Dalla separazione dall’Assoluto, alla vita nel piano fisico

Voglio parlare un attimo di quello che succede allorché avviene quella che voi siete usi definire “incarnazione”.
Qual è la trafila che ognuno di voi ha seguito, segue e seguirà per attraversare i piani di esistenza fino ad arrivare al piano fisico?
Per fare questo userò delle immagini, degli esempi, e voglio chiarire, prima di tutto, che quelle immagini, quegli esempi non sono la Realtà, ma sono degli artifizi usati per far sì che voi mentalmente possiate costruirvi un’idea della Realtà, un’idea certamente errata, approssimativa, sbagliata ma che tuttavia contiene il concetto di quello che più mi preme farvi trattenere.

Tutto incomincia dalla Goccia.
Quando si stacca dall’Assoluto, la Goccia incomincia il suo viaggio che la porterà, infine, a dare vita ad un nuovo corpo fisico. Per fornirvi un supporto mentale vi suggerirò di immaginare questa Goccia come una palla di neve sulla cima di una montagna innevata.
Questa palla di neve incomincia a rotolare lungo il fianco della montagna e via via che rotola sulla neve si ingrossa, si ingrossa e incorpora altri cristalli di neve fino a diventare una valanga e alla fine a fermarsi al piano.

Questo figurativamente, è quello che fa la Goccia allorché, attraverso i piani di esistenza, si dirige verso il piano fisico: essa attraversa i piani spirituali e nell’attraversarli attira a sé della materia di questi piani; attraversa poi il piano akasico e attira a sé materia del piano akasico, poi il piano mentale e attira a sé materia del piano mentale, il piano astrale e attira materia del piano astrale, il piano fisico, finalmente, e attira a sé materia del piano fisico… ed una nuova vita è pronta a nascere.

Ci si potrà chiedere come mai la materia resta attaccata a questa Goccia Divina. Questo accade perché la Goccia Divina in realtà è quello che potrebbe essere definito un centro di attrazione, con delle particolarità molto simili a quello che nel vostro piano fisico viene chiamato magnetismo.
Anzi, fermiamoci un attimo su questo problema: voglio specificare che il magnetismo che voi conoscete è soltanto un effetto e non una causa, tant’è vero che la scienza conosce il magnetismo come effetto, ma non sa, in realtà, perché avviene questo fenomeno al di là di tutti i discorsi ipotetici che gli scienziati si dilettano a fare; questo accade proprio perché la causa prima degli effetti magnetici non appartiene al piano fisico.
Ciò che accade sul piano fisico è soltanto un effetto di quello che proviene, invece, da altri piani di esistenza.

Questa Goccia Divina (immaginatela dunque, per il momento, simile alla calamita, selettiva a seconda della materia che sta attraversando) attira a sé come abbiamo visto, le varie materie dei vari piani.
All’inizio del ciclo, all’inizio dell’evoluzione, la materia che la Goccia Divina attira a sé è uniforme, non è strutturata, si può quasi affermare che avviene una raccolta di materia nei vari piani di tipo casuale – anche se vi ricordo di stare attenti con questa parola, perché in realtà, di casuale non vi è mai nulla.
Attira dunque a sé materia in modo “caotico”.

Voi direte: “Ma com’è che accade che questa materia raccolta in modo caotico alla fine dà vita a qualcosa che caotico non è?”.
Questo accade, prima di tutto, perché in realtà la Goccia Divina sa già quello che sarà il cammino o ciò che compirà la sua emanazione attraverso i piani, e sa che tutto avverrà in modo pressoché automatico, o meglio: così come accade che il bambino appena nato sia una materia in gran parte informe, non strutturata, materia che poco alla volta assumerà una sua connotazione ben precisa, una sua personalità definita attraverso gli scontri tra la sua realtà interna e la sua realtà esterna, così accade che anche gli altri corpi che compongono l’individuo attraverso gli scontri tra la sua realtà interna e la sua realtà esterna, si strutturano.

Accade cioè, a mano a mano che il bambino vive, cresce, desidera, ama, che la materia che compone il suo corpo astrale poco alla vota si affina, rendendolo sempre più capace di desiderare, di sentire, di amare; a mano a mano che il bambino cresce e affina la sua mente, attraverso gli stimoli che l’ambiente gli fa pervenire – stimoli che si ripercuotono sul suo corpo mentale facendo sì che questo gradatamente si strutturi – e cominci a recepire, comprendere mentalmente sempre di più, cosicché avviene una specie di scambio circolare fra ciò che accade all’esterno e ciò che accade all’interno dell’individuo.

