Non vincolarsi ad organizzazioni spirituali, confidare nel sentire

Ed il Buddha parlava per chi voleva ascoltare; e chi voleva ascoltare non sempre sapeva farlo; e chi sapeva ascoltare spesso non riusciva a capire le parole dell’Illuminato; e chi riusciva ad applicarle, quasi sempre lo faceva soltanto nei casi in cui ciò gli ritornava utile; e chi le applicava costantemente si trovava faccia a faccia con la sofferenza; e chi si trovava faccia a faccia con la sofferenza aveva la possibilità di comprendere fino in fondo la prima delle otto vie insegnate dal Buddha. Moti

Cosa c’entra, creature care, tutto questo con il nostro venire tra di voi? C’entra eccome, poiché se non riuscite a comprendere che il vero insegnamento etico e filosofico va al di là delle barriere razziali, al di là della situazione temporale in cui è inserito, al di là del codice morale che una razza o un’epoca possiedono, al di là delle stesse parole che possono rivestirlo e che in genere, essendo riportate, sono per buona parte falsate; se non riuscite a comprendere fino in fondo tutto questo, allora resterete sempre cattolici o comunisti, materialisti o spiritualisti, cioè con la via che dovreste percorrere sbarrata da un’etichetta che vi renderà la comprensione più difficile.
È per questo che vi invitiamo ad abolire le etichette, a cercare di eliminare – nel vostro operare – ogni forma di organizzazione, specie se è volta ad un apprendimento spirituale, poiché ogni corporazione tende a diventare partitica, a curare i propri interessi a scapito di quelli altrui. Finisce, insomma, col mascherare dietro a un’etichetta, o a una gerarchia, la degenerazione degli intenti di partenza, per quanto nobili essi potessero essere.
Pensate un momento alle varie società segrete che, nel corso dei millenni, sono fiorite nella storia dell’uomo: per quanto il fiore fosse bello, sgargiante e profumato, alla fine il frutto raccolto risultava marcio e intossicante per coloro che lo assaggiavano anche solo per un poco.
Non c’è bisogno di cercare troppo lontano per capire quanto questo sia un fatto vero, reale e continuamente alla ribalta della storia umana: ciò che è accaduto proprio nel vostro paese riguardo alla massoneria, recentemente, ne è la prova palmare ed evidente.
Certo, il sapore di mistero e di magia che risveglia nei profani la storia di quella società segreta l’ha resa ancora più minacciosa agli occhi della gente, suscitando grande scalpore e indignazione a tutti i livelli.
Ma, pur non scusando certo ciò che in seno a quella loggia è accaduto, e pur sapendo che ciò che è noto è solo una piccola parte di come stanno in realtà le cose, sarei tentato di stupirmi – se non conoscessi la realtà dell’uomo – nel constatare che l’intera popolazione si è indignata per questi fatti così indegni, quando gli stessi fatti sono sempre stati parte – e in modo ben più scoperto e conosciuto da tutti – di altre organizzazioni non certo “segrete”.
Prendiamo l’organizzazione statale: forse che in qualunque parte del mondo essa non si basa sul nepotismo, sul clientelismo, sulla truffa, sull’omicidio fisico e, addirittura, morale della gente e tutto ciò mascherato dietro al dire: “Lo facciamo per il vostro bene!”?
Forse che insegnamenti morali sublimi – come ad esempio quelli del Cristo – non hanno finito col diventare essi stessi strumenti e causa di enormi soprusi? È il caso davvero di esclamare: “Povero Cristo! Se i tuoi avversari ti hanno crocifisso e martoriato con alcuni chiodi, i tuoi seguaci, senza badare a spese, hanno provveduto a trafiggere ogni millimetro del tuo corpo con migliaia di chiodi appuntiti, forse per la paura che tu potessi staccarti dalla croce e non servire più al loro tornaconto personale!”
E, certo, la Santa Romana Chiesa non è più santa – ora come in passato – della massoneria e di altre organizzazioni similari! Può sembrare che con le mie parole io schernisca la storia intera dell’uomo e la sua evoluzione, chiedendovi di rinnegare tutto ciò che vi circonda piombando nell’anarchia, ma non è così. Quanto è accaduto fino ad ora era necessario all’uomo per insegnargli i rudimenti della vita spirituale, e ogni organizzazione, per inutile e chiusa che possa apparire – ha un suo posto ben preciso, ha un suo senso, all’interno dell’evoluzione umana, ed ha posto un seme affinché quest’evoluzione continuasse.
È tuttavia maturo il tempo in cui tutto ciò ha perso la sua utilità, e va scartato e superato come ogni cosa che sta diventando inutile. Un adulto che non si fosse svincolato dall’uso dei pannolini sarebbe anacronistico, non vi pare? E questo, indipendentemente dal fatto che i pannolini abbiano avuto una loro utilità e una loro ragion d’essere ben precisa.
Così giunge il momento, per l’uomo, di osservare e comprendere gli insegnamenti dei Maestri, non facendoseli spiegare dalle organizzazioni, ma analizzandoli egli stesso attraverso le risonanze della propria coscienza e del proprio “sentire”.
Per questo motivo vi proponiamo a volte le parole di antichi saggi: affinché voi, da soli, riusciate a mettervi in comunione con loro attraverso il vostro intimo. E – ve lo garantisco – gli insegnamenti dei Maestri del passato, sfrondati dalle aggiunte che le organizzazioni hanno loro imposte, non sono diverse da ciò che noi vi proponiamo in continuazione.
Un esempio? Prendiamo il Buddha: certo voi sapete che la sua dottrina era basata su otto vie che il ricercatore spirituale aveva a disposizione al fine di giungere alla liberazione interiore, allo svincolamento dalla sua fisicità umana, per giungere alla fusione con il Tutto.
Non è il caso, per ora, di esaminare tutta la dottrina buddhista; basta esaminare la prima via che è quella definita della “giusta conoscenza”.
Ma cosa intendeva il Buddha con queste due parole, così semplici? Scifo

