Ricapitolazione su istinto e imprinting [IF37focus]

Cerchiamo un attimo di fare il punto della situazione per quello che riguarda il discorso dell’istinto. Più di una volta questa sera, nel corso della vostra discussione, avete fatto quella confusione che io temevo faceste, ovvero avete parlato in termini d’istinto così come avrebbe potuto parlarne il nostro amico Sigmund Freud.

E dire che avevo specificato, all’inizio di questo discorso, che questa confusione non andava fatta perché la “pulsione” freudiana è qualche cosa che nasce nell’individuo – secondo l’ideatore della teoria – allorché questi nasce e incomincia a fare la propria esperienza, quindi la sua genesi è strettamente legata agli scontri che l’individuo ha con il mondo circostante nel corso della propria vita.

Invece il nostro concetto di “istinto” è qualche cosa che ha una genesi precedente; qualche cosa che, come ho cercato di farvi comprendere, viene da noi (intanto, per il momento) fatta risalire all’orientamento del corpo akasico, quindi a qualcosa che precede l’incarnazione – quanto meno come essere umano – dell’individuo. D’accordo su questo?

Ora, ci sono parecchie cose interessanti da osservare in merito. Se ultimamente abbiamo ripreso il discorso dell’Assoluto parlando del frazionamento, della nascita del Cosmo e di come un po’ alla volta la materia si diversifica fino ad arrivare poi a costituire la realtà così come voi la conoscete, certamente non è a caso; senza dubbio è perché vogliamo ricollegarci a questo discorso partendo (come qualcuno ha detto) da un altro punto di vista, dal basso, cioè dall’individuo, per arrivare al suo inconscio e poi arrivare al discorso dell’Assoluto; ma anche per farvi notare ancora una volta, se fosse proprio necessario, che è sempre e comunque valido il discorso del “così in alto così in basso”.

Infatti, se ci pensate bene, la meccanica, il procedimento con cui l’Assoluto arriva a formare la realtà è – partendo dal basso – la stessa meccanica, lo stesso procedimento con cui, partendo dallo scontro col piano fisico, si arriva a frazionare poi la massa akasica arrivando a dar vita a quelli che sono gli individui, (vedete questo collegamento, questo allacciamento?) dando ancora una volta al corpo akasico, al piano akasico, alla materia akasica quell’aspetto di “centro della clessidra” che noi figurativamente avevamo proposto come immagine dell’individuo in cui vi erano i corpi superiori, i corpi inferiori, e poi questo corpo akasico attorno al quale ruota, in una sorta di mistico balletto, l’evoluzione dell’individuo, che – proprio dal corpo akasico, in qualche modo – viene gestita, smistata, modulata, e via e via e via.

Ciò che tempo fa avevamo cercato di affrontare e che io ho cercato di riproporre più volte stimolandovi, ma sempre avete taciuto, è il discorso dell’ambiente. 
Se ricordate bene, parlando dell’inconscio avevo detto che c’era tutta la parte che riguarda l’ambiente e l’influenza che può o no avere sullo sviluppo interiore dell’individuo; argomento che voi avete lasciato cadere. E, visto che l’avete lasciato cadere voi, lo riprenderemo noi.

Non è possibile parlare d’istinto se non si tiene conto anche di quello che è l’ambiente, perché ricordate che è sempre un tutt’unico, non si possono scindere le varie parti, ciò che appartiene a una parte della realtà è in qualche modo una provenienza, una conseguenza di ciò che accade alle altre parti e non è possibile passare sotto silenzio il fatto che l’individuo compie la sua evoluzione necessariamente, per forza di cose e specialmente, attraverso la sua immersione nella materia, quindi nell’ambiente, e attraverso le spinte, le esperienze, le emozioni, i pensieri, le sensazioni, le comprensioni che questo incontro nell’individuo causa.