Stiamo parlando però di una sola vita per farvi comprendere quant’è complesso l’esempio e quante parole dovremo spendere per configurarvi fino in fondo a quale complesso meccanismo appartenete: dovete cercare di capire che ognuno di voi, per affinare sempre di più i propri corpi – e non soltanto quelli transitori, come il mentale, l’astrale ed il fisico, ma in particolar modo quello akasico e quelli spirituali – ha bisogno di un certo numero di incarnazioni.

Avrete notato che il mio parlare si era limitato soltanto al cammino della Goccia che arriva ad incarnarsi in un corpo umano; questo chiaramente ha portato ad una limitazione molto estesa del concetto di cammino della Goccia dal piano spirituale al piano fisico.
In realtà, il discorso va allargato ulteriormente, perché certamente tutti voi più o meno sapete, perché siete tutti chi più chi meno eruditi in materia, che questa famosa Goccia attraverso il suo cammino che la porta alla riunione con il Tutto non arriva soltanto a dare vita ad un corpo umano, ma, prima di arrivare a dare vita ad un corpo umano, attraversa altri stadi di evoluzione.

Già, altri stadi di evoluzione, non è certamente una sorpresa se io vi affermo, questa sera, che ognuno di voi prima di essere stato un essere umano, nel corso del suo cammino evolutivo è stato un animale: questo non vuol dire che qualcuno tra voi, attualmente, non possa ancora comportarsi come un animale, naturalmente; e non è una sorpresa neppure se io affermo che prima di essere stato un animale ognuno di voi è stato una pianta, e ancora che prima di essere stato una pianta è stato un minerale; è stato quindi una forma diversa di vita che investe tutto il mondo fisico che voi conoscete.

I più restii ad accettare questa condizione, certamente penseranno che affermare che un minerale possa far parte di un cammino evolutivo è alquanto azzardato, in quanto osservando un minerale si vede chiaramente, all’apparenza almeno, che esso non è una forma di vita perché non possiede nessuno degli attributi che siete soliti dare all’essere vivente.
Eppure io vi dico, creature, che non è così, se voi prendete, per esempio, un cristallo e lo immergete in una soluzione soprassatura, vedrete che un po’ alla volta questo cristallo acquista altre parti di materia, e come la scienza sa benissimo, non l’acquista casualmente, ma secondo direttive ben precise che lo portano ad una crescita tutto sommato ordinata.
Questo mi sembra, creature, un chiaro indice che in realtà, il cristallo, apparentemente così privo di vita, ha invece un suo cammino evolutivo da percorrere, perché se così non fosse il suo momento di forma e di materia sarebbe completamente disorganizzato e casuale, cosa che invece non è.

È evidente, creature, come a questo punto si debba giungere alla conclusione che ogni cosa del creato ha una sua evoluzione, un suo cammino da percorrere, ed il tutto sia così perfettamente organizzato, curato nei minimi particolari da escludere completamente il fatto che tutto sia affidato alla casualità, al caso, ma anzi questo ordine, questa organizzazione presuppongono implicitamente l’idea di una divinità – anche se ben diversa dall’immagine antropomorfa che ognuno di voi può possedere – che regoli e comprenda in sé tutto l’universo. Scifo


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20 commenti su “Dalla separazione dall’Assoluto, alla vita nel piano fisico

  1. va bene ….se rimaniamo nell’ambito di una sola vita terrena…..per me….non ha senso reincarnarsi se con la morte siamo già nella pienezza della vita

  2. Che tipo di “memoria” portiamo di queste esperienze se poi come umani siamo capaci di maltrattamenti animali o di scempi alla natura? È certamente chiaro il discorso dell’evoluzione delle coscienza ma, dovremmo anche aver compreso qualcosa da questo ciclo evolutivo pre incarnazione…

  3. x Bruno: “…non ha senso reincarnarsi se con la morte siamo già nella pienezza della vita”

    Quanto affermi non è esatto.
    Prima di tutto per il fatto che dopo la morte non c’è la pienezza della vita in quanto, essendo venuto a mancare il corpo fisico, non vi è più la completezza di quei corpi inferiori che vengono usati dall’incarnato per sperimentare nella maniera più strutturata possibile le comprensioni già raggiunte e per comprendere quali sono quelle ancora da perfezionare.
    La reincarnazione è indispensabile proprio per permettere all’individualità che si incarna di confrontarsi con quelli che sono i suoi limiti di comprensione e permettergli di provare a superarli con le nuove sfumature di comprensione che si iscrivono nel suo corpo della coscienza a ogni nuova immersione nella vita fisica.

