.
La realtà soggettiva, invece, la realtà relativa, la realtà frazionata, quella necessaria per la comprensione della vita di ogni individuo, è la realtà del divenire. Perché questo? Perché la realtà unica, la vera realtà, la realtà assoluta, quella che abbiamo definito essere essa stessa l’Assoluto e quindi Dio, è unica, immutabile ed eterna; quindi esistente; quindi È.
La realtà relativa, invece, quella frazionata, quella che voi percepite soggettivamente nella vostra vita di tutti i giorni è una realtà che muta, che cambia a seconda della vostra evoluzione, che cambia seguendo il corso del vostro sentire, dell’ampliarsi del vostro sentire, e quindi è una realtà mutabile, quindi è la realtà del divenire.
Tenete presente che nell’affrontare questi discorsi dobbiamo parlare portando degli esempi assurdi poiché è totalmente assurdo pensare, concepire una Realtà del divenire totalmente avulsa, totalmente estranea alla Realtà dell’essere, alla realtà cioè Assoluta, quindi ci perdonino coloro che vedono in questo nostro relativizzare la realtà un controsenso! Scifo
(Evidenziazioni del redattore per facilitare la lettura)


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7 commenti su “Realtà oggettiva e realtà soggettiva condizionata dall’evoluzione del sentire (IF12)

  1. Devo rileggerla perché mi è sembrata prolissa, ridondante.
    Probabilmente mi sono sfuggite varie cose.
    Ciò che ho registrato, di cui abbiamo parlato tante volte nel Sentiero ma che in questo scritto ha assunto una più chiara fisionomia, è una nuova luce puntata sull’importanza delle relazioni: vivere intensamente, accrescere le relazioni che hanno lo scopo non di conoscere gli altri di cui poco o nulla potremo sapere in modo oggettivo, ma quello di conoscere attraverso gli altri tanti riflessi di noi.
    E questo è tanto, non è poca cosa..

  2. Grazie. È una questione che da sempre mi suscita molte domande. Le risposte credo arriveranno col tempo. Qualcosa si riesce a cogliere già qui, come l’aspetto che ha già sottolineato Alessandro ma ci sono anche diverse cose che faccio ancora fatica a capire.

  3. Perciò, affermare che la realtà soggettiva è pura illusione non è uno sproposito!?
    Un’attenta osservazione ed un’apertura al confronto ci svela,
    togliendo quell’inutile ingombro creato dall’io.
    Grazie!

  4. Anche io penso di dover rileggere ma in questo momento quella che e’ l’affermazione che in questo ultimo periodo di officina e’ piu rilevante per me e proprio che gli altri ci parlano di noi.
    Grazie

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