Come avviene una seduta medianica dal punto di vista delle Guide

Molte volte l’essere umano tende a ragionare in modo palesemente difettoso arrivando a conclusioni che sono, tutto sommato, completamente infondate e persino ingiustificate dal punto di vista della logica.

Molte volte, infatti, si sente ad esempio affermare da qualche persona che usa determinati oggetti, determinati strumenti e che li usa senza – in fondo – conoscere niente di essi, perché non gli interessa o non è nelle sue intenzioni conoscerli più a fondo e, poi, non è necessario – secondo queste persone – conoscerli più approfonditamente perché basta (che so io) schiacciare un pulsante per ottenere ciò che l’oggetto deve fare.

Anche se questo, a prima vista, può sembrare un ragionamento abbastanza coerente, abbastanza logico, io affermo, senza alcuna esitazione, che è invece un ragionamento incoerente e completamente illogico.
Prendiamo un esempio pratico, molto comune.

Tutti voi, nei vostri tempi attuali, state usando la televisione che sta diventando sempre più raffinata, seguendo via via le scoperte che vengono fatte, i perfezionamenti che vengono attuati in campo elettronico. Così siete arrivati ad usare il comando elettronico a distanza.

Nell’ottica in cui parlavamo prima, l’individuo può affermare (ed afferma di solito) che, in realtà, nel suo uso del comando elettronico a distanza non v’è bisogno di conoscenza perché basta schiacciare dei pulsanti e tutto accade senza che egli sappia che cosa sta accadendo.

Ecco, questo è palesemente un ragionamento illogico e sbagliato, perché per conoscenza solitamente si intende qualcosa di approfondito, di specifico, di specializzato, e non ci si rende conto che, in realtà, qualsiasi atto uno compia è in fondo un atto di conoscenza.
Osserviamo un attimo questo signore che usa il comando a distanza.

Deve, per prima cosa, conoscere la matematica altrimenti non riuscirebbe a schiacciare il tasto giusto per ottenere il canale giusto; deve aver compreso (e quindi conosciuto di fatto) che, schiacciando un tasto, in qualche modo – anche se non sa con precisione come – vi sono delle variazioni tali per cui il canale televisivo viene mutato; deve conoscere il fatto che esistono delle cellule fotoelettriche (anche se non sa di preciso che cosa possa mai essere una cellula fotoelettrica) che permette che tutto ciò avvenga, tant’è vero che sta bene attento a tener puntato nella direzione giusta il telecomando.

Ora, tutto questo implica una concatenazione di conoscenze veramente indescrivibile, e ciò sta a significare che anche l’atto più insignificante, quello che in realtà sembra privo di grandi attività cognitive da parte dell’individuo, porta con sé una scala elevata di conoscenze che, pur non essendo specializzate, pur non essendo dirette verso conoscenze specifiche, tuttavia sono indispensabili per portare avanti nel modo migliore ciò che compie.

Probabilmente penserete che il vostro amico Scifo stia uscendo fuori dal seminato perché ha affrontato l’argomento che era stato annunciato partendo, come suo solito, da tutt’altro.

Questa mia introduzione piuttosto lunga voleva, invece, arrivare a spiegarvi che tutti voi che presenziate a questo tipo di fenomeno, usate in qualche modo di esso, limitandovi a delle piccole conoscenze; conoscenze certamente necessarie ma non specializzate, tant’è vero che, molte volte, sono basate più su superstizioni che su realtà di fatti. Ordunque, se davvero tenete che le cose vadano sempre nel modo migliore negli incontri, se davvero desiderate che noi possiamo continuare a venire a parlarvi, ad aiutarvi, a seguirvi nel modo più proficuo e meno dannoso per tutti, avreste dovuto tutti quanti – fin dall’inizio del Cerchio – preoccuparvi forse un pochino meno di voi stessi e un pochino più di come fare per rendere a tutti noi le cose più semplici.

Perché vedete, creature, questa è logica: se, infatti, una certa azione, un certo fattore può essere estremamente positivo per se stesso, allora senza dubbio il comportamento più logico è quello di cercare di provocare con sempre maggiore facilità questo fattore, questo evento, in modo da poterne trarre il maggior beneficio possibile… e, badate bene: non intendo certamente, con questo, il tendere a sfruttare gli strumenti, l’indurli con pressioni “psicologiche” e cose simili a mettersi in contatto con noi o ad ottenere risposte su risposte ai vostri impulsi egoistici!

Questo, negli anni trascorsi del Cerchio, non è mai avvenuto, tant’è vero che ben difficilmente, se non addirittura mai, sono state poste domande precise su come facilitare la trance degli strumenti, su come creare il migliore ambiente affinché essi possano sentirsi rilassati, su come preparare le migliori condizioni vibratorie, affinché noi possiamo intervenire nel migliore dei modi. Ma di tutto questo qualcun altro vi parlerà perché riguarda coloro che preparano ciò che accadrà poi nel mondo sensibile e che verrà recepito come esperienza individuale e diretta, ancorché molto velata dalla percezione soggettiva della realtà di ognuno di voi.

Io volevo invece spiegarvi alcuni fatti che avvengono dall’altra parte della “barricata”, allorché l’incontro sta per incominciare; alcuni fatti che non molti di voi hanno meditato, compreso o cercato di comprendere.
Voi, infatti, siete abituati a vedere il prodotto finito, così come arriva ai vostri sensi: siete abituati a stupirvi per i nostri discorsi, a stupirvi per la concatenazione degli interventi, a stupirvi, che so io, per un’identificazione e via dicendo, però non vi rendete conto di quanto lavoro vi sia dietro a tutto ciò.

Se voi poteste essere dietro le quinte – cioè al di là del semplice mondo fisico a cui i vostri sensi sono abituati – notereste che, già parecchio tempo prima che l’incontro avvenga, vi è un gran fermento, un gran correre (figurativamente, questo è logico) di entità a destra e a sinistra, impegnate ognuna in compiti diversi.
Vi è, ad esempio, il buon Andrea che prepara le energie, che cerca di preparare i canali giusti per far arrivare ciò che deve arrivare, vi sono i volonterosi Gneus e Zifed che corrono da una parte all’altra mantenendo i contatti tra le varie entità, facendo – diciamo così – da portaordini per chi dirige il tutto, facendo sapere agli interessati qual è l’ordine degli interventi, quali sono gli argomenti, le indicazioni da dare o da non dare e via dicendo; vi sono poi le entità dei piani più elevati che preparano la traccia di ciò che dovrà accadere nel corso dell’incontro.

Ora, per comprendere meglio tutto il resto, bisogna comprendere un piccolo particolare che soltanto qualche volta è stato accennato ma sul quale poche volte ci siamo dilungati, ovvero il fatto che la comunicazione tra i vari piani di esistenza non è facile come tutti voi potete credere ma, per esempio, tra il piano astrale e il piano mentale vi sono in genere le stesse difficoltà di comunicazione che esistono tra quello fisico e quello astrale; tra un piano e l’altro vi è quindi una certa difficoltà di scambio, una certa difficoltà di comunicazione.

Questo è vero specialmente allorché le entità appartenenti al piano più denso, al piano meno elevato, cercano di comunicare con quelle appartenenti ai piani più rarefatti, ai piani superiori, mentre – allorché deve avvenire il contrario – tutto ciò non è vero.
Infatti le entità dei piani meno densi possono andare a comunicare con quelle dei piani inferiori senza molte difficoltà, ma queste ultime – per poter comunicare con le entità dei piani superiori – debbono esprimere una richiesta e debbono aspettare che venga esaudito ma non riescono, non possono volontariamente – e tranne in casi particolarissimi – attraversare le diversità dei vari piani per arrivare alle Guide superiori.

Tutto questo, naturalmente, ha un perché, ha una spiegazione: non è una ghettizzazione, un fattore assurdo messo dall’Assoluto per mantenere per forza separati i vari piani di esistenza. Non dimenticate, infatti, che l’entità che si trova in un qualsiasi piano deve, necessariamente, attraversare un certo tipo di esperienza, deve quindi comprendere e in qualche modo imparare; e se potesse (come può essere suo desiderio) scorrazzare liberamente presso le entità più evolute, finirebbe col perdere di vista quella che è la sua via evolutiva, aggregandosi – perché affascinato o ammaliato – a queste entità di livello superiore.
Inoltre vi sono motivi ben precisi inerenti la composizione della materia propria del piano di appartenenza dell’entità stessa… ma di questo parleremo, se sarà il caso, in un’altra occasione.

Dunque esistono queste Guide che programmano (i “registi” se così si può dire), le quali forniscono a determinate entità la traccia degli incontri; queste entità radunano coloro che sono stati dichiarati atti a presentarsi nell’incontro, spiegano loro ciò che devono fare, ciò che devono dire, lasciano sempre loro un certo margine di libertà individuale in cui muoversi per ciò che diranno, cosicché queste entità si preparano a presentarsi agli incontri.

Naturalmente le Guide hanno delle piccole prove anche per coloro che, dai piani inferiori, lavorano per tutto questo compito: accade cioè, a volte, che non venga detto loro proprio tutto ciò che dovrà accadere; ad esempio gli interventi delle Guide superiori non sempre vengono annunciati prima, non sempre la successione esatta viene saputa, ma lasciano sempre un certo margine di “libertà” un modo da poter intervenire e operare allorché credono che sia meglio.

Questo ha il compito di far star sempre puntate sull’attenzione le entità dei livelli inferiori, in modo che stiano sempre ben attente a ciò che fanno e quindi imparino attraverso questo loro “stare attenti”.

Vedete quindi che, anche se a voi non sembra, alle spalle di ogni piccolo o grande incontro vi è sempre un gran fermento che può portare poi a conseguenze, al limite, anche sul piano evolutivo.
Non vi è, perciò, un’unica ragione per cui determinate cose vengono fatte, ma le ragioni sono un po’ come le radici di un albero che si ramificano in cento direzioni diverse senza poter ben comprendere prima qual è la direzione in cui si volgeranno.
Arriviamo, a questo punto, al modo in cui intervengono le entità.

Voi sapete che questi due strumenti non hanno una vera e propria trance a incorporazione, ma hanno un certo grado di annullamento di coscienza di diversa profondità, e abbiamo assimilato ciò che accade a quello che si può immaginare un grande computer: vi sono i tecnici del computer davanti alla tastiera che immettono, di volta in volta, i programmi col tipo di personalità adeguato alla Guida che si deve presentare e schiacciano i tasti del computer, programmando ciò che accade.

Naturalmente questo in senso figurato, perché la cosa è molto più complicata ed uso quest’immagine solo per farvi comprendere come avviene il passaggio di dati tra l’entità e gli strumenti. Gli strumenti non sono altro che il terminale, il punto di uscita di questi dati che vengono immessi e che passeranno attraverso la loro mente, attraverso la loro sensibilità arrivando a concretizzarsi in azioni e in parole nel corso dell’incontro.

Come dicevo prima, vi sono alcune entità – come il nostro Andrea – che sono specializzate in questo tipo di lavoro, che presiedono, quindi, ai programmi del computer e che fanno da “esperti” per indirizzare e aiutare le entità che immettono i loro dati.

Vi sono, infatti, dei fattori che possono provocare dei problemi.
Uno dei fattori principali è il fattore temporale; infatti ricordate che i vari piani di esistenza non hanno delle sequenze temporali uguali a quelle del piano fisico, il che sta a significare che il nostro computer deve ogni volta essere adeguato al tempo del piano fisico per far sì che vi sia una successione giusta nei vari interventi delle entità che appartengono a vari piani di esistenza e che, quindi, appartengono a sequenze temporali diverse e via dicendo.

Inoltre può accadere che allorché un’entità – per esempio del piano astrale – si trova in comunicazione con uno degli strumenti è così intenta ed attenta a quello che sta facendo da non rendersi conto, magari, di quello che accade all’altro strumento.

Questo è accaduto fino ad ora molto raramente, perché il nostro amico Andrea e i suoi collaboratori sono molto attenti, però potrebbe accadere anche questo tipo di intoppo. Tenete conto che la medianità degli strumenti è particolare sotto questo punto di vista e, quasi sempre, si alternano non in una rigida successione ma in una sequenza abbastanza “imprevedibile” cosicché c’è sempre da far quadrare le varie diversità di tempi e non è di certo un compito molto facile.

Penso, con questo mio discorso, di avervi dato una piccola idea di ciò che sta alle spalle di questi incontri; mi auguro che tutti voi meditiate su quanto ho detto, che eventualmente mi porgiate anche dei quesiti, poiché è un argomento da non passare più sotto silenzio, e che tutto questo serva per rendere sempre più facile, sempre più fluido, il nostro lavoro, il nostro intervento. Scifo

Comunicazione tratta dal volume “Il velo di Maya”, pag. 162 e seguenti.
L’intero volume è dedicato alla medianità; lo si può scaricare in formato Pdf da
qui.


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