D’altra parte questa parte di discorso era abbastanza prevedibile che sarebbe comparsa in quanto stavo dicendo; infatti, nello stesso processo di genesi dell’istinto che abbiamo fin qui abbozzato partendo dal regno minerale, se ricordate, chi è che dà la spinta alla costituzione dell’istinto? Certamente non il corpo akasico; certamente non la comprensione, perché ciò che è legato alla materia minerale non possiede un corpo akasico in grado di acquisire esperienza, ma proprio ciò che l’ambiente – tramite le spinte climatiche o altro tipo di spinte – fa arrivare fino alla grande massa akasica provocando quell’orientamento, quell’imprinting di cui più volte sia io che voi abbiamo parlato. Fin qua siamo d’accordo, vero?

Ora, molti di questi istinti di cui voi stasera avete parlato, ad esempio l’istinto sessuale, l’istinto di sopravvivenza, la respirazione, la digestione e via dicendo non sono istinti così come li intendiamo noi, ma sono dovuti a leggi naturali che nascono ed hanno la loro stretta necessità di esistenza dal fatto che il Grande Disegno, sempre e comunque, deve andare avanti e, quindi, esiste necessariamente il bisogno che le forme incarnate non cessino di esistere, che completino il loro ciclo di esistenza, che interagiscano con l’ambiente e, quindi, che respirino, che mangino, che esplichino le loro funzioni fisiologiche, che si riproducano e via e via e via.

Dunque si può parlare di un istinto puramente biologico che fa parte della stessa costituzione fisiologica dell’individuo e che basta di per sé a far sì che l’individuo continui a sopravvivere nel suo ambiente fisico. Quello stesso istinto biologico che permette – ad esempio – a individui ormai privi di attività cerebrale, in quegli stati di coma che senza dubbio conoscete, di continuare a vivere, a portare avanti l’esistenza nel loro corpo fisico pur non possedendo – apparentemente almeno – una vera e propria vita.

In una parte di questi casi, infatti, l’entità che era collegata al corpo si è ormai allontanata ma il corpo fisico, per quelle leggi istintive che lo governano, continua per un certo periodo di tempo a mantenere attivo il corpo e queste leggi che continuano a essere attive gli permettono di respirare, gli permettono di espletare funzioni fisiologiche, gli permettono – che so io – di far crescere la barba, ad esempio, e via dicendo.

In sostanza, quindi, questi impulsi biologici tipici di ogni corpo sono in realtà – come questo esempio può dimostrare, pensandoci bene – al di là di qualsiasi necessità di avere un corpo astrale, un corpo mentale, un corpo akasico in collegamento con essi. D’accordo su questo? Qualcosa da chiedere, prima che la vostra confusione poi vada oltre i limiti di guardia?
Mah, si vede che sono stato stranamente chiaro!

L’istinto, dunque, avevamo visto che nasce in primo luogo da questi scontri che il minerale subisce da parte dell’ambiente, scontri che noi avevamo pensato come vibrazioni, vibrazioni che attraversano il minerale e che arrivano fino alla grande massa akasica fornendo a una parte di questa massa – non tutta la massa, quella collegata a questo tipo di materia – un certo orientamento, diciamo una predisposizione, e tutta la vita come minerale, tutta la vita come vegetale e una parte di vita come animale serve proprio a fornire tutti questi orientamenti alla grande massa akasica che costituisce la razza che ha incominciato a incarnarsi.

(In una efficace metafora proposta altrove, Scifo paragona questo orientamento/predisposizione della massa akasica, alla costituzione/tessitura della trama di un tappeto. L’ordito di quel tappeto sarà compito e funzione delle incarnazioni umane. Ndr)

Abbiamo visto che questo incomincia a provocare una prima differenziazione all’interno della massa akasica, infatti (come ho sottolineato un attimo fa) non è che tutta la massa akasica viene orientata, ma la massa akasica in certi punti riceve un certo orientamento in base a quei certi impulsi che provengono da certe esperienze fatte all’interno del piano fisico. 

Ecco così che, pur restando armonizzati nelle varie componenti della massa akasica poiché è un tutt’unico, tutti i vari orientamenti sono presenti nella massa akasica in forma maggiore o minore, naturalmente come tipo di vibrazione, all’interno della massa akasica stessa.