    x Nadia; “Che tipo di “memoria” portiamo di queste esperienze se poi come umani siamo capaci di maltrattamenti animali o di scempi alla natura? È certamente chiaro il discorso dell’evoluzione delle coscienza ma, dovremmo anche aver compreso qualcosa da questo ciclo evolutivo pre-incarnazione…”

    Purtroppo non è mai sufficiente la solo memoria (e, quindi, la conoscenza) per modificare il proprio personale rapporto con la realtà, ma è necessario anche raggiungerne la comprensione, altrimenti la nostra posizione si regge su dichiarazioni di intenti che, però, non vengono quasi mai tradotte in reali comportamenti perché non sorrette da un sentire adeguato.

  4. È chiaro e mi sembra che appaia evidente come sia difficile (è encomiabile lo sforzo delle Guide!) tradurre in un linguaggio concetti che vanno oltre il concettuale.

  5. Pian pianino si dischiudono comprensioni.
    Per Nadia: la conoscenza viene interrotta dalla legge dell’oblio che interviene ad ogni nuova incarnazione. Se però il corpo akasico è sufficientemente strutturato, c’è da ritenere che determinati comportamenti quali ad es. i maltrattamenti, non siano più esercitabili.
    È anche vero però, se ho capito bene, che ci si reincarna non con l’intero bagaglio di sentire acquisito dal corpo akasico, bensì con la porzione di questo che è più da lavorare.
    Questo mette un po’ in crisi il concetto di evoluzione giacché non essendo disponibile all’incarnato l’intero sentire accumulato nelle varie vite, questi potrebbe, astrattamente, mettere in atto comportamenti meno evoluti del passato…
    Grazie.

  6. x Samuele: “…È anche vero però, se ho capito bene, che ci si reincarna non con l’intero bagaglio di sentire acquisito dal corpo akasico, bensì con la porzione di questo che è più da lavorare.
    Questo mette un po’ in crisi il concetto di evoluzione giacché non essendo disponibile all’incarnato l’intero sentire accumulato nelle varie vite, questi potrebbe, astrattamente, mettere in atto comportamenti meno evoluti del passato…”

    Quanto dici a proposito del bagaglio del sentire non è proprio esatto perché la questione è ben più complessa e investe sia il sentire che i nuovi corpi inferiori che l’individuo ha a disposizione ad ogni incarnazione.
    Semplificando al massimo, l’individuo si incarna sempre avendo a disposizione (come d’altra parte è logico perché il sentire acquisito non può venire accantonato) l’intero sentire accumulato nel suo percorso evolutivo.
    Il sentire, però, per manifestarsi all’interno del piano fisico, ha bisogno di adoperare i corpi inferiori dell’incarnato ed è proprio in questo passaggio che può accadere che il sentire dell’individuo non si manifesta nella sua interezza perché, magari (e questo accade per necessità evolutiva dell’individuo di sperimentare determinati settori della sua incomprensione), ha a disposizione corpi inferiori non del tutto predisposti a lasciar venire in superficie il reale sentire dell’individuo.
    In altre parole i limiti strutturali dei corpi inferiori possono limitare l’espressione del sentire dell’incarnato… spero di essermi fatto capire!
    Questo fatto, tuttavia, non mette in crisi il concetto di evoluzione: non va dimenticato che l’ampliamento del sentire avviene per elementi o per settori non per tutte le componenti del sentire contemporaneamente, e all’interno del sentire si vanno creando così dei “picchi” evolutivi momentanei che ampliano, comunque, la struttura del sentire e, quindi, fanno avanzare l’evoluzione dell’individuo che sta sperimentando l’incarnazione grazie all’incontro/scontro con le esperienze che gli si presentano.

  7. Messaggio chiaro. Fortuna, sfortuna, casualità non esistono. È tutto parte di un percorso utile all’evoluzione e dell’individuo.

  8. mah….ragazzi ….tutto questo reincarnarsi del quale siete convinti …..da quando esiste l’uomo , possibile che uno non sia ancora completo? sicuramente c’e’ qualche altra spiegazione ……forse il più vicino al concetto è alberto ed è affine al mio pensiero che l’evoluzione continua dopo la morte fisica, senza, per me, bisogno di ritornare sulla terra

  9. x Bruno

    Potresti anche avere ragione ma resterebbero incomprensibili molte cose, ad esempio che necessità potrebbe esserci di avere anche una sola vita se, tanto l’evoluzione va avanti al di fuori dell’incarnazione. E, quindi, quale senso si potrebbe dare alla vita?
    Se hai le risposte daccele, potrebbero darci una prospettiva diversa!