La giusta conoscenza non è solo comprendere cosa sia il bene e cosa sia il male, ma è arrivare a riconoscere cos’è che li crea all’interno dell’uomo. Colui che comprende il bene e il male comprende che essi scaturiscono dal tentativo di evitare la sofferenza, o dal fatto di cercare di non esserne preda, ma la giusta conoscenza non può fermarsi agli effetti; così deve risalire alla radice della sofferenza, che va riconosciuta nel desiderio, in quanto la sofferenza nasce dal desiderio inappagato.
Ma il desiderio non appartiene all’uomo, appartiene al suo Io, il quale, con esso, si veste di panni sfarzosi per alimentare se stesso; la giusta conoscenza è così quella che porta a conoscere non solo il bene e il male, non solo la sofferenza, non solo il desiderio, ma ciò da cui essi nascono, cioè l’Io.
Conosci e comprendi a fondo il tuo Io e il desiderio non ti muoverà più, e la sofferenza non ti strazierà più, e il bene e il male non si combatteranno più dentro di te.
Non è forse ciò che noi – in altri termini, adeguati al vostro sentire attuale – vi proponiamo?
Com’è facile, per chi non comprende, recepire questo insegnamento in questa forma come una rinuncia alla vita, un’istigazione all’abulia, all’inoperosità, alla passività, all’annullamento interiore mentre, per chi comprende, esso appare nella sua giusta luce di comprensione della realtà e di espansione della coscienza individuale ben oltre i ristretti confini del proprio Io.
Ascoltiamo, ancora, le parole del Buddha:
“Chi ha espugnato la fede e la saggezza viene portato avanti dal suo essere armonioso come se fosse in un carro.
La coscienza lo indirizza, la mente lo serve, la rettitudine lo tiene unito e l’estasi lo sorregge, l’energia lo fa muovere e la calma lo rende stabile, la mancanza di desiderio lo infiora, la benevolenza, la dolcezza e la serenità lo rendono invincibile, la comprensione lo difende nel suo cammino verso la pace.
Questo carro immenso e ineguagliabile ogni uomo lo può costruire da se stesso evolvendo il proprio Io”. Moti


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11 commenti su “Non vincolarsi ad organizzazioni spirituali, confidare nel sentire”

  1. Parole che sento in profondità. Da piccola vedevo i miei coetanei cercare e spesso trovare un gruppo, una organizzazione, un modo di essere, di vestire nel tentativo di sentirsi parte di qualcosa, per essere qualcuno; in me, spesso anche con dolore e solitudine, è sempre albergato un forte senso di non appartenenza, una sorta di incapacità di calarmi in qualche ruolo e quando fortemente ci provavo mi sentivo falsa e ipocrita, ho sofferto molto per questo essere “fuori dal mondo”, adesso mi chiedo se era solo una direzione verso cui mi spingeva e mi spinge la coscienza.

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  2. Ciò che ho appena letto è un balsamo, mi risuona ad ogni virgola, fino alla fine di questa riflessione di Moti e di Scifo.
    E poi questa simbologia del carro “La coscienza lo indirizza, la mente lo serve, la rettitudine lo tiene unito e l’estasi lo sorregge,..”
    Questa è la poesia di cui ho sete. Le mie corde, i miei tessuti, vibrano con queste immagini. Personalmente la mia mente funziona prevalentemente per immagini.
    Grazie anche all’opera costante del Sentiero che rispolvera queste perle a seconda del momento, perché sa che altrimenti correrebbero il rischio di rimanere intrappolate all’interno delle pagine dei volumi del Cerchio Ifior posti a fianco al letto.
    Proprio dall’estrapolazione di certe riflessioni delle Guide c’è come un punto di raccolta, un sentire condiviso, un richiamare l’orizzonte comune, che rendono il cammino vivo e corale.
    Grazie.

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  3. Mi riconosco nelle riflessioni delle Guide.
    In passato mi ero avvicinato ad organizzazioni spirituali, ma dopo aver iniziato a frequentarle, me ne allontanavo perché tutto si riduceva ad una etichetta, un giudizio.
    Questo post è come una boccata di aria fresca.
    Grazie!

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  4. “gli insegnamenti dei Maestri del passato, sfrondati dalle aggiunte che le organizzazioni hanno loro imposte, non sono diverse da ciò che noi vi proponiamo in continuazione.”
    Lo sganciarsi dalle organizzazioni corrisponde a questo passo del Vangelo di Giovanni (l’ultimo ad essere scritto, la riflessione teologica più avanzata): “è giunto il tempo, ed è questo, in cui i veri adoratori del Padre lo adoreranno in Spirito e Verità”

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  5. Grazie. Mi sento un po’ arido in questo momento. Le parole mi ricordano qualcosa di cui credo di aver fatto una qualche esperienza, sia pur limitata, ma vengono colte principalmente dalla mente. Si tratta di togliere la coltre di fumo che mi sono costruito addosso. Fermarsi un attimo. Azzerare tutto. Sentirsi respirare e percepire i rumori intorno senza aggiungere nulla. Non c’è motivo di aggiungere.

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  6. Riconoscersi in una organizzazione vuol dire mettere dei limiti e confini che non possono, ora piu che mai, essere accettati.
    Grazie

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