Allorché, un po’ alla volta, la massa akasica incomincerà – perché ormai satura di vibrazioni che incominciano quasi a poter rispondere agli altri tipi di sollecitazione – a disgregarsi, ecco che si formeranno quei corpi akasici che avranno come proprio imprinting, come propria base, come propria tessitura ognuno una particolare porzione di vibrazioni di base che darà poi l’impronta, l’avvio, a quello che sarà il suo tipo di esperienza, il suo “modo” di fare esperienza all’interno del piano fisico come essere umano.

A questo si ricollega ciò che avevamo detto un giorno allorché avevamo specificato che, senza dubbio, certe credenze totemiche avevano in realtà un significato. Infatti, supponiamo che una parte di questa massa akasica abbia ricevuto vibrazioni nel fare esperienza attraverso – che so io – delle formiche: avrà ricevuto un tipo di vibrazione diversa da quella che avrà fatto esperienza attraverso un serpente. Giusto, no?

Proprio perché nel corpo fisico le possibilità di sensibilità sono diverse, anche la vibrazione sarà in qualche modo diversa. Ed ecco allora che ogni individuo, nella sua tessitura di base, porta in sé anche la specifica esperienza fatta come il tipo di animale dalla cui vibrazione, in qualche modo, ha avuto origine così come si trova a essere.
Da qui – come potete capire senza star a spendere tante parole – la trasformazione di questo concetto nel concetto di animale come protettore di un determinato individuo o di un clan, di una famiglia, di una tribù e via e via e via. E’ chiaro questo o c’è qualcosa da chiedere?

D – Allora la formazione dell’istinto parte da caratteristiche molto generali nel mondo minerale e si diversifica sempre di più passando …

Si diversifica sempre di più perché queste vibrazioni, che all’inizio sono singole e semplici, incominciano in qualche modo – attraverso le spinte successive come vegetale e come animale – a diventare più complesse. Ricordate che come vegetale incomincia a entrare in gioco anche la materia astrale, quindi la vibrazione che si ottiene di ritorno poi sulla massa akasica sarà molto ma molto più complessa perché avrà molti più fattori di cui tener conto; e questo avverrà in modo ancora più complicato allorché vi sarà l’esperienza come animale, logicamente, in quanto comincerà già ad esserci anche l’intervento di quella che è la materia mentale.

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D – Comunque la prima frammentazione si ha nel mondo minerale.

La prima frammentazione si ha nel mondo minerale, anche se è una frammentazione molto limitata; diciamo che vi sarà una frammentazione sempre maggiore a mano a mano che l’esperienza passerà dal regno minerale a quello vegetale e a quello animale, per arrivare poi alla frammentazione massima che è quella in cui ogni individuo avrà un suo corpo akasico.

D – Allora sarebbe questa l’attività akasica che tiene in vita quell’ipotetico individuo che dicevamo prima, che non ha più il sentire – diciamo -, che si è staccato (stati di coma, ndr) e che continua a vivere, a respirare?

Certamente, certamente; perché a quel punto l’individuo, sì, certamente, non ha più una sua materia akasica, un suo corpo akasico, però voi sapete che, comunque sia, qualunque porzione di materia fisica è collegata a della materia astrale, materia mentale e materia akasica; la differenza è che sarà materia akasica disorganizzata, no?

Disorganizzata ma che, già facendo parte della grande isola della razza, avrà un suo imprinting, avrà un suo orientamento. All’interno di questo imprinting e di questo orientamento comunque sia restano quelle basi di esperienze fatte – che so io – dall’animale che ha imparato a respirare e che ha dato l’automatismo del respiro, altrimenti la specie animale non sarebbe sopravvissuta e la catena evolutiva si sarebbe dovuta fermare.