  10. ciao gian….non sono io a darti le risposte (ih ih ih fà parte dell’evoluzione)…..qualcuno ha detto 2000 anni fà che siamo fatti per l’infinito (semplificando) per cui nell’infinito una parte è viva l’altra è morta (per come la intendiamo umanamente) ma siamo vivi (inteso vivi) per sempre…..per me viene meno il senso del reincarnarsi

  11. x Bruno
    Nella mia abissale pochezza devo riconoscere che non ho minimamente capito cosa vuoi dire e quali sono i presupposti logici che ti portano a cassare l’idea di reincarnazione.
    Forse, se rispondessi alla mia domanda su quale senso si potrebbe dare alla vita in alternativa ai complessi insegnamenti delle Guide che includono il concetto di reincarnazione come supporto logico indispensabile per capire il percorso evolutivo dell’uomo, potremmo discutere in maniera più utile.

  12. x gian …non è che hai pochezza solamente non vuoi capire …..se sono già in cammino nell’infinito (o eternità chiamala come vuoi) per me non ha senso reincarnarsi tutto quà …..reincarnarsi avrebbe solo lo scopo di farmi perdere tempo (non mi ricordo del periodo in cui ero pietra…..albero….cesare ) ricordo che quando ero piccolo, ragazzo, adulto fatti sensazioni insegnamenti hanno portato ad essere quello che sono adesso e quando morirò sarà solo un passaggio a cose inimmaginabili ma create solo per noi, logicamente cerchi di guadagnare tempo a prepararti per il dopo….ma se dovessi ritornare che senso avrebbe il mio prepararmi ?…a cosa poi? se dovessi rinascere gatto……fregato …..possiamo rimanere benissimo nelle nostre convinzioni 🙂

  13. Come dici tu “possiamo rimanere benissimo nelle nostre convinzioni”.
    Una curiosità che mi resta è capire che cosa ci fai qui con noi…

  14. gian ogni tanto avete qualcosa che se interpretato “correttamente” ….può …essere utile ……un frate mi ha detto che bisogna essere come le api ……non disdegnano nessun fiore…..mi lascia perplesso il tuo “….con noi….” comunque… birra 🙂 evoliamoci

  15. Fondamentale, credo, rimanere aperti, essere pronti a morire a noi stessi, alle nostre idee, credo e convinzioni, solo l’identirà ha bisogno di avere ragione, per emergere, dire le sua, sentirsi superiore, avere l’ultima parola…lavoro faticosissimo e spesso infruttuoso!
    In una profonda, incredibilmente libera e commovente conversazione con un sacerdote esperto bilblista, che stimo moltissimo, venne fuori che la reincarnazione non era esclusa dalla visione cristiana antica, ma che si è persa di traduzione in traduzione, di omissione o sostituzione più o meno consapevole con il passare del tempo. Certo non parlammo di una fontomatica piccola anima personale che passa di vita in vita, “perdendo tempo” appunto, ma del Principio Spirituale Creatore che, scegliendo di porsi in determinati limiti (varie vite), fa esperienza del mondo e quindi di se stesso. Argomenti difficili da spiegare, che io stessa faccio fatica a riportare, ma quella conversazione si svolse in un canale di Sentire, che nessun concetto può adeguatamente esprimere ma solo l’assenza di mente può far esperire.

  16. sandra lungi da me l’idea di voler essere quello dell’ultima parola, ma solo per approfondire e spiegare meglio il mio pensiero vi propongo questo scritto
    https://www.studibiblici.it/conferenze/I_VIVI_NON_MUOIONO_Maggi.pdf casomai cercatelo in google
    “…….Ecco perché il concetto di reincarnazione è assolutamente incompatibile
    con il messaggio di Gesù e non si possono assolutamente mettere le due
    cose insieme, si inquinano l’uno e l’altra; quindi l’idea della reincarnazione
    non ha diritto di cittadinanza nella spiritualità cristiana, noi la vita eterna
    non la meritiamo per i nostri sforzi, ma è un dono gratuito che Dio ci fa. …..”
    magari è il contrario di quello che pensate/pensa gian ….però sicuramente un altro punto di vista ….bensentiti

    • Per Bruno.
      Vedo che questo argomento ti appassiona, Bruno, buon per te.
      Per me è un dato acquisito, uno degli strumenti per interpretare la vita, ed appartenendo al registro della mia mente non mi muove nessun particolare interesse.
      Quando, nella mia vita piuttosto solitaria, mi capita di incontrare qualcuno, la mia disposizione interiore pone al centro dell’incontro ciò che ci accomuna, e cerca di lasciare al margine ciò che eventualmente ci divide, o può farlo.
      Così facendo, non alimentando la mente che è molto spesso elemento di divisione e di separazione, posso approssimarmi al mondo interiore dell’altro e rendere disponibile parte del mio.
      Così l’incontro diviene una celebrazione della vita, piccola e minuta quanto si vuole, ma celebrazione del vivere, dell’incontrasi, del danzare tra sensibilità, credenze, punti di vista, respiri esistenziali.
      Non chiedo all’altro di condividere il mio pensiero e, in sincerità, non sono granché interessato a conoscere il suo pensiero, consapevole che il pensiero non è che frammento dell’essere dell’altro: se voglio incontrarlo, e lo voglio, lo incontro sul piano del sentire, oltre le opinioni e i pensieri, oltre la simpatia e l’antipatia.
      Per incontrarlo nel piano del sentire ho bisogno di non essere prigioniero delle mie idee, né di essere condizionato dalla reazione alle sue idee: ho bisogno di essere libero dal piano cognitivo e da quello emozionale.
      Allora e solo allora avviene l’incontro autentico, tra figli di Dio, tra sentire che sanno e sperimentano che la separazione che i sensi e le menti-identità denunciano, nel sentire viene superata.
      Naturalmente ci sono anche le situazioni in cui desidero discutere delle opinioni dell’altro, di ciò che pensa di un determinato fatto, di quale interpretazione coltiva: se mi confronto sulla situazione politica e sociale, su certe esperienze esistenziali e sulla loro lettura simbolica – solo per fare degli esempi – non posso non osservare e considerare con attenzione ciò che la mia mente e quella dell’altro affermano.
      Ma, anche a questo livello di relazione, cercherò ciò che ci divide, o, pur comunicando la mia visione, manterrò aperta la mia disponibilità all’incontro profondo in modo che non sia un’opinione, una interpretazione a edificare un muro tra noi, muro che so inesistente nel Reale e vivente solo nella mia rappresentazione?
      La mia opinione, e quella dell’altro, altro non sono che il frutto delle nostre comprensioni e non comprensioni, dunque il mio primo dovere è quello di relativizzare ogni mia reazione e di guardarmi da ogni giudizio che sorge.
      In ambito spirituale, la relazione si fa quantomai delicata: cosa possiamo dire noi del mondo interiore degli altri?
      Perché una persona coltiva una certa pratica, una certa filosofia, una certa credenza?
      Se non arreca danno ad altri, e se ritiene di ricavarne un beneficio per sé, per il proprio cammino esistenziale, posso io discutere la sua fede, la sua credenza?
      Ecco che la discrezione e il rispetto divengono il moto interiore che modula il rapporto.

  17. Scusa admin sono venuto all’osteria portando del vino , dovevo sapere che l’oste ha il vino più buono, il mio vino non l’hai neanche preso in considerazione hai continuato a versarmi il tuo, ma sono sicuro che, è nella natura che ci è stata data, hai anche quello buono in cantina
    Ti sei sentito attaccato, mi dispiace che siano state le mie osservazioni a favorire questo, però importante è la chiarezza , mi dispiace ma abbiamo la responsabilità di ciascuno di noi non possiamo rimanere sull’alto della collina a proclamare, avere la certezza di poter contare su l’altro, su di noi. sto pensando alla mia responsabilità del vivere se è veramente opportuno insistere su certi argomenti e a quando si può lasciar correre.
    tutti abbiamo i nostri tempi di maturazione, ogni cosa detta ogni gesto anche se non capiti subito hanno la loro spiegazione. mi rendo conto che le tue convinzioni si no sviluppate in un arco di tempo lungo e sono talmente radicate che oramai fanno parte di te parole che alcune rimangono parole senza spiegarne il significato. la morte “umana” è una fottuta batosta per chiunque è un dolore profondo a cui nessuno può scappare e normale spostare il problema su altre cose si approfitta di un evento negativo per bloccare uno sviluppare interiore. sentire gli altri ascoltarli emozionarsi è importante e più ci autorizziamo a sentire più stiamo bene anche in questa parte di vita. con discrezione e rispetto

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