D – Ma è frequente il fenomeno d’individui umani che non hanno più i tre corpi organizzati e che hanno questo corpo che vive …

No, non è frequente. Ho citato quel caso perché è un caso molto evidente di come un corpo fisico continui a vivere e, apparentemente, a fare evoluzione perché si trasforma (la crescita della barba, ndr) anche non avendo collegato quel corpo akasico – “unico” noi diciamo – che può dare evoluzione all’individuo attraverso la comprensione.

D – È l’ultima incarnazione animale, la più vicina a quella umana, che da quell’impronta? Perché prima l’individualità aveva vissuto diversi tipi di vita animale con diverse specie?

Il discorso non è così semplice come l’hai fatto tu. Voi siete abituati a vedere i milioni di forme che il buon Dio ha creato e a pensare – che so – il cane, il gatto, il cavallo, come tante forme a sé stanti, invece per quello che riguarda l’acquisizione negli animali delle esperienze che portano alla formazione istintiva all’interno della massa akasica non si può parlare di tipo di animale ma di una classe di animali.

Ecco, quindi, che più giusto, in realtà, sarebbe non far risalire l’individuo – che so io – come dicevamo prima, al serpente ma ai rettili, oppure ai mammiferi, e via e via e via, insomma a tutti quegli animali che hanno un tipo di vita, bisogni, istinti fisiologici in comune e che, quindi, tutti contribuiscono in qualche modo a colpire, a modificare quella porzione di materia akasica da cui l’individuo poi viene a essere costituito come corpo akasico unico.

D – Scusa, Scifo, ma chi ha avuto una vita animale come rettile può non averla come mammifero, oppure esiste questa possibilità?

Esiste questa possibilità; naturalmente si parla sempre di “prevalenza” di esperienze. Certamente che se l’individuo avrà avuto il suo corpo akasico – come imprinting – formato per la maggior parte, per la sua prevalenza, da spinte provenienti da incarnazioni come rettile avrà delle determinate caratteristiche che saranno preminenti rispetto a quelle dovute alle altre, perché saranno una somma, un insieme di vibrazioni maggiori rispetto alle altre.

[…] D – Senti, quando parte la prima razza e si incarna nel minerale, esistono già sul pianeta il vegetale e l’animale?

[…] è una domanda difficile; difficile a cui dare una risposta pienamente soddisfacente per voi. Abbiamo detto che, comunque sia, la razza incomincia contemporaneamente la propria avventura

D – Scusa se ti interrompo, ma per “razza” intendi una razza o le sette razze?

Una razza; ce n’è già abbastanza di una! Incomincia contemporaneamente il proprio cammino; il collegamento però poi avviene in tempi diversi … (sto cercando le parole giuste per non confondervi le idee), e allorché arriva sul piano fisico troverà per prima cosa – supponiamo sia la prima razza, perché poi il discorso si fa diverso – un pianeta in via di formazione. Ci sarà già tutta la materia minerale possibile a disposizione per poter agganciare la massa akasica, ma non vi sarà ancora alcuna parte di vita vegetale né alcuna parte di vita animale, né tanto meno, logicamente, di vita umana. 

Voi sapete però – perché lo abbiamo detto più volte – che l’incarnazione attraverso la forma minerale dura un tempo quasi incommensurabile per voi; nel corso di questo tempo incommensurabile il pianeta un po’ alla volta subisce le sue spinte, si modifica, cambia, e proprio per necessità evolutiva – per quella parte di materia akasica che ormai ha assorbito il massimo di vibrazione e non può più esprimere ciò che ha raggiunto fino a quel momento perché non c’è una materia adatta, adeguata per poter vibrare similarmente – ecco che si è innescato il processo di trasformazione del minerale per arrivare alla creazione di una forma di vita adeguata, e quindi alla formazione di una vita vegetale, però soltanto per quella parte che ormai ha ricevuto il massimo dell’imprinting da quel tipo di esperienza.
Ecco così che contemporaneamente esiste una parte di massa akasica collegata al minerale e una parte collegata al vegetale.

E questo vale allo stesso modo, con la stessa meccanica e negli stessi grandissimi tempi per quello che riguarda anche la vita animale. Il discorso naturalmente cambia allorché si tratta di vita umana per cui è necessario che il pianeta sia già tutto predisposto e, quindi, che vi sia la possibilità di avere i corpi a disposizione non più per tutta la razza – perché sarebbe impossibile – ma per una parte di razza che ciclicamente viene sostituita da un’altra per quel continuo altalenarsi della ruota delle nascite e delle morti che così tanto vi turba. 
Qualcosa da chiedere su questo?

D – Sull’istinto ancora. Se l’istinto è una situazione akasica, a livello fisico come si estrinseca? Prima avete detto che non si può identificare l’istinto nelle pulsioni, nelle funzioni fisiologiche, ecc., comunque avrà un’estrinsecazione a livello fisico questa situazione akasica istintiva.

Ho detto che non si possono identificare con le pulsioni nel senso che vi è una parte istintuale che è antecedente alle pulsioni; ciò non toglie che quelle che vengono definite pulsioni abbiano una loro necessità, una loro logica all’interno del cammino della razza, perché è proprio attraverso queste pulsioni che l’individuo poi interagisce direttamente col piano fisico ed è poi da queste pulsioni che nascono gli scontri e gli incontri che portano alla costituzione di quella che è l’evoluzione. D’accordo? 

Quindi non è che con le nostre parole vogliamo cancellare in un colpo tutta la fatica fatta dagli psicanalisti; semplicemente stiamo cercando di integrare, di ampliare con cognizioni di cui non si era tenuto conto un discorso, già di per sé, in realtà, molto complesso. Ora, questa base istintuale che si è formata nella materia akasica – e che per restringere il discorso e semplificare un attimo, ci riferiremo ad un corpo akasico soltanto, adesso – è quello che costituisce (e l’ho accennato prima) il modo di condurre l’evoluzione da parte dell’individuo; e qua forse non è molto facile da comprendere cosa intendo dire.

Supponiamo (son costretto, purtroppo, a ragionare con esempi che non rendono e che sono anche abbastanza assurdi, ma forse figurativamente ciò può farvi comprendere il mio pensiero) che il corpo akasico di un individuo abbia ricevuto la maggior parte del suo imprinting, della sua tessitura, da parte d’incarnazioni all’interno di forme di vita animale appartenenti ai volatili; ecco che questo tipo di vibrazione, questo tipo di “esperienza”, avrà lasciato nell’individuo la predisposizione per un certo tipo di ambienti, un certo tipo di esperienze, un certo tipo di habitat; allora – sempre per assurdo – questo individuo, nel corso delle sue varie incarnazioni sarà in modo particolare attratto – che so io – dalle alte vette, sarà attratto dai paesaggi alpini, sarà attratto dal desiderio di volare e quindi dal desiderio di fare un’esperienza con un aereo, sarà attratto da un istinto di spericolatezza per cui magari si butterà col deltaplano dalla vetta di un monte, e via e via e via.

D – Allora lo possiamo definire un orientamento evolutivo di fondo orientato verso una particolare direzione?

Che cosa difficile che hai detto! Cerchiamo di dirla in modo un pochino più semplice: diciamo che costituisce un percorso dal quale l’individuo, nel corso del suo cammino evolutivo, si discosterà più o meno a seconda delle possibilità che avrà ma al quale comunque tenderà sempre a ritornare se soltanto avrà la possibilità di esperire la stessa esperienza mantenendo intatta quella sua abitudine, quel suo istinto di fondo.

D – Quindi non è possibile identificarlo in nessun comportamento specifico?

Diciamo che, potendo vedere tutte le vite di un individuo, è possibile percepire il collegamento tra l’una e l’altra incarnazione attraverso questo istinto, queste preferenze che portano l’individuo ad esperire in un certo tipo di modo invece che in un altro. D’altra parte, se pensate un attimo, noi, così, di passaggio – come facciamo a volte nel dirvi cose che poi sono importanti, aspettando magari che le recepiate, che facciano scattare qualcosa in voi – abbiamo detto tempo fa che la razza attuale fa la sua esperienza per la maggior parte attraverso un aspetto della vita fisica incarnata che nel corso dei secoli si è mantenuto inalterato nella sua importanza e questo aspetto è la sessualità.

Se ci pensate bene, quella che è la sessualità che voi adesso vivete positivamente o negativamente come uno dei punti basilari della vostra esistenza, è stata per forza di cose – anche se vissuta, logicamente, in altro modo – anche uno dei punti basilari delle vostre vite animali, una delle poche esperienze che accomuna praticamente tutte le forme di vita dopo la vita vegetale; ed ecco quindi che può essere presa come un archetipo istintivo di tutta la razza.

D – Io volevo fare una domanda: anche in questo campo quindi il piano akasico ha una direzione; che cosa succede se in una incarnazione ci sono dei traumi a livello mentale o sul piano astrale? Cioè vorrei capire allora, a quel punto, il piano akasico come si muove, cioè se poi queste vibrazioni non arrivano a essere pienamente comprese da tutti gli individui, ecco.

La comprensione arriva comunque, anche se sul piano fisico esistono dei blocchi mentali o dei blocchi sensoriali la possibilità vi è comunque di arrivare alla comprensione. Certamente la cosa si fa più difficile, ma qua entriamo in un discorso di patologia, che verrà molto probabilmente affrontato dopo che avremo concluso il discorso su Jung e – perché no? – anche su Adler.

D – Questa nuova definizione d’incarnazioni animali attraverso “tipi”: anfibi oppure mammiferi ecc., ha a che vedere… ci si può riallacciare, per lo meno… con gli elementi, aria, acqua, terra, fuoco?

D – E in quel modo ci si aggancia (spero di non dire una bestialità!) all’astrologia, alla tipologia d’individuo?

Diciamo che tutti quelli che hanno cercato di codificare l’astrologia o anche le varie teorie di classificazione dell’essere umano partivano tutti dagli stessi concetti di base che erano concetti esoterici e, in qualche modo, una trasformazione, una modificazione dei concetti che questa sera stiamo trattando. Anche perché ricordate che la Verità, comunque sia, c’è sempre stata, è sempre stata presente, più o meno modificata a seconda della possibilità di comprensione dell’uomo.

D – Ti ringrazio. Io, ad esempio, pensavo al fatto che in questa vita sono un segno d’aria, a seconda della nascita, e …

Un attimo, non ho detto che però siano cose giuste queste, eh!

D – Ah ecco, pero se discendo dai volatili non discendo dagli anfibi, allora? O l’una o l’altra, mi caratterizza proprio?

Preminentemente, abbiamo detto.

D – Volevo chiedere: se invece tu provi repulsione nei confronti di un determinato animale o determinate situazioni che vivi, questo si può riportare a delle sensazioni che tu hai provato nei regni minerale, vegetale, animale?

Potrebbe anche essere riportato a quello perché, senza dubbio, specialmente nel regno animale, la paura degli altri animali “nemici” è una costante, una costante necessaria, istintiva proprio a livello biologico, per poter sopravvivere come specie; però il più delle volte, invece, risale a esperienze negative avute come essere umano nei confronti di quel tipo di animale.

D – Secondo il tuo discorso la pulsione deve fare i conti con una coscienza più o meno strutturata, mentre l’istinto deve fare i conti con qualcosa che antecede la coscienza.

Sì, direi proprio che il discorso può essere detto bene in questi termini. Scifo


3 commenti su “Ricapitolazione su istinto e imprinting [IF37focus]”

  1. Molto cose dette. Ne colgo una in particolare. Abbiamo dato sempre molta importanza al singolo corpo akasico come se fosse l’unico “protagonista”. In verità lo stesso corpo akasico è formato da un tappetto o tessuto akasico in cui, mi verrebbe da dire, è “intessuto”e che è altrettanto importante.
    Non solo. Il corpo akasico fa capo ai corpi transitori, ma a sua volta il corpo akasico non è autonomo ma fa “parte” di uno schema più ampio, di cui esso è il perno centrale, e che è chiamato “individualità”.
    Grazie